Una crisi totale sotto tutti i punti di vista, che non lascia spazio ad alibi di sorta. Il disfacimento di un progetto figlio di sogni e speranze di una costante crescita, nei fatti inesistente. La Fiorentina versione 2018-2019 parla di questo e molto altro.

Un passo falso, si potrebbe pensare. Nel loro storico, del resto, le squadre alternano annate positive a stagioni sottotono, da dimenticare. Si può perdere col bel gioco e vincere grazie al guizzo nato dal nulla, alla giocata del singolo che ribalta le sorti dell’incontro. Salvandolo. Ma non per questa Viola, che ha visto le proprie certezze sgretolarsi lungo la via, deludendo a più livelli le aspettative maturate a inizio stagione.

TUTTI D’ACCORDO: DAI NUMERI…

Nella tempesta di critiche e delusioni che questa squadra sta maturando partita dopo partita un pensiero comune lega i tifosi. Dai risultatisti ai giochisti, spesso in disaccordo, la certezza è una sola: la Fiorentina vive un’involuzione totale.

In primis nei risultati, da ciò che il campo lascia alle statistiche e al tabellone che stabilisce il destino delle squadre. Un fato che, di certo, quest’anno non ha sorriso alla Viola. Per quanto freddi e spesso fini a se stessi i numeri parlano da sè: 40 punti in 35 partite. La media di 1.14 punti a incontro non soltanto risulta impietosa alla luce dei valori tecnici dei toscani, ma non regala nemmeno le minime garanzie che a maggio tutti vorrebbero vedere. Matematicamente parlando, infatti, la Fiorentina a 3 giornate dalla fine non è ancora salva. Questo dice tutto sulle complessità affrontate in questo percorso.

Nelle ultime 11 di campionato 5 i pareggi contro Bologna, Roma, Torino, Lazio, Inter, quindi 6 le sconfitte contro Empoli, Sassuolo, Juventus, Frosinone, Cagliari e Atalanta, a testimonianza del periodo nero della Viola.

La classifica parla chiaro. Per quanto improbabile, l’ombra della retrocessione non ha ancora abbandonato il club di Firenze. 13esima in classifica dietro a squadre meno blasonate come Cagliari e SPAL e a soli 8 punti di vantaggio dall’Empoli terz’ultimo. Il quadro delineatosi alla 24esima giornata, a fronte della vittoria maturata a Ferrara, è ormai un lontano ricordo. L’ultima vittoria ai danni di Semplici e ragazzi garantiva ai toscani l’ottavo posto in classifica a soli 3 punti dall’Atalanta e a 7 lunghezze dal quarto posto. Dalle stelle alle stalle, il passo è stato breve per questa squadra. Basti pensare che adesso il distacco con la Dea (virtualmente in Champions League) è di ben 22 punti.

Il concetto di vittoria è ormai diventato un’astrale utopia all’apparenza irraggiungibile per i tifosi Viola. La sconfitta per mano dell’Empoli, del resto, rappresenta l’11esima partita consecutiva in Serie A senza vittorie. Uno score figlio di 5 pareggi e 6 sconfitte, 4 delle quali maturate negli ultimi 5 incontri. Nessuno ha fatto peggio nel periodo, figlio di un andamento in tutto e per tutto da retrocessione.

Tabella raffigurante i valori delle rose della Serie A della stagione in corso.
Fonte: transfermarkt.it

E pensare che la Fiorentina occupa il settimo posto nella classifica delle squadre col valore di mercato più alto. Con una rosa da oltre 270 milioni i pensieri dei toscani erano rivolti a una lotta per l’Europa. Almeno a inizio anno, almeno in teoria. A confermare la tesi secondo cui la carta è un qualcosa di superfluo e inutile nei fatti, un concetto che lascia il tempo che trova nell’economia del risultato. Fatto di punti e prestazioni che si costruiscono sul rettangolo di gioco e non nelle fredde statistiche a tavolino.

…AL GIOCO…

Per quanto a volte figlio di un’episodio favorevole o meno, il risultato nel lungo periodo è una diretta conseguenza del gioco, del modus operandi che una squadra mette sul campo. Un aspetto, anch’esso, da rivedere nella Fiorentina.

In primis in difesa. Prima con Pioli, poi con Montella, il reparto difensivo nel tempo ha dato sempre meno certezze. Nel tempo, sia chiaro, perchè a inizio anno il modulo a 4 arretrato ha dato un certo tipo di garanzie (7 reti subite nelle prime 13 di Serie A) dando la giusta dose di certezze a una squadra in lento ma costante divenire. All’apparenza in virtù dei fatti maturati col tempo.

I cambi di modulo non hanno di certo favorito la retroguardia e la sua lucidità. Dalla linea a 4 di inizio anno al passaggio al tridente arretrato con l’Aeroplanino Montella, per poi tornare all’improvviso, in occasione del big match (ormai sulla carta) contro la Juventus al 4-4-2. Troppo camaleontiche le scelte degli allenatori in così poco tempo, troppa la fretta con cui è stato chiesto ai difensori di rendere e convincere. Da qui derivano i 43 gol subiti in 35 giornate (media di 1.22 reti contro). Probabilmente troppe per chi, a inizio anno, sperava in un destino di squadra migliore.

Capitolo centrocampo. L’aspetto che più sorprende è che il capocannoniere di squadra in campionato non sia nè un’ala nè tantomeno un attaccante, ma un centrocampista. Coi suoi 7 gol in 29 presenze (meno apparizioni di Chiesa e Simeone) Marco Benassi è forse la nota più dolce – insieme a Muriel – dell’annata della Viola. Costante nelle due fasi, specie quella offensiva in cui ha creato 38 occasioni finora, ha trovato nella mezzala d’inserimento la dimensione perfetta in cui rendere.

Alcuni numeri di Benassi e Veretout: il primo ha creato 38 occasioni da rete, calciando in 41 occasioni e andando a segno 7 volte, col 17% di realizzazione. Il francese ha concluso positivamente l’81.2% dei passaggi, col 50% di quelli lunghi realizzati. Ha creato 70 occasioni, con 31 cross su azione e 3 assist.

Il “caso” Jordan Veretout, poi, è forse il manifesto più eloquente di questa squadra. Fin dall’inizio della stagione gli sono state affidate le redini e la regia della squadra; una responsabilità di fronte alla quale ha risposto presente. Pioli lo aveva messo al centro del suo progetto tecnico tattico in virtù delle sue qualità. I 5 gol in 31 presenze sono la ciliegina sulla torta delle speranze fiorentine, specie considerando il ruolo arretrato in mezzo al campo. Ma col tempo la luce dell’entusiasmo ha lasciato il posto alla pioggia dell’involuzione. Prima mentale, poi fisica. Ancora una volta, come lo scorso anno, il francese ha rimediato una squalifica per insulti verso il direttore di gara, stavolta in occasione di Empoli-Fiorentina.

Per quel che concerne gli esterni, poi, la medaglia cela diverse facce. Dal punto di vista realizzativo i gol arrivati dalle ali sono stati 9 (6 di Chiesa, 2 di Mirallas e 1 di Pjaca in pieno infortunio). Troppo pochi per giocatori sulla carta così promettenti e fondamentali nell’economia della squadra. La tenacia e il carisma dell’esterno della Nazionale non sono stati sufficienti a scuotere un collettivo in declino sul piano psicologico in primis.

Passiamo infine all’attacco. Gli attaccanti Viola con i loro gol hanno contribuito al 45% delle realizzazioni totali (21 su 47). Se Luis Muriel ha nel complesso rispettato le alte aspettative intorno a lui al suo arrivo (6 gol in 16 presenze sono un bottino di tutto rispetto per la causa Viola) lo stesso non si può certo dire per il compagno di reparto.

In oltre 2300 minuti giocati Simeone ha provato la conclusione per 52 volte, andando a segno in 6 occasioni. Buona la percentuale di passaggi realizzati, 81.2%.

Una certezza made in Fiorentina è che Giovanni Simeone sia in costante involuzione. Rapida e inesorabile, sotto gli occhi di tutti. Sia chiaro, non per attitudine, dove l’attaccante mette grande quantità, sacrificio e corsa per favorire gli inserimenti dalle retrovie. Ma non basta. L’essenza principe di un bomber del resto rimane il gol. L’argentino in stagione è andato a segno soltanto 6 volte in 35 presenze. Troppo poche per un attaccante che aveva regalato 14 reti la scorsa stagione, troppo poche per il gioco della Fiorentina che lo pone al centro della manovra offensiva.

…QUINDI PER L’ATTITUDINE

La crisi del club toscano passa infine per l’aspetto forse più importante nel gioco del calcio. L’attitudine, la concentrazione, quindi la voglia di dare tutto ciò che si ha in campo. Perchè il più delle volte nel calcio, quindi nello sport e nella vita in generale, vince chi ci crede di più. La giusta dose di determinazione permette all’impossibile di prendere forma. Ma non per questa squadra.

Spesso definita senz’anime e cuore, la Fiorentina di quest’anno si è lasciata andare completamente lungo la via. 11 partite senza vittorie, del resto, parlano da sé. Non è servito a nulla il cambio in panchina, con Montella incapace di dare la giusta spinta verso il cambiamento. Le parole del mister nel post partita di Empoli-Fiorentina parlano sono eloquenti.

“Sono arrabbiato per il risultato perchè la squadra non lo meritava, ma ci sono delle maledizioni. La squadra ha creato tanto anche oggi, manca quel pizzico di decisione in più e la tranquillità che ti fa fare la giocata in più. Oggi non meritavamo di perdere, accettiamo le critiche ma non siamo fortunati. Ritiro? Oggigiorno non ha senso perché ognuno sta nel suo mondo, non è la soluzione”.

Il cambio in panchina non ha cambiato le sorti della squadra, con 1 solo punto raccolto finora da Montella.

La salvezza è a un punto di distanza (matematicamente parlando). Milan, Parma e Genoa sul proprio cammino. Nel segno di una stagione da dimenticare per questa squadra, per ripartire fin dalla prossima annata, con una rivoluzione in toto di giocatori e mentalità in campo.