La scorsa settimana si è conclusa la Premier League, vinta dal Manchester City in una sfida a distanza all’ultimo respiro contro il Liverpool. L’adrenalinica lotta per il primato è stata vinta dagli uomini di Guardiola in casa del Brighton, che dopo esser passato in vantaggio nel primo tempo è stato travolto per 1-4. A nulla è servita la nona vittoria consecutiva del Liverpool, costretto ad arrendersi nonostante la vittoria per 2-0 sul Wolverhampton.

Sono il Chelsea e il Tottenham a concludere poi il quartetto che parteciperà alla prossima Champions League, con Arsenal e United che si accontentano dell’Europa League, seppur per una manciata di punti.
Sarà retrocessione in Championship invece per l’Huddersfield, il Fulham e il Cardiff, costrette a scendere di categoria.

Il campionato di Premier League si è dimostrato ancora una volta uno dei più scoppiettanti e poliedrici, con rivelazioni strabilianti, conferme solide e delusioni inequivocabili.
Diamo perciò uno sguardo al meglio e al peggio che ci ha riservato la versione 2018-2019 di questa splendida competizione.

MIGLIOR GIOCATORE: VIRGIL VAN DIJK

Muscoli e dinamismo. Qualità e cattiveria: la montagna del Liverpool.

È lui che indossa la corona di miglior giocatore dell’anno in Premier League. Un muro. Semplicemente un muro invalicabile di 193 cm per 92 chili di pura protezione. È lui la base del Liverpool dei sogni arrivato secondo in classifica e in finale di Champions League; è la prima pietra di una costruzione alta e sofisticata, perfetta in ogni sua sfaccettatura soprattutto grazie alla sua accuratezza in fase difensiva. Non a caso ha recentemente vinto l’ambito titolo di “Player of the Year” del campionato inglese.

Van Dijk alla premiazione come miglior giocatore della Premier di quest’anno.

Quando una muraglia come lui viene posta alla difesa di una saracinesca di nome Alisson, il risultato è che in 38 partite il Liverpool subisce 22 reti e si afferma come miglior difesa del campionato. Inoltre le 21 partite con la rete inviolata eleggono il brasiliano, e di riflesso tutta la fase difensiva dei reds, Van Dijk su tutti, la squadra con più partite senza subire reti nei maggiori 5 campionati.
Alto, roccioso, dotato in fase di impostazione, sempre attento e pericoloso in fase offensiva (6 gol e 4 assist). Forse i 78.8 milioni spesi per acquistarlo nel gennaio del 2018 non sono stati una spesa così folle come sembrava inizialmente.
Qualche statistica?

  • 163 spazzate: il migliore in Premier
  • 16 “blocchi”: il migliore in Premier
  • 36 intercettazioni: il migliore in Premier
  • 198 duelli vinti: il migliore in Premier
  • 146 duelli aerei vinti( e uno solo perso): il migliore in Premier

Dulcis in fundo, né nel 2018, né tantomeno in questi primi 5 mesi del 2019, ha mai subito un dribbling in Premier League. Chiamarlo muro non è una metafora, ma una rappresentazione della realtà.

 

MIGLIOR ALLENATORE: GUARDIOLA

Ancora campione. Secondo scudetto consecutivo vinto con il City. Quinto trofeo in 3 anni.

Il migliore è lui, c’è poco da fare. Passano gli anni ma la mano del tecnico spagnolo non vacilla neppure per un attimo e anzi tiene sempre più salda in mano la penna che scrive la storia del calcio. Lo scudetto è il suo, del suo Manchester City, ed è arrivato alla fine di una sfida estenuante con il Liverpool e con Klopp, forse l’incubo più ricorrente del manager dei citizens.

Una stagione vissuta alla rincorsa dell’armata reds fino alla 29a giornata, con il sorpasso del City che si rivelerà essere definitivo alla fine della fiera. Un rush finale di stagione da urlo, con 14 partite vinte di fila senza mai essere interrotti, elemento che evidenzia la bravura di Guardiola nel mantenere sempre concentrati, determinati e sereni i proprio ragazzi. Soprattutto alle battute finali della stagione, quando la pressione dei media di tutto il mondo e dei propri supporters si sarebbe potuta rivelare fatale per l’esito della stagione. Invece ha tenuto botta, ha eliminato pressioni e paura giornata dopo giornata, vittoria dopo vittoria, e ha tagliato il traguardo per primo.
E così alla fine per il secondo anno consecutivo la Coppa viene portata a Manchester, sponda City, sempre con Guardiola al comando: è il quinto trofeo conquistato dal coach in tre stagioni su questa panchina.
Un allenatore straordinario, con qualità infinite, sia umanamente che tatticamente, sempre al lavoro per raggiungere la perfezione. Che forse ha raggiunto più volte in carriera.

Menzione d’onore per Klopp, secondo solo al vincitore Guardiola. Il Liverpool gioca un bel calcio, spumeggiante, offensivo ma ben bilanciato. Ne è una prova la finale di Champions conquistata e il secondo posto a 97 punti, che rende i reds la squadra con il punteggio più alto senza aver vinto.

GIOCATORE RIVELAZIONE: JAMES MADDISON

Estro, pragmatismo ed eleganza: James Maddison.

Il giocatore rivelazione di questa stagione di Premier League indossa la maglia numero 10 e ha incantato per un anno intero, senza interruzioni, il pubblico sognatore di Leicester: James Maddison. Con 22 anni sulla carta d’identità e alla prima stagione in un club di prima divisione è stato in grado di mettere a ferro e fuoco le difese di tutto il campionato. Il suo compito era quello di sopperire alla partenza dell’eclettico Riyad Mahrez, e ci è riuscito alla perfezione, interpretando il ruolo di attore protagonista di una buona stagione per le Foxes.
In estate era diventato il giocatore più pagato della storia della Championship con i 25 milioni spesi per prelevarlo dal Norwcih City, ma le gambe non gli sono tremate neppure per un attimo; al contrario le ha saldate in mezzo al campo e da lì non si è più spostato: delle 37 partite a disposizione ne gioca ben 35 da titolare, accumulando il notevole bottino di 7 reti e 7 assist.

Il suo stile di gioco è incantevole, elegante e concreto, qualitativamente eccelso ma senza troppi sfarzi, pragmatico al punto giusto. Danza col pallone tra i piedi e grazie al baricentro non troppo elevato (1,75 m di statura), riesce agevolmente a dribblare e sgusciare nello stretto, come testimoniano i 3.06 falli subiti a partita, media ben più elevata rispetto ai giocatori che orbitano in quelle zone del campo. La media di lunghezza dei passaggi è di 16,3 metri ed evidenzia la sua capacità di avere un’ottima visione di gioco, unita ad un gran piede destro, anche in una zona del campo spesso affollata. Notevole anche il dato che lo vede creare 41 palle gol solo su azione, 81 contando anche i vari calci piazzati, rispetto alle 16, 22 e 23 rispettivamente di Alli, Ramsey e Ozil, non proprio i primi tre che capitano sotto mano.
Insomma, il titolo di miglior rivelazione è più che meritato.

SQUADRA RIVELAZIONE: WOLVERHAMPTON

Compatti, passaggi rapidi e possesso: il 3-4-3 di Espirito Santo ha portato il Wolverhampton al settimo posto.

Sono loro la squadra rivelazione di questa stagione. Il Wolverhampton ha chiuso l’annata al settimo posto, alle spalle solo delle Big Six d’Inghilterra.
Una compagine che ha trovato il proprio equilibrio grazie alle sapienti istruzioni di Nuno Espírito Santo. Il 3-4-3 è il suo marchio di fabbrica, spesso tramutato in 5-4-1 per necessità difensive. I tre principi di gioco cardine sono: possesso palla veloce, fitta ragnatela di passaggi eseguiti ad un’elevata velocità così da accerchiare l’avversario e una fase difensiva accurata e ordinata(quinta miglior difesa del campionato).

Offensivamente la squadra non risulta essere particolarmente prolifica, perché 47 gol non sono un numero corposo, ma un bomber c’è, ed è il messicano Raul Jimenez, che con 8 assist e 13 reti è l’uomo della provvidenza. Perfettamente supportato da Helder Costa ma soprattutto Diogo Jota e i suoi 9 gol e 5 assist. C’è poi una spina dorsale arretrata che parte dal portiere, Rui Patricio, arrivato in estate dallo Sporting Lisbona e che ha disputato un’ottima stagione e prosegue con Joao Moutinho, il mediano perfetto con l’85% dei passaggi effettuati correttamente a partita.
Ruben Neves si commenta da solo. Classe 1997, è l’anima del centrocampo e la stella della squadra. Uno spettacolo per gli occhi e per i palati fini che degustano il pallone di qualità. Basti pensare che, nonostante il suo lavoro sia ben lontano dall’area avversaria, è riuscito a segnare 4 gol con soli 3 palloni toccati nell’area avversaria nel corso della stagione. Parabole così sono la normalità per uno come lui.

Gli interessi della stella portoghese sono gestiti dal procuratore con la p maiuscola del calcio mondiale: Jorge Mendes. L’agente di Cristiano Ronaldo, giusto per citarne uno, è una figura di prim’ordine nella società di Fosun, proprio perché ha consentito al cinese di acquistare il Wolverhampton nel 2016, svolgendo prima il ruolo di Advisor e poi di consulente di mercato. Ora i Wolves sono la sua piccola colonia, con 9 giocatori portoghesi, di cui 6 da lui gestiti.

Per concludere il quadro stagionale, i Lupi, sono stati in grado di battere le Fab Four, le finaliste delle finali europee: Liverpool, Tottenham, Arsenal e Chelsea. Questo è perché, come dichiarato dal loro allenatore, “ognuno ha un’identità. La nostra è quella di un branco di lupi, i giocatori lo sanno e questo mi rende orgoglioso». Il segno di una stagione da ricordare.

 

GIOCATORE DELUSIONE: MESUT ÖZIL

La grande delusione.

Tanta delusione. Troppa delusione per uno come lui. Mesut Özil ci aveva abituati bene, forse anche troppo, illuminando gli occhi degli spettatori prima con la casacca del Real Madrid e poi con quella dell’Arsenal. Ma quest’anno non è andato tutto come sperato.

Su 38 partite in campionato ne ha giocate solo 20 dal primo minuto, uscendo spesso prima del triplice fischio e giocando un calcio ben lontano da quello suo solito. Lo confermano le magre statistiche che è riuscito ad accumulare: 5 gol e 2 assist, un bottino misero per uno con le sue capacità. Ma in questa stagione il tedesco non è mai riuscito a sbloccarsi, finendo in un vortice di critiche della stampa e dei proprio tifosi, indignati da un rendimento così scadente.

Gli infortuni sono stati certamente il suo tallone d’Achille, specie da dicembre in poi. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la notizia uscita attorno ad Aprile, che vede il fantasista dipendente dai videogiochi. Si chiama Fortnite la sua condanna, un tunnel videoludico che ha profondamente influenzato la routine del numero 10, che spende circa 5 ore al giorno con il joypad in mano. In Germania, la Bild, uno dei più grandi quotidiani, gli ha suggerito un aiuto da uno specialista per poter tornare ai suoi livelli soliti. Questo abuso da videogames potrebbe aver peggiorato il suo infortunio alla schiena, rallentando perciò un suo rientro sul terreno di gioco.
Poche partite, nessuna magia e una deludente realtà: Özil si è smarrito.

SQUADRA DELUSIONE: MANCHESTER UNITED

Una stagione da dimenticare in fretta.

Evidenziare; selezionare tutto; digitare “elimina” e cestinare la stagione del Manchester United. Una stagione con nessuna fiamma infernale, o almeno non per gli avversari. I Diavoli si sono spediti all’inferno da soli, concludendo una stagione che agli albori appariva oscura, nella mediocrità.

Sin dal principio la panchina di Mourinho era traballante, scossa furiosamente dai rapporti incrinati con società, tifosi e giocatori. In più il mercato in entrata non è stato propriamente stellare, con il risultato finale che dopo 17 giornate l’allenatore portoghese oltrepassa il limite di magnanimità del presidente, che a seguito della sconfitta per 3-1 contro il Liverpool, coincidente con il sesto posto in classifica, decide di esonerarlo.

Per i Red Devils è un nuovo capitolo; un nuovo inizio con Solskjær in panchina. Con il norvegese le cose iniziano al meglio ma poi si spengono con il tempo. L’alba della nuova avventura è da urlo, con 9 vittorie e 2 pareggi nelle prime 11 giornate. Della rinascita United ne è la prova conclamata Paul Pogba, che con il nuovo tecnico mette a referto 6 gol e 6 assist. Sembra il preludio di un finale di stagione entusiasmante, tanto che il contratto dell’allenatore, inizialmente preso come traghettatore, viene rinnovato sino al 2022.

Ma poi il crollo. Nelle ultime 9 giornate le vittorie sono solo 2, altrettanti i pareggi e 5 le sconfitte. Campionato chiuso al sesto posto e la sensazione di aver sbagliato tutto. Dal mercato alla scelta del tecnico comprendendo pure la gestione dei momenti più duri: che fallimento.