Grandi uomini, grandissimi calciatori e indimenticabili leggende. L’anno zero dell’Atletico Madrid è ormai alle porte, l’addio di tre grandi leggende, come è giusto che siano ricordate in casa Atleti, ha aperto le porte ad una nuova era. Revoluciòn total. Dal primo luglio 2019 Diego Godin, Juanfran e Antoine Griezmann non saranno più giocatori dell’Atletico Madrid. Grandi uomini prima che leggende, in grado di riportare i Rojiblancos nell’olimpo del calcio mondiale, sul trono di Spagna e ad un passo, ad un minuto, dal diventare campioni d’Europa. Il cambiamento che si prospetta dalle parti del Wanda Metropolitano è uno di quelli epocali, che potrebbe segnare il futuro stesso della squadra, evidentemente giunta alla fine di un ciclo che ha visto i sopracitati Godin, Juanfran e Griezmann assoluti protagonisti prima della rinascita, poi dell’affermazione dell’Atletico in campo internazionale. Insieme hanno totalizzato esattamente 1.001 partite, 166 gol e conquistato 9 trofei nazionali e internazionali, incarnando in pieno lo spirito biancorosso, vestendo con onore e con orgoglio una delle maglie più pesanti del Vecchio continente.

Diego Costa, protagonista di una stagione tutt’altro che positiva, autore di 5 gol stagionali. Anche il suo futuro è in bilico e, come sempre, sarà Diego Pablo Simeone a dettare l’ultima parola.

UNA NUOVA ERA

Come detto, si può tranquillamente parlare di anno zero. La società biancorossa, negando il rinnovo contrattuale a due ultra trentenni come Godin (33) e Juanfran (34), ha voluto dare un chiaro segnale a tutti. La volontà della dirigenza è, infatti, quella di ringiovanire la rosa e dare la possibilità ad altri ragazzi già presenti in rosa di affermarsi come titolari. Non è, dunque, una mera questione economica. È vero, l’addio di Griezmann e di Godin alleggerisce, e non di poco, un monte ingaggi che se paragonato a quelli di Barcellona e Real Madrid non è nulla in confronto. Ma in questo caso la situazione riguarda più che altro l’aspetto tecnico. La sensazione, appunto, è quella che fosse ormai finita un’era, un ciclo che ha conosciuto picchi altissimi, vedi la vittoria della Liga spagnola nel 2014 e la due finali di Champions League raggiunte e poi perse contro i rivali del Real, e pochi bassi, culminati, forse, proprio nell’eliminazione dagli ottavi di Champions di quest’anno in una maniera discutibile dopo l’exploit al Wanda Metropolitano dell’andata.

L’Atletico Madrid alza al cielo il trofeo dell’Europa League vinta lo scorso anno. In finale vittima sacrificale fu il Marsiglia, travolto 0-3 dalla doppietta di Griezmann e dalla rete nel finale di Gabi.

Simeone, condottiero dell’armata colchoneros, è rimasto saldo sulla panchina dell’Atletico, ma è inevitabile che la partenza di così tanti campioni contemporaneamente rappresenta un boccone difficile da digerire. Ma la necessità di cambiamento e di rinnovamento ha prevalso sull’amore che questi tre grandi campioni hanno provato nei confronti della maglia rojiblanca.

Con l’addio di Godin e Griezmann è tempo di trovare i degni eredi. Il riscatto di Morata sembra essere cosa fatta, è su di lui che l’Atletico Madrid vuole puntare. La fascia di capitano, invece, andrà sicuramente sul braccio di Koke, classe ’92, nato a Madrid e che ha fatto della maglia colchonera la sua seconda pelle.

L’addio di Diego Godin è stato il primo fulmine a ciel sereno della stagione dell’Atletico. L’annuncio ufficiale, arrivato nelle scorse settimane, ha commosso tutti. D’altronde immaginarsi un Atletico senza il suo capitano è veramente un’impresa ardua. Godin è la perfetta trasposizione sul campo dei valori professati dalla storia dell’Atleti, l’anima del cholismo fatta persona. L’uomo, ancor prima che leggenda, ad aver capito prima di tutti cosa fosse lo spirito colchonero e quanto fosse importante essere un leader, un caudillo, venerato alla stregua di un profeta, il vero demiurgo del cholismo. La leggenda di Diego Godin si consacra a Madrid ma nasce in Uruguay. Il “Flaco” è l’ultimo di una lunga lista di campioni che hanno fatto della personalità, della leadership, della garra il loro mantra. Dal “MarsicalJosè Nasazzi all’eroe del Maracanazo Obdulio Varela. Passando per il maestro Tabarez arrivando a Josè Maria Gimenez, presente e futuro dell’Atletico Madrid e della Celeste.

“Sappiamo che siamo stati vincenti e che abbiamo il sostegno di ciò che hanno vinto i giocatori del passato. Questo ci impone di vincere ancora, di avere uno spirito competitivo.”

La mano destra batte forte sul petto. Sul cuore, sullo stemma dell’Atletico. Nell’esultanza dopo il gol rifilato alla Juventus nell’andata dei quarti di finale c’è tutto il senso di appartenenza di Diego Godin. Promesso sposo ai nerazzurri, il gol ai bianconeri ha fatto sicuramente piacere ai suoi futuri tifosi, pronti ad accogliere uno dei difensori più forti del mondo.

La forza dell’ormai ex capitano dell’Atletico Madrid sta proprio nella sua indole, trasuda personalità da ogni poro, ha imparato che senza il lavoro non si ottiene nulla e probabilmente questa sua grande determinazione lo ha reso simbolo e icona di due mondi paralleli, di due modi di pensare simili se non identici. Diego Godin è l’elemento di unione tra l’anima battagliera colchonera e la garra che da sempre pervade la testa, il cuore e le gambe dei giocatori della Celeste. Due contesti costruiti come una trincea impenetrabile, mai doma e che al centro di tutto prevede sempre e comunque la presenza del suo capitano.

I grandi valori che caratterizzano l’uomo Diego Godin sono percepibili anche quando lui ammette di aver trovato una nuova squadra di cui, per rispetto dei suoi tifosi, della sua gente, non farà il nome prima della naturale scadenza del contratto. La prossima maglia che vestirà l’uruguaiano sarà quella dell’Inter. Una rosa all’interno della quale è, oggi, difficile trovare gente tanto esperta, vincente e con così tanta personalità. Arriverà in un campionato senza storia da otto anni, perché le grandi sfide sono solo per grandi uomini.

UNA DIFESA DA RIFONDARE

Strano a dirsi per una squadra che ha fatto della attitudine difensiva e della concentrazione in fase di non possesso una delle sue armi migliori, ma quella dell’Atletico Madrid è inevitabilmente una difesa da rifondare. L’addio del capitano Godin lascia un vuoto difficilmente colmabile, e allo stesso modo le partenze di altri due senatori biancorossi come Juanfran e Filipe Luis, dovranno essere rimpiazzate adeguatamente. Il terzino spagnolo è stato, al pari di Godin, un simbolo dell’ultimo ciclo dell’Atletico Madrid. Arrivato dall’Osasuna nel 2011, Juanfran ha vestito la maglia colchonera in 355 occasioni, realizzando 6 reti, contribuendo in maniera determinante alla consacrazione dell’Atleti a livello europeo.
Come per Godin, anche la conferenza stampa d’addio di Juanfran è stata emozionante, con il terzino destro che alla veneranda età di 34 anni dovrà trovare un’altra sistemazione. Ha giocato l’ultima di campionato contro il Levante con la fascia di capitano al braccio, lui che è sempre stato un leader silenzioso e che non ha mai alzato la voce. C’è sempre stato e il saluto tributatogli dai sui tifosi rende omaggio ad un grande calciatore poco mediatizzato, ma che a Madrid ha trovato una vera famiglia.

Se quello di Juanfran è un addio ormai certo, lo stesso non lo si può dire di Filipe Luis, sulle cui tracce c’è da tempo il Paris Saint-Germain. A prescindere da chi andrà via è evidente che in casa Atleti si respiri aria di rivoluzione. Trovare il profilo giusto in grado di rimpiazzare al meglio Godin non sarà così facile. Si parla di Milenkovic, giovane talento della Fiorentina, di Felipe, difensore brasiliano del Porto, Manolas, che potrebbe liberarsi dalla Roma grazie ad una clausola rescissoria di 35 milioni, e poi ancora Andersen, Ruben Dias, Otamendi. Nomi, nomi, nomi. Vedremo se sarà tra questi che uscirà fuori il prossimo baluardo della difesa rojiblanca.

Altrettanto complicato sarà trovare rinforzi sulle fasce.  Detto di Juanfran e Filpe Luis non va dimenticato che il Bayern Monaco ha già ufficializzato l’acquisto di Lucas Hernandez per 80 milioni di euro. Circolano da tempo i nomi di Grimaldo, terzino sinistro del Benfica, di Kieran Trippier, esterno del Tottenham sogno di mercato del Napoli, e di Mario Fernandes, in forza al CSKA Mosca. In rosa Simeone dispone già di Santiago Arias, terzino destro colombiano che nel corso di questa stagione si è imposto come titolare, ma la situazione in casa Atleti è ben lontana dall’essere chiara.

L’ULTIMO BALLO DI GRIZOU

“Più che arrabbiato sono deluso. Qui avrebbe avuto un grande futuro, avrebbe potuto vincere trofei e titoli. Mi dispiace sia stato consigliato in questo modo, soprattutto se paragonato a ciò che abbiamo fatto l’anno scorso per trattenerlo. Sinceramente, è stata una sorpresa. Chi arriverà? Non ho parlato con Simeone, ma la sua volontà sarà decisiva.”

Le parole di Enrique Cerezo, presidente del club, lasciano trasparire delusione, tanta delusione nei confronti di una decisione che evidentemente in casa Atletico nessuno si aspettava. Griezmann, infatti, tramite un video pubblicato sui canali social della società ha comunicato ai propri tifosi la volontà di andar via. Una scelta che ha sconvolto tutti e che ha animato il mercato ancor prima della sua apertura. La sua clausola rescissoria di 125 milioni è probabile che venga pagata dalla squadra che più di tutte ha flirtato con il fuoriclasse francese, il Barcellona.

Griezmann all’Atletico ha dato davvero tutto. Dal 2014, quando venne acquistato per 30 milioni dalla Real Sociedad, “le Petit Diable” ha realizzato 133 gol in 257 presenze. Numeri che lo consacrano nella storia colchonera. La storia del numero 7 francese è tutta da raccontare: da piccolo venne scartato da mezza Francia. Montpellier, Lione e Saint-Étienne lo definirono troppo gracile  fisicamente. Persino il Metz decise di non tesserarlo, società che detiene il poco nobile record di aver scartato sia Michel Platini che Antoine Griezmann. Un uomo, però, gli ha cambiato letteralmente la vita: Eric Oilhats, all’epoca osservatore per la Real Sociedad, ha la fortuna, o l’intuito, di innamorarsi calcisticamente di Antoine, che all’età di 14 anni viene portato addirittura a San Sebastian, in Spagna, dove lo aspetta la società basca. Essendo minorenne non può però espatriare, si trasferisce allora a Bayonne con la famiglia, cittadina a quaranta minuti da Zubieta, il centro sportivo della Real che lo lancerà nel mondo dei grandi. E alla quale il fenomeno francese rimarrà sempre legato. A San Sebastian ha, ad esempio, incontrato uno dei suoi più cari amici, Carlos Vela. Al giocatore messicano, oggi in MLS, Griezmann ha dedicato la vittoria dello scorso Mondiale, che il numero 7 francese ha giocato alla grande. In campo Vela e Grizou si trovavano a meraviglia, e insieme ai gol di Agirrexte e alla superba leadership di Xabi Prieto la Sociedad partecipatò alla Champions League nella stagione 2013-14.

Ed è sempre sulle rive de La Concha, a 20 km dal confine con la Francia che Griezmann abbandonò a soli 14 anni, che il fuoriclasse dell’Atletico Madrid ha conosciuto la sua futura moglie. Nel 2011, infatti, si innamora di una studentessa di pedagogia, Erika Choperena, che nel 2016 è diventata mamma e l’anno dopo moglie. Benedetti i Paesi Baschi.

Riflettendoci un attimo, un giocatore dal talento, dalla classe e dall’eleganza di Griezmann a volte pare essere proprio fuori luogo in un contesto come quello dell’Atletico. Un mondo basato sulla lotta, sulla resistenza e su un collettivo di ferro. Eppure Grizou, come ormai lo chiamano in molti, apparentemente corpo estraneo, è in realtà l’elemento cardine delle vittorie e dei successi dell’Atletico. La sua più grande qualità è stata quella di essersi calato alla perfezione nel contesto dell’ex Vicente Calderon, imparando a memoria i dogmi della filosofia del suo allenatore, il Cholo Simeone. A 28 anni, però, Griezmann ha preso una decisione, ha dato una svolta ad una carriera che lo ha visto, nel 2018, trionfare da protagonista in Europa League e poi in Russia, conquistando il Campionato del Mondo con la sua Nazionale. In passato disse di volersi sedere al tavolo dei grandi e di volerlo fare con i colori biancorossi. Oggi, invece, è probabile che lo faccia con quelli blaugrana che già lo scorso anno lo tentarono molto.

“Dopo aver parlato con il club, voglio parlare con voi per annunciare la mia decisione di andar via. Ho voglia di affrontare nuove sfide. Questo è il club che mi ha dato i primi trofei e ho ricevuto tantissimo affetto da parte vostra. Sono stati cinque anni incredibili e vi ringrazio uno a uno: vi porto tutti nel cuore.”

L’exploit del giocatore francese vissuto a Madrid non ha di certo lasciato indifferenti. Ecco perché è ancora più difficile immaginare come l’Atletico possa sostituire il campione francese. Il primo giocatore che ci viene in mente è naturalmente Paulo Dybala. La stagione vissuta in bianconero ha lasciato perplessi in molti, la convivenza con Cristiano Ronaldo sembra aver oscurato la luce della “Joya” argentina, la cui partenza verso Madrid sarebbe molto più logica di quello che sembra. Per caratteristiche tecniche e fisiche Dybala è il giocatore che meglio potrebbe sostituire Griezmann, un eventuale trasferimento figlio della volontà di trovare nuove motivazioni e nuovi stimoli, sia da una parte che dall’altra.

Un altro giocatore che è entrato nelle grazie della società spagnola è Joao Felix. Il talento classe ’99 del Benfica è corteggiato da tutte le big d’Europa ma il suo prezzo, che si aggira intorno ai 120 milioni, lo rende pressoché irraggiungibile per molte di queste. Senza dimenticare altri nomi che potrebbero infiammare il mercato e che, perché no, potrebbero fare al caso dei colchoneros. Da Icardi, in rottura con l’Inter, a Cavani, il cui futuro a Parigi è avvolto nel mistero. L’anno zero dell’Atletico Madrid è alle porte, listos a la revoluciòn.