Non c’è un attimo di pausa per la Roma: dopo i discussi addii di De Rossi e Ranieri, i no di Conte e Gasperini e la definitiva rottura con Pallotta, ecco un’altra bomba sganciata nel cielo della capitale. Nell’edizione di ieri de “La Repubblica” sono stati portati alla luce presunti retroscena della stagione giallorossa, che hanno poi portato al turbolento finale di stagione con la separazione di De Rossi, l’esonero di Di Francesco e le dimissioni del DS Monchi. Secondo l’indagine svolta da Carlo Bonini e Marco Mensurati, validata da documenti e testimonianze dirette, la prima spaccatura risalirebbe ad agosto 2018, con un De Rossi infuriato per l’acquisto di Steven Nzonzi; in seguito, le crepe si sarebbero allargate ai primi segnali negativi della stagione, creando una profonda frattura tra i senatori del club e la dirigenza, Francesco Totti compreso. Le pezze messe per evitare cataclismi non sono bastate ad evitare l’esonero di Di Francesco e le conseguenti dimissioni di Monchi, eventi dopo i quali ci sarebbe stata una sorta di “guerra fredda”, conclusasi con l’addio di De Rossi. Ovviamente, dopo l’uscita dell’articolo, i diretti interessati si sono subito dichiarati estranei alla vicenda (si è parlato anche di una possibile querela da parte di De Rossi verso “La Repubblica”), denunciando la falsità di tali notizie:

“L’AS Roma desidera prendere le distanze dalla ricostruzione apparsa sulle pagine sportive della Repubblica in data odierna. […] L’AS Roma ritiene che non sia attendibile trasformare in fatti eventuali opinioni espresse da terzi, e riportate a terzi, delineando in questo modo un quadro distorto e totalmente distante dalla realtà.”

LA RABBIA DI DE ROSSI

Come detto, l’incipit della vicenda risalirebbe ad agosto, quando Daniele De Rossi, infuriato per l’acquisto di Nzonzi, si sarebbe presentato alla società chiedendo la rescissione del contratto con allegata minaccia “Se non risolviamo la cosa, vi faccio arrivare decimi”. Richiusa la falla con una debole toppa, la stagione può cominciare, con un mercato criticato per non essere adeguato al gioco di Di Francesco e un equilibrio tutt’altro che stabile. I problemi ritornano quando gli errori fatti vengono a galla con i primi risultati negativi e i conseguenti malumori dello spogliatoio, esternati dai senatori – De Rossi, Dzeko, Manolas e Kolarov -, che, secondo la testimonianza del collaboratore di Pallotta, Ed Lippie, chiedono la separazione da tre colonne portanti del club: l’allenatore Di Francesco, il ds Monchi e Francesco Totti. Il primo sarebbe accusato di proporre un gioco “dissennato”, dispendioso tatticamente ma arido tecnicamente; il secondo di essere un “narcisista” che ha effettuato un mercato inadeguato e che non cura i rapporti con i giocatori; infine, Totti sarebbe una figura “pesante” all’interno dello spogliatoio, motivo per cui sarebbe meglio allontanarlo. Le fonti di tali rivelazioni sarebbero il medico sociale Riccardo Del Vescovo e il fisioterapista Damiano Stefanini (che saranno poi allontanani contestualmente all’esonero di Di Francesco, accusati di essere il motivo dei numerosi infortuni stagionali).

LA ROTTURA E L’ESPLOSIONE

Siamo a dicembre, la diffusione di tali malumori sconvolge i piani alti della Roma: da Pallotta a Monchi (che, secondo le testimonianze, avrebbe consegnato le dimissioni, poi respinte), passando per Totti, profondamente deluso da queste rivelazioni, sono tutti arrabbiati per quanto trapelato e ritengono necessario un rimpasto tanto nella società quanto nello spogliatoio. Tuttavia, in un momento così delicato della stagione sarebbe stato un suicidio dare vita ad un terremoto societario, motivo per cui si è preferito mettere una pietra sopra l’accaduto, spostando qualche pedina nella dirigenza (Guido Fienga CEO e Mauro Baldissoni vicepresidente), nella speranza che la stagione finisse senza grossi problemi. A deludere questa speranza, però, sono stati i duri colpi che la Roma ha subito nei primi mesi del nuovo anno: l’eliminazione dalla Coppa Italia con il 7-1 contro la Fiorentina, il Derby perso e, soprattutto, l’uscita agli ottavi di Champions (anche se nella doppia sfida la Roma non ha sfigurato). Risultato? Di Francesco esonerato e dimissioni di Monchi, oltre ai già citati addii di Del Vescovo e Stefanini. La tempesta si è abbattuta sulle strade di Roma.

L’ADDIO

Dunque si arriva alla storia recente, al compianto addio dell’uomo che ha la Roma impressa nel cuore e il sangue nelle vene giallorosso, e che insieme a Francesco Totti rappresenta da solo la storia della squadra. Daniele De Rossi ha lasciato la Roma trascinandosi dietro una marea di polemiche, che questa inchiesta vuole ricondurre ai problemi societari presenti per tutta la stagione appena conclusa: tutto ciò, secondo gli autori, spiegherebbe l’ambiguità della vicenda, tra messaggi audio rubati, dichiarazioni ufficiali, frecciatine tra le righe e cambiamenti di versione. La Roma sperava di chiudere quest’annata, che definire travagliata sarebbe riduttivo, con il saluto di De Rossi allo stadio che è stato la sua casa per 18 anni, ma l’inchiesta de “La Repubblica” ha gettato altra benzina su un fuoco che aveva iniziato ad estinguersi per le lacrime di una città – e forse di un paese intero -, che ha pianto per un suo figlio che, ormai grande, se n’è andato per la sua strada, lasciandosi alle spalle il passato. In tutto questo, quella che soffre di più è la Roma stessa, che adesso si trova priva del proprio capitano, priva di un allenatore (e di un progetto?), immersa in un mare di polemiche e con una piazza più arrabbiata che mai. Certo, la verità è fondamentale, e bisognerebbe fare chiarezza una volta per tutte sulla vicenda De Rossi; ma a quanto pare tutti hanno paura di parlare, o per paura di gettare ulteriore fango sulla società o per paura di far rivoltare i tifosi: con essi il rapporto è ai minimi storici. Dopotutto, addii come quelli di Totti e De Rossi nel giro di due anni l’uno dall’altro non si digeriscono facilmente, e i risultati in campionato e nelle coppe non aiutano. Alla porta c’è l’ennesima rivoluzione della gestione americana e il mondo romanista deve sperare che sarà quella buona: i presupposti non sembrano dei migliori, ma, per usare una citazione che lo stesso Pallotta utilizzò quando acquistò la società, Rome wasn’t built in a day.