A fine stagione escono raffiche di classifiche, statistiche, premi e quant’altro, che siano relativi a squadre, singoli o allenatori. Il formato standard che vede premiati i migliori giocatori per reparto, per gol o assist messi a segno, o per valutazione: in questo caso troverete qualcosa di diverso, che punta a stravolgere parzialmente le comuni classifiche di fine anno.

MIGLIOR ESORDIENTE

Sono stati tanti i giovani che hanno calcato per la prima volta i campi della Serie A e che avrebbero meritato una menzione speciale: gente come Di Lorenzo dell’Empoli, i due centrali in orbita Juventus Demiral e Romero, il talentino ormai diventato grande Zaniolo, o giocatori più agés come il pistolero Piatek; il premio, probabilmente, più di tutti lo merita Hamed Junior Traoré, centrocampista classe 2000 dell’Empoli, che neanche i fantacalcisti più accaniti avrebbero preso in considerazione nel mese di settembre: tanto dinamismo, senso tattico accresciuto da Andreazzoli, Iachini e dall’Andreazzoli-bis, e personalità da vendere. Negli ultimi due mesi di campionato ha avuto una crescita esponenziale, passando da alternativa interessante a titolare inamovibile nei tre di centrocampo del 3-5-2 empolese che, ahiloro, avrebbe meritato un qualcosa in più. Dato per certo alla Fiorentina nel mercato di gennaio (che sembrava averlo acquistato per la stagione successiva), in realtà Traoré sembrerebbe essere ancora oggetto di possibili nuove trattative: la Juventus lo sta monitorando da mesi, mentre il presidente Corsi sta già fiutando l’occasione estera, con il Borussia Dortmund in prima fila. Chi acquista questo 19enne ivoriano capace di mettere a segno 2 gol e 2 assist alla sua prima stagione in prima squadra, farà sicuramente un affare.

 

PEGGIOR “CONFERMA”

Molto spesso si dice che “fare bene al primo anno è semplice, ma la vera prova del nove è confermarsi il secondo”. Tantissimi giocatori sono inciampati al momento di dimostrare una continuità nella propria crescita, ma il protagonista di questo premio, dopo essersi confermato alla seconda stagione, è malamente crollato al terzo scalino. Giovanni Simeone è stato causa riconosciuta di disperazione, rabbia e ira nei tanti mister di fantacalcio che avevano puntato gran parte del proprio budget per gli attaccanti. Ancor di più in coloro che tifano Fiorentina. Dopo i 12 gol al primo anno con il Genoa e i 14 della scorsa stagione in maglia viola (senza calciare rigori), il Cholito non ha confermato minimamente i numeri mostrati in precedenza, riuscendo addirittura ad abbassare notevolmente il livello delle sue prestazioni. Sebbene in passato si dicesse che anche quando non segnava, la prestazione rimaneva sempre dignitosa per sacrificio e disponibilità ai fini del risultato della squadra, quest’anno Simeone è apparso come un vero e proprio corpo estraneo all’interno della Fiorentina, che a sua volta è collassata assieme al suo numero 9. 6 gol (più i 2 realizzati in Coppa Italia) e addirittura il coraggio di zittire la propria tifoseria dopo un digiuno durato mesi. Muy mal.

 

MIGLIOR ACQUISTO

Non gli abbiamo dato il premio di miglior esordiente perchè a 23 anni, anche se solo in Polonia, aveva già affrontato diverse battaglie a livello professionistico; Krzysztof Piatek però merita senza alcun dubbio il premio di miglior scoperta dell’annata 2018-19, visto che il Genoa è riuscito a scovarlo dal niente (pagandolo meno di 5 milioni), quando segnava gol a raffica in un campionato ritenuto da molti inferiore. Piatek ha dimostrato di non soffrire minimamente il passaggio dal campionato di casa a quello italiano, molto più tattico e difficile sotto ogni punto di vista, riuscendo a conquistare le aree di rigore di ogni stadio nostrano. 21 gol in 37 partite, 13 con il Genoa e 9 con il Milan: il pistolero ha addirittura ottenuto una doppia “vittoria”, in quanto capace non solo di adattarsi al volo alla Serie A, ma anche al passaggio immediato da squadra invischiata nella lotta retrocessione ad una che ha provato fino all’ultimo a qualificarsi per la prossima Champions League. Complimenti a lui e a chi ha avuto il coraggio di affidargli fin da subito le chiavi dell’attacco del Genoa.

 

PEGGIOR CESSIONE

Avremmo potuto inserire di nuovo Piatek, nella trattativa che l’ha visto passare dal Genoa al Milan, lasciando i rossoblu ad un passo dal baratro, ma abbiamo scelto ancora una volta come protagonista l’Empoli: per tutto il campionato la piccola società toscana ha messo in campo un gioco interessante, attraente ma purtroppo poco fruttifero, motivo per il quale fu inizialmente esonerato Andreazzoli, salvo poi essere richiamato per gli ultimi mesi dopo il successivo esonero di Iachini. Detto di Di Lorenzo e Traoré, aggiungendoci l’esplosione di Bennacer, la conferma di Caputo anche in Serie A e un Krunic a tratti decisivo, il giocatore che realmente sembrava essere il riferimento tecnico degli azzurri era Miha Zajc. Lo sloveno aveva dimostrato già nella scorsa stagione in Serie B di essere pronto al grande salto, contendendosi il ruolo di leader tecnico con il già citato Krunic nella prima gestione Andreazzoli; con l’arrivo di Iachini Zajc aveva cambiato posizione, giocava con meno continuità (inspiegabilmente) e iniziava a mugugnare visto le tante offerte estere. Corsi, abile e scaltro presidente in sede di mercato, non ha voluto perdere tempo, accelerando le pratiche per cedere il suo gioiellino al Fenerbahce: 6,5 milioni in cassa e tutto il cartellino di Ucan. Per le casse empolesi è stato un gran colpo, ma vista l’amara conclusione della stagione, forse uno Zajc in più avrebbe fatto molto comodo. Specialmente con il ritorno di Andreazzoli.

 

LEAST VALUABLE PLAYER

Oggettivamente la delusione di questa stagione. Se già per la Roma non è stata un’annata da ricordare, lo è stato ancora meno per Javier Pastore; arrivato nella capitale con un accoglienza degna di un top player, el flaco ha illuminato l’Olimpico con due gol di tacco fotocopia contro Atalanta e Frosinone, per poi sparire malamente tra prestazioni indecorose e infortuni continui. Scavalcato da tutti, prima da Zaniolo, poi da Pellegrini quando è stato avanzato, ancora dopo da Schick nel tentativo di giocare con la doppia punta, e alla fine escluso dai titolari per la scelta di Ranieri di schierare tre centrocampisti puri. Un calciatore che avrebbe potuto incantare in questa stagione, ma sia con Di Francesco che con Ranieri non è mai riuscito a trovare il giusto feeling, finendo per diventare l’emblema del fallimento della gestione del mercato di Monchi, rappresentando il trequartista perduto ed inutile nello scacchiere tattico del mister ex Sassuolo. 25 milioni spesi in maniera affrettata e prendendosi un rischio che la Roma in quel momento non poteva permettersi, ed il vero problema sarà riuscire a non fare un’enorme minusvalenza. Una bella gatta da pelare per il prossimo DS giallorosso.

 

MIGLIOR GOL

La rovesciata di Belotti è un capolavoro di balistica e coordinazione, la serpentina di Zaniolo che scarta tutti e segna mettendo a sedere il portiere è il gol che ogni bambino sogna di realizzare (e pensare che per il 22 giallorosso è stato il primo da professionista), ma il tributo lo merita l’eterno Fabio Quagliarella, capocannoniere del campionato con 26 gol in 37 partite, il tutto alla tenera età di 36 anni. Poco spazio alle parole, perchè è un gol da vedere e rivedere: tecnica, coordinazione, lettura del momento e soprattutto quel pizzico abbondante di follia che mai è mancata al numero 27 blucerchiato. 

 

PEGGIOR AUTOGOL

Evidentemente per il Chievo è stata un’annata nata male e finita peggio. Tra penalizzazioni, prestazioni opache, giocatori dal rendimento molto basso e anche alcune decisioni arbitrali che hanno pesato nel corso del campionato, i gialloblu hanno vissuto tutta la stagione come fanalino di coda della Serie A, dati per retrocessi già a gennaio. A tutto ciò aggiungiamo questo premio, del quale quasi tutti avrebbero fatto a meno, ma che si aggiudica Giaccherini per il suo autogol – ininfluente ai fini del risultato – contro il Sassuolo: il rischio di giocare il pallone di testa o di petto al proprio portiere da distanza ravvicinata è sempre molto grande, ed il coefficiente di difficoltà aumenta se nel caso specifico Sorrentino è ancora a terra dopo la parata sulla conclusione di Berardi. Il finale è dunque scontato.

 

MIGLIOR PARTITA

Ci sono state diverse rimonte rocambolesche, molti risultati decisi nei minuti di recupero, squadre in 10 che hanno sofferto e ottenuto un risultato positivo con la grinta e con i denti, ma la partita che più ha fatto divertire ed emozionare in questa stagione è stato il derby di ritorno tra Inter e Milan, vinto dai nerazzurri per 3-2. Normalmente i derby sono ruvidi, maschi, soprattutto se ci si gioca un obiettivo comune: le due milanesi combattevano testa a testa per un posto Champions, dunque in molti si sarebbero aspettati una partita di studio, di rimessa, in attesa dell’errore dell’avversario per colpire. Invece l’Inter va avanti dopo due minuti con Vecino, dando vita ai restanti 88′ più recupero di emozioni, nei quali le due squadre si sono colpite senza tregua.

 

PEGGIOR PARTITA

Ovviamente uno 0-0. In lizza fino all’ultimo metro con Fiorentina-Genoa, l’ha spuntata al fotofinish Frosinone-Chievo: se i viola e i rossoblu hanno dato vita ad uno spettacolo abominevole, ma comunque dovuto alla paura e al rischio retrocessione, Frosinone e Chievo convivevano già da diverse settimane con quello spettro, reso ufficiale dalla matematica; zero orgoglio, zero rispetto per chi è venuto allo stadio, perchè nessuno avrebbe mai immaginato che queste due compagini si sarebbero affrontate quasi con la paura di perdere la partita. Una partita assolutamente inutile. Ed il calcio spezzatino di oggi ha anche dato uno spazio a sé per questa partita. Poveri tifosi che si sono sorbiti tale “spettacolo”.