Ancora qualche giorno al fischio d’inizio della Copa América 2019, che si aprirà alle ore 02:30 del 15 giugno con il match tra i padroni di casa del Brasile e la Bolivia, due delle squadre che appartengono al gruppo A della competizione. Tre gruppi, 12 squadre partecipanti, passeranno le prime due di ogni girone e le due migliori terze.

Dopo avervi illustrato il primo girone, stavolta tocca al girone B, composto da Argentina, Colombia, Paraguay e Qatar. 

CALENDARIO

1° giornata: Argentina-Colombia 16/6 (ore 00:00), Paraguay-Qatar 16/6 (ore 21:00)
2° giornata: Colombia-Qatar 19/6 (ore 23:30), Argentina-Paraguay 19/6 (ore 02:30)
3° giornata: Qatar-Argentina 23/6 (ore 21:oo), Colombia-Paraguay 23/6 (ore 21:00).

ARGENTINA

Come ogni anno una delle favorite è la nazionale albiceleste. Nonostante sia sulla bocca di tutti che la vera generazione di fenomeni argentini sia ormai già decaduta – o comunque in decadenza – il nuovo gruppo guidato da Lionel Scaloni continua ad essere considerato come papabile per la vittoria finale. Manca il talento di qualche anno fa, molte figure influenti e carismatiche all’interno dello spogliatoio hanno ormai lasciato la nazionale, ma quando la maglia numero 10 la indossa Lionel Andrés Messi, è normale che i riflettori siano puntati sull’Argentina.

Foto: profilo Twitter Asociación del Fútbol argentino (AFA)

Come abbiamo già detto, la squadra di Scaloni non è più quella temibile armata vista negli ultimi 10 anni di albiceleste, visto che, del vecchio corso, sono rimasti praticamente soltanto Messi, Otamendi, Di Maria e Aguero. Tanti volti noti, non giocatori di livello top, ma qualche talento interessante da tener d’occhio: molto probabilmente l’Argentina si schiererà con una difesa a tre, davanti al portiere Armani, composta da Pezzella, Otamendi e Funes Mori, che potrà passare a 4 con il passaggio di quest’ultimo sulla fascia destra, e l’arretramento di Tagliafico a sinistra. Davanti alla difesa potrebbe giocare la vecchia conoscenza romana Leandro Paredes, colui che dovrà essere il cervello di questa selección, mentre ai suoi lati si giocano gli altri due posti Rodriguez (mastino di centrocampo dell’América in Messico) ed i due più offensivi Pereyra e Lo Celso, reduce da una stagione importante con la maglia del Betis. Davanti rimane lo zoccolo duro degli ultimi anni, con Di Maria, Messi e Aguero a cercare di mettere a ferro e fuoco le difese avversarie.

Rimarrebbe fuori Dybala, e con lui Lautaro Martinez. I due attaccanti di Juventus e Inter sono un lusso per la panchina, ma non è così scontato che ci restino: il 10 bianconero ha più volte detto di sentirsi pronto per giocare accanto al suo capitano, ma per molti rimane il sostituto perfetto della pulga (che gli argentini pregano quotidianamente affinché non ci sia mai bisogno di rimpiazzarlo), mentre el toro potrebbe essere un’alternativa del Kun, che a differenza di quanto fa con la maglia del Manchester City, raramente riesce ad incidere con la nazionale.

L’Argentina è la favorita per il primo posto in questo girone, sebbene le incognite siano tante. Se Messi deciderà di fare il Messi, non dovrebbero esserci problemi, nella speranza che non si sgonfi come è successo spesso nelle ultime uscite decisive dell’albiceleste. Interessante sarà vedere il contributo di molti “gregari”, uno su tutti Rodrigo De Paul: il giocatore dell’Udinese ha avuto una crescita esponenziale, ha esordito con l’Argentina proprio in questa stagione, e in molti sono incuriositi dal fatto che l’ex Valencia e Racing de Avellaneda possa cavalcare l’onda di questa stagione magica per imporsi anche in nazionale.

COLOMBIA

La seconda forza di questo girone dovrebbero essere proprio i cafeteros. Curioso che la Colombia sia stata estratta assieme all’Argentina, con la quale condivide una condizione di esistenza: anche la squadra di Carlos Queiroz sembra alla fine di un ciclo d’oro, che ancora fatica a trovare ricambi all’altezza. Ci sono sempre i nomi storici come Zapata, James Rodriguez, Cuadrado, Muriel o Falcao, ma c’è da capire quanto la nuova generazione possa affiancarsi a coloro che sorpresero il mondo soltanto 5 anni fa, proprio in Brasile. Corsi e ricorsi storici che ormai non sorprendono più nel mondo del calcio.

Foto: sito internet Federación colombiana de fútbol

L’allenatore, come detto, è Carlos Queiroz: il portoghese, dopo aver figurato egregiamente nel mondiale dello scorso anno con l’Iran (che per poco non elimina il suo Portogallo), è diventato CT della Colombia soltanto a febbraio, sostituendo il suo collega ad interim Arturo Reyes, chiamato a sostituire il dimissionario José Pekerman. Esperienza pluriennale a livello di nazionali, Queiroz è chiamato a risollevare i cafeteros dopo un mondiale tra luci ed ombre, dove sono sì usciti ai quarti di finale, senza però mai giocare quel calcio spettacolare che avevano proposto soltanto qualche anno prima. La bravura del portoghese starà nel riuscire a sfruttare la freschezza e la voglia di imporsi dei giovani del nuovo corso colombiano, per dare a loro volta una sferzata ai senatori della squadra, che sanno di non avere più le occasioni del passato.

Tra i pali giocherà Ospina, che tutto sommato ha accumulato diverse partite con la maglia del Napoli; davanti a lui una linea a 4 composta dai due centrali Zapata (che cercherà di mettersi in mostra per strappare un contratto dopo essersi svincolato dal Milan) e Davinson Sánchez, mentre sulle fasce agiranno Arias a sinistra e Cristian Borja dello Sporting Lisbona a destra. Altra linea a 4 a centrocampo, con Cuadrado a destra – giocatore in cerca di rivalsa dopo un’annata in ombra alla Juve – Barrios, ex Boca ora in forza allo Zenit, e Uribe dell’América a fare legna in mezzo al campo, mentre a sinistra un altro giocatore prettamente offensivo, nonché stella e numero 10 della selezione, James Rodriguez. Davanti si giocano due posti Falcao, Duván Zapata e Muriel, con i primi due favoriti sull’attuale attaccante della Fiorentina, che potrà giocarsi le sue chance, considerando che potrebbe essere l’unico a portare delle caratteristiche uniche tra gli attaccanti della rosa, ossia tecnica e velocità di esecuzione.

Un 4-4-2 che può tranquillamente definirsi 4-2-4, vista la presenza di due interditori davanti alla difesa – un qualcosa già visto ai tempi della coppia Aguilar-Sánchez – e due esterni che sono totalmente propensi alla fase di attacco.

Due nomi da tener d’occhio, che non sono stati inseriti nella formazione titolare, sono quelli di Edwin Cardona e Jefferson Lerma: il primo è un giocatore offensivo polivalente che può agire sia da ala sinistra che da trequartista, mentre il secondo è un mediano di rottura con discrete qualità tecniche e fisiche. Entrambi vengono da un periodo non eccelso, visto che il classe ’92 ha lasciato il Boca per andare a trovare spazio con la maglia dei messicani del Pachuca, mentre il classe ’94 ha fatto una stagione da titolare con il Bournemouth, senza però mai fare il salto di qualità. E chissà che entrambi non vogliano dare una svolta alla propria stagione proprio con la nazionale.

PARAGUAY

La candidata maggiore per il terzo posto. Una delle nazionali da sempre meno considerate del Sud America, da quando sono finiti i tempi della generazione d’oro che arrivò agli ottavi a Francia ’98 (con Chilavert in porta e l’ex Inter Gamarra in difesa) e dall’exploit clamoroso di Sudafrica 2010, quando l’albirroja eliminò l’Italia ai gironi, arrivando ad uno storico quarto di finale grazie alla coppia d’attacco composta da Nelson Haedo Valdez e Oscar Cardozo.

Come per la Colombia, anche il Paraguay ha da poco un nuovo CT: si tratta di Eduardo Berizzo, allievo – è stato a lungo suo secondo – nonché ex pupillo di Marcelo Bielsa, reduce dall’avventura al Siviglia, interrotta per problemi di salute, e da una poco fortunata esperienza nei Paesi Baschi con l’Athletic Bilbao. Berizzo ha scelto di tentare l’avventura come commissario tecnico, prendendo le redini di una squadra che rispetto al passato non ha più il talento di una volta, ma che può fare della sua fisicità e del suo agonismo due punti di forza molto fastidiosi per le avversarie.

Foto: profilo Twitter Asociación paraguaya de fùtbol (AFP)

La squadra di Berizzo dovrebbe schierarsi con un 4-5-1 che in fase offensiva si trasformerà in un 4-3-3, di modo tale da poter essere compatto e ordinato dietro, ma anche pericoloso in fase offensiva. In porta giocherà Roberto Fernández, estremo difensore del Botafogo, e davanti a lui la linea sarà composta dalla vecchia – e dimenticata – conoscenza della Roma Ivan Píris a destra, il giovane 21enne Arzamendía a sinistra, mentre la coppia centrale sarà formata dall’ex Milan Gustavo Gómez (oggi al Palmeiras) e Fabián Balbuena, centrale in forza al West Ham.

Il centrocampo è un misto di qualità e quantità, visto che a dare polmoni e corsa ci saranno Rojas e Ortiz, entrambi campioni di Paraguay con l’Olimpia Asunción, mentre a dare qualità ed estro ci sarà l’ex campione MLS con l’Atlanta United Miguel Almirón, che viene da un semestre al Newcastle nel quale non ha fatto ancora vedere del tutto le sue qualità.

Sulle fasce agiranno due esterni d’attacco, col compito fondamentale di dar manforte in fase di non possesso: a destra agirà Derlis González, esterno del Santos e osservato speciale del Paraguay già in passate edizioni della competizione, mentre a destra dovrebbe partire Oscar Romero; quest’ultimo gioca in Cina nello Shanghai Shenua, nasce come trequartista ma è capace di adattarsi naturalmente al ruolo di laterale, con capacità di convergere e creare pericoli. Davanti c’è l’imbarazzo della scelta: non è stato convocato – a sorpresa – Antonio Sanabria, ma per il ruolo di unica punta si contendono un posto Cecilio Rodriguez, l’eterno Oscar Cardozo e il nostrano Santander, con il ropero che parte forse in vantaggio sugli altri due.

Un nome che non abbiamo citato, ma che potrebbe essere un’arma letale se inserita a partita in corso, è quello di Juan Iturbe: l’ex Roma gioca in Messico, è sparito dai radar del calcio europeo, ma in un contesto come quello dell’albirroja può scatenarsi, visto che il Paraguay, inserito nel girone peggiore della competizione, dovrà sfruttare al meglio le occasioni che gli si proporranno in contropiede. E chissà che la sua velocità non possa far male.

QATAR

Direte voi: ma cosa c’entra in tutto questo il Qatar? E invece c’entra. La nazionale del ricchissimo stato asiatico ha ricevuto un invito per partecipare alla manifestazione continentale CONMEBOL, ed assieme al Giappone chiuderà l’elenco delle 12 partecipanti. Molto spesso venivano invitate nazionali più vicine dal punto di vista geografico, ma a causa della concomitanza con la Gold Cup, Messico e Stati Uniti hanno dovuto declinare l’invito della federazione sudamericana.

Scontato e banale sarebbe definire il Qatar come fanalino di coda del girone B, visto che all’apparenza potrebbe sembrare una vera e propria squadra materasso. C’è però da ricordare che gli “al-annabi“, ossia i marroni, sono i campioni in carica della propria manifestazione continentale, la Coppa d’Asia, che hanno vinto sorprendendo il pubblico che ha seguito il torneo.

In panchina hanno un europeo, Félix Sánchez, spagnolo cresciuto nella Masia (le giovanili del Barcellona) che ha poi preso parte al progetto di crescita della QFA, la Qatar Football Association, per lo sviluppo dei giocatori all’interno del proprio territorio; è stato il primo a qualificare una selezione giovanile (l’under 19) alla Coppa d’Asia di categoria e addirittura a vincerla, è stato allenatore dell’under 23 portandola al terzo posto della medesima competizione, per poi essere riuscito nel recente miracolo di vincere con la selezione maggiore il trofeo continentale. 

Foto: profilo Twitter della QFA (Qatar Football Association)

Il dato di fatto è che stiamo parlando di una squadra che non ha assolutamente niente da perdere: una selezione invitata, con la rosa oggettivamente meno competitiva, ed inserita nel girone più ostico della competizione. Per molti di questi ragazzi, giocare contro Messi o James Rodriguez era soltanto un sogno fino a pochi mesi fa, e adesso faranno di tutto per godersi questa splendida avventura oltreoceano. Sánchez si affiderà ad un 5-3-2 molto coperto, visto che la forza di questa rosa è data dalla solidità difensiva che ha portato i qatarioti a vincere la Coppa d’Asia subendo soltanto un gol.

Tra i pali ci sarà Al Sheeb, con i tre centrali Al Rawi, Khoukhi e Salman, con gli ultimi due che sono capaci anche di giocare davanti alla difesa, il che significa che possiedono un tasso tecnico anche per impostare; i due terzini saranno Abdelkarim Hassan e Pedro Miguel, con chiare origini portoghesi ma naturalizzato qatariota. I tre di centrocampo avranno il compito di impostare e, allo stesso tempo, di inserirsi per dar manforte alla fase offensiva: Abdulaziz Hatem agirà davanti alla difesa, mentre al suo fianco ci saranno Al-Haydos e Madibo, altro giocatore naturalizzato, in quanto il piccolo centrocampista di 168 cm è nato in Sudan. Davanti troviamo Almoez Ali e Akram Afif, due 22enni che duettano in maniera molto interessante, cercano e attaccano ossessivamente la profondità, e saranno sicuramente due ossi duri per le retroguardie sudamericane.

Proprio Ali è stato premiato come MVP dell’ultima Coppa d’Asia, risultando anche il capocannoniere della sua selezione: ha un passato poco glorioso con le maglie di Sporting e Villarreal, ma questa breve esperienza europea gli ha lasciato sicuramente qualcosa a livello tattico. Giocatore fondamentale della selezione qatariota e uomo copertina per questa rosa che è tra le più giovani della competizione (meno di 26 anni di media) e dunque anche tra le meno esperte. Riusciranno la tattica difensiva e l’intenzione di aspettare l’avversario per colpirlo in contropiede a pagare?

 

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Copa America