Immaginate se tra qualche giorno finiremo a parlare di “Toronto blew a 3-1 lead”. Estremamente difficile, se non impossibile, con una Toronto ai limiti della perfezione e Golden State che naviga a vista. In Gara-3 non è bastato neanche Steph Curry versione supereroe per venire a capo di una situazione che sale di pericolosità per ogni minuto che passa. I 47 punti finali (nono giocatore nella storia NBA a superare i 45) sono il risultato di una “disperazione cestistica” nata dal dover praticamente trascinare di peso i possessi offensivi per 48 minuti. Situazione estremamente simile a quella che ha vissuto da spettatore quando LeBron James l’anno passato produsse uno dei “losing effort” più incredibili della storia con 51/8/8 a referto in Gara 1.

“I’ve been on the wrong side of 3-1 before, so why not make our own history?

 

Draymond Green, nelle interviste come in campo, parla senza giri di parole ed orpelli di sorta. È chiaro però che, al momento, l’unica “speranza” di rimonta sia legata al clamoroso comeback dei Cavaliers 2016 vissuto dai californiani dalla parte sbagliata della storia. Toronto al momento viaggia sulle ali di un entusiasmo che appartiene più ai tifosi che ai suoi stessi giocatori, quasi “leonardiani” nell’approccio alla partita e nella scientificità della loro gestione gara. La sconfitta di Gara-2 avrebbe potuto spostare bruscamente la bilancia verso Oakland considerando le due partite in casa e la possibilità concreta di un 3-1. Tolto il terreno da sotto i piedi in queste due partite, gli appigli per continuare a credere in una serie vengono dall’alto o dal passato. Prima che le X e le O sulla lavagnetta di Steve Kerr, adesso serve unità, coesione, fiducia e, se possibile, un ulteriore aiuto dall’infermeria. Kevin Durant sta prendendo le sembianze del Godot beckettiano dal quel 5 Maggio dove è stato visto per l’ultima volta in campo. Non c’è neanche modo di mettersi l’anima in pace sulla sua presenza perchè un problema fisico, che all’apparenza non sembrava così preoccupante, sta tenendo sulle spine sia i suoi stessi compagni che noi appassionati. Mentre sugli altri infortunati è stato piuttosto chiaro fin dall’inizio se, come e quando sarebbero rientrati su KD non sappiamo niente fino a poche ore prima della partita. Giocherà o no? David West, fuori dalla Oracle Arena dopo Gara 4 ha scambiato un paio di opinioni con Sam Amick di The Athletic:

“You’ve just got to find it somewhere else, they need somebody else to step up, have a career game, or a three career games now”

Sarebbe stato forse possibile vederlo in Gara-4 ma non è neanche una questione in mano sua, essendo il suo “ok” fisico materia medica in mano allo staff di GSW. Vedendo però la “fretta” con cui sono stati rilanciati nella mischia gli altri, c’è da aspettarsi che il tutto per tutto sia rivedere KD in campo in Gara 5. E che magari sia l’uomo del quale sta parlando David West.

Vero che il mondo di GSW non gira attorno alla lavagnetta di Steve Kerr (anche se…) ma sicuramente c’è molto da sistemare anche lì. Non tanto nei piani del coach ma nelle sue applicazioni in campo. Toronto sta semplicemente smantellando qualsiasi preparazione difensiva. L’idea di cambiare su tutti i blocchi ha mostrato in più occasioni come non possa essere efficare contro un Ibaka costantemente matchato contro un avversario non in grado di contenerlo (lo stesso Steph Curry si è trovato a “contestargli”  multipli rimbalzi offensivi), contro un Gasol che appare in punta come un SR71 Blackbird e sparisce altrettanto rapidamente, contro le infinite leve della piovra Siakam. Coach Nurse ha il merito ed i mezzi per mandare in confusione una difesa sì rimaneggiata ma in ogni caso estremamente competente. Il buon DeMarcus Cousins visto in Gara-3 si è disciolto in Gara-4  prendendo decisioni in fase divensiva piuttosto raccapriccianti a cui neanche Draymond Green è riuscito a mettere una pezza. Un epilogo piuttosto deprimente per un giocatore arrivato con le stimmate di “bug del sistema”e quinta All-Star in campo. C’è da augurarsi che Steph abbia ragione:

“Like any great player, if you have a rough game, that resiliency to bounce back and the confidence to know that you can still go out there and impact the game, that’s something that he’ll bring, and we all will follow suit for sure.”

Basterà tutto per chiudere un Jurassic Park sempre più in controllo della serie e fuori controllo per tutto il resto del mondo? Saranno pronti a recitare la parte a cui hanno costretto le Cleveland di LeBron James?

Fonte immagine in copertina: profilo Twitter ufficiale Toronto Raptors