“Coraggio lasciare tutto indietro e andare,
Partire per ricominciare
Che non c’è niente di più vero di un miraggio
E per quanta strada ancora c’è da fare
Amerai il finale”

Il coraggio di mollare tutto e partire, verso un ignoto destino, solo per inseguire il proprio sogno. La fa facile Cesare Cremonini con la sua celebre hit “Buon viaggio”, un ritornello cantato da molti ma da pochi effettivamente preso alla lettera. Ebbene sì perché non è facile essere coraggiosi, non è semplice decidere di abbandonare il proprio nido, i propri cari e le proprie certezze per avventurarsi nel pericoloso abisso dell’ambizione. Il rischio paga, è vero, ma spesso risulta anche fatale; per chi poi, potenzialmente, ha più da perdere che da guadagnare, il gioco non vale la candela. Ma la vita è una sola e va vissuta a pieno, senza rimpianti e senza paure ma soprattutto avendo la consapevolezza che “volere è potere”.

Seppur verità incontrastabile, la decisione di seguire questo precetto è soggetta a discrezione individuale: c’è chi preferisce le tranquille certezze e chi invece opta per le rischiose ambizioni. In questa ultima categoria, in particolare, c’è il calciatore che andremo a raccontare quest’oggi: Heung Min Son. La storia della stella del Tottenham è un racconto fatto di sacrifici, duro lavoro, cadute e risalite. Un percorso costellato dalle ambizioni che gli hanno permesso di sopportare fatiche fisiche e morali non indifferenti ma soprattutto di lasciare casa per avventurarsi nella crudele Europa, con la consapevolezza che avrebbe avuto solo una possibilità per conquistarla. Dietro il successo c’è sempre un background di fatiche e cadute che può essere superato solo grazie alla forza di volontà. Heung Min Son lo sapeva e lo sa, ed è per questo che lo ha raggiunto.

Fonte foto: fanpage Instagram del giocatore.

 

IL REGIME MILITARE DI CASA SON

Avete mai visto Karate Kid? Beh se non l’avete fatto, rimediate immediatamente. Questo film, considerato una pietra miliare della cinematografia, racconta la storia di un giovane allievo cresciuto ed educato alle arti marziali dal proprio maestro, tramite una rigorosa disciplina e duri allenamenti. In chiave calcistica e probabilmente più crudele, questa pellicola potrebbe essere riadattata tramite due nuovi protagonisti: Heung Min Son e suo padre. Son Woong Jun è stato anch’esso un calciatore di medio livello e di ruolo attaccante. Militò in alcune formazioni sud-coreane fino al 1990, quando un grave infortunio mise fine alla sua carriera. Da lì, quasi ossessivamente, il suo obiettivo divenne quello di avere figli e crescerli come calciatori. Una programmazione a tratti morbosa e inquietante ma che nasceva dalla volontà di riuscire dove lui aveva sfortunatamente fallito.

Quando Heung Min nacque nel 1992, il suo destino era quindi già scritto. Appena possibile il padre cominciò ad allenarlo duramente tramite esercizi di base, semplici ma ripetitivi. In una sorta di regime militare calcistico, ad ogni rifiuto o ad ogni errore corrispondeva una punizione corporale o sportiva che spingeva il ragazzo ad un’obbedienza impressionante. Tra le fissazioni del padre vi era l’importanza rivolta alla tecnica di base e alla proprietà di palleggio. In un’ottica di costante miglioramento Son Woong Jun organizzava sessioni di palleggio e di passaggi infinite che a volte potevano durare anche ore. Come ricorda la stella del Tottenham, una volta capitò che per punire un litigio tra lui e il fratello, il padre li costrinse a quattro ore di palleggi. Al termine della sessione Son ricorda che incominciò a vedere quattro palloni e il pavimento colorato di rosso.

Fonte foto: Koreantimes.it

 

Insegnamenti duri praticati tramite la costanza dell’allenamento che, tuttavia, non si limitavano solo all’aspetto fisico ma anche a quello mentale. Erano infatti quotidiane le lezioni di vita impartite al ragazzo dal padre. Massime che variavano da concetti come “Nessuno ti regalerà niente tramite capricci e lamenti. Il calcio è uno sport per duri in cui la differenza più che i piedi, la fa la testa. Tu devi essere più forte degli altri mentalmente e pensare a migliorarti ogni giorno.” a pensieri quali “se segni un gol con un avversario a terra dolorante, sei un codardo. Prima c’è il rispetto e poi il gioco.” Infine tra le pratiche più anticonvenzionali di allenamento vi era la limitazione, sempre da parte del padre, di fargli disputare le classiche partitelle alla fine di una sessione. Pensava infatti che tali esercitazioni potessero compromettere la stabilità fisica del ragazzo e potessero, in un certo senso, privarlo della “fame di segnare” necessaria durante le partite vere.

 

Son Woong Jun aveva una missione: crescere un guerriero calcistico audace, coraggioso e affamato di successo, distogliendolo da distrazioni o vizi in modo tale da porre la massima concentrazione sull’obiettivo. Quale? Quello di diventare il calciatore asiatico più forte di sempre e uno dei più forti del mondo. Come? Con costanza, rispetto e grande competitività.

Fonte foto: fanpage del giocatore su Instagram.

 

LA FAME DI PRENDERSI TUTTO

La voglia di raggiungere un obiettivo. Alla fin fine è solo quella la miscela necessaria per arrivare in alto e per trasformare il proprio sogno in realtà. Oppure la prospettiva di doversi portare il pesantissimo masso del rimpianto sulle spalle per tutta la vita. Ecco questa è un’altra motivazione che spinge a lasciare tutto indietro e andare. Un po’ come dice Cremonini, un po’ come ha fatto Heung Min Son. Sì perché il treno europeo dell’Amburgo è uno di quelli che passa una volta nella vita, specie in una terra calcisticamente povera come la Sud Corea. Un convoglio pieno di sogni e di speranze che, realisticamente, rappresentava l’unica possibilità per il coreano. Sì perché un biglietto di ritorno a casa si poteva trovare facilmente, tra rimpianti e fallimenti, mentre un’altra occasione sarebbe stata molto, molto difficile.

Con questa consapevolezza e memore degli insegnamenti del padre, Son quando arriva nel 2008, a soli 16 anni, all’Amburgo è una vera e propria furia. Da subito interessato a inserirsi in squadra, prende lezioni di tedesco e cerca di stringere ottimi rapporti con tutti i compagni. Il suo primo allenatore Von Ahlen rimase impressionato dalla sete di apprendimento e dalla disciplina del ragazzo tanto che lo promosse subito titolare. Tra le caratteristiche che avevano colpito gli scout tedeschi, oltre alla velocità e alle proprietà tecniche, vi era l’aggressività con cui attaccava la porta. Il ragazzo infatti, pur non essendo una prima punta, aveva l’istinto, la freddezza e la crudeltà di chi avrebbe segnato anche 10 gol se avesse potuto. Tra le altre peculiarità del ragazzo vi era per l’appunto la costanza: dopo ogni allenamento capitava di vedere Son allenarsi da solo, costantemente, su quelle proprietà di gioco che riteneva migliorabili.

Heung Min Son ai tempi dell’Amburgo: fonte foto fanpage ufficiale Instagram del giocatore.

 

I suoi incredibili numeri e il suo approccio positivo nei confronti dei compagni e dei tecnici spinsero l’allenatore della prima squadra a farlo esordire a soli 18 anni. Da lì in avanti, dopo una prima stagione di ambientamento, il rendimento del sud-coreano diventò impressionante al punto che alla sua terza stagione fu tra i protagonisti del settimo posto della squadra con 12 gol e 4 assist. Cifre che convinsero il Bayer Leverkusen a sborsare 13 milioni per aggiudicarsi il giocatore che sin da subito mostrò tutte le sue qualità. Nel tridente dietro la punta con Calhanoglu e Bellarabi, Son era libero di agire da esterno d’attacco abile a svariare con dinamicità e grande efficacia. E i numeri lo confermavano. Al suo primo anno, solo in Bundesliga, realizzò 10 gol e 4 assist mentre nel secondo tra campionato e coppe mise a referto 17 gol e tre assist di cui 5 reti segnate solo in Champions League. La crescita esponenziale di questo talento convinse il Tottenham, società in forte crescita, ad investire su di lui 30 milioni che lo portarono nel 2015 a trasferirsi a Londra.

A Londra arrivò con le pressioni di un potenziale craque tutto da valutare, ma soprattutto tra i pregiudizi di chi riteneva i calciatori asiatici inferiori a quelli europei. In un calcio fisico e dinamico come quello inglese, Son faticava ad ambientarsi: il primo anno, lanciato da Pochettino nel ruolo di ala destra, siglò la miseria di 8 gol e 5 assist in 42 partite, di cui solo 4 reti in campionato. Numeri miseri che andavano ad aggiungersi a prestazioni anonime e insoddisfacenti. Risvegliato e sospinto dal padre, trasferitosi nel frattempo a Londra, già alla seconda stagione la musica cambiò: nella seconda annata infatti furono 21 i gol e 10 gli assist, con una crescita esponenziale soprattutto in termini di incidenza nel gioco degli Spurs. Son, infatti, oltre a curare maggiormente l’aspetto muscolare, incominciò a fare della grande velocità il suo asso nella manica, riuscendo a sfuggire ai potenti e arcigni difensori della Premier League.

Fonte foto: profilo Instagram footbalhqs.

 

Qualcosa però ancora mancava per la definitiva consacrazione. La coinvolgente serenità di Son era come scomparsa, come se qualcosa lo turbasse o non lo rendesse sereno e ciò influiva anche sulle sue prestazioni in campo, di ottimo livello ma non ancora eccellenti.

 

 

LIBERARSI DI UN PESO PER SPICCARE IL VOLO

Nel celebre volo verso il successo è necessario liberarsi di tutti quei fardelli fisici e morali che impediscono di librarsi verso il raggiungimento del proprio obiettivo. Questi ostacoli possono essere semplici da superare ma anche tremendamente difficili e rischiosi per la propria carriera. Il fardello di Son era inusuale ma soprattutto fatale per chi ambiva a raggiungere l’apice calcistico: l’obbligo di leva militare. In Corea del Sud, infatti, tutti gli uomini dai 18 ai 35 anni sono chiamati a prestare servizio per almeno 21 mesi. Una chiamata alle armi fondamentale per lo stato e che non risparmia neanche celebrità o grandi sportivi. Questo obbligo lo avrebbe tenuto lontano dai campi per circa due anni, vanificando tutti i sacrifici fatti e probabilmente ponendo la parola fine ai suoi sogni di gloria. Una giustificata fonte di preoccupazione quindi per un giocatore che non riusciva a trovare la consacrazione proprio perché annebbiato da questa tremenda prospettiva.

Un possibile avvenire evitabile, tuttavia, grazie a meriti sportivi come il raggiungimento di traguardi importanti con la nazionale. Tra gli obiettivi figurava la qualificazione agli ottavi di finale del mondiale, traguardo non raggiunto per poco dalla Corea agli scorsi campionati mondiali in Russia e causa del disperato pianto di Son. Lacrime asciugatesi a Settembre quando il 7 del Tottenham ha partecipato come fuori quota ai campionati asiatici Under 23. Questo torneo sarebbe stata l’ultima occasione per Son per evitare la leva e in tal senso la fame e la forza combattiva espressa in campo lo hanno dimostrato. Veder giocare la stella sudcoreana nella finale contro il Giappone era come rivivere un throwback di una puntata di Holly e Benji (immaginate chi potesse essere Holly) in cui la differenza tra la stella e i restanti giocatori era semplicemente abissale. Un successo arrivato grazie alle invenzioni del fenomeno sudcoreano che gli sono valse la vittoria ma soprattutto la liberazione da una prospettiva fatale.

Fonte profilo Instagram: footbalhqs.

 

Liberato di questo peso, Son ha preso definitivamente il volo verso l’olimpo dei più forti calciatori in attività. Quest’anno infatti, dopo essersi sbloccato con la bellissima rete al Chelsea, il sudcoreano ha attraversato un momento di forma incredibile fino ai primi di Marzo, contribuendo in maniera diretta a 15 reti in sole tredici partite. Ciò che tuttavia ha più colpito l’ambiente della Premier è stata la capacità del giocatore di assumersi maggiori responsabilità, soprattutto nel periodo di assenza di Kane. Durante l’infortunio dell’attaccante inglese, infatti, il sudcoreano grazie alla sua grande duttilità ha spostato il suo raggio d’azione oltre che sulla corsia esterna anche nella zona centrale del campo, svariando pericolosamente sulla trequarti offensiva e diventando uno spietato finalizzatore. E i numeri lo confermano: sette degli ultimi gol di Son sono arrivati dopo l’infortunio di Kane di cui quattro in quattro partite diverse e altri tre nella doppia spettacolare sfida con il Manchester City.

La partita contro i citizens, in particolare, ha segnato il definitivo battesimo di Son da calciatore talentuoso e promettente a campione e leader. Nel doppio confronto europeo, infatti, il 7 coreano è stato il vero trascinatore morale e tecnico della squadra assicurando oltre a tre splendidi goal anche un enorme contributo in difesa, agendo sul pressing della squadra di Guardiola e assicurando costanti rientri difensivi. Una definitiva e meritata consacrazione arrivata dopo anni di duro lavoro, cadute e risalite vissute sempre con il sorriso sulle labbra. Un volo verso il successo cominciato dopo la liberazione da un peso morale e oggettivo veramente sconcertante.

 

 

Son Heung Min ha vinto la sua battaglia, quella del riconoscimento tra i massimi esponenti del calcio mondiale e europeo, dopo anni di allenamenti e sacrifici impressionanti. E’ partito da casa a 16 anni senza mai voltarsi, senza mai una lacrima, senza nessun rimpianto. Ha raggiunto traguardi che nessun asiatico prima di lui aveva ottenuto. Si è preso il rispetto di colleghi e addetti ai lavori con umiltà, rispetto e grande disciplina. Ha ricevuto punizioni e mazzate morali impressionanti. Ha sconfitto la prospettiva di imbracciare un’arma con il pallone ad un piede. Ha affrontato con coraggio, determinazione e forza di volontà una serie di sfide impressionanti. Son Heung Min è stato ed è un vero guerriero calcistico ma soprattutto è la dimostrazione di come, anche partendo dal nulla, si possa raggiungere la vetta. Basta impegnarsi sempre e non mollare mai. Perché se ci credi, si avvera. Perché per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale..

[Fonte foto copertina: profilo Instagram del giocatore]