Nelle serie inferiori italiane si vedono infrastrutture in pessime condizioni, manti erbosi al limite della praticabilità, società che falliscono e che rinascono in continuazione. Il tifoso è vittima di un sistema calcio che molto spesso si assenta in maniera ingiustificata, lasciando nel buio categorie che ospitano squadre che hanno fatto la storia del nostro calcio; ed è proprio in queste situazioni che coloro che seguono con passione e fedeltà i propri colori, continuano imperterriti a girare lo stivale per sostenere la propria maglia e, quantomeno, per vedere del buon calcio.

Tutto ciò, fortunatamente, accade in Sicilia: a Trapani sono tutti quanti in trepidazione per la finale di ritorno dei playoff tra i granata e il Piacenza (andata finita 0-0 al Garilli), dopo una stagione terminata al secondo posto dietro alla rocciosa Juve Stabia, nella quale al Provinciale si è visto del grande calcio.

E gran parte del merito è dell’allenatore, l’ex metronomo di Hellas e Chievo Verona, Vincenzo Italiano. 

DALLA GERMANIA AL CENTRO DEL CAMPO

Vincenzo Italiano nasce nel 1977 a Karlsruhe, città nei pressi di Stoccarda e ad un passo dal confine con la Francia. Il suo essere “tedesco” nasce e finisce lì, perché all’età di 6 mesi i suoi genitori tornano in Italia, più precisamente in Sicilia, dove inizierà a giocare a calcio, fino ad arrivare ad esordire tra i professionisti con la maglia del Trapani (corsi e ricorsi storici tipici del mondo calcistico). Dopo due anni di granata inizia la sua più grande avventura, stavolta al nord, con la maglia dell’Hellas Verona: sarà padrone della mediana per ben 9 stagioni, nelle quali diventerà il sesto giocatore più presente degli scaligeri. Tanta Serie A, qualche annata in B, e una crescita come giocatore specialmente negli anni di Malesani e Prandelli, dai quali erediterà molto una volta seduto in panchina. Poi una breve parentesi con il Genoa, il ritorno per altri due anni all’Hellas, e poi il passaggio ai concittadini del Chievo, dove inizierà il suo lento decadimento; chiuderà la sua carriera passando prima per un’altra squadra veneta, il Padova, per poi terminare definitivamente al Lumezzane.

Di lui si dice che fosse già un allenatore in campo: classico pivote, il regista della squadra che si piazza davanti alla difesa e fa girare tutta la squadra dando tempi di gioco e sempre un appoggio comodo al compagno. Ordinato e diligente, per tutti era scontato che il suo futuro fosse su una panchina ad allenare. Prende il patentino nel 2014 ed inizia come vice di Alessandro Dal Canto – altro allenatore che quest’anno, con l’Arezzo, ha fatto vedere grande calcio – al Venezia, ma l’avventura dei due terminerà solo dopo 9 giornate.

A quel punto Italiano cambia strada: sceglie di mettersi in proprio, e lo fa ripartendo dagli Allievi di una squadra dilettantistica del padovano, la Luparense San Paolo, che poi cambierà nome nell’anno sucessivo diventando Vigontina San Paolo e che lo promuoverà ad allenatore della prima squadra. Non sarà un esordio facile tra i grandi, visto che alla fine di una turbolenta stagione la sua squadra retrocederà in Eccellenza, sebbene già si intravedano buoni spunti. Se ne accorge l’Arzignano, che allestisce una squadra di livello al suo nuovo tecnico e che, a quel punto, spicca il volo: 3° posto (miglior piazzamento storico del club), miglior attacco con 75 gol fatti, ben 16 giocatori a segno, minor numero di sconfitte (5), imbattuto per 8 mesi (14 partite consecutive senza perdere) e una sola sconfitta tra le mura amiche.

Italiano inizia ad essere osservato anche dai club professionistici. 

Foto: sito ufficiale Arzignano Valchiampo

CONDIVISIONE E CORAGGIO

Il Trapani si ritrova senza allenatore dopo aver mancato la promozione in Serie B un anno dopo la cocente retrocessione. Non hanno funzionato i grandi nomi, e dato che la gente vorrebbe perlomeno vedere una squadra propositiva, la società tenta l’azzardo: Vincenzo Italiano diventa il nuovo allenatore, e torna da profeta in patria dopo gli esordi in maglia granata di più di 20 anni fa.

La squadra non riesce a vincere il campionato, sebbene fosse una delle favorite, ma quel che è certo è che al Provinciale la gente riempiva più che volentieri gli spalti: una squadra sempre in cerca del pallone, possesso palla sempre superiore all’avversario, ricerca di verticalità e di ampiezza a seconda del posizionamento avversario, e, nella maggior parte dei casi, gol e risultati. 22 vittorie, 8 pareggi e 6 sconfitte, con 60 gol segnati e 34 subiti, che mettono il Trapani tra le prime di entrambe le classifiche; Italiano fin da giocatore non ha mai avuto paura del pallone, lo ha sempre voluto tra i piedi, e per questo motivo ha trasmesso gli stessi concetti ai propri giocatori. Lo stesso coraggio che aveva lui in campo, vuole che lo abbiano i suoi ragazzi: quella che è stata la sua esperienza da calciatore viene condivisa a tutto tondo, perché, come rivelato da lui stesso, “non c’è cosa più bella di vedere la tua squadra che ti segue in tutto e per tutto”.

Il gruppo lo ha seguito e continua a farlo fino all’ultimo passo che arriverà il 15 giugno, nel match contro il Piacenza, dove il Provinciale si vestirà a festa (sperando di poter festeggiare davvero al fischio finale). Il coraggio sta alla base di tutto, perché Italiano, come ogni professionista che si rispetti, non vuole assolutamente perdere. 

“Io non gioco contro una squadra in particolare. Io gioco per battermi contro l’idea di perdere”.

La gente, come detto, si diverte. Normale quando hai un allenatore così: Italiano fa parte della scuola di allenatori che non si limita a voler vincere, ma vuole farlo nel miglior modo possibile, ossia regalando spettacolo a chi paga il biglietto. L’ex mediano ritiene che, come detto dal neo campione d’Europa Jurgen Klopp, un allenatore, oltre al mondo del calcio, non sia niente, e per questo motivo ha il dovere di divertire; in primis sé stesso, per gratificarsi nel lavoro che svolge, successivamente i giocatori che si allenano con e per lui, e infine – ma non per importanza – il pubblico. Giocare per il pareggio sarebbe magari più semplice, ma probabilmente stancherebbe tutte le componenti sopracitate. Ed ecco perché il calcio del Trapani è prima di tutto “bello da vedere”.

Non vi sorprenderà che, come la maggior parte degli allenatori che condividono questa mentalità, prenda spunto da quella specie di “animali da panchina” che comprende gente come Pep Guardiola, Maurizio Sarri e il già nominato Klopp.

PRINCIPI DI GIOCO

Una volta spiegata la mentalità, non è difficile entrare dentro a quella che è la proposta in campo. Italiano parte con un 4-3-3 prevalentemente offensivo, nel quale i due centrali devono sapersi muovere in relazione al proprio compagno, sapersela cavare anche in inferiorità numerica e soprattutto, saper giocare il pallone anche nelle situazioni più scottanti. E quest’ultima caratteristica deve assolutamente appartenere anche al portiere. I due laterali spingono, tanto, perché il 4-3-3 granata è un modulo cangiante che vede l’abbassamento del mediano che, in fase d’impostazione, diventa quasi un centrale difensivo aggiunto, e i due suddetti terzini che diventano due laterali di centrocampo, rendendo il modulo iniziale una sorta di 3-4-3. Il centrocampo è invece un mix di quantità, qualità, inserimenti e capacità di aiutare la manovra offensiva, mentre in attacco sono fondamentali i due esterni che hanno il compito di dare ampiezza quando la squadra è schierata a 4, e di supportare l’unica punta quando si alzano i terzini. L’attaccante ha invece un ruolo decisivo, dato che è colui che detta i movimenti dei suoi compagni: quando verrà incontro a palleggiare, saranno esterni d’attacco e uno degli interni di centrocampo ad inserirsi, mentre dovrà attaccare la profondità per allungare gli avversari e lasciare maggior spazio per il fraseggio dei compagni.

Il Trapani propone, coinvolge tutti i giocatori nella manovra, affinché possa avere il maggior numero di soluzioni per palleggiare, ragionare, far faticare e muovere il più possibile le linee avversarie. La volontà è quella di non aspettare mai l’avversario, perché come si deduce dalle parole di Italiano, il primo schiaffo non vuole mai prenderlo: la squadra deve imporre il proprio gioco e le proprie idee, senza badar tanto a chi trova davanti.

La metodologia dell’ex mediano si basa su due principi fondamentali: partecipazione e trasmissione delle idee. Nel primo caso si parla di una partecipazione a tutto tondo, che rende l’allenatore un vero e proprio giocatore durante l’allenamento; Italiano mette a disposizione la sua esperienza per il gruppo, gioca con i suoi ragazzi e mostra, sia con i concetti spiegati che fisicamente durante le sedute, che crede seriamente in quello che fa. Non è un caso questo approccio, tipico di chi lavora o ha lavorato bene in un settore giovanile, dove il ragazzo che osserva l’allenatore deve essere affascinato dalla passione e dalla convinzione del proprio mister.

Per quanto riguarda la trasmissione delle idee, detto della condivisione, la squadra lavora in modo oscuro: è tipico delle squadre che propongono calcio, sentirsi dire il solito ritornello “bel gioco ma difesa da rivedere”. Non è così. Il lavoro offensivo, sia in fase di possesso che di non possesso, è finalizzato alla sistemazione e alla preparazione di quello difensivo, dove marcature preventive e posizionamenti in determinate zone di campo sono date dal pressing studiato dei giocatori d’attacco; allo stesso modo, il palleggio e il giropalla – un modo per rifiatare e risistemare la squadra – permette agli attaccanti di valutare al meglio e con più calma il posizionamento o lo spazio da attaccare.

Il fraseggio parte da dietro, con il portiere Dini e il centrale Da Silva che fanno da primi registi, per poi essere aiutati da Taugourdeau e Corapi, che si alternano nel ruolo di mediano e incontrista. Nzola, l’attaccante, è una forza della natura nell’attaccare lo spazio, ma allo stesso tempo è cresciuto molto nella fase di sostegno e appoggio durante il palleggio, e le sue scelte influenzano il movimento di Tulli (o Fedato) e Ferretti che attaccheranno lo spazio o si allargheranno a seconda della decisione presa da Nzola. In tutto questo sono fondamentali gli inserimenti di Costa Ferreira, leader tecnico dei siciliani.

La difesa si ricompone quando il pallone lo ha tra i piedi, lo scaglionamento offensivo parte già da inizio azione, e chi non conosce a fondo il calcio non nota come tutto il lavoro difensivo nasca da situazioni in cui si gioca in zona offensiva del Trapani. Se dovessimo fare un parallelismo con una squadra più conosciuta, la proposta di gioco di Italiano ricalca molto le idee di Roberto De Zerbi e del suo Sassuolo: metodologie moderne, spesso fraintese, nelle quali però si vede sempre la crescita del singolo e un coinvolgimento totale della squadra nella filosofia proposta. Sono facili anche i paragoni tra i giocatori, dove Costa Ferreira svolge il compito che hanno Sensi e Locatelli, Taugourdeau gioca davanti alla difesa approcciandosi in modo molto simile a Magnanelli, Tulli che è esterno più “tecnico” alla Berardi e Ferretti più uomo sprint alla Boga, mentre Nzola ricalca la figura di un Babacar meno statico ma più dinamico.

In Serie C ci sono tanti di questi allenatori – si veda l’ex Juve U23 Zironelli o il già citato Dal Canto – che hanno scelto di partire dal basso, magari infilandoci anche un’esperienza con i giovani, e che hanno fatto delle proprie idee il loro credo. E quando l’idea è dinamica, sviluppabile ma, soprattutto, condivisa, la strada si fa meno ripida. Ed è per questo che non ci sorprenderà vedere Vincenzo Italiano tra i papabili di panchine di categoria superiore in breve tempo.

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🗣🎙 “Avremmo rispettato tutte le squadre. Arrivati a questo punto sono tutte squadre fortissime. Conosciamo la forza del #Catania, sia per il valore di una squadra che è una vera corazzata, sia per l’ambiente caldissimo, che ci aspettiamo e che trascina la squadra”. Questo il commento di mister Vincenzo #Italiano dopo il sorteggio svoltosi nella sede della #LegaPro per gli accoppiamenti delle squadre che prenderanno parte al secondo turno nazionale dei play off. 🎤 “Il Catania è galvanizzato dalle tre partite già affrontate, che gli ha certamente dato grandi vantaggi, soprattutto sul piano mentale. Ma noi prepareremo al meglio questo impegno, che è davvero troppo importante. Andremo dunque a Catania con grande rispetto, consapevoli di affrontare una squadra fortissima, sostenuta da una tifoseria caldissima, ma altrettanto consapevoli di essere noi una squadra che può mettere in difficoltà tutti”.

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L’immagine di copertina è tratta dalla pagina ufficiale instagram del Trapani Calcio.