L’Italia non è riuscita a conquistare la finale di Łódź. La formazione di Paolo Nicolato si è dovuta arrendere ad un’Ucraina compatta, ben messa in campo e tatticamente attenta. Gli azzurrini sono caduti nella trappola organizzata e studiata dal CT ucraino Petrakov il quale, come spesso accaduto in questo Mondiale Under 20, ha proposto un’idea di gioco prettamente difensiva, grazie ad un 5-4-1 camaleontico capace di modificarsi nelle due diversi fasi di gioco. Nel momento migliore della squadra di Nicolato è arrivata la disattenzione difensiva fatale per gli azzurri. Il facile tap-in di Buletsa non ha lasciato scampo a Plizzari e dal 65′ in poi si è giocato per inerzia e con nervosismo. La beffa finale del gol annullato a Scamacca (in maniera molto dubbia, ma comunque lineare con la linea interpretativa tenuta dall’arbitro Claus per tutti i 90 minuti) non può però mettere in secondo piano il percorso compiuto da questi ragazzi nella spedizione polacca, i quali hanno dimostrato di avere personalità, fame e voglia di rappresentare al meglio la propria bandiera.

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Si sapeva: Italia-Ucraina sarebbe stata una partita tattica. Entrambi i tecnici, sia Nicolato che Petrakov, avevano dimostrato di investire molto tempo ed energie nella preparazione della gara. Entrambe le squadre si erano messe in mostra per un’ottima fase difensiva, resa possibile grazie alle qualità dei singoli giocatori, e proprio l’efficienza del reparto arretrato è stato il punto di forza delle due formazioni.

Nicolato ha scelto il solito 3-5-2, la formazione base con Gabbia, Del Prato e Ranieri davanti a Plizzari; Tripaldelli e Bellanova come esterni a tutto campo; Esposito davanti alla difesa coadiuvato da Frattesi e Luca Pellegrini, mentre davanti i soliti Pinamonti-Scamacca. Anche Petrakov aveva scelto la cosiddetta “formazione standard” con un 5-4-1 malleabile. Determinante infatti è stato il lavoro dei quattro esterni ucraini: Korniienko e Buletsa a sinistra, Konoplia e Kashchuk a destra. Questi quattro giocatori hanno saputo interpretare il ruolo e le mansioni tattiche in maniera perfetta e durante entrambe le fasi di gioco. Quello che in fase difensiva appariva chiaramente come un classico 5-4-1, sia come prima aggressione, che come compattezza della linea, si trasformava repentinamente in fase di transizione, ovvero con il passaggio dalla fase difensiva a quella offensiva. Korniienko e Konoplia aumentavano il proprio raggio d’azione allargandosi molto e garantendo ampiezza; contemporaneamente Buletsa e Kashchuk si accentravano verso gli half-spaces, o nelle zone di rifinitura, per dare supporto all’unica punta Sikan. Il 5-4-1 di Petrakov roteava continuamente trasformandosi in un 3-4-2-1.

La linea a 4 di centrocampo dell’Ucraina pronta a far pressing all’altezza del centrocampo. Sikan si posiziona su Esposito e Konoplia è pronto ad alzarsi su Tripaldelli.

In questa immagine si vede chiaramente la disposizione a 4 in linea dell’Ucraina in fase difensiva con gli esterni di centrocampo Kashchuk e Buletsa pronti ad uscire a pressare all’altezza del centrocampo sui nostri terzi di difesa. In quel preciso istante cominciava in stile domino il pressing ucraino con il quinto di difesa (in questo caso Konoplia) in uscita sul quinto dell’Italia (in questo caso Tripaldelli). L’unico obiettivo dell’attaccante ucraino in fase difensiva era quello di annullare lo spazio per il regista azzurro Esposito.

In fase di possesso invece la formazione ucraina cambiava volto modificando il proprio assetto in un 3-4-2-1.

La diversa disposizione dell’Ucraina in fase offensiva

In fase d’impostazione i due esterni della difesa a 5 (in questo caso quello di sinistra, Korniienko) si alzavano e contemporaneamente allargavano per prendere campo e aprire le maglie del 3-5-2 italiano. Allo stesso istante Buletsa e Kashchuk stringevano la propria posizione per aiutare Sikan, diventando così attaccanti aggiunti.

Di contro, il 3-5-2 ha faticato spesso e volentieri nel rendere la manovra fluida e scorrevole, tant’è che nella prima frazione di gioco a toccare la maggior parte dei palloni sono stati proprio i tre difensori centrali. Scamacca e Pinamonti hanno faticato nel dialogare tra loro, pressati continuamente dai tre centrali di difesa bloccati dell’Ucraina. La formazione di Petrakov si è dimostrata capace di saper alternare una difesa bassa con un pressing a tutto campo: nel momento in cui Ranieri a sinistra e Gabbia a destra avanzavano palla al piede, Buletsa e Kashchuk davano il via al pressing di squadra in tutte le zone del campo, lasciando unicamente liberi i giocatori meno pericolosi della formazione di Nicolato, ovvero Del Prato e Plizzari.

Le uniche sortite offensive dell’Italia degne di nota nel primo tempo si sono registrate quando con Bellanova-Frattesi a destra e Tripaldelli-Pellegrini a sinistra siamo riusciti a creare catene di gioco vincenti, che ci hanno permesso di arrivare facilmente e con pochi passaggi al cross o al tiro.

Inserimento senza palla di Frattesi sulla fascia destra

TENSIONE E VAR

Il secondo tempo della squadra di Nicolato si può riassumere sostanzialmente con queste parole: tensione e VAR. La prima è emersa soprattutto dopo il gol dell’Ucraina, che è arrivato come un fulmine a ciel sereno dato che in quel determinato spezzone di gara l’Italia aveva dato l’impressione di aver preso le misure agli ucraini. L’entrata in campo di Alberico, al posto dell’infortunato Frattesi, aveva garantito vivacità e imprevedibilità, tant’è che proprio su una sua palla illuminante Pinamonti aveva fallito il gol del vantaggio.

Il gol dell’Ucraina

Il gol dell’Ucraina invece nasce da uno stop sbagliato in uscita da Esposito, successivamente la palla finisce sui piedi di Konoplia, il quale effettua un cut back direzione dischetto del rigore. In quella zona di campo manca la copertura necessaria: i tre difensori stringono troppo verso la porta, mentre Alberico non segue il taglio di Buletsa.

La reazione della squadra di Nicolato è più di nervi, che organizzata e difatti le occasioni migliori per il pareggio arriveranno nei minuti finali: prima con Capone che spreca incredibilmente da due passi una palla meravigliosa di Pellegrini, poi con Scamacca al quale viene annullato l’euro-gol del pareggio per un presunto colpo al volto del proprio marcatore.
In questo senso il VAR e le nuove regole in termini di contatti aerei di gioco hanno dimostrato non pochi limiti: sia il secondo giallo a Popov, sia il gol annullato a Scamacca rappresentano una nuova idea di calcio nel quale il minimo contatto con le braccia viene valutato falloso e punibile con cartellino. Entrambi i casi rappresentano un classico metodo calcistico di prendere posizione e “sentire” il proprio avversario: una classica situazione di gioco per attaccanti e difensori.

L’Italia esce quindi da questo Mondiale con non pochi rimorsi, sia perché l’avversario era tutt’altro che irresistibile, ma soprattutto perché i ragazzi di Nicolato paiono aver sofferto particolarmente l’atteggiamento difensivo degli ucraini. Quest’ultimi sono stati bravi a non scomporsi, continuando a difendersi con pazienza, aspettando il momento vincente.
Nonostante ciò non si può che fare un plauso a Nicolato e a tutti i suoi ragazzi, i quali hanno dimostrato un enorme attaccamento alla maglia e una forte personalità, qualità non comuni per calciatori di quella età.

L’Italia Under 20 sarà sì caduta nella trappola tattica dell’Ucraina, ma ciò potrà servire per il futuro di questi ragazzi.

 

Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram Azzurri