È tutto pieno sugli spalti. Una fitta folla di tifosi invade le tribune urlando, ridendo, tifando e professando il proprio amore per la squadra. Ma non è una finale di qualche torneo. E neppure una partita qualsiasi. Non è nient’altro che la presentazione di un giocatore che veste per la prima volta la nuova maglia, simbolo dell’amore eterno tra quelle persone sedute sugli spalti e quei colori che dipingono lo stadio.

L’ultimo caso è quello di Eden Hazard, acquistato dal Real Madrid lo scorso 10 giugno per 100 milioni più 20 di bonus recapitati al Chelsea e presentato alla propria gente tre giorni più tardi. Il Santiago Bernabeu si è vestito a festa e 50.000 tifosi sono andati a vedere il nuovo gioiello blancos. D’altronde la delusione è stata tanta questa stagione; troppa se ti chiami Real Madrid. Nessun trofeo, l’eliminazione agli ottavi di Champions League, il terzo posto in campionato, la sconfitta nella Supercoppa Europea di agosto contro i cugini dell’Atletico e ultimo, ma non per importanza, la cessione di Cristiano Ronaldo.

E allora non c’è niente di strano se tutto l’entusiasmo affogato dalla delusione di quest’anno è stato riversato alla presentazione di Eden Hazard. In 7 stagioni al Chelsea ha segnato 110 gol accompagnati da 92 assist. Numeri importanti, numeri nei quali i tifosi del Real sperano di ritrovare il sorriso. Ora sta ai suoi piedi prendere per mano i galacticos e portarli nell’Eden del calcio.

Ma la presentazione del giocatore, consta di giro di campo, palleggi e qualche frase d’amore, non è stata la più coinvolgente. Il numero di tifosi presenti allo stadio lo mette al sesto posto di questa speciale classifica. Chi c’è negli altri 5 gradini?

5) KAKÁ – REAL MADRID

Fonte immagine: profilo Instagram del giocatore.

Era il 30 giugno del 2009 quando un quantitativo di tifosi che oscilla tra i 50 e i 55.000 aveva riempito le tribune del Santiago Bernabeu per celebrare il nuovo acquisto. Tale Ricardo Izecson dos Santos Leite. In arte, Kaká. Per il brasiliano i milioni spesi erano 65, una cifra spopositata per l’epoca, quando il mercato viaggiava su numeri ben diversi da quelli attuali. Ma per uno come lui la spesa era più che giustificata.

Basti pensare che appena 2 anni prima, nel 2007, Kaká aveva vinto il Pallone d’Oro, il che lo eleggeva il miglior giocatore di quell’anno. D’altronde aveva appena conquistato la Champions League con il Milan, e lo aveva fatto da capocannoniere dell’intero torneo, con 10 reti all’attivo.

Perciò un bagno di folla del genere, per un trequartista dai piedi incantevoli, eclettico e capace di realizzare tutto ciò che la sua mente da mago elaborava, era più che giustificato.
Ma le premesse non hanno trovato eco nella realtà.

“Accettai la proposta dei Blancos, ma dopo il trasferimento ero completamente distrutto per non riuscire a dare quello che avevo dato in rossonero (al Milan, ndr). Ero perso, smarrito. Quando dalla Spagna andavo in Italia ero il miglior calciatore del mondo e tutti mi amavano, ma quando facevo ritorno a Madrid volevano tutti che me ne andassi.”

La pubalgia, più un cattivo rapporto con l’allora allenatore Mourinho, più un problema al menisco nella stagione 2010/2011, hanno reso un incubo l’avventura di Kaká con il Real Madrid. Nelle 4 stagioni spagnole ha racimolato 120 presenze e 29 gol, senza mai riuscire ad entrare con costanza tra i titolari e senza trovare la serenità di Milano.

Tant’è che nel 2013, al Milan, ci torna, alla ricerca della felicità perduta.

 

4) NEYMAR – PARIS SAINT GERMAIN

Fonte foto: profilo Instagram Neymar.

L’acquisto più costoso della storia del calcio. 222 milioni piovuti sui suoi piedi dalle tasche dello sceicco proprietario del Paris Saint Germain, Al-Khelaifi, e fatti recapitare al Barcellona. Il giorno che ha cambiato la storia del calciomercato, e di conseguenza del calcio, è stato il 3 agosto 2017, ma la sua presentazione al pubblico è avvenuta il 5 agosto.

La sua nuova gente ha potuto gustare i primi passi di Neymar con la maglia del PSG prima del match contro l’Amiens, che il brasiliano non ha potuto giocare per mancanza di alcuni documenti. Ma quelle 57.000 persone erano accorse allo stadio Parco dei Principi solo per vedere il numero 10 stampato sulla maglia di O’Ney, che alla fine del giro di campo ha lanciato alla curva.
Palleggi, qualche parola pronunciata da un palco installato per l’occasione e un giro di campo vissuto da tutti i presenti, incluso Neymar, con grande emozione. Per tutta la durata dell’evento è stato osannato e divinizzato, acclamato dalle stesse lingue pronte ad assaporare la gloria che sarebbe arrivate con quell’acquisto.

Fonte immagine: profilo Instagram Neymar.

In effetti i trofei sono arrivati: nelle due stagione sinora giocate a Parigi da Neymar, la squadra è stata per due volte campione di Francia, ha vinto una Coppa di Lega francese, una Supercoppa francese e una Coppa di Francia.
Peccato che queste coppe venissero alzate anche prima del suo arrivo. L’obiettivo del Paris Saint Germain con l’acquisto di Neymar era quello di conquistare l’Europa passando per la Champions League.
Obiettivo mancato: sia quest’anno che lo scorso l’eliminazione è avvenuta agli ottavi di finale.

Neymar in questi due anni ha subito troppi infortuni, che hanno pesato di più dei 51 gol e 29 assist in 58 partite.
Cambierà la storia del giocatore nei prossimi anni?

 

3) IBRAHIMOVIC – BARCELLONA

Fonte foto: profilo Instagram Ibrahimovic.

Nella stessa stagione in cui Kaká è passato dal Milan al Real Madrid, l’Inter ha venduto Zlatan Ibrahimovic al Barcellona. Un intreccio di mercato particolare, reso ancora più unico dalla cifra di cessione: 66 milioni di euro, uno in più di Kaká. No, non è stato un caso, ma una richiesta dell’allora presidente dell’Inter Moratti, che al momento dell’accordo voleva beffare i cugini milanisti. L’affare si concluse di fatto con 46 milioni cash più il cartellino di Samuel Eto’o, valutato 20.

Le 60.000 persone che lo hanno acclamato al Camp Nou il 27 luglio 2009, che fremevano all’idea di veder giocare lo svedese con la maglia blaugrana, non immaginavano quello che sarebbe successo. Anzi ciò che non sarebbe successo. La storia d’amore tra Ibra e il Barcellona non è mai stata una storia d’amore. È stata piuttosto una guerra fredda, un duello psicologico tra il centravanti e Joseph Guardiola, allenatore del Barcellona, che nella seconda parte di stagione ha smesso di avere rapporti con Zlatan. Nessun consiglio, nessun suggerimento tattico, neppure nessuna sfuriata o litigata, semplicemente il gelo totale.

Fonte immagine: profilo Instagram del giocatore.

La motivazione di tale comportamento? Pare essere l’eccessiva esuberanza di Ibrahimovic, troppo diverso dalla filosofia del Barcellona di “siamo tutti uguali”. La sua indomita anima da guerriero, che lo caratterizza in campo e lo rende un giocatore unico, si è scontrata con la fredda e glaciale aria spagnola.

Tempo un anno, e Ibra decide di cambiare latitudine e tornare a Milano. Stavolta però con la casacca del Milan. Ciò che rende tutto più stregato, è che il motivo per cui aveva deciso di lasciare l’Inter per andare al Barcellona era vincere la Champions League, sua ossessione da sempre. Ovviamente, quell’anno, la Champions l’ha vinta l’Inter, che ha eliminato proprio il Barcellona in semifinale.

2) MARADONA – NAPOLI

Fonte immagine: profilo Instagram Maradona.

Diego Armando Maradona è diventato ufficialmente un calciatore del Napoli il 30 giugno 1984. È stato il 5 luglio però che i tifosi partenopei hanno potuto tramutare in carne ed ossa il proprio sogno. Un sogno così proibito e utopico da lasciare il posto alla realtà con fatica e scaramanzia. Ma alla fine Maradona ha salito quei gradini che separano gli spogliatoi dal campo, e si è immerso per la prima volta nell’incondizionato amore napoletano gettandosi tra le braccia dei 65.000 presenti.

3 palleggi al centro del campo, poi il lancio del pallone con quel mancino divino verso il cielo, quasi a sfidare la gravità, quasi nel tentativo di mostrare le proprie origini ultraterrene. Perché Maradona, soprattutto tra i napoletani, è tutto meno che un essere umano. Ha cambiato per sempre la storia del Napoli, portando 2 scudetti, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana e 1 Coppa Uefa nelle 8 stagioni di permanenza all’ombra del Vesuvio. 188 presenze e 81 gol in Serie A, ma parlare di trofei vinti e statistiche è blasfemo. Più che un giocatore un inventore. Maradona è stato il calcio in ogni sua sfumatura. E a Napoli lo sanno bene.

 

1) CRISTIANO RONALDO – REAL MADRID

Fonte immagine: profilo Instagram Ronaldo.

Sul gradino più alto di tutti siede lui. E non poteva essere altrimenti, perché Ronaldo non contempla l’ipotesi di sconfitta. Quando il 6 luglio del 2009 CR9 vestiva davanti a oltre 75.000 tifosi la maglia del Real Madrid per la prima volta, nonostante l’euforia nessuno si sarebbe aspettato risultati di questo tipo.

Perché CR9, che presto diventerà CR7, giusto il tempo di prendere il numero di Raul, ha superato ogni ipotesi di successo anche del più inarrestabile dei sognatori. Non ha scritto la storia, l’ha plasmata a proprio piacimento con i propri piedi dall’inestimabile valore. 2 campionati, 4 Champions League, 450 gol in 438 partite giocate (sì, ha fatto 12 gol in più dei match disputati), 5 Palloni d’Oro, di cui 4 con i blancos e 1 con la maglia dello United.

Era dal Manchester United che Cristiano Ronaldo proveniva. 94 milioni, cifra record per l’epoca, che hanno cambiato la concezione del calcio.
È il miglior marcatore della storia del Real Madrid e anche della storia della Champions League, con 112 reti che spingono al secondo posto Lionel Messi. Ma questi sono solo esempi che tracciano un indefinito e sfocato contorno dell’infinito Ronaldo.

Insomma, chi ha speso quel pomeriggio del 6 luglio 2009 andando al Santiago Bernabeu a vedere un giocatore fare qualche palleggio, un giro di campo e dire qualche frase sdolcinata, forse ha fatto l’investimento migliore della sua vita.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Neymar.