Grandiosa, bellissima, illustre, storica e soprattutto pesantissima vittoria della nostra Under 21 nella gara inaugurale di questo Europeo casalingo. Un Europeo spietato nella sua forma, perché passano soltanto le prime classificate dei tre gironi, più la miglior seconda, andando direttamente alle semifinali; per questo motivo la vittoria degli azzurrini ha un’importanza capitale, una vittoria meritata per il gruppo di Di Biagio, arrivata contro un avversario che si poteva pensare addirittura più forte della nostra nazionale: una vittoria rotonda, piena, meritata, da archiviare e soprattutto dalla quale si deve costruire il prossimo futuro. Una vittoria che ci dà la consapevolezza del fatto che si può sognare con questa Under 21.

Il risultato di domenica mostra il carattere della squadra, perché arrivato in rimonta contro una grande Spagna, che nei primi 20’/25′ sembrava addirittura di un’altra categoria rispetto alla nostra Italia, motivo per il quale sembrava potersi realizzare un rischio che si era immaginato, annusato alla vigilia, ossia il fatto che la nostra nazionale potesse specchiarsi un po’ troppo nei suoi valori e che ricevesse subito alla prima partita una ridimensionata pericolosa. Così non è stato. L’Italia ha reagito grazie al suo carattere, grazie ad un’unità di gruppo veramente forte e visibile addirittura in ogni passaggio, riuscendo a sopravanzare quelli che erano i valori tecnici globali, visto che, per quanto forte sia la nostra nazionale, la Spagna non è sicuramente da meno, ma anzi, forse è addirittura superiore.

La vittoria è figlia anche della reattività tattica del nostro CT, Gigi Di Biagio, e del suo staff: Di Biagio è stato molto bravo a modificare rapidamente lo schieramento iniziale, apportando quella variante che ha permesso di ribaltare lo sviluppo della partita; avevamo iniziato con una sorta di 4-3-1-2, con Zaniolo in una posizione abbastanza centrale, nel ruolo di vertice alto di centrocampo, con Kean a fare la punta e Chiesa in un’inedita posizione di secondo attaccante, ma, in seguito, complice l’infortunio alla testa di Zaniolo – sebbene Di Biagio avesse già in precedenza apportato una modifica tattica – si è passati ad un vero e proprio 4-3-3 con Chiesa che è stato portato a sinistra e con l’ingresso in campo di Orsolini sul lato opposto (uomo di ruolo in quel settore). Tutto ciò ha permesso all’Italia di prendere il campo, di andare a schiacciare la Spagna e di premere sui suoi punti deboli, e dunque di ribaltare e vincere la partita.

Una vittoria che probabilmente è anche quella di un singolo su un altro singolo: sono probabilmente i due migliori giocatori di questo europeo, due elementi che sono già di grandissimo livello nel calcio senior, ovvero Chiesa e Ceballos. Lo spagnolo ha aperto le danze con un gol capolavoro, ma il 14 della nostra under 21 ha ribaltato la partita, prendendosela e portandosela a casa, dimostrando ancora una volta di essere il miglior virgulto, il miglior talento del nostro calcio. E definirlo ancora “emergente” sarebbe un qualcosa di assolutamente riduttivo. Chiesa è già un giocatore pronto, un calciatore già in grado di dare del “tu” a chiunque, sempre al massimo del livello.

Fonte immagine: profilo Instagram del calciatore

La partita era iniziata abbastanza male, con la Spagna che era andata immediatamente in vantaggio con un capolavoro di Ceballos, con l’Italia in difficoltà davanti ai movimenti dell’andaluso che oggi è in uscita dal Real Madrid (come ho già detto, chi dovesse riuscire a portarsi a casa questo giocatore anche con un investimento importante, mette le mani su un grandissimo talento). Un gol che aveva un po’ “abbacchiato” l’Italia: gli azzurrini faticavano ad entrare in partita, non riuscivano a leggere per tempo i movimenti della Rojita e soprattutto del suo numero 10: Ceballos è un giocatore che vive in funzione del pallone, deve essere il giocatore attorno al quale ruota tutto il gioco, e sta anche crescendo molto sotto il piano della pericolosità; non è mai stato un eccellente assist man, ma sta migliorando molto nella conclusione in porta, e lo abbiamo notato domenica sera quando ha impallinato Meret. La Spagna si è però un filo accomodata su questo ottimo avvio, non riuscendo mai ad essere una squadra corale in fase offensiva: l’unico giocatore della selezione spagnola che non è di livello assoluto è proprio il centravanti, Borja Mayoral, e già al Real Madrid si era visto che non poteva essere un’alternativa credibile a Karim Benzema; anche quest’anno al Levante, complice qualche problema fisico, non ha combinato grandi cose, e lo stesso è accaduto domenica, dove il canterano madridista ha dimostrato di non essere forse all’altezza dei compagni.

Lo stesso CT De la Fuente ha poi fatto un po’ di confusione, quando all’inizio del secondo tempo ha invertito la posizione di Oyarzabal e Soler, che normalmente sono abituati a giocare a piede invertito. I due non sono mai riusciti a sfruttare qualche tentennamento dei terzini italiani, in special modo di Dimarco sul settore di sinistra, il CT spagnolo è stato costretto poi a sostituire Fabián Ruiz per un acciacco fisico inserendo Mikel Merino, e la somma di tutto ciò ha portato la Spagna a non tenere la partita in mano. Se l’è ripresa l’Italia con la modifica tattica sopracitata, con Chiesa che ha potuto agire sulla sinistra e che ha potuto puntare sistematicamente Aarón, terzino molto bravo in fase di proiezione ma molto meno nella tecnica di base difensiva, ma soprattutto con Pellegrini, che nella prima frazione è rimasto un filino schiacciato e forse anche tappato dalla presenza di Zaniolo, mentre nella ripresa ha potuto muoversi più liberamente e cercare con insistenza quella che è la sua arma preferita, l’inserimento. Infatti da una sua rincorsa da lontano è arrivato proprio il calcio di rigore, che lo stesso Pellegrini ha realizzato per il definitivo 3-1.

Fonte: profilo Instagram ufficiale Alex Meret

L’uomo partita è stato senza dubbio Federico Chiesa: il gol del pareggio è stato sicuramente abbastanza fortunoso nell’esecuzione finale – credo sinceramente che l’obiettivo di Chiesa fosse il cross e non una conclusione verso la porta – con Unai Simón che ha lasciato ingenuamente troppo spazio sul primo palo (ma lo reputo un buonissimo portiere). Tutte queste dinamiche influiscono, ma decadono quando si va a vedere, rivedere, ammirare lo stop del 25 della Fiorentina sul cambio di campo di Barella. Uno stop da vero campione, da giocatore che ha dentro di sé quella qualità, quella naturalezza di espressione che permette di andare aldilà della normalità. Il secondo gol mostra invece quella che è l’anima della nostra under 21: in primo luogo la fame, una fame personificata perfettamente da Patrick Cutrone, entrato al posto di Kean, che non ha giocato una grandissima partita, uscendo anche un po’ arrabbiato (è un grandissimo prospetto ma deve imparare a incanalare le pressioni, non ha fatto alcuna polemica ma il suo volto era chiaramente contrariato, per questo motivo dovrà fare degli sforzi per gestire il suo carattere). C’è anche l’insistenza, rappresentata perfettamente da Nicolò Barella, che anche in Under 21 riesce sempre a mettere a disposizione la sua quantità, il suo dinamismo, la sua qualità; non è un caso che nell’azione del secondo gol il suo intervento nasce da un rimpallo, non casuale, perché è dalla sua grinta e dalla sua voglia che nasce la possibilità di poter creare battagliando su un pallone apparentemente morto. In conclusione, il killer instinct di Federico Chiesa, che è sempre al posto giusto nel momento giusto, potremmo definire il suo come un gol “fortunoso”, ma rimane comunque un gol.

La chiusura firmata da Pellegrini e la messa in mostra di Alex Meret hanno chiuso la partita, con il portiere del Napoli che si è fatto notare con un grande intervento messo sopra la traversa su una staffilata dalla distanza di Carlos Soler, nel momento in cui la Spagna cercava di riprendere una partita che stava sfuggendo. Si è messa in evidenza anche la capacità di Riccardo Orsolini di essere impattante: già nel mondiale under 20 che ha giocato un paio di anni fa era stato capocannoniere, dando la dimostrazione di poter essere decisivo e dominante con i suoi pari età; con Mihajlovic a Bologna è definitivamente fiorito anche nel calcio dei senior in Serie A, e credo che possa essere un uomo molto importante dentro questa nazionale, perché giocando così è il più adatto nel 4-3-3 visto nella ripresa. Note positive per tutti i giocatori azzurri, con Mandragora che ha faticato un po’ nel tamponare Ceballos, ma faticherebbe chiunque, qualche piccolo tentennamento per Dimarco ma tutto sommato la difesa ha retto più che bene; una difesa che si impernia su un giocatore che credo che riuscirà a breve a farsi un grande nome, ossia Gianluca Mancini.

Fonte: profilo Instagram ufficiale Rolando Madnragora

Ciò che più conta è che l’Italia ha portato a casa i tre punti, contro la squadra più forte del girone, ma che dovrà confermarsi contro la sorprendente Polonia e, in seguito contro il Belgio. Aver vinto contro la Spagna dà alla squadra di Di Biagio una spinta importante, la guardia deve rimanere sempre alta in una competizione nella quale non è importante ogni singola partita ma ogni singolo passaggio, ogni singolo minuto. Adesso però ci prendiamo risultato e soprattutto prestazione, volevamo un’Italia che potesse divertirci e farci sognare: siamo stati serviti, la partita del Dall’Ara ce l’ha dimostrato, speriamo soltanto che questo sia l’inizio. Ma come inizio è stato veramente grandioso.