L’antica mitologia greca nella sua politeista concezione delle cose conferiva al “dio denaro” un posto d’eccezione. Lo si trovava in Pluto, signore della ricchezza e dell’opulenza. Dogmi di tempi passati a un primo impatto, figli di una mentalità all’apparenza superata e lontana dalla contemporaneità.

Eppure nella frenesia del calcio moderno non è cambiato poi molto da allora. Il fattore finanziario occupa infatti un ruolo sempre più preminente nell’economia della vittoria, con le squadre sempre più divise da un blocco che distingue sognatrici e vincenti.

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A grandi ricavi derivano grandi responsabilità in materia finanziaria (quindi spendere) per non smettere di sognare. Se si vuole continuare a vincere non c’è scelta del resto. I campioni detentori di quei trofei che alimentano le speranze dei tifosi non possono permettersi di fermarsi lasciando il posto agli altri. Di conseguenza il mercato del Liverpool di quest’estate ha un solo imperativo: essere grande per creare un organico ancor più grande e vincente.

SE VUOI VINCERE…

Il Liverpool è ambizioso e se non spendessimo la stessa quantità di soldi degli altri, non saremmo nelle condizioni di competere. Tutti spendono e dobbiamo farlo anche noi”.

Il monito nelle parole di Jurgen Klopp è chiaro ed eloquente. Nonostante questo vada contro quelli che sono i principi morali stessi del tecnico tedesco. L’idolo della Kop, infatti, da sempre sostiene che “Se dovessimo arrivare un giorno a un calcio che è solo una questione di soldi, lascerei”.

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Tuttavia, come premesso precedentemente, per conseguire la vittoria e soprattutto darle continuità non c’è scampo: bisogna spendere. Non è un caso, infatti, che i Reds ripartano da una vittoria in Champions League conseguita a seguito di una campagna acquisti faraonica. 170 furono milioni di sterline spesi un’estate fa per Alisson, Keita, Fabinho e Shaqiri. Un investimento più che azzeccato considerando i risultati, con un secondo posto a una sola lunghezza dal Manchester City e la sesta Coppa dei Campioni portata a casa.

Risultati che, appunto, vanno di pari passo con spese ingenti. Ma è nel “fenomeno Liverpool” di quest’anno che il termine investimento trova la sua dimensione ottimale. Basti pensare infatti che i Reds sono la prima società a superare il tetto dei 250 milioni di sterline di incassi. Guadagni figli di un ventaglio di elementi: dai risultati sportivi in competizioni nazionali e internazionali al sempre più decisivo fattore diritti televisivi. Analizzando la sola Premier League sono 152 i milioni di sterline ricavati in totale. Superando, tra l’altro, quel colosso calcistico-finanziario che sono i citizens di Pep Guardiola.

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Con la vittoria sul campo e un sistema di introiti come quello inglese si crea la base di partenza perfetta per poter impostare progetti duraturi, direttamente proporzionali ai sogni dei tifosi.

…DATTI ALLA COMPRAVENDITA

Il calciomercato rappresenta un fenomeno di importanza irreversibile nel calcio. Sessione dopo sessione entra con sempre maggiore prepotenza nel fattore deterministico che porta al risultato. Sottolineando il fatto che, se questo viene condotto in maniera oculata, si può davvero arrivare a parlare di determinismo causale e non casuale. La vittoria, insomma, figlia di un progetto che spazza via l’improvvisazione fine a se stessa.

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Da queste doverose premesse partono i sogni di mercato dei tifosi. Speranze che talvolta portano a ritorni di fiamma, col nome di Philippe Coutinho giunto prepotentemente sul taccuino dei Reds. Il ritorno in blaugrana di Neymar porta i catalani alla necessità di ridimensionare il proprio parco campioni, con gli inglesi pronti a riabbracciarlo. L’unico neo rimane l’elevato ingaggio del brasiliano, superiore ai 10 milioni annui. Un ostacolo che il cuore e la nostalgia di Anfield potrebbero sormontare.Una concreta alternativa potrebbe essere rappresentata da Nicholas Pépé, coi Reds disposti a spendere 80 milioni per portarlo a casa.

Sempre in materia di sogni prende forma l’idea di portare Kalidou Koulibaly fra le proprie fila, nel segno di un’operazione che porterebbe Anfield di fronte alla coppia centrale Koulibaly-Van Dijk. Investimenti forti figli della volontà di creare la coppia difensiva più forte al mondo ad oggi. La presunta offerta di 120 milioni di euro farebbe vacillare chiunque del resto.

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Junior Firpo intanto rappresenta intanto il nome dell’immediato presente per i Reds, considerando l’addio pressochè certo di Alberto Moreno. Il club spagnolo, consapevole del valore del suo gioiellino, vuole 50 milioni. Il Liverpool cercherà naturalmente di prenderlo a meno.

Ma come premesso a inizio paragrafo si parla di compravendita. Un sistema tanto squilibrato nelle dimensioni di spese sempre più faraoniche nel loro divenire quanto equilibrate dall’inevitabile fattore vendite. Vuoi per un mero fattore numerico (i giocatori che scendono in campo rimangono undici del resto), vuoi per non finire in una rovinosa bancarotta.

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Sempre dal discorso compravendita subentra un altro concetto: “nessuno è al sicuro“. Nemmeno la stella che più di tutte ha infiammato i cuori degli inglesi. Da qui prende forma il prezzo fissato per il cartellino di Mohamed Salah: 200 milioni di euro. Una cifra tanto assurda quanto plausibile nel confronto con altre operazioni di mercato del passato (come Neymar al PSG per 222 milioni).

L’imprevedibilità del mercato può portare a qualsiasi scenario del resto. In un contesto nel quale l’impossibile diventa plausibile e realizzabile.

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