“Un giorno mi arriva un messaggio da mio figlio: <<Papà, io sono convinto che ci arriveremo in cima alla montagna, anche se non abbiamo gli scarponi, le racchette, le funi. Perché noi siamo come gli sherpa, che non hanno l’attrezzatura però conoscono l’anima della montagna>>”

A Gavirate, il dibattito “Giugno Sport” lo apre così Silvio Baldini, allenatore della Carrarese, spalleggiato da Daniele Adani e il giornalista di Sky Sport Luca Mastrorilli.

Un evento giocato sulla parola chiave rispetto. Poco più di un’ora piena di calcio, di religione e di Gino, l’amico-guida taglialegna di Baldini “che mi ha insegnato ad aver fede”. Ma anche di percorsi, gite sui monti e aneddoti passati alla storia.

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L’uomo delle lotte. Silvio Baldini, che da anni allena gratuitamente la Carrarese – “l’unico ritorno che desidero avere è alimentare la mia passione” – è diventato virale sul web nel dicembre scorso per il video-sfogo riguardante l’impianto sportivo della sua squadra, chiuso due giorni prima dell’inizio del campionato poiché non ritenuto a norma:

“Il problema non esisteva. Lo stadio bastava lasciarlo com’era. Non c’è mai stato un dato che potesse ritenere pericoloso lo stadio. E vedere questo accanimento, che non ci davano l’impianto, voleva dire alla mia squadra, alla quarta partita senza porte chiuse, di essere radiati. Mi chiedevano di andare a giocare in campo neutro per via che non avvenisse questo. Allora ho dovuto fare una battaglia per quelle millecinquecento persone che ci mettevano la passione venendo allo stadio”

Una lotta portata avanti quasi da solo, grazie a quella voglia di schierarsi sempre con i più deboli. <<Silvio è così. Quando sente di subire un’ingiustizia va in prima linea. E questo la gente glielo riconosce >> chiosa Adani

“Il problema vero che mi sono poi ritrovato di fronte sono state le parole della mia società – ribadisce Baldini: <<Un’altra volta, cerca di stare più calmo, perché facendo così ti hanno visto in tutta Italia. A noi non sta bene questo ritorno mediatico>>. Hanno avuto un effetto demoralizzante quelle parole, perché mi hanno fatto capire di far parte di un sistema in cui ognuno vuole un proprio ritorno”

Un dibattito a tutto tondo quello di Baldini, persino a sfondo politico: “La politica di oggi è dimostrare che tu non sei capace perché così ritorno al potere io, poi quando ritorno io tu fai per dimostrare che non ne sono all’altezza. Ma non si costruisce più niente così. Io ho votato Movimento cinque stelle perché vedevo in quella gente del cambiamento. Invece cosa hanno fatto? Si sono resi ancora più di parte degli altri” (Fonte immagine: profilo Instagram della Carrarese)

Ritorno che il tecnico non ha mai cercato:

“Quando allenavo l’Empoli in Serie A, Zamparini si interessò a me facendomi una proposta economica che, a quei tempi, avrei potuto prendere soltanto se andavo ad allenare la Juve. Cinque volte tanto rispetto a quanto prendevo all’Empoli. Ne parlai con mia moglie, che mi disse: <<Abbiamo tre figli, dobbiamo pensare al futuro>>. Di conseguenza, accettai la corte del Palermo. Peccato poi per una divergenza, mai successa in 18 anni di carriera, se non una volta al Brescia durante un ritiro, che portò alle mie dimissioni”

La purezza del percorso e dello scopo finale sono sempre rimasti chiari a Baldini, il suo intento di allenare gratis un po’ meno al pubblico in ascolto, al quale fornisce le sue spiegazioni:

“A Palermo avevo una sicurezza economica, però queste spalle larghe a livello finanziario cosa ti portano? Ti tolgono la felicità, perché poi si comincia a pensare ai soldi in banca e a come cercare di farli fruttare, cosa che ti porta ad occuparti di tutto tranne che in quello per cui sei pagato: allenare. E quando non ti occupi di quello che ami fare, non ti occupi più di te stesso”

Baldini: “Mi sono fermato sei mesi, e quando ho ri-iniziato ad allenare, dato che devo dare resoconto a me stesso e alla mia famiglia, ho subito detto: io vado ad allenare, ma devo andare gratis, perché devo essere libero di fare le cose che mi piacciono. Di lì nasce l’idea di allenare la Carrarese, e di farlo a tempo pieno. Mi alzo alle cinque del mattino, per le sette sono allo stadio, dove aiuto una ragazza che prepara le colazioni per i calciatori. E questo fatto di partecipare alla cura dei particolari mi migliora come persona” (Fonte immagine: profilo Instagram della Carrarese)

“Mi trovo sempre a combattere contro delle persone che non possono capire cos’è il mio sentimentocontinua Baldini –, loro conoscono solamente il risultato, la popolarità. A me queste cose non fanno sentire parte del sistema. Il mondo del calcio è un po’ particolare. I ragazzi sono nutriti da un apparato esterno che non porta il buon esempio. I genitori e i procuratori ripetono continuamente <<Cerca di far bene perché devi guadagnare soldi e diventare famoso>>. E allora io, che cerco di vendere solamente sogni, non mi identifico in questo insieme”

“Se un ragazzo sceglie di andare da un’altra parte, seguendo queste voci, non cerca dei sogni, ma la propria concretezza. Cosa succede? Che il calciatore si scorda il percorso che ha fatto. L’anno scorso a quattro ragazzi andati via dalla Carrarese gli dissi che non erano ancora pronti, non ancora bravi per fare quel salto di qualità. Non mi hanno ascoltato, e tutti e quattro hanno fallito. Tutti quei ragazzi, quest’anno, volevano ritornare da noi, ma io non potevo accettarli. Ma non perché io non li volevo aiutare, perché devono rifare il percorso. I loro genitori, come gli hanno detto <<Vai via che guadagni di più>>, ora gli dicono nelle difficoltà <<Ritorna da Baldini a Carrara, perché è lui che ti può dare una mano>>”

Lo interrompe Adani, desideroso di raccontare un’esperienza con l’attuale mister della Carrarese che ha arricchito l’opinionista di Sky Sport:

“Avevo ventiquattro anni. Baldini mi fece capitano, ed esserlo a quell’età era motivo di grande responsabilità. Mi ricordo un Brescia-Napoli il sabato, con il sottoscritto squalificato, e il mercoledì una sua frase: <<Dato che la prossima partita non giochi, venerdì ti porto in un posto>>. Pensavo ad una cena, un giro in centro. <<Tu fatti trovare sotto casa mia alle cinque del mattino>>. Io in quel periodo alle cinque del mattino rientravo dalla discoteca…. Arrivai all’appuntamento in orario, mi caricò sulla sua Jeep e iniziammo a rampare tra Trento e Verona. Arrivati a destinazione – Monte Baldo – iniziammo a parlare della famiglia, di argomenti profondi, di questioni che non sempre ti capita di trattare”

“In quel bosco ci andavo a fare le mie preghiere – specifica Baldini. Perché la preghiera va fatta nel luogo dove ritrovi te stesso, non per forza in chiesa, che può farti sentire come una cappa addosso”

“<<Aspettami qua>> commentò Baldini ad un certo punto, togliendosi la maglia. <<Guarda che ti ammali, ci sono venti gradi sotto zero>> gli risposi io. <<No, perché quando uno crede nelle proprie convinzioni non sente neanche il freddo. Adesso io vado in quel bosco, perché là ritrovo me stesso>>. Per quanto un po’ stranito dalla situazione (ripeto: avevo ventiquattro anni, ero abituato all’epoca a vivere in maniera superficiale) sentì la profondità del rispetto e del credo. Mi misi lì in attesa, durata quindici minuti: Baldini ritornò, mi abbracciò e mi sussurrò <<Voglio dirti che ti voglio bene, che non ti tratto come un giocatore>>. Un gesto che mi ha toccato, cambiato, perché da lì in poi ho iniziato a vederlo con occhi diversi. I suoi discorsi fatti alla squadra non erano più soltanto una questione tattica, ma umana. Questo non è il 4-2-3-1 o il 3-5-2, questo è cambiare la vita, i percorsi, incidere nel quotidiano. Mi dispiace, ma questo non si baratta con una vittoria o una sconfitta”

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Baldini: “A Coverciano racconto questo tipo di storie. Tutti vogliono un modulo, una formula, un qualcosa per poter capire cos’è il successo. Ma il percorso è questo qua. Bisogna saper aspettare. Non si può aver fretta, perché se uno ha premura va incontro a delusioni” (Fonte immagine: sito Figc)

L’argomento del bosco resta caro sia ad Adani che a Baldini, che arricchisce la serata con un ulteriore aneddoto:

“Il mio amico taglialegna riguardo la chiesa mi diceva: <<Adesso su dieci preti, uno lo fa per vocazione, gli altri nove perché non sanno come fare a mangiare>>. Manca questo: gente che si prende cura di chi è in difficoltà. Se si vede il peccatore come un diavolo, come una persona da allontanare, allora diventa normale che le persone non si aggregano più ma si allontanano. E ognuno coltiva il proprio orticello… Ma io non credo che l’uomo sia nato per cercare la superiorità uno sull’altro, bensì per condividere momenti belli e momenti brutti”

Prosegue il dibattito con continui insegnamenti, persino su che cosa trarre dalla sconfitta, con Adani che prende la parola:

“Baldini alla squadra ripeteva sempre: <<Non dovete aver paura di perdere, ma dovete aver paura di esservi allenati male>>. Se tu ti alleni bene – continua il mister – hai la consapevolezza che la sconfitta fa parte del gioco, ma se ti alleni male sai di essere colpevole di quella sconfitta. E quell’insuccesso ti rende ancora più triste, perché non dà la possibilità di giustificazioni. Non puoi scusare la tua pigrizia o la tua negligenza”

Adani:“Il calcio è di tutti perché per quanto possa esserci business, interesse, malizia (per usare un termine moderato) e sporcizia (per usare un termine reale) il calcio rimane nel cuore della gente, di chi lo ama, di chi lo rispetta, di chi si appassiona e cede nel seguirlo. Il calcio è di tutti nel senso più assoluto: non c’è differenza di ceti sociali, di colore, di sesso. A proposito di sesso, apro una parentesi: staranno emozionando le ragazze azzurre al mondiale. Ma queste ragazze faranno gli stessi sacrifici anche a ottobre e novembre. Aldilà della moda e delle forti spinte che si dà al movimento, le ragazze hanno giocato vent’anni fa e lo faranno fra altrettanti anni, quindi vanno rispettate nei loro sacrifici e nelle loro passioni, non solo nel movimento e nel rumore estivo perché c’è da cavalcare politica. Perché se il calcio è di tutti, lo è sempre” (Fonte immagine: profilo Instagram della Nazionale femminile italiana)

La vittoria è nascosta anche nella sconfitta:

“Sono uno che quando perde vuole cercare una giustificazione, ma non nel risultato, nel valore che ti può trasmettere la sconfitta, che la vita è bella ugualmente perché puoi, in quei momenti, ritrovare i sentimenti di chi ti sta vicino. Nel mio mestiere ho cercato di farmene una ragione delle sconfitte. Certe volte mi capita di perdere partite che rivedendole il giorno dopo al video mi domando: ma perché proprio a me? Può darsi che io sia nato per fare la persona dalla parte degli sconfitti. Sapete cosa trovo nella sconfitta? Trovo la cosa più bella di me, la mia famiglia.

Risponde Adani a qualche domanda del pubblico, tra comunicazione e scopi del calcio:

Io penso sempre che se tu hai un dono, di aver ricevuto qualcosa o incontrato qualcuno che te l’ha tirato fuori, devi assolvere un compito che è quello di trasformarlo e donarlo agli altri. L’onore che abbiamo noi, che siamo le persone un po’ in vista nel mondo del calcio, è di farlo arrivare alle persone cercando di tradurre il più possibile il messaggio dei protagonisti in campo. Va rispettato chi fa dei sacrifici: perché abbonarsi a Sky è un sacrificio, seguire le trasferte è un sacrificio, abbonarsi ad una squadra è un sacrificio…

Adani: “Nel calcio più diventi professionista e più l’intesse mina la nobiltà del tuo percorso. Ma, in qualunque caso, non verrai mai privato della possibilità di scegliere. Io resto dell’idea che il dono più grande del signore sia il libero arbitrio. Gli esempi guida sono quelli che ti devono scuotere, che ti spingono a pensare. Io e Silvio ci sentiamo a volte anche senza comunicare. Sappiamo che quando uno dei due ha bisogno, l’altro è sempre disponibile. E ci siamo nel credo, non per forza nel quotidiano”

Chiude il dibattito l’opinionista di Sky, raccontando gli sforzi dei suoi parenti:

“Io ricorderò costantemente i sacrifici dei miei genitori. Il mio percorso da calciatore è partito da una famiglia modesta, che però mi ha sempre assecondato negli studi e nelle mie passioni. Racconterò sempre quando mio padre apriva il frigo per sgridare davanti a me mia mamma che mi comprava più cose da mangiare, dicendo: <<È troppo pieno questo frigo. Non ce lo possiamo permettere>>. Il calciatore molte volte viene visto come un punto di riferimento mediatico, circondato da tanti agi, ma in realtà c’è un lato dove il calciatore ha fatto i passaggi difficili, che ti creano delle opportunità per crescere. Quando realizzi un sogno, inizia la parte più difficile: difenderlo. Conservare il proprio sogno equivale a realizzarlo, non è da meno”