Francesc “Cesc”  Fàbregas Soler da Arenys de Mar, piccolo comune di 13860 abitanti appartenente alla comunità autonoma della Catalogna, 15 anni da poco compiuti, una valigia carica di aspettative, ed in tasca un transfer Barcellona-Londra sola andata. Basterebbero queste poche righe a riassumere un’intera carriera, caratterizzata dall’essere in bilico su di un filo teso, alla ricerca perpetua di equilibrio, in un eterno senso di precarietà.

Ma partiamo con ordine, perché Cesc non è stato solo una promessa mantenuta a stagioni alterne, ma, per qualche anno, ha avuto il privilegio di essere paragonato ai migliori di sempre in quel ruolo, a partire dall’amico e poi compagno di squadra al Barça Xavi.

GUNNERS QUASI FINO AL MIDOLLO

È il settembre del 2003, la Masia conta principalmente due talenti appartenenti al 1987: uno di nome fa Lionel, un argentino pieno zeppo di talento che ha la forza mentale di aspettare il suo momento per poi mostrare qualche anno dopo al mondo di essere tra i migliori di sempre; l’altro, Francesc, è soprannominato El Arquitecto, non ha il talento cristallino del compagno ma nel suo piccolo ne ha eccome. Non ha tantomeno la stessa capacità di attesa e così, appena vede una porta rossa e bianca con scritto Gunners con la chiave infilata nella serratura, non tarda ad aprirla.

Dall’altra parte lo attende a braccia aperte colui che più di tutti ne apprezza le qualità in mezzo al campo, tale Arsène Wenger, che a 16 anni e 177 giorni (il più giovane nella storia dell’Arsenal) decide di buttarlo nella mischia a giocarsi le sue carte nella giungla della Premier League. Fàbregas, dal canto suo, non tarda a rispondere presente, e stupisce gli scettici divenendo anche il più giovane marcatore con la maglia del North London in un match di coppa contro il Wolves.

8 lunghi anni a Londra, valorizzati anche dalla fascia di capitano sul braccio, e poi? Poi l’impensabile, per ben due volte.

Fonte: profilo ufficiale Instagram di Cesc Fabregas

LONDRA-BARCELLONA-LONDRA

La prima, è giustificata da tutti: nessuno al mondo rinuncerebbe mai di tornare a casa, a maggior ragione se sei nel momento migliore della tua carriera e puoi fare solo del bene per la madre patria. Non va proprio così. Xavi, Iniesta e Busquets sono una montagna troppo alta da scalare. In Spagna ti definiscono come “fallimento come mezzala cerebrale”, ed in effetti il tuo frequente impiego da falso nueve sotto tre diversi allenatori (Guardiola, Vilanova, Martino) certifica che in quell’unico e irripetibile contesto tattico, per te semplicemente non c’è posto.

E qui subentra la seconda, l’apocalisse in quel di Londra. Cesc accetta la corte del Chelsea, i tifosi dei Gunners non lo perdonano, nè tantomeno lo faranno mai. Soffre di pressione psicologica, la sua divisa numero 4 viene bruciata davanti all’Emirates Stadium, il suo popolo ferito, infilzato dall’asta di colui che prima teneva alta quella bandiera. Eppure, nonostante ciò, con l’aiuto del mentore José Mourinho, dopo la sua esperienza in blaugrana Fabregas torna ad essere lo stesso fantastico giocatore ammirato con l’Arsenal, capace di giocare il pallone in ogni zona del campo, annullandone la dimensione spaziale e svuotando la concezione dogmatica del ruolo all’interno di uno schema di gioco, per riempirla di nuovi e diversi significati ad ogni giocata di rilievo.

Di lì in poi, però, solo una lunga e ripida discesa. La seconda pessima stagione del lusitano, il biennio Conte, e l’avvento di Sarri, fanno perdere completamente le tracce del fragile Cesc, il quale si rende conto che è arrivato il momento di dare una svolta o chiuderla qui.

Fonte: profilo ufficiale Instagram di Cesc Fabregas

SCOMMETTIAMO IN QUEL DI MONACO?

Per fortuna, a Montecarlo, c’è un caro amico che ha appena preso in mano la squadra locale, il Monaco, e gli offre una numero 44 per ricominciare a 31 anni. Non basterà Henry a far rinascere Cesc, non sarà Fàbregas a salvare Tity. Infatti, appena a gennaio, il mister viene sollevato dall’incarico e la carriera dello spagnolo che fino a quel momento aveva realizzato un solo gol in 10 presenze, si sgretola del tutto. È, probabilmente, la fine del mito. La caduta del guerriero che guerriero non lo è mai stato per davvero. Un ragazzo solare, con quel sorriso affascinante stampato in viso, e con quel modo di stare in campo fuori dal normale, ma che purtroppo ha sempre finito per accontentarsi di quanto già non avesse raggiunto, e di conseguenza, si è giocato male le sue carte nei momenti cruciali della sua carriera.

Fonte: profilo ufficiale Instagram di Cesc Fabregas

A Barcellona non ha saputo aspettare il suo momento, all’apice della sua esperienza all’Arsenal non ha forzato per tornare qualche anno prima in Catalogna pur avendone la possibilità, al Chelsea invece non è riuscito ad imporsi né come leader tecnico né tanto meno carismatico. Di lui, resteranno per sempre impressi il palmares, in particolare con le Furie Rosse, fatto di Mondiali ed Europei, e quel nomignolo, Cesc, che lo categorizzerà eternamente tra gli eterni incompiuti ed i più forti di sempre. El Arquitecto però smetterà di progettare d’ora in avanti.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram di Cesc Fabregas)