Dopo un’attenta lettura ed analisi della conferenza stampa di presentazione di Paulo Fonseca alla Roma sono rimasto estremamente incuriosito dalla sfida che ha voluto raccogliere questo allenatore, assai preparato e con un’identità ben precisa. Allenatore sempre in grado di far giocare molto bene la propria rosa e adattarsi di fronte all’avversario di giornata.

In questa sua nuova avventura, tuttavia il compito non sarà di certo semplice per svariate cagioni. Arriva in Italia, il Paese dei maestri per quanto concerne la strategia. Giunge inoltre in questa Roma, inviperita a livello ambientale per quanto successo nel finale della scorsa stagione e, soprattutto, nei primi giorni di quest’estate. Una Roma che ha perso due colonne, quali De Rossi e Totti, andate via a seguito di grosse critiche alla società. È tuttavia ufficiale l’acquisizione di un nuovo direttore sportivo del calibro di Gianluca Petrachi, atteso ad un grande salto di qualità. Petrachi che però lavorerà in condizioni particolari, data la distanza della proprietà e i forti dissapori fra dirigenza e tifoseria. In più la Roma possiede una rosa che ha da poco perso il suo principale interprete difensivo e, a breve, probabilmente perderà anche il centravanti.

UN UOMO SENZA PAURA

Fonseca, di certo, davanti a tutto ciò non appare preoccupato. Si tratta comunque di un uomo nato in Mozambico, due anni prima rispetto all’indipendenza del Paese dal Portogallo. È inoltre riuscito negli anni a portare nel calcio internazionale due società come Paços de Ferreira e Sporting Braga. Fonseca ha per altro preso nel 2016 uno Shakhtar Donetsk alla fine di un grande ciclo come quello fatto con Mircea Lucescu, senza la possibilità di investire e perfino costretto a fuggire da casa, in quanto diventata zona di guerra. Sicuramente Fonseca ha paura di altre cose, non di questo. Si può chiaramente evincere come una sfida sportiva non lo possa di certo spaventare, anzi. Le sue parole sono sembrate sin da subito un grido di battaglia molto convinto: ha fissato senza mezzi termini l‘obiettivo Champions e ha imposto a tutti di alzare sin da subito l’asticella (soprattutto verso se stessi). Lampanti le parole chiave uscite dal suo discorso: ambizione, intensità e coraggio. Tutti concetti che attestano pienamente il suo modo di fare calcio.

Fonte: profilo Instagram ufficiale di Paulo Fonseca

4-2-3-1 ANOMALO

Allo Shakhtar, Fonseca, ha proposto un modo estremamente qualitativo di giocare a pallone. Il modulo di riferimento è il 4-2-3-1 che si disassa volentieri sul 4-3-3 quando sviluppa l’azione offensiva e scala sul 4-4-2 quando deve attendere il giro-palla avversario.

Fonseca è innanzitutto uno studioso, uno che prepara la propria squadra per andare ad adattarsi a chi si trova avanti ma che poi dà alla sua formazione un’identità ben precisa. Il primo concetto della sua identità è la costruzione dal basso, prendendosi anche qualche rischio. Sia i due centrali, che anche il portiere (per questo forse è stato preso Pau López, sicuramente abituato da Quique Setien a giocare con i piedi) devono partecipare allo sviluppo di gioco. Preferibilmente la prima costruzione è dalla zona centrale, in quanto i terzini rimangono molto alti e molto aggressivi. L’obiettivo di Fonseca è la creazione di una superiorità numerica al confine fra il terzo centrale e il terzo ultra-offensivo del campo (a 35/40 metri dalla porta). I terzini quindi devono spingere in maniera ingente, perché in questo modo si fa uscire il pallone con la presenza dei laterali difensivi in zone molto aggressive e si riesce quindi a confondere la marcatura preventiva avversaria, che potrebbe dunque lasciare spazi.

IL CENTROCAMPO

Proprio per questo il suo 4-2-3-1 si disassa, perché uno dei due mediani inevitabilmente si abbassa in mezzo ai due difensori centrali per cercare di dare sfogo all’impostazione del pallone. Questa determinata figura è stata riscontrata in Amadou Diawara. La reazione immediata da parte degli esperti è stata una critica al fatto che il giocatore non si fosse mai disimpegnato in un centrocampo a 2. Seppur vero, agire nel centrocampo di Fonseca implica delle differenziazioni. Come detto poc’anzi, il mediano si abbassa e successivamente rimane in copertura – sono tanti i giocatori che attaccano e per questo c’è bisogno di copertuta. I dubbi, semmai, possono venire dal fatto che il nazionale guineano abbia giocato solamente 13 partite da titolare nelle ultime due stagioni di Serie A. Sul piano della continuità e nella focalizzazione dell’impegno è quindi un giocatore da recuperare. Nonostante ciò, presenta un’età anagrafica pari a 22 anni, di conseguenza appare un elemento decisamente plasmabile e per il quale può arrivare ad attecchire il lavoro di un allenatore così scrupoloso come Fonseca.

L’altro mediano, è un giocatore centrale nello sviluppo del gioco. Deve avere qualità creative, in grado di spostarsi sempre alla ricerca del pallone. È colui che arriva a creare la superiorità territoriale e lo fa principalmente in tre modi. Il primo risiede nel movimento: mentre la difesa – con il mediano basso – sta impostando, l’altro mediano si muove. Movimento però che è uno “specchietto per le allodole”, perché nel momento in cui una squadra perde palla, tende fisiologicamente a rilassarsi e un movimento di un mediano può portare all’uscita di un pressatore. Questo apre un corridoio per una verticalizzazione diretta che può anche essere fatta dal centrale difensivo.

Il mediano basso ha inoltre il compito di ricevere: quando riceve, deve avere la qualità tecnica per smistare subito avanti o per saltare addirittura l’uomo. Terzo compito fondamentale del secondo mediano è quello di arrivare a rimorchio, di sostenere l’azione d’attacco, per arrivare a sfruttare le tante occasioni creatisi; ma anche per divenire un attaccante-ombra. Fotografia di questo tipo di giocatore è senza troppi dubbi Fred, calciatore talmente migliorato dall’era Fonseca che un anno fa lo United ha investito 60 milioni per portarlo via dall’Ucraina.

La Roma però in rosa non presenta giocatori con queste caratteristiche, né Cristante, né tanto meno Pellegrini – e per questo bisognerà intervenire sul mercato. Anzi, questi due giocatori hanno le caratteristiche del terzo uomo del centrocampo del tecnico portoghese nel 4-2-3-1: il trequartista centrale. Il giocatore in questione deve saper passare, correre e, soprattutto, finalizzare. D’altronde, il gioco di Fonseca è incentrato nel rendere possibili quante più soluzioni possibili di passaggio e di arrivo al tiro: di conseguenza il trequartista deve essere anche uno che sa calciare in porta. Viktor Kovalenko è il chiaro sunto di questa predisposizione tattica, perfettamente plasmato dall’allenatore ex Porto – arrivato a livelli veramente interessanti interpretando alla perfezione questo tipo di concetto. Cristante e Pellegrini possono interpretare questo tipo di ruolo, anche se il protagonista assoluto potrebbe facilmente essere Zaniolo, giocatore che Fonseca potrebbe trasformare in maniera definitiva. Sono questi giocatori che possono avere le caratteristiche per stare in questo ruolo rispetto a un trequartista classico come Pastore.

Fonte: profilo Instagram ufficiale di Nicolò Zaniolo

LA ZONA OFFENSIVA

Il giocatore offensivo del centrocampo ha quindi un ruolo cardine nella costruzione dell’azione offensiva, che deve però interagire profondamente i tre giocatori d’attacco della rosa: le due ali e la prima punta. Il centravanti può rispondere sia all’identikit della forte prima punta fisica, che essere un numero nove leggermente anarchico (un falso nueve). In questo caso il profilo di Patrik Schick può essere davvero interessante: il centravanti di Fonseca deve essere uno che sia viene in contro che va per la profondità. Un centravanti vero e uno di manovra.. Schick si è sempre definito una prima punta (personalmente penso possa lavorare bene al fianco di un altro attaccante), di conseguenza queste possono essere le condizioni per una totale consacrazione del giocatore – ed essere il talento che ha dimostrato di essere.

Si vocifera inoltre di un interessamento della Roma per Gonzalo Higuain. Tutto ciò resta comunque più una suggestione che altro, date le continue remissioni da parte dell’entourage del giocatore. Anche Edin Dzeko sarebbe potuto essere un centravanti perfetto per questo tipo di gioco, però attualmente è difficile che il giocatore possa essere il prossimo numero nove della Roma.

A livello di ali, un calciatore perfetto per il gioco di Fonseca è in primis Cengiz Under. Il calciatore turco ha l’adeguato cambio di passo e la capacità di fornire sia assist che gol per divenire l’ala perfetta al funzionale gioco del portoghese. Volendo anche Kluivert potrebbe esserlo, a patto che maturi sia tecnicamente che caratterialmente, trovando una stagione di fioritura. Sarebbe stato perfetto anche El Sharaawy ma ha deciso di andare in Cina. Resta un mistero l’integrazione in questa formazione di Diego Perotti, un giocatore che a me piace tantissimo e che presenta un tasso tecnico assolutamente superiore alla media ma che, da tempo immemore, non riesce a stare al 100% della forma.

IL MERCATO

Bisogna tuttavia operare sul mercato. Oltre ad un centrocampista box to box, oltre forse ad una punta, oltre ad un esterno d’attacco la Roma si ritrova nella necessità di ricostruire completamente la difesa. Non tanto sugli esterni, zona coperta ampiamente da Florenzi, Kolarov, Spinazzola e forse anche Karsdorp (a meno che non venga messo in uscita), sono giocatori che possono interpretare al meglio il ruolo perché hanno queste caratteristiche. A proposito di Florenzi: è una figura intorno a cui la Roma e il suo popolo dovrebbero investire, essendo dopo Totti e De Rossi il simbolo della romanità. E’ un momento un po’ critico per Florenzi, e spero che la situazione possa risolversi perché è sia tecnicamente che a livello temperamentale un giocatore fondamentale.  Manolas è stato venduto al Napoli, Fazio proviene da un’annata altamente negativa, Juan Jesus non può essere considerato un caposaldo ed ancor meno Marcano. Di conseguenza la necessità è quella di acquistare due centrali che soddisfino le caratteristiche richieste ai suoi stopper da Paulo Fonseca: abile nell’iniziare l’azione, forti di testa, veloci ed estremamente organizzati. Fonseca con la difesa rischia molto, tenendo la linea molto alta e attuando un pressing quasi uomo a uomo, stanziando in alto con un fuorigioco in posizione molto avanzata. Bisogna che i difensori abbiano quindi timing, ottima capacità comunicativa (i sincronismi devono essere svizzeri e pertanto l’intesa deve essere massima) e tanta gamba.

In questo senso Petrachi dovrà portare alla Roma due difensori con queste tutte queste caratteristiche: sono inevitabilmente profili molto costosi. Si parla in questo ultimo periodo di Gianluca Mancini. Il difensore dell’Atalanta, pur potendo avere questo tipo di caratteristiche, è un talento ancora giovane, al quale forse è troppo prematuro affidare ingenti responsabilità. Si sono fatti anche i nomi di Bartra e Alderweireld, profili che soddisfano questo tipo di identikit, ma l’investimento da attuare sarebbe veramente alto. Per quella che è la mia impressione, probabile quindi che la Roma di Fonseca, la prossima stagione, sia una formazione che vada più alla ricerca della vittoria segnando un gol in più dell’avversario piuttosto che subirne uno in meno.

Fonte: profilo Instagram ufficiale di Gianluca Mancini

Alla Roma è però arrivato un allenatore molto bravo, con idee molto chiare e con una filosofia forse in controtendenza con quella storicamente stabile del calcio italiano. Per far questo avrà bisogno di sostengo da parte di giocatori e ambiente e avrà bisogno di profili adeguati al suo calcio (materia per la direzione sportiva). Credo necessiterebbe anche di tempo che, probabilmente, non penso avrà perché arriva in Italia allenando un club come la Roma, in un contesto particolare. La sfida è assai coraggiosa e ripeto: Fonseca è un buonissimo allenatore. Però è impossibile pensare che tutto dipenda da lui.

 

(fonte immagine copertina: profilo Instagram ufficiale della società “AS Roma”)