Arrivato in sordina all’Inter, ma pagato ben 4 milioni di euro: il giovanissimo Lucien Agoumé è stato uno dei primi colpi estivi dei nerazzurri, un classe 2002 che era seguito da tanti top club e che ha scelto l’Italia per completare il suo processo di formazione. Ma chi è questo giovane franco-camerunese ex Sochaux?

Ne abbiamo parlato con il giovanissimo Josselin Juncker, 25enne francese, ex collaboratore tecnico del Sochaux (prima con il mister spagnolo Aira ed in seguito con Omar Daf) e in passato match analyst del Granada; Juncker ha avuto modo di conoscere, allenare e vedere da vicino Agoumé nella scorsa stagione, per questo motivo lo abbiamo contattato per saperne di più sul classe 2002 acquistato dall’Inter.

Josselin Juncker, collaboratore tecnico del Sochaux nella scorsa stagione.
Fonte immagine: sito ufficiale fcsochaux.fr

Come avete scoperto Lucien Agoumé?

 “In realtà non lo abbiamo scoperto. Agoumé faceva già parte del settore giovanile del club, un ragazzo scovato dal Sochaux qualche anno fa quando ancora giocava nella città dov’è cresciuto – Besançon – mentre il mister José Manuel Aira ha scelto di aggregarlo alla prima squadra per osservarlo da vicino. E da lì abbiamo capito con chi avevamo a che fare”. 

Fin dall’inizio ha dimostrato di poter giocare già con una prima squadra?

“Per quello che abbiamo visto nella scorsa stagione direi di sì, ha iniziato ad allenarsi con noi molto presto ed è migliorato nel corso dell’annata; già ad ottobre ha esordito contro il Troyes, squadra che poi è arrivata ai playoff, entrando a partita in corso. Fu un match molto difficile, avevamo molti giocatori assenti per i vari impegni delle nazionali, e Lucien è stato in grado di debuttare entrando nella ripresa, proprio quando avevamo la necessità di difendere un vantaggio preziosissimo. Di certo non il più semplice degli esordi. Pian piano si è guadagnato spazio, ha giocato circa 15 partite in stagione, ma se non fosse stato per gli impegni con l’under 17 della Francia avrebbe sicuramente accumulato più minuti”. 

Qual è il suo ruolo ideale?

“Con noi ha giocato da numero 8, da classica mezzala, ma talvolta lo abbiamo utilizzato anche come secondo mediano in un centrocampo a 2. Nonostante la giovane età può già ricoprire diversi ruoli a centrocampo, e sono convinto che, lavorandoci, un giorno possa anche fare il 10. Quel che è certo è che deve stare dentro al gioco, è lì che si esalta”. 

Quindi, stando alle tue parole, stiamo parlando di un 17enne già molto forte tecnicamente. Come lo valuti in questi fondamentali?

“In una parola direi impressionante. Ha una capacità pazzesca nel dribbling, sia in fase di protezione palla che nell’1 vs 1, si vede che ha una proprietà tecnica tipica della strada, nei movimenti e nel controllo del pallone, un qualcosa che si trova sempre meno nel calcio di oggi. In un certo senso ricorda molto anche il classico calciatore spagnolo, perché possiede una qualità nei passaggi che è rara da vedere a quell’età; a 17 anni vede cose che gran parte dei suoi compagni non è capace di scorgere, ma nemmeno io che mi limitavo ad osservare senza giocare: pensate che per visionare meglio gli allenamenti mi è capitato di scegliere posizioni più alte rispetto al campo, per avere una visuale più ampia, e Lucien a volte si inventava passaggi che non avrei minimamente immaginato neanche dalla mia postazione”. 

Tecnicamente eccelso, ma l’Italia, come ben sai, è uno dei campionati più difficili dal punto di vista tattico.

“Sotto questo aspetto deve crescere molto, sia a livello difensivo che offensivo. Molto spesso, finora, in attacco gli bastava la sua qualità tecnica per fare la differenza, ma arriverà un momento in cui dovrà crearsi degli spazi attraverso movimenti, in relazione ai suoi compagni, e sicuramente l’Italia sarà un bel banco di prova per lui. In difesa deve migliorare molto, è bravo quando deve difendere “attaccando”, e ha grande capacità nel recuperare palla in modo pulito anche quando si trova alle spalle del mediano avversario. Dovrà invece migliorare quando deve difendere correndo all’indietro, ma anche nell’aspetto caratteriale”.

Quindi il ragazzo potrebbe mostrare dei “limiti” sotto questo punto di vista?

“Assolutamente no. Il semplice motivo che lo porta, a volte, a “lamentarsi” di alcuni colpi è semplicemente dovuto alla sua età; Agoumé soltanto due anni fa giocava con l’under 17 del club, e con i pari età non ha mai avuto alcuna difficoltà nei duelli fisici. Oggi che si è ritrovato “catapultato” nel calcio professionistico, deve abituarsi all’esperienza di alcuni giocatori che conoscono tutte le dinamiche di gioco, compresa la fase di contrasto”.

Agoumé è molto giovane, in campo sta crescendo e ha tutto il tempo per “maturare”. Ma fuori dal campo com’è?

“Stiamo parlando di un ragazzo d’oro, buono e piacevole: per un collaboratore è sbagliato eleggere come “pupillo” un giocatore della rosa, ma non puoi non voler bene ad un ragazzo così. Lucien è per certi aspetti ancora un bambino, a 17 anni appena compiuti ha proprio dentro di sé la tenerezza del ragazzino, ma allo stesso tempo è molto maturo ed intelligente, sia dentro che fuori dal campo. Entrambi parliamo francese, ma per migliorarsi a volte mi chiedeva di parlare in spagnolo, motivo per il quale sono sicuro che non avrà problemi ad imparare anche l’italiano. E vi assicuro che è impressionante anche sulla cultura generale: fortissimo col pallone tra i piedi, ma Lucien ti sorprende ancora di più se inizi a chiedergli le capitali di tutti gli stati del mondo”. 

Qualcuno qui, visto il suo ruolo ed il fatto che sia arrivato in sordina sotto l’ala protettiva di Conte, lo ha paragonato ad un primo Pogba. Paragone calzante o credi che possa assomigliare a qualcun’altro?

“Vorrei evitare paragoni. Stiamo parlando di un ragazzo ancora giovanissimo e che ha tutto il tempo per costruirsi come giocatore, ma sinceramente non vedo una grossa somiglianza con Pogba: da quando è allo United, Pogba ha un gioco che verte molto di più sulla fisicità, e per certi versi mi sembra un giocatore capace di sorprenderti (in positivo ed in negativo), visto che spesso ha dei tempi propri e varia in maniera repentina la velocità di gioco. Agoumé lo vedo molto più come giocatore tecnico, riesce a capire i tempi di gioco prima degli altri nonostante la sua età. Posso assicurarvi che dal punto di vista tecnico è un giocatore già molto elaborato”. 

Agoumé ha già fatto la prima parte del ritiro a Lugano con la prima squadra, ed è partito pure per la tournée. Credi sia già pronto per essere parte integrante della rosa di Antonio Conte?

“Questo non lo so, Lucien è giovane ed il tempo è sicuramente dalla sua parte. Essendo appena arrivato all’Inter avrà bisogno di integrarsi al meglio nel nuovo gruppo e starà a Conte valutare il percorso migliore per il ragazzo, ma sono certo che abbia le qualità per essere nel prossimo futuro un giocatore importante anche per l’Inter”.