Il Sud del calcio italiano sta vivendo una fase altalenante, con l’ascesa sempre più convinta del Napoli e la crisi di molte squadre del meridione. Su tutte il Palermo, che fino a qualche anno fa era una delle realtà più interessanti del panorama calcistico nazionale. Chi scende e chi sale, a fare da contraltare alla caduta libera dei rosanero c’è il Lecce, che quest’anno è finalmente tornato in Serie A. Cosa hanno in comune queste tre piazze, massima espressione del Sud calcistico italiano? Hanno un numero Diez, che a sua volta è stato la massima rappresentazione del dna meridionale in tempi recenti. Un ragazzo cresciuto col mito di Maradona, la passione per il wrestling e una classe innata e sopra la media. Fabrizio Miccoli, l’eroe moderno del Sud italiano.

TRA MARADONA E IL SALENTO

Un metro e sessantotto di altezza. Proprio come el Pibe de oro, che il piccolo Fabrizio ammirava e di cui sognava di ripercorrere le orme. Una vera e propria ossessione quella per Maradona, tanto da dare il nome Diego al suo secondogenito. Alla fine il suo sogno in parte l’ha realizzato, per qualcuno è diventato Maradona. Per i tifosi del Palermo, che hanno visto la propria squadra trascinata da quel ragazzo salentino che a sua volta si è calato perfettamente nella realtà rosanero. È diventato, come lui stesso ha ammesso, il Maradona di Palermo. Un passaggio di consegne simboleggiato da quell’orecchino che Miccoli ha comprato all’asta per ben 25.000 euro. L’orecchino appartenente a Maradona non poteva di certo farselo scappare uno che per tutta la sua carriera ha cercato di assomigliare il più possibile al Diez più Diez di tutti i tempi.

Dietro al sogno di ripercorrere le orme del dieci del Napoli c’è un ragazzino, nativo di Nardò, Lecce. L’infanzia nel Salento plasma il carattere del piccolo Fabrizio, testardo e combattivo. Un guerriero forgiato dal sole, come la sua Puglia. A San Donato di Lecce quel ragazzino inizia a dialogare col pallone, e lo fa in maniera sublime. Diventa presto l’idolo del paese, a scuola il professore di educazione fisica costringe i compagni a mettersi in fila e vederlo palleggiare. Per strada si diverte a tirare i palloni nelle finestre aperte, sfilando anche qualche soldo alle compiacenti zie che sfidano il ragazzino a fare questi numeri da giocoliere. È piccolino e lo sembra ancora di più perché gioca sempre coi ragazzini più grandi. I dirigente della sua squadra sono arrivati a falsificare i documenti per farlo giocare oltre la sua categoria. Si vede da subito che quel piccoletto ha un talento enorme. All’età di quattordici anni arriva la svolta, bisogna salutare il sole della Puglia per abbracciare la foschia del Nord. Arriva il Milan, che con dieci milioni di lire se lo porta a casa. Muove così i suoi primi passi il Romario del Salento.

Una vista della Lecce di Fabrizio Miccoli

DNA MERIDIONALE

L’Italia è un paese di tradizioni e di legami, ancora di più al Sud. Non è mai facile abbandonare la propria terra per cercare avventura in quello che per molti è il lontano e diffidente Nord. Miccoli a soli quattordici anni viene catapultato in una realtà completamente diversa dalla sua. Via il sole, dentro la foschia, via la libertà dei campi in Puglia, dentro la disciplina delle giovanili rossonere. Il piccoletto però non si fa spaventare e si mette in mostra col diavolo, ma la nostalgia di casa si sente e non poco. Dopo due anni vuole tornare a Lecce, ma è ancora troppo presto per vestire la maglia della squadra giallorossa. Entra quindi in scena un altro grande personaggio del nostro calcio, che a quei tempi proprio come Miccoli stava muovendo i suoi primi passi. Pantaleo Corvino lo porta al Casarano, squadra del leccese, dove l’aria di casa è un toccasana per Fabrizio.

Al Casarano si mette in mostra e dopo due anni arriva la chiamata della Ternana in Serie B. Da lì è un’ascesa continua, che lo porta, nell’estate del 2002, ad essere acquistato dalla Juventus. Ancora al Nord, ancora lontanissimo da casa. Il sogno di diventare Maradona deve provare a realizzarlo in un contesto totalmente opposto rispetto a quello che ha esaltato el Pibe de oro. Torino non sarà quella che Miccoli sperava, troppo burocratica per il dna meridionale di Fabrizio. Si scorna infatti presto col potere costituito. A Torino litiga con Moggi, a Perugia ha i suoi diverbi con Gaucci. Uomini potenti, personalità che si confanno molto poco al calore pugliese del ragazzo. La sua vendetta sulla Juventus arriva il 15 gennaio 2003. Miccoli sta trascinando il suo Perugia in Coppa Italia e nei quarti guarda un po’ chi c’é, proprio la Juventus. L’esito sembra già segnato, per tutti ma non per quel ragazzo che gioca nel grifone, ma è di proprietà dei bianconeri. Una doppietta del Romario del Salento ribalta il vantaggio di Zalayeta. Il Perugia espugna il Delle Alpi, Miccoli si gode quel momento e concede il bis al ritorno, sancendo una clamorosa eliminazione per le zebre.

Dopo un amore mai sbocciato Miccoli abbandona la Juventus. Tanta rabbia in quel momento, ma a posteriori riconoscerà che quell’esperienza gli sarà servita molto. Viene ceduto alla Fiorentina, poi finisce al Benfica. Fabrizio non è più un ragazzino, ma è rimasto piccoletto. Molti però hanno smesso di credere in lui, la sua parabola sembra giunta a una precoce conclusione. Forse anche lui inizia a non crederci più, ma quel ragazzino che sognava Maradona urla e si fa sentire. Non è arrivato il momento di arrendersi, la storia è ancora tutta da scrivere.

Fonte: sito ufficiale Palermo

ULISSE VERSO IL SUO SUD

Il viaggio ha portato Miccoli a vivere avventure diverse, ognuna a suo modo importante. Lo ha però anche portato fuori strada, lontano dalla sua vera identità. A fatica ha superato le sirene bianconere, è stato quasi sfiancato da Circe a Lisbona. Come Ulisse le sue prove le ha superate, ma lo hanno debilitato e il richiamo di casa si fa sentire. In Portogallo ha ritrovato il sole, ma non è quello tremendo e passionale del suo Sud. Quel sole Miccoli lo cerca insistentemente e finalmente lo trova, passando come Ulisse tra Scilla e Cariddi e approdando in Sicilia.

La ricerca del Sud lo ha portato all’estremo meridione, dove quel sole batte sempre più forte, dove Fabrizio ritrova la sua gente, quella che come lui viene dal basso e si costruisce giorno dopo giorno il proprio sogno. Qui finalmente quel bambino torna a sognare Maradona e in un certo senso quel sogno si realizza. In sei stagioni quel piccoletto che si è fermato a un metro e sessantotto di altezza si cuce addosso la maglia rosanero, ne fa una seconda pelle, ergendosi a stella polare del Palermo nel momento più alto della sua storia. 81 gol in 179 partite, miglior marcatore di tutti i tempi dei siciliani. Tantissimi gol, molti bellissimi, l’Europa League, la Champions sfiorata, la finale di Coppa Italia. Miccoli a Palermo diventa finalmente quel faro che era Maradona a Napoli, con le giuste proporzioni ovviamente. Quel bambino finalmente ha realizzato il proprio sogno, può tranquillizzarsi e riappacificarsi con se stesso, almeno fino al 6 febbraio 2011.

Stadio Via del Mare. Minuto ’45. Il Lecce conduce per 1-0 sul Palermo, ma c’è un calcio di punizione per i rosanero. Parte Miccoli, rete, 1-1. Arrivano le lacrime, degli 81 gol realizzati in rosanero questo è di gran lunga l’unico che Fabrizio non avrebbe mai voluto segnare. Il Lecce è invischiato nella lotta salvezza e il suo gol apre le strada alla goleada dei rosanero che vinceranno quella partita 2-4. Quel match per Miccoli finisce al minuto ’45, finisce col cuore che sale fino in gola e gli impedisce di tornare in campo nella ripresa. Ma il calcio spesso segue delle traiettorie veramente insperate. A fine stagione i giallorossi si salveranno, mandando in Serie B per uno scherzo del destino che ha davvero del grottesco quella Sampdoria che solo un anno prima aveva tolto l’accesso in Champions proprio ai rosanero. Forse il destino ha voluto premiare Miccoli per il suo coraggio, per la forza di fare del male a se stesso e alla sua squadra pur di rispettare i valori del calcio.

La punizione con cui Miccoli ha punito il suo Lecce.                                             Fonte: sito ufficiale Palermo

IL ROMARIO DEL SALENTO

Nel 2013 Miccoli si svincola dal Palermo e finalmente corona il sogno di vestire la maglia del Lecce. Lo fa prima tra i dilettanti e poi in Lega Pro, per finire successivamente al Birkirkara e appendere finalmente gli scarpini al chiodo. Si conclude così la storia del Romario del Salento, del Diez che ha fatto del Sud il Nord della propria bussola. Finisce con qualche controversia, tra i guai giudiziari e le frasi intercettate su Falcone. Una macchia grande, che comunque non cancella tutto ciò che Miccoli ha dato ai palermitani. La conclusione è quella dolceamara che però accompagna quel senso di malinconico godimento che si prova a ripercorrere una storia tanto intensa come quella di Fabrizio Miccoli.

Alla fine quel ragazzino piccolo piccolo ce l’ha fatta. Ce l’ha fatta seguendo sempre il proprio cuore, o meglio il proprio sole. Dalle strade di San Donato al manto erboso del Barbera, sgusciando via come il suo idolo Rey Misterio e facendo col pallone sostanzialmente quello che voleva. Sorrentino recentemente ha detto che se potesse affidare una lotteria di rigori a qualunque giocatore, un tiro dal dischetto lo riserverebbe proprio a Miccoli, che in allenamento riusciva sempre a infilarlo, nonostante il portiere sapeva benissimo dove avrebbe tirato. E chissà quanto avrebbero riso le zie di Fabrizio a vedere come il loro piccoletto sia passata da infilare la sfera nelle finestre aperte a bucare in ogni modo le reti di Serie A. Sicuramente abbiamo riso moltissimo noi, consapevoli di essere testimoni di una storia bella come quelle che solo il calcio sa regalare.