El talento no es un regalo de la genética, sino una conquista del esfuerzo.

A Barcellona, in Carrer Maternitat d’Elna al numero uno, vi è la sede della Fundacion Marcet, scuola calcio adibita allo sviluppo di giovani talenti attraverso la metodologia del neurofutbol. Giunti all’interno delle mura dell’accademia, giovani ragazzi di poco più di dieci anni iniziano un percorso cognitivo e sportivo che li porta a sviluppare le proprie capacità secondo un iter basato su talento, genetica e sugli sforzi da compiere per far si che ciò che ha concesso madre natura non venga sperperato in pochi anni di successi senza costruire qualcosa che sia duraturo. È in questa accademia che, dopo aver appreso tutto il necessario dalla strada, Óliver Torres fa il suo esordio nel calcio dei grandi, affacciandosi al suo futuro.

OLIVER HUTTON E LA MADONNA DELLE ANGUSTIE 

Navalmoral de la Mata è una delle città più popolose della provincia di Caceres nella comunità autonoma di Extremadura. Su per giù quindicimila abitanti che venerano il culto della Madonna delle Angustie e tra i quali, nel ’94, si aggiunse il piccolo Óliver Torres: il suo nome, proprio come nelle migliori storie di predestinazione, viene dal protagonista di Holly&Benji, il cartone animato giapponese che fece innamorare tantissimi bambini e ragazzi tra gli anni ’80 e ’90. Proprio come Holly Hutton, il piccolo Óliver vive per strada la sua prima formazione calcistica, vivendo in simbiosi con il pallone ogni momento della giornata:

Mis padres se enfadaban porque comía a toda prisa en cinco minutos y me bajaba corriendo con un balón para jugar, aunque fuera solo.

Se tale situazione si rivela comune in contesti molto poveri, dove al ragazzo non restava che dedicarsi al pallone per sfuggire da realtà non esattamente idilliache, la storia di Óliver cambia quando i sacrifici iniziano ad essere importanti e, di conseguenza, ripagati: ha dieci anni quando decide di trasferirsi a Barcellona alla Marcet, in Carrer Maternitat d’Elna, rimanendoci per un anno e mezzo e raggiungendo obbiettivi che all’inizio non si ritenevano possibili. 

L’ATLETICO MADRID

A dodici anni inizia un programma personalizzato di alto rendimento alla Marcet che, in brevissimo tempo, inizia a dare frutti insperati: Óliver supera egregiamente ogni tipo di test attirando l’attenzione, come ovvio, del Barcellona e dell’Espanyol, i due club della città catalana sempre vigili e pronti a pescare dalla Fondazione Mercet i talenti del futuro. Qui entra però in gioco Luis Pacha, osservatore dell’Atletico Madrid in Cataloña e autore del passaggio di Óliver ai Rojiblancos, squadra da sempre tifata dal ragazzo e ora prossima tappa del suo viaggio calcistico. Le Mercet, proprio come capitato a Navalmoral de la Mata, inizia ad essere stretta per il talento del ragazzo che, trasferitosi a Madrid, inizia ad imporsi nelle varie selezioni giovanili, complice anche la crescita fisica esponenziale che ne fuga ogni dubbio sulla forza come centrocampista offensivo e futuro craque dei Colchoneros.

TRA FABREGAS E XAVI 

Para mí el Atlético de Madrid significa un sentimiento. Desde el primer momento en que pisé el Calderón noté algo especial y esas cosas se sienten porque son mágicas. El día que debuté con la camiseta del Atleti fue el mayor sueño de mi vida.

Debutto con l’Atletico del Cholo Simeone, passaggio al Villareal in prestito e poi via verso il Portogallo, estremo ovest della penisola iberica, a circa 426 chilometri da Navalmoral de la Mata. Nel mezzo, un Europeo Under 19 vinto con la sua Spagna e un articolo del Mundo Deportivo che lo dipinge come diretto erede di Xavi e Fabregas, soltanto un anno dopo il mondiale vinto dalla Roja in Sudafrica. 

Es un medio creativo, capaz de marcar el ritmo de juego. Una mezcla de Fábregas y Xavi en sus formas, tiene pase en corto y largo, una técnica depurada, mucho trabajo y una interpretación del juego fuera de lo normal.

Un centrocampista capace di dettare e organizzare il ritmo del gioco, un misto tra Fabregas e Xavi: un’investitura questa che, a diciassette anni, ti catapulta nel mondo dei grandi rendendoti l’oggetto del desiderio di club di mezza Europa perché qualità simili, a soli diciassette anni, sono il sogno di ogni talent scout. Ciò che ci interessa non è però quanto Óliver sia forte a diciassette anni: oggi il ragazzo ne ha ventiquattro e ha appena concluso il suo trasferimento al Siviglia dopo cinque stagioni passate al Porto dove, vestendo la maglia numero dieci, si è imposto prima con Lopetegui e poi con Conçeicao, diventando una colonna portante dei Dragoes portoghesi. Ciò che ci interessa, che non è altro che il problema principale della carriera di Óliver, è la costanza di rendimento: una piccola falla nel sistema generato alla Mercet e con cui Óliver si trova a dover fare i conti. 

NON BUTTARE VIA TUTTO 

Classe ’94, il piccolo numero dieci ha scelto oggi il Siviglia di Monchi per tornare in Spagna e dare una svolta, si spera definitiva, alla propria carriera: da eterna promessa capace di ottenere il titolo di rivelazione dell’anno nella Liga portugesa 2014/2015 con 26 presenze (saranno 40 in totale nella stagione) 7 goal e 6 assist, Óliver deve ora compiere quel salto di qualità a livello di continuità che lo eleggerebbe tra i grandi del ruolo, quelle mezze ali tecniche che hanno fatto la fortuna della Spagna agli inizi di questo decennio e che tutt’ora sono il frutto più ricercato dagli amanti del guardiolismo. La mancanza, congenita forse, sicuramente pratica, di continuità è la diretta causa del fallito salto verso lidi più prestigiosi: il Porto lo ha venduto oggi per una cifra vicina a 15 milioni, spiccioli in confronto ai costi che il mercato sta sostenendo in questo periodo, pochi se paragonati all’abbondanza di talento presente nel corpo e nella mente del ragazzo di Navalmoral. 

È TROPPO TARDI?

Una domanda sorge in tutti coloro che nelle magie del ragazzo spagnolo avevano creduto fin dai suoi esordi in maglia rojoblanca: è troppo tardi?

Non si può dire che a ventiquattro anni sia troppo tardi per assurgere a quelle vette di risultati che, sin dalla Mercet, il talento di Óliver aveva promesso al mondo del calcio. Nonostante i mille sacrifici si è perso, in meandri che il talento da solo spesso non può affrontare, barcollando tra sprazzi di luce inesausta e picchi di buio assoluto: montagne russe che non possono essere proprie di un campione assoluto. Óliver ora ha scelto Siviglia per consacrarsi, ha scelto Lopetegui per sentirsi a casa dopo anni di peregrinazioni, ha scelto la Spagna per tornare quel ragazzo delle Mercet che l’Atletico si accaparrò anticipando la concorrenza. 

Óliver ha ancora un’occasione, per far sì che tutto non sia vanificato. 

(Fonte immagine di copertina: profilo Instagram di Óliver Torres)