Il calcio non è rimasto immune agli effetti della Guerra Fredda. Mentre le due parti “politiche” danzavano pericolosamente sul filo di una possibile Terza Guerra Mondiale, le due corrispondenti entità “calcistiche” procedettero in maniera praticamente ermetica alla creazione e allo sviluppo del “loro” calcio trovando punti d’incontro solamente durante i Mondiali ed in poche altre occasioni. Fu proprio l’edizione 1958 a dare il via ad un nuovo capitolo dell’evoluzione tattica di questo sport. Con il WM di Herbert Chapman saldamente in voga, ricominciarono a sorgere alcune sperimentazioni. L’Ungheria di Sebes che prese a pallonate l’Inghilterra solo 4-5 anni prima o il Brasile dei Mondiali ’50 avevano già trovato strade diverse.

I Mondiali di Svezia però mostrarono al mondo la squadra di gran lunga più forte della ancora breve storia del calcio. Il Brasile di Vicente Feola, oltre a distinguersi per il talento in campo, a livello tattico strappò una pagina dagli appunti di Flàvio Costa e del maledetto Brasile di otto anni prima. Con un piccolo restyling al “Diagonal” (mettendo i quattro centrocampisti del WM su quattro altezze diverse a mo’ di parallelogramma) nacque un ibrido 4-3-3 / 4-2-4 dove il barometro divenne la “ponta da lanca”. Una sorta di seconda punta/trequartista, il ruolo fece conoscere il diciassettenne Pelé al mondo intero.

Questo però fu solo un punto di passaggio verso il primo “vero” modulo del calcio moderno: il 4-4-2.

Viktor Maslov, classe 1910, nacque a Mosca, in Russia, e Dio solamente sa che diavolo potesse essere il calcio russo di quel periodo. Tra l’altro, impegnati com’erano nella lotte tra classe operaia e Stato, al pallone davano sì attenzione, ma con finalità piuttosto divergenti da quello che è nato come un gioco/sport. Una discreta carriera da giocatore durante le due guerre (fu anche capitano della Torpedo Mosca fino agli albori della II Guerra Mondiale) ed iniziò ad allenare praticamente da subito. La  sua Torpedo Mosca per prima, intervallando un paio di esperienze tra Torpedo Gor’kij e Burevestnik Khishinev (squadra di Chisinau, attuale capitale della Moldavia).

L’anello di giunzione tra Maslov ed il Brasile del 58′ trova posto nella linea temporale tra il 1964 ed il 1970. Il 4-2-4 “brasiliano” portava con sé alcune evoluzioni ancora vive oggi (i terzini con licenza di attaccare) ma ricorreva alla scalata a centrocampo di solo una delle due ali formando un 4-3-3 in fase di non possesso. Vicente Feola usava appositamente Mario Zagallo, giocatore di grande acume tattico e coach del Brasile ’70, sull’out di sinistra per contrastare l’allergia di Garrincha a tutto ciò che somigliasse ad una indicazione tattica. In questo modo i movimenti di Zagallo equilibravano il peso offensivo del “quadrato magico” e davano comunque superiorità numerica verso i due mediani del WM. Maslov andò oltre e trasformò gli esterni d’attacco in due centrocampisti laterali dove potevano dare sia una mano in fase di possesso sia in copertura. I terzini, incoraggiati ad alzarsi in fase di possesso, arrivavano fino anche all’altra linea di fondo quando i centrocampisti occupavano i corridoi centrali. La somma di queste due situazioni tattiche, oltre ad un attacco molto efficiente, si riflesse sull’impostazione difensiva della Dynamo. Con almeno 7 giocatori in zona offensiva (tutti meno il mediano ed i due DC) Maslov spinse per un’innovativa marcatura “a zona” ed un continuo controllo dello spazio attaccando “in avanti” gli avversari.

 “Their midfield was hunting in packs, closing down opponents and seizing the initiative in previously unexpected areas of the pitch.”

Jonathan Wilson in “La piramide rovesciata”

Un’idea simile era già venuta fuori in un altro sport: l’hockey. Thomas Patrick Forman, ex medaglia d’oro canadese di lacrosse nei primi anni ’10 e uomo dai mille talenti, mise in piedi un’idea del genere allenando i Chicago Blackhawks negli anni ’40. L’istinto di ogni giocatore è (era) difendere la propria porta chiudendo all’indietro gli spazi per gli attaccanti. Gorman spinse i suoi ad attaccare frontalmente (la parola “forechecking” sintetizzò poi efficacemente l’idea) il portatore del puck mentre i compagni chiudevano le linee di passaggio. Per non lasciare varchi tra le due linee, anche la coppia difensiva si portava in avanti. Nonostante, come prevedibile, qualche inciampo iniziale, gli Hawks travolsero (letteralmente) la NHL e vinsero la prima Stanley Cup.

Vent’anni dopo, le stesse idee arrivarono anche in un campo di calcio. Nonostante le molteplici difficoltà (lunghezza del campo, numero di giocatori, la possibilità di alzare il pallone, cambi limitati) Maslov mise in moto una macchina perfetta per applicare il “forechecking” nel football. La chiave di volta però venne da fuori dal campo. Un gioco così pro-attivo richiedeva un dispendio di energie impossibile da sostenere per atleti non sufficientemente allenati. Ragion per cui la mano di Maslov arrivò a gestire allenamenti, riposi, dieta e tutto ciò che riguardasse la forma fisica dei suoi giocatori alla pari di un atleta. Ancora, “inventò” le riunioni tattiche. Prima di ogni partita si discuteva assieme il game-plan della partita. Coach, staff e giocatori. Non era un coach, non era un manager, era il “Dedushka” per i sui calciatori, un nomignolo affettivo per “nonno”. Dall’altra parte dell’Europa, in maniera molto probabilmente indipendente da Maslov, Alf Ramsey (non ancora “Sir”) arrivava alle stesse conclusioni tattiche dell’allenatore della Dynamo. La sua Inghilterra vinse il suo unico Mondiale proprio con il 4-4-2. Al di là della stucchevole attribuzione all’uno piuttosto che all’altro dell'”invenzione” del 4-4-2, il contributo di Maslov divenne fondamentale per il Totaalvoetbal dell’Ajax di Cruijff e Michels (lo stesso Michels si riferiva al suo modello come “calcio pressing” rifiutando l’etichetta di “calcio totale” con cui è passato alla storia) e del calcio “scientifico” di Valerij Lobanov’skij. Il “Colonnello“, padre di una generazione di 30 anni di calciatori sovietici (da Blokhin a Rebrov, Belanov, Aleinikov e da ultimi i milanisti Kaladze e Shevchenko) fu per breve tempo un giocatore di Maslov. Paradossale che lui stesso, passato alla storia per la durezza dei suoi allenamenti e l'”universalità” del suo gioco fosse da calciatore un’ala molto tecnica ma poco incline alla tattica ed ai ripiegamenti difensivi. Lui stesso disse che “non si sarebbe mai schierato in campo”.

L’ultima intuizione di Maslov è racchiusa in questa citazione:

“Football is like an aeroplane. As velocities increase, so does air resistance, and so you need to make the head more streamlined.”

Poco tempo dopo Carlos Alberto Parreira (tra le altre cose CT del Brasile a più riprese) teorizzò addirittura il 4-6-0 e, molti anni più tardi nacquero moduli ad una punta o, spingendosi ancor più avanti, il concetto di “falso nueve”. “Dedushka”, 60 anni fa, aveva previsto anche questo.

(Foto immagine di copertina:www.thesefootballtimes.com)