Anche nel calcio l’era degli scout e dell’“occhio esperto” dovrà fare i conti con i freddi numeri. Nonostante la gigantesca complessità intrinseca in un gioco in cui le variabili da mettere in conto superano ampiamente qualsiasi altro sport di squadra, la “corsa all’oro” verso il quantificare ed analizzare tutto ciò che succede in campo è da tempo iniziata. Avere dati scientifici su cui basare – se non prendere in toto – decisioni sul futuro del club può diventare un vantaggio strutturale in un settore per molto tempo “poco battuto” dall’industria del calcio. Torniamo sullo scouting: quanto può essere importante avere in mano un database con statistiche, videoclip e tutto il necessario per cercare in tutto il mondo un futuro titolare a prezzi “umani”? Per fare un esempio, molti scout hanno utilizzato –  e con ogni probabilità utilizzano ancora – il DB dei vari Football Manager. Un esempio su tutti: Lutz Pfannenstiel, ex portiere giramondo ed attuale scout dell’Hoffenheim, trovò Roberto Firmino su FM. Il team di Miles Jacobsen riucì a prevedere anche l’eccezionalità di Messi, di sconosciuti giovani del Benelux come Arjen Robben, Kevin De Bruyne o Thibault Courtois quando ancora non erano nella mappa del grande calcio. Alcuni allenatori passano del tempo su FM come “laboratorio tattico” – Ole Gunnar Solskjaer ne è un esempio – o per perfezionare altri aspetti relativi al campo e fuori. Se un’idea nata e cresciuta nel garage di due programmatori inglesi e successivamente portata avanti dalla passione di una community di appassionati ha ricevuto da più parti la “benedizione” della controparte reale, che cosa potrebbe portare un DB creato appositamente per lo scouting?

Questo devono aver pensato all’Arsenal quando, nell’estate 2012, i soldi presi dalle cessioni di Robin Van Persie ed Alexandre Song vennero reinvestiti in Olivier Giroud, Santi Cazorla, Lukas Podolski e StatsDNA. La società di Jaeson Rosenfeld non è, ovviamente, un calciatore da aggiungere in rosa ma piuttosto il primo vero passo verso la creazione di uno strumento analitico in-house con tutti i vantaggi possibili nella personalizzazione ma soprattutto nell’analisi dello stesso. Dato per assodato che la difficoltà del raccogliere dati è relativa “solamente” alla mole di lavoro, il vero “upside” da guadagnare sui concorrenti sta nel poter disporre di conclusioni che non andranno a finire in mano a nessun altro concorrente. Ivan Gazidis ed Hendrik Almstadt sono stati i promotori di questa visione. Arsène Wenger, considerato unanimemene come uno dei “modernizzatori” del calcio nella sua più che trentennale carriera da allenatore,venne convinto spiegando come, statisticamente parlando, non sarebbe stato conveniente comprare Marouane Chamakh e Park Chu-Young, due giocatori effettivamente poco incisivi nella storia dell’Arsenal.

“The company is an expert in the field of sports data performance analysis, which is a rapidly developing area and one that I, and others, believe will be critical to Arsenal’s competitive position,” Gazidis said. “The insights produced by the company are widely used across our football operations – in scouting and talent identification, in game preparation, in post-match analysis and in gaining tactical insights.” – Ivan Gazidis

Il coach alsaziano da un certo punto di vista ricorda quello di Billy Beane, ex-GM degli Oakland Athletics e protagonista / co-autore del libro Moneyball. Entrambi sono riconosciuti per la loro capacità di vedere il famoso “potenziale” e poi svilupparlo. Beane dovette comunque affrontare problemi piuttosto importanti, nonostante lavorasse in un mondo a suo agio con i numeri. Gli algoritmi che utilizzava per scegliere i giocatori cozzavano spesso e volentieri con le indicazioni dei suoi scout e venne spesso criticato da stampa e tifosi. Eppure, i suoi A’s nel 2002 con il terzo più basso monte stipendi della MLB (44 MLN circa) ottennero gli stessi risultati dei NY Yankees con 125 MLN di Payroll.

Da quel momento in poi la “sabermetrica” entrò dalla porta principale del baseball e non ne uscì più. L’ambiente calcistico su cui si muoveva Wenger era ancora affidato all’empiricità per quanto riguarda la valutazione dei giocatori ma l’esplosione di Thierry Henry sotto la sua guida dovrebbe bastar come credito. Oltre ai già citati Van Persie e Song, potremmo citare Ramsey piuttosto che Fabregas, Sagna, Ebouè,Kolo Tourè tra i tantissimi. Si racconta comunque come Wenger fosse già attento alle stat. Un aneddotto che gira su di lui riguarda l’acquisto di Flamini e di come si convinse per una partita in cui il francese coprì 14 km in 90 minuti.

“Billy Beane’s idol is Arsène Wenger. You know why? His ability to spend money and extract value. That is what it is all about to be successful in pro sports. If you can do that better than other people, you are always going to be pretty good.” – Stan Kroenke

https://youtu.be/MBPhn37BoTI

Certo, non è stato tutto rose e fiori. A cominciare da un’osservazione di Gilles Grimandi, ex-capo scout in Francia per l’Arsenal e da poco DT del Nizza, sul fatto che i giocatori possano in maniera più o meno marcata cominciare a giocare per “abbellire” le loro statistiche personali. Con un approccio del genere diffuso, c’è la possibilità che un difensore non prenda il “rischio” di ingaggiare un duello dove parte chiaramente svantaggiato? Oppure un attaccante non calciare determinati palloni? È un aspetto che andrà tenuto in considerazione. Altra questione con cui si è scontrato Wenger: talenti inespressi. Emblematici i casi di Kevin De Bruyne ed Antoine Griezmann. KDB finì nel radar dei potenziali acquisti ma venne poi accantonato per alcuni dubbi sul suo adattamento ai ritmi vorticosi della Premier League. Oggi diremmo che le squadre di Premier si debbano adattare ai ritmi del belga piuttosto che il contrario. Il francese – ancora in forza alla Real Sociedad –  fu un’idea di Wenger ma non venne preso in considerazione avendo delle statistiche tutto sommato “normali”. Vero, ma l’occhio del coach è arrivato dove una serie di algoritmi – almeno per ora –  non può arrivare.

Il primo acquisto valutato tramite StatsDNA è stato Gabriel Paulista. Wenger parlò di questo particolare acquisto con The Guardian così:

“We look at interceptions, defensive errors, winning tackles – what we call tackles is committing to win the ball. Set piece receptions, these kind of things. The most important thing is through the eye. Does this system find players for us? That is what we look for, of course, because it is difficult to watch all the games. But what I mean is that if the numbers confirm the eye, it gives you more.”

Non siamo ancora al livello di vedere mercati fatti da computer ma già l’idea di rendere “more robust” le considerazioni che vengono dall’osservazione empirica è un gran passo avanti. Vedremo presto qualcosa di simile in Serie A? Potremmo chiedere ad Ivan Gazidis per prima cosa.

(Fonte immagine di copertina: www.ESPN.com)