C’è un limite al rendimento di qualsiasi essere umano in un determinato campo, un limite intrinseco che non può essere superato perché connaturale all’essenza stessa della persona presa in considerazione. É così anche nelle prestazioni sportive, singole e di squadra, ed è così anche per un gruppo di giocatori guidati da un allenatore. Le idee, i dettami tattici, il carisma, la fame di un tecnico possono contagiare la propria squadra per anni, anche per decenni se in grado di rinnovare continuamente il materiale umano a disposizione. Ma arriverà sempre, anche nei cicli più vincenti, il momento di dire basta, di dividersi, e di cercare ognuno la propria strada.

José Mourinho e l’Inter, Pep Guardiola e il Barcellona, Carlo Ancelotti e il Milan, lo stesso Sir Alex Ferguson e il suo Manchester United hanno avuto bisogno di dividersi per seguire la strada tracciata per ognuno di loro, abbandonando nel cassetto dei ricordi le vestigia di un passato che non potrà ripetersi, semplicemente perché meglio di così era impossibile fare. É successo questo alle grandi della nostra Serie A in questo finale di stagione travagliato: il cambiamento, necessario per superare i limiti raggiunti dagli allenatori precedenti, è arrivato come un temporale estivo pronto a portare novità e nuovi obbiettivi. 

CAMPIONI DI TUTTO?

Il primo grande esempio è Maurizio Sarri: il tecnico ex Napoli e Chelsea è diventato allenatore della Juventus dopo un’annata vincente con il Chelsea, chiusa con la vittoria dell’Europa League e un terzo posto alle spalle dei colossi Liverpool e Manchester City che ha certificato la bontà delle idee di Sarri anche in un campionato come la Premier League. La scelta della Juventus, dopo cinque stagioni vissute sulla cresta del successo con Massimiliano Allegri, è dettata dalla necessità di cambiare dopo due fallimenti europei (più quello della stagione appena passata) che impongono una rivoluzione nel modo di giocare dei bianconeri. In Europa il rendimento juventino non è sempre stato all’altezza delle aspettative e per questo, dopo aver ufficializzato Sarri e aver portato a Torino il Sarriball che ha incantato il nord di Londra per una parte della scorsa stagione, la dirigenza bianconera ha aggiunto alla rosa De Ligt, Rabiot, Ramsey e sta lavorando per regalare a Ronaldo un compagno di attacco funzionale alle future trame di gioco del tecnico toscano. L’obbiettivo? Quella Champions League che scappa da troppo tempo, raggiungibile invertendo quella dicotomia tra bel gioco e risultati che ha caratterizzato le ultime stagioni allo Juventus Stadium. 

RIVOLUZIONE MENEGHINA 

Testa bassa e pedalare.”
Antonio Conte

A Milano il derby si giocherà alla quarta giornata, settembre sarà in procinto di concludere il proprio 2019 e Milan e Inter avranno già affrontato tre delle 38 partite che decreteranno chi sarà a dominare Milano nella stagione in arrivo. Il clima si è però già scaldato dalle prime conferenze stampa dove gli allenatori hanno rispettivamente espresso il proprio credo calcistico in poche, semplici parole. 

Il “testa bassa e pedalare” di Antonio Conte certifica la motivazione per cui l’Inter ha scelto proprio lui per ripartire: al di là della presenza di Marotta in società, l’Inter aveva bisogno di un carattere forte per riassettare uno spogliatoio spaccato dal caso Icardi, e poco abituato a vincere. Le imprese fanno parte del corredo genetico dei nerazzurri, si vedano le qualificazioni in Champions League delle ultime stagioni, e Antonio Conte questo lo sa bene.

Il suo arrivo ad Appiano Gentile è consustanziale al desiderio di oltrepassare quei limiti raggiunti da Spalletti che, allo stato attuale, rappresentano uno scoglio insormontabile per l’attitudine mentale nerazzurra. Gli acquisti di Barella e Sensi sono in quest’ottica fondamentali per dare una logica nuova al gioco di Conte, ma la mancanza di una punta da affiancare a Lautaro Martinez e il caso Icardi non ancora sbloccato non aiutano nella rivoluzione che Conte ha intenzione di portare nel mondo nerazzurro. 

Fonte: profilo Instagram Inter

Testa alta e giocare a calcio.”
Marco Giampaolo

Sull’altra sponda dei navigli il Milan ha scelto Giampaolo, insieme alla coppia Maldini-Boban, per tornare a imporre il proprio gioco sul rettangolo verde e ritrovare quella identità persa ormai da tempo. Gattuso, per quanto potesse possedere il DNA rossonero iscritto su ogni centimetro di pelle, non era più in sintonia con i piani societari, mentre Marco Giampaolo, al contrario, è diventato col tempo il profilo perfetto per la rinascita rossonera. Prima ancora che emotiva e mentale, la resurrezione del diavolo dovrà passare da un’idea di gioco ben precisa, che riporti i rossoneri ad avere la consapevolezza di cosa si sta facendo in ogni momento della partita. Le prime uscite rossonere ci hanno mostrato questo tentativo di Giampaolo di riportare coscienza nei giocatori a sua disposizione, mentre il mercato, ancora in divenire, ha ricalcato la linea tracciata da Gazidis nell’Arsenal di qualche anno fa: giovani talenti di livello che della qualità fanno la propria arma migliore.

Due cambiamenti, con opposte filosofie, per tornare ai vertici dopo anni difficili. Questo l’obbiettivo della Milano calcistica nella stagione in arrivo tra poco meno di tre settimane. 

Fonte: profilo Instagram AC Milan

CRÊUZA DE MÄ

“Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l’è ch’ané
da ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua.”

“Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov’è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola.”

Fabrizio De André

Genoa e Sampdoria, autrici di due stagioni agli antipodi, hanno deciso di cambiare la propria guida tecnica per motivi ovviamente diversi. La Samp, dopo il nono posto raggiunto da Giampaolo, si è resa conto che il limite raggiunto dai giocatori con l’attuale tecnico rossonero impediva alla squadra di puntare con decisione all’Europa e la scelta di Di Francesco, tecnico esonerato dalla Roma nella stagione appena passata, è consustanziale all’ambizione europea dei blucerchiati. Il Genoa, diciassettesimo lo scorso anno, ha deciso di puntare su Andreazzoli per restituire razionalità alle scelte di mercato e societarie dopo anni di continue rivoluzioni: solo negli ultimi dieci mesi si sono alternati tre tecnici sulla panchina del Grifone, portando confusione e una salvezza all’ultima giornata. Un cambiamento che porti un nuovo vento sul mare di Genova, per una stagione che dovrà essere migliore di quella appena terminata. 

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Riccardo Saponara: nuovo trequartista del Genoa. Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale di Saponara Riccardo

RIVOLUZIONE ROMANISTA

Strappato via il cuore pulsante della romanità, da De Rossi che ha scelto il Boca Juniors a Totti che intraprenderà una nuova strada fino a Claudio Ranieri, testaccino a cui non è stato rinnovato il contratto, la Roma ha scelto Paulo Fonseca e Petrachi per rialzare la testa dopo una stagione complicata. Il sesto posto, valido per l’Europa League ma non per la Champions tanto ambita, ha ridisegnato i piani di una società ora attenta ai bilanci più che al fattore puramente tecnico, imponendo una grande rivoluzione nella rosa. Fonseca non avrà più Manolas, De Rossi ed El-Shaarawy, colonne della Roma che fu e ora potenziali rimpianti per una piazza che anela allo scudetto da tempo, ma che ha dovuto ridimensionare le proprie ambizioni da almeno un lustro, vista la distanza eccessiva che la separa dai cannibali bianconeri.

Sono arrivati Mancini e Diawara, Dzeko sta per salutare e Fonseca sta disegnando un Florenzi nuovamente ala, sicuramente centrale nel progetto, come ultima bandiera giallorossa presente in rosa insieme a Lorenzo Pellegrini, core pulsante di un centrocampo bisognoso di un nuovo leader psicologico dopo la partenza di DDR. Una vera tromba d’aria di cambiamenti, con cui la dirigenza si augura di portare avanti il progetto sostenibile di una Roma che punta alla Champions e a valorizzare i propri talenti. 

Fonte: profilo Instagram ufficiale della società “AS Roma”

FATAL VERONA 

Ivan Juric, esonerato dal Genoa nel corso dell’ultima stagione, sarà il nuovo allenatore dell’Hellas Verona appena promosso in Serie A. I tecnici gialloblù artefici della promozione, Grosso prima e Aglietti poi, non sono stati ritenuti in grado di proseguire l’avventura con l’Hellas facendo prevalere l’intenzione di affidarsi a un tecnico che già aveva assaggiato la massima serie. L’obbiettivo, come canonico per ogni squadra neo promossa, è cercare di rimanere in Serie A e per questo il mercato costruito intorno al nome di Juric è volto a rinforzare la rosa in quest’ottica: Veloso, Lazovic, Di Gaudio e Badu sono solo i primi colpi che gli scaligeri hanno messo a segno per puntare con decisione alla permanenza in Serie A. Juric dovrà rimboccarsi le maniche e compiere l’ennesimo miracolo dopo la promozione, storica, del Crotone di tre anni fa. 

Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale di Miguel Veloso

Cambiare per superare i propri limiti e tentare una strada inesplorata: non è forse questo il senso del miglioramento? 

 

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram ufficiale del Chelsea FC