Pallone e cinema. Cinema e pallone. Universi paralleli, ma solo apparentemente. Nati per lo stesso scopo, creati con gli stessi principi e ideali. Tutt’altro che rette parallele, perché si intrecciano eccome.

Già tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, quando nascevano i primi cinema e le prime squadre di calcio, cominciavano a prendere forma nell’immaginario collettivo due straordinarie macchine per sognare: una sviluppata su pellicola e nelle sale, l’altra su un campo di terra e negli stadi. Due mondi diversi, arte e sport, che si nutrivano della stessa essenza: lo spettacolo. E ieri come oggi, oggi come domani, cinefili e calciofili vanno sempre più a braccetto.

Citeremo celebri pellicole per offrire una limpida dimostrazione di questa teoria. Con buona pace dei vari Banfi, De Sica, Boldi, Abatantuono e chiunque si sia calato nell’affascinante realtà del pallone offrendone una originale interpretazione e versione. Produzioni che sono diventate veri e propri cult, battute che si dimostrano sempre più di stringente attualità, che non necessitano di alcuna presentazione. Dunque, spostiamoci dalla platea alla macchina da presa.

Rompiamo la quarta parete e concediamoci, per qualche riga, l’onere di improvvisarci registi. La Serie A va al cinema. Associare una pellicola per ogni squadra di massima serie non sarà facile. Quasi una Mission Impossible, tanto per rendere più rapida l’immedesimazione.

ATALANTA – Una luna chiamata Europa

Un nastro insolito, originale, quasi pirandelliano. Un ragazzo, nella cornice di un’Ungheria ferita a morte dalla guerra, scappa da un attentato scoprendo di poter volare. L’Atalanta di Gasperini, la solita Atalanta di Gasperini, un giocattolo perfetto dai meccanismi oliati fino all’esasperazione, riparte da questa convinzione: poter volare. Per raggiungere una luna, che in gergo allude a qualcosa di apparentemente irraggiungibile, fuori dall’immaginario comune: l’Europa. Il grande colpo, la Dea, l’ha già fatto. E ora, sulla luna, in assenza di gravità, potrebbe fare grandi salti. Ma attenzione a non sottovalutare la situazione, il salto nel vuoto potrebbe essere dietro l’angolo. Una cosa è certa: ci sarà da divertirsi. Sedetevi comodi e godetevi lo spettacolo.

CAGLIARI – La seconda volta non si scorda mai

Una piacevolissima commedia, quella di un giovane Alessandro Siani, che prendiamo in prestito per trasferirci in terra sarda. La seconda volta, come la storia d’amore mai realmente tramontata tra il Cagliari e Radja Nainggolan. Una scelta dettata dalla passione e dalla costante brama di fare la differenza. Scacciata la nebbia di Milano, si ritorna a casa. Prima trampolino di lancio, ora, come Ulisse, una casa in cui tornare alla fine di una lunga avventura. Il viaggio del Ninja lontano da Cagliari è durato quasi sei anni. Forse, l’ipotesi di un romantico ritorno gli bazzicava in testa già dagli albori di Roma.

FIORENTINA – Immaturi

Il film con Ricky Memphis, Luca e Paolo, tra gli altri. Una rocambolesca commedia che richiama all’ordine sei ragazzi che, a causa di un disguido burocratico, si trovano a dover rifare gli esami di maturità. Come la Viola, chiamata all’ennesimo esame di maturità, quello che stabilirà se la formazione di Montella è cresciuta, anche solo di qualche centimetro, oppure se il segno sul muro è rimasto quello dello scorso anno. Anche in questo caso, i buoni propositi non mancano: nuovo progetto (inevitabile per dare la scossa a una squadra reduce dalle sabbie mobili della metà classifica), allenatore che conosce – e neanche poco – l ‘ambiente e un buon mercato intenzionato a conservare le prestazioni di un certo Federico Chiesa. Diventare maturi, una volta per tutte. Anche con un 60.

GENOA – Ricomincio da tre

Un geniale Massimo Troisi, nell’incipit del suo capolavoro anni ’80, nonché esordio, mette già le cose in chiaro: “Tre cose mi sono riuscite nella vita, perché dovrei ripartire da zero?”. Tre, come le certezze intorno alla quale il nuovo Genoa di Andreazzoli deve riuscire a far quadro nel corso della stagione ventura: le invenzioni di fase di regia di Schøne, l’asso pescato da un Ajax semifinalista di UCL; la genialità di Saponara, che si è trasferito a chilometro zero alla corte dei Grifoni, dopo un’ultima positiva stagione alla Sampdoria di Giampaolo; infine, ultimi ma non per importanza, i gol di Pinamonti, diretto destinatario dello scettro arrugginito lasciato vacante per il nuovo bomber, reduce da un ottimo Europeo under 20. Vivi per miracolo, a un passo dalla retrocessione. Ora, dalle parti del Ferraris, ci sono tutti i presupposti per rinascere.

LECCE – Ma che bella sorpresa

Contro pronostici e auspici di ogni tipo, il Lecce non vuole raggiungere solo la salvezza. Matricola a chi? Neopromossa sì, ma non fidatevi. La società di Sticchi Damiani, dopo un mese dall’inizio del calciomercato estivo, ha già chiuso importanti trattative: Lapadula, Rossettini, Gabriel e Šachov sono solo alcuni nomi. Si trattano Yılmaz, Ochoa e Mitroglou. Il bello, da ciò che si vocifera nella culla del Salento, deve ancora venire. E se è vero che il buongiorno di vede dal mattino.

 INTER – Quasi amici

Come Conte e i nerazzurri. Un matrimonio insolito, per necessità più che per virtù. Da parte dell’Inter, che aveva bisogno di un condottiero intelligente e carismatico come l’allenatore salentino. Da parte di Conte, che dopo un anno sabbatico voleva ripartire dalla madre patria. Eppure c’eravamo tanto odiati. Per anni incarnazione dello spirito juventino, l’Inter e Conte, per forza di cose, non si sono mai strizzate l’occhiolino a vicenda, ecco. Ma professionista esemplare l’uno, società seria e vincente l’altra, ora concorrono per gli stessi obiettivi. Che sia l’inizio di un’amicizia destinata a protendersi nel tempo, come nel film francese di un ottimo François Cluzet. Solo il campo (e lo spogliatoio) potranno dirlo.

JUVENTUS – Il ragazzo di campagna

Le difficoltà di un giovane Renato Pozzetto nel calarsi nel nuovo contesto urbano, apparentemente incompatibile con le sue radici contadine. Il buon Sarri da Figline Valdarno, in Toscana, per certi versi ricorda un po’ l’attore milanese: un tecnico, che il volgo definisce stereotipandolo “provinciale”, per via del suo aspetto burbero e di un diploma da allenatore conseguito alla modica età di cinquant’anni, che si trova ad avere a che fare con una realtà grande e delicata come quella di Torino. L’intento è quello di colmare le lacune tecniche di un calcio che è stato molto più cinico, opportunista ed efficace che bello e votato all’attacco. Servirà tempo, come d’altronde qualsiasi rivoluzione che si rispetti. Ma se Sarri dovesse riuscirci.

LAZIO – I soliti (ig)noti

Come ogni anno. Come da sempre. La solita Lazio, a cui non piacciono riflettori e occhi puntati. La solita squadra, col solito allenatore, coi soliti senatori. Una squadra che fa della continuità il suo punto chiave e da diversi anni a questa parte, pur partendo contro i favori della critica, è pronta a inserirsi dalle retrovie per dar fastidio alle big. Inoltre,  i soliti acquisti, per lo più sconosciuti, pronti a rivelarsi piacevole scommesse (vinte) nel corso della stagione. Un nome, quello di Manuel Lazzari, che potrà a lungo andare fare la differenza. Nel celebre film di Monicelli, il misero bottino dei soliti ignoti, dopo un’avventurosa serie di peripezie, è costituito da un piatto di pasta e ceci. Ma siamo certi che la solita Lazio saprà fare di meglio.

MILAN – Parto col folle

Per certi versi, in questo momento, si addirebbe più un titolo come “Non ci resta che piangere”, visti i presupposti, non completamente positivi, su cui sta nascendo il nuovo Milan di Giampaolo. Un mercato fino a questo momento senza grosse aspettative, con quel disperato bisogno di top player per rendere competitiva una squadra che ha perso anche l’Europa League. Ma senza fare i catastrofici, ci rifacciamo alla commedia di Downey e Galifianakis, una commedia da lieto fine. “Parto col folle”, senza aspettative, non si sa con che marcia e con quale andamento. Non si sa nulla. O la va o la spacca. Un grosso in bocca al lupo, va fatto a Giampaolo: il lavoro, i quel di Milanello, non sarà per nulla semplice.

ROMA – Ti lascio perché ti amo troppo

Torna in auge Siani con la solita commedia, stavolta dall’insolito retrogusto nostalgico. La Roma di Fonseca, come succede da qualche anno a questa parte, ha perso due dei suoi pezzi più pregiati. Due difficili da immaginare nell’atto di abbandonare la nave per primi. Due che sembravano, appunto, promettere amore eterno alla città eterna. Si scriveva Manōlas ed El Shaarawy, si leggeva Roma. Una volta. Poi si diventa grandi e si prendono altre strade. L’uno ha scelto il fascino di un progetto costruito dal basso e con mille ambizioni, l’altro ha intrapreso la comoda via della Cina per dire temporaneamente addio al frenetico calcio europeo. Ora Petrachi si dovrà rimboccare le maniche per cercare di far dimenticare anche gli addii di De Rossi e Totti. Non con il vino, ma con gli acquisti. Per ora, il bicchiere è più mezzo vuoto che mezzo pieno. E sì, anche di lacrime.

NAPOLI – Il cacciatore di ex

Un film, quello diretto e interpretato da Lucio Pellegrini, emblematico per il titolo più che per la trama. Per il Napoli, è, ancora una volta, anno da dentro o fuori. Che sia – finalmente – l’anno buono non lo sa nessuno. Anche perché all’ombra del Vesuvio regna sovrana la scaramanzia e nessuno si permette di azzardare pronostici. E dalle parti di Dimaro, ancora meno, visti gli errori commessi in passato. Per ora, l’arma principale rimane la medesima: la continuità. La continuità di un progetto, cominciato da Sarri e mai realmente interrotto neanche con il passaggio di testimone di Ancelotti. Sarri, che ora il Napoli, da vera ex, dovrà cercare di colpire e affondare.

SPAL – Scusate se esisto

Eccola, la squadra più dimenticata, costantemente trascurata di tutta la Serie A. Una squadra che da due anni a questa parte viaggia a vele spiegate verso un’ inesorabile salvezza. E anche qualcosa in più. Nessun messaggio e nessun avvertimento, la squadra di Semplici li ha già mandati da tempo. Alla fine parlano i fatti, in fondo. L’ammazzagrandi è pronta a ripetersi. Ne sa qualcosa la Roma, che ancora trema al pensiero dei 6 punti persi contro i terribili ragazzi di Ferrara. Ora si attende la consacrazione.

BRESCIA, VERONA e SASSUOLO – Il buono, il brutto e il cattivo

Partiamo col buono, il Brescia di Corini, la trionfatrice indiscussa dell’ultima cadetteria, il Brescia di Donnarumma e di Tonali, di Torregrossa e Romagnoli. Il brutto è il Verona, l’opportunista terza matricola, salita per il rotto della cuffia sul pullman diretto verso la Serie A, dopo una stagione giocata sottotono e senza grossi auspici. Il cattivo è invece il Sassuolo di De Zerbi, in massima serie da ormai 5 stagioni, autentica bestia nera di Inter, Roma e Milan tra le altre. Elemosina punti con le “piccole”, per poi punire le big. Cattiva, ma anche bella, per questo.

BOLOGNA, UDINESE e PARMA – Si accettano (altri) miracoli

Le tre miracolate. Tre squadre che con immensa caparbia si sono aggrappate all’ultimo appiglio della montagna della massima serie. Non contente, alcune, hanno continuato a scalarla, come se ci avessero preso gusto. Altre si sono accontentate di una serena salvezza, svolgendo il compitino di rispettare gli obiettivi prefissati a inizio stagione. Bologna e Udinese, rispettivamente decima e dodicesima forza dell’ultimo campionato, hanno vissuto un decisivo cambio di passo con i nuovi allenatori. Si sono rialzate, hanno cercato di riportare in auge i loro nomi, con discreto successo. Un rush finale doveroso e terribilmente efficace. Il Parma invece, partita bene, ha conosciuto un periodo di black-out che sembrava poter condannare gli emiliani. Poi, dopo la 34esima giornata, il risveglio dal letargo, provvidenziale.

SAMPDORIA e TORINO – Fratelli d’Italia

Con 18 italiani per i blucerchiati e 16 per i granata, Sampdoria e Torino sono le due squadre più made in Italy dell’intero campionato. Come nel tridente dei sogni con Calà e Boldi dietro alla punta di diamante De Sica, che promette davvero tanti gol. Due squadre simili, con affini ambizioni e progetti.Stessa – a quanto pare – politica. Il Toro di Mazzarri, reduce da una stagione al di sopra delle aspettative, è pronta a esportare il tricolore anche nell’Europa cadetta. La nuova Sampdoria di Di Francesco, invece, cercherà di colmare il gap di 10 punti che li separa proprio dai granata. Si dice che gli italiani do it better. D’altronde, il calcio, almeno nella sue versione tattica e difensiva, è un po’ come se fosse stato inventato nello Stivale. Sampdoria e Torino sono pronte più che mai a dimostrarlo sul campo.

Fonte immagine di copertina: profilo Twitter Serie A