Chi lo ha detto che rap e arte non possano coniugarsi? Per informazioni chiedere ad En?gma, al secolo Francesco Marcello Scano, rapper olbiese che attorno alla raffinatezza dei suoi testi ha costruito la carriera. Un artista a tutto tondo, capace di mixare la musica con la letteratura, il cinema, i fumetti e… Lo sport. Sì, perché En?gma è un grande appassionato di pallone, ma non solo. Quando non è impegnato nella preparazione di un nuovo album (l’ultimo, “Booriana” vanta collaborazioni con Emis Killa, Shade e Ghemon tra gli altri) o è in tour per portare la sua musica in giro per l’Italia, si diletta nelle più basse sfere del calcio sardo: la Terza Categoria.

Per scoprire il lato nascosto di Marcello, quello di sportivo invasato anche con basket e boxe, abbiamo deciso di contattarlo. Cogliamo l’occasione per ringraziarlo della disponibilità con la quale si è concesso a questa lunga intervista “sportiva”.

Chi è En?gma?

“In questi primi dieci anni di carriera sono stato certamente un rapper. Tuttavia, data la natura dei miei testi, mi definisco scrittore. Spero che nel corso degli anni questa descrizione possa prendere sempre più corpo e rispecchiarmi al 100%.”

In “Mia” dici che aver lasciato il calcio è stata dura, una bella botta per chi, come te, sperava da ragazzino che quella passione potesse trasformarsi in un lavoro.

“Ci tengo sempre a specificare che quello che dico in “Mia” è il mio personalissimo punto di vista, non avrei mai fatto carriera: sono molto modesto tecnicamente parlando (ride, ndr). Il mio unico rimpianto è legato soprattutto alla condizione atletica: non avevo certamente il fisico di adesso, frutto di una maggiore attenzione all’allenamento e alla naturale crescita a cui tutti andiamo incontro. A prescindere da questo, non è stata una bella cosa perché mi sarebbe piaciuto giocarlo sempre, come sto facendo ora in Terza Categoria.”

Cosa hai imparato all’interno del rettangolo di gioco e com’è cambiato il tuo modo di porti verso il calcio col passare degli anni?

“Credo che il calcio, anche quello giocato nelle categorie meno prestigiose, possa insegnare il saper vivere in un gruppo, il sacrificarsi, l’altruismo. Anche la serietà, perché – nonostante il divertimento sia necessariamente alla base dello sport – giocare con degli obiettivi, e magari portarli a termine, è ancor più soddisfacente.”

È risaputa la tua passione per la Juventus: a quale calciatore o evento è legato l’inizio di questa fede?

“Mio padre è sempre stato juventino, però c’è stato un periodo in cui aveva molta simpatia per quella Sampdoria che vinse lo Scudetto e che arrivò in finale di Coppa Campioni. Quindi, almeno inizialmente, mi sono avvicinato ai blucerchiati. Poi, come avviene quasi a tutti, lo spirito di emulazione nei confronti del padre ha giocato un ruolo fondamentale affinché mi affezionassi ad altri colori.
Sicuramente un calciatore che mi ha accompagnato in questo percorso è stato Gianluca Vialli. I primi anni li lego sicuramente a lui e a quella Champions che alzò da capitano nel ’96. È un personaggio che ho sempre apprezzato in campo e fuori, anche nelle vesti di opinionista TV.”

Sei tra quelli che rimpiangono gli anni ‘90 o riesci a cogliere del positivo nel calcio moderno?

“L’essere umano ha per natura un senso di nostalgia in tutte le cose: ad esempio, nella musica siamo portati ad ascoltare, anche a distanza di anni, quei cantanti o gruppi che ci hanno accompagnato nell’adolescenza. Questo avviene anche in altri campi, calcio compreso. L’evoluzione tattica e atletica compiuta negli ultimi due decenni è interessantissima: si è arrivati ad essere minuziosi all’estremo anche nell’alimentazione e nella preparazione. Poi è chiaro che ci siano degli aspetti più oscuri, come la questione legata al business che è alle spalle del movimento calcistico. I soldi potranno anche aver privato l’ambiente di quel romanticismo pre-anni 2000, ma sta all’individuo riuscire a non perdere la bussola e rinvigorire il proprio amore per questo sport.”

Il tuo idolo del passato?

“Henrik Larsson. Ha dapprima fatto le fortune del Celtic e della Svezia, in particolare al Mondiale del ’94, poi è diventato campione d’Europa col Barcelona. È sempre stato riconosciuto non solo come un goleador, ma anche come un calciatore capace di far rendere al meglio i suoi compagni, cosa non scontata: d’altronde il sacrificio è un valore ricorrente nella mia vita. La cosa che più mi colpì fu la sua capacità di ritornare più forte di prima dopo la rottura di tibia e perone, un infortunio che avrebbe demoralizzato chiunque. Invece, si riprese e l’anno successivo vinse la Scarpa d’Oro, arrivando peraltro in finale di Coppa UEFA. Amo queste storie di riscatto, mi smuovono dentro.”

E nel presente invece?

“Anche se è un giocatore ormai prossimo al ritiro e una bandiera di una squadra che non è la mia, dico Daniele De Rossi. Con l’ultima scelta che ha preso ha ulteriormente dimostrato di essere un grande personaggio all’interno del panorama calcistico. L’ho sempre apprezzato per la qualità messa in campo e, soprattutto, per quanto ha dato per la Nazionale: l’Italia per me viene prima di tutto, e DDR ha sempre offerto un significativo contributo alla causa azzurra. Andando al Boca ha fatto una scelta dettata dal cuore: come non apprezzare un calciatore con dei valori così saldi?”

In un pezzo di critica sociale come “Misunderstanding”, critichi la chiusura degli stadi come soluzione ai problemi: come combatteresti la violenza? Gli stadi potranno mai diventare un oasi felice?

“Quella rima era legata soprattutto alla chiusura del “Ferraris” in seguito al crollo del ponte Morandi per una questione di solidarietà. Se fosse giusto o meno il provvedimento è soggettivo, ognuno può avere le proprie opinioni. Più in generale, non mi sento di avere la soluzione tra le mani. Quello che posso suggerire nel mio piccolo è che si potrebbe trarre spunto da chi è riuscito a controllare il fenomeno, l’Inghilterra. Attraverso una politica ferrea, soprattutto ai tempi della Thatcher, e grazie alla presenza di strutture adeguate, il problema degli hooligans è stato represso. In primis, bisognerebbe ammodernare i nostri stadi, poi attuare una politica volta a curare la cultura sportiva del popolo. Non è un processo da attuare dall’oggi al domani, si potrebbe passare anche attraverso altri brutti momenti, ma l’importante è iniziare il prima possibile.”

In quale calciatore – del passato o del presente – ti rivedi per personalità? Forse Ardiles (calciatore argentino che giocava con la numero 1 pur essendo un centrocampista), come affermi in “Lula”? E come allenatore?

“In un mio brano, “Foga”, dissi: “Tanto a casa mia io sono il principino come a Torino Marchisio”. Rivedo nell’approccio elegante che Marchisio aveva col pallone il mio con la musica: un qualcosa di atipico per un rapper, principalmente per la cura che ho nel trattare le parole. Inoltre, in campo Claudio coniugava sempre qualità e quantità, altra prerogativa del mio percorso artistico.
Come allenatore, invece, dico Antonio Conte, per la grinta, l’organizzazione, l’applicazione e la conoscenza a menadito del suo campo lavorativo.”

Con quale rapper pensi di poter formare nella musica una coppia(gol) alla Mancini-Vialli?

“Credo siano diversi artisti con cui potrei costituire un bel duo: Rancore, Mezzosangue, Axos, Lanz Khan. Ce ne sono davvero tanti, però il mio vero partner in crime è Kaizén, il produttore con il quale lavoro da anni e che più di tutti mi ha supportato nel mio viaggio musicale.”

Lo scorso 18 aprile è stato un giorno importantissimo per te: hai svolto la tua prima telecronaca – che definisci un sogno primordiale prima della musica – per l’emittente Eleven Sports. Che emozione è stata raccontare il “tuo” Olbia?

“La realizzazione di un sogno, davvero. Nuovamente per Eleven Sports, domani ricomincia questa avventura: commenterò – in maniera ovviamente imparziale – tutte le gare casalinghe dell’Olbia. Devo ringraziare anche la società per avermi sponsorizzato. Credo di aver giocato bene le mie carte nelle prime due partite in cui ho fatto da telecronista. Voglio continuare a portare avanti questo progetto!”

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En?gma allo stadio Nespoli di Olbia, alle prese con la sua prima telecronaca. Fonte immagine: profilo Instagram @enigmarcello

Hai dedicato una canzone al film “Cindarella Man” (“La Cenerentola del Ring”), pellicola in cui un ex pugile caduto in rovina riesce a tornare alla ribalta. A quale nobile decaduta, italiana o non, auguri lo stesso futuro?

“Mi viene in mente la vecchia Samp, a cui sono molto legato, che vinse uno Scudetto e che ricorda la clamorosa vittoria in Premier League del Leicester. Anche un ritorno in pompa magna del Nottingham Forest, squadra che, nonostante navighi nelle leghe inferiori del calcio inglese da anni, vanta due Coppe Campioni. Tuttavia, in virtù della splendida campagna acquisti che sta conducendo, sarebbe bellissimo rivedere il Cagliari sul tetto d’Italia.”

A proposito di “Cindarella Man”, la box e i combattimenti in generale sono una tua grande passione. Come ti sei avvicinato a questo tipo di sport e cosa pensi possa insegnare a chi lo pratica o ne è spettatore?

“Non ho mai praticato sport di combattimento, piuttosto mi piace guardarli. Anche in questo caso torniamo al discorso a me caro del sacrifico, della dedizione, della continuità che un atleta deve avere. Questo vale soprattutto nella box, ma anche in tutti gli altri sport. Perfino a livello cittadino, vedo ragazzi talentuosi che non riescono a sbancare il lunario perché privi della giusta serietà. Un problema a cui si assiste anche ad altissimi livelli. Se non c’è la mentalità, allora tutto il resto non conta.”

Che rapporto hai con i videogiochi: è vero che – così come nel calcetto con gli amici – ti fai prendere molto quando accendi la play?

“Ovviamente quando parlo di videogiochi, parlo di FIFA. Sì, diventa come quando gioco a calcio: mi trasformo e divento super-competitivo. Sono molto attento anche al lato tattico, nonostante sia un videogioco. Spesso mi riunisco con un gruppo di amici “nerd” per organizzare tornei infiniti. Tendenzialmente non mi piace giocare online, preferisco la compagnia: i videogiochi possono essere un’ottima fonte di aggregazione.”

Concludiamo: hai progetti in cantiere legati allo sport? Magari un libro o delle canzoni…

“Non so se scriverò mai un libro. Nel caso sarebbe sicuramente un testo di narrativa. Mi piacerebbe raccontare delle storie, questo sì: uno story-teller alla Federico Buffa, che, come è ovvio che sia, è irraggiungibile. Non escludo di poter fare in futuro qualcosa di questo tipo.”

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram @enigmarcello