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10 buoni motivi per cui il 2021 è stato un anno indimenticabile

10 buoni motivi per cui il 2021 è stato un anno indimenticabile

1- L’Inter torna a vincere. Il club nerazzurro non vinceva il campionato da oltre 10 anni, quando sulla panchina interista sedeva ancora José Mourinho, guida spirituale e guru del triplete. Dopo 9 anni di dominio bianconero, la squadra allenata da Antonio Conte è stata capace di trionfare in Italia, spadroneggiando senza incontrare troppi ostacoli, battendo la concorrenza di un ritrovato Milan. Sacrificio, corsa, resilienza e tanta grinta, tutte qualità che Conte è stato in grado di trasmettere ai suoi ragazzi. Lukaku, Lautaro, Barella, Hakimi, la difesa e i comprimari. Tanti sono stati i protagonisti di una cavalcata storica.

2- Il miracolo Lille. Da diversi anni a questa parte, in Francia, l’esito della Ligue 1 sembra scontato. Alla fine, in un modo o in un altro, il PSG vince. La differenza con il resto dei club è abissale, sia a livello economico che tecnico. Ormai, la squadra della capitale è un Dream Team che non accenna a fermarsi. Eppure, il 2021 è stato l’anno delle soprese. Il Lille di Galtier è stato in grado di sorprendere tutti, riuscendo nell’impresa di vincere la massima competizione francese, esprimendo un gioco fresco e frizzante. Ragazzi giovani e talentuosi, senza paura di mettersi in mostra e stupire l’Europa. Weah, Yazici, Jonathan David, Maignan, Ikoné e Renato Sanchez, affiancati dall’esperienza di Burak Yilmaz e José Fonte. Psg battuto e quarto titolo della storia dei mastini.

3- Il Chelsea di Tuchel. In pochi, forse nessuno, avrebbero scommesso sul Chelsea campione d’Europa. Una stagione iniziata con il piede sbagliato, arrancando in patria e fuori dalle mura casalinghe. Tanti soldi spesi sul mercato per portare a Londra Werner, Ziyech, Havertz e Chilwell, poca concretezza nei risultati. Lampard, leggenda e allenatore del club, si è visto soffiare l’opportunità di vincere con il club del suo cuore, venendo esonerato a gennaio. Al suo posto, Tomas Tuchel, a sua volta cacciato da Parigi. Il manager tedesco ha assemblato tutti i pezzi pregiati a disposizione e ha costruito una squadra solida e spettacolare, capace di eliminare Atletico Madrid, Real Madrid e battere in finale di Champions League il Manchester City, grande favorito, conquistando la seconda coppa dalle grandi orecchie dopo quella del 2012.

4- Il ritorno del pubblico. Oltre un anno di calcio senza rumore, silenzioso. Più di 365 giorni di partite vissute anonimamente, senza brusio ,prive di voci. Finalmente, la scorsa estate, gli stadi sono tornati a essere popolati, vivi, mossi dalla passione della gente e animati dai cuori dei tifosi. La pandemia ha cambiato la vita di tutti, modificando tanti aspetti della quotidianità. Ora, un passo alla volta, la normalità sembra in procinto di tornare.

5- L’addio di Messi. Le lacrime di Lionel Messi nella conferenza stampa di addio al Barcellona sono, indubbiamente, uno dei momenti più incredibili e impattanti del 2021 calcistico. La storia d’amore tra la pulce e il club blaugrana sembrava destinata a non finire mai, invece così non è potuto essere. Un fulmine a ciel sereno in piena estate, quando il rinnovo sembrava certo, ha sconquassato il calcio mondiale. Messi lontano dalla sua terra adottiva, la fine di un’epoca, il tramonto di un modo di guardare al gioco più bello del mondo. Il suo approdo a Parigi non ha potuto lasciare indifferenti, rendendo amaro il sapore nel vederlo con un’altra maglia addosso. Messi e il Barcellona, Barcellona e Messi, due anime che non saranno mai veramente lontane.

6- Lewandowski. Nelle ultime stagioni, se c’è un giocatore che ha continuato a dominare e stupire senza abbassare mai il suo livello di gioco, quello è il numero 9 polacco del Bayern Monaco. 58 reti segnate nell’anno solare, in tutte le competizioni, 43 in Bundesliga, superando lo storico record appartenuto a Gerd Müller, fermatosi a 42 nel 1972. Impossibile da fermare, impensabile da difendere. Dopo un 2020 da leggenda, un 2021 da stella assoluta. Eppure, anche quest’anno, niente pallone d’oro…

7- Argentina campione. Prima di questo 2021, l’ultimo trofeo alzato dall’albiceleste risaliva al 1993, anno in cui aveva trionfato in Coppa America. Poi, nonostante i campioni e le generazioni di fenomeni, la selecciòn ha collezionato solo delusioni e sconfitte, come quella in finale dei mondiali del 2014 e le due in sudamerica nel 2015 e nel 2016, entrambe per mano del Cile. Messi, per conquistare definitivamente l’olimpo del calcio e, soprattutto il cuore dei tifosi argentini, aveva la necessità di vincere in patria. A luglio, finalmente, è riuscito nella sua missione, battendo il Brasile nell’ultimo atto del torneo più importante del cono sud del mondo.

8- Eriksen e Kjaer. Danimarca-Finlandia del 12 giugno 2021 non potrà mai essere dimenticata. Danimarca-Finlandia del 12 giugno 2021 sarà sempre la partita della seconda possibilità, della paura e della rinascita. Il malore di Eriksen ha paralizzato il mondo, trascinando chiunque in una spirale di terrore. La prontezza di Kjaer e dei medici hanno evitato il compimento della tragedia. Lo scudo umano creato dai compagni del centrocampista danese, per coprirlo dagli occhi avidi delle telecamere, è una delle immagini più belle e sincere dell’anno.

9- Agüero. Un calciatore straordinario, uno dei più grandi interpreti del ruolo dell’attaccante degli ultimi 10 anni. Il suo approdo in Catalogna sembrava poter essere l’inizio di un’altra storia fantastica, ricca di gol e vittorie. Invece, il destino non ha voluto finisse in questo modo. Agüero è stato costretto, improvvisamente, ad abbandonare il suo amore più grande, il calcio, a causa di un’aritmia cardiaca, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutti gli appassionati.

10- Notti magiche. L’11 luglio 2021 è una data che resterà scolpita nei cuori e negli occhi di tutti gli italiani sparsi per il mondo. 39 anni dopo il trionfo mondiale di Spagna ’82, gli azzurri di Mancini scrivono una pagina storica del grande libro dello sport italiano, laureandosi campioni d’Europa. Una cavalcata epica, leggendaria e mitica, iniziata il 13 novembre 2017, al termine di Italia-Svezia, il punto più basso del calcio italiano, e culminata con il rigore parato da Donnarumma nella finale di Wembley davanti a 60mila inglesi. Un’emozione irrefrenabile e indescrivibile che difficilmente dimenticheremo.

Fonte immagine in evidenza: Licenze creative commons

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