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10 buoni motivi per cui il Barcellona può tornare a brillare

10 buoni motivi per cui il Barcellona può tornare a brillare

1-Ex campioni? Grandi allenatori. Pep Guardiola, Luis Enrique, Johan Cruijff. Tre uomini che hanno incantato il Camp Nou con giocate sontuose, memorabili, regalando gioie a un popolo unico, fiero e orgoglioso. Tre figure che sono state in grado di rendere il Barcellona ancora più grande sedendo in panchina. Il Barcellona ai culés. In principio fu Cruijff, la mente che ha stravolto la mentalità del club catalano, regalando la prima Coppa dei Campioni, vinta nel 1992 contro la Sampdoria di Vialli e Mancini. Soprattutto, però, colui che ha insinuato nei meandri della squadra blaugrana un’idea, uno stile e una filosofia calcistica dalla quale, tutt’oggi, è impossibile allontanarsi.

Guardiola ha esasperato quei concetti, portandoli all’ennesima potenza e mostrando al mondo la migliore squadra della storia del gioco. Infine, Luis Enrique, l’ultimo vero vincente a sedere sulla panchina del Barcellona, quello del tridente d’attacco più completo di sempre: la MSN. Poi, un susseguirsi di tecnici che non si sono saputi calare nell’ambiente, da Valverde a Koeman, passando per Quique Setién. Forse, per tornare grande, quello che si autodefinisce mes que un club ha bisogno di una grande figura del passato, legata a quell’ideale di calcio che lo ha reso grande. Xavi?

2-Il nuovo stadio. Un progetto presentato nel 2014 e mai portato avanti e accantonato. Sette anni dopo, finalmente, il Consiglio di Amministrazione ha ripreso in mano il piano di lavoro. Il nuovo Espai Barça, lo spazio Barcellona, prevede di rimodernizzare il Camp Nou, il Palau Blaugrana, il palazzetto dello sport, e il Campus Barça, comprendente museo e store. Lo stadio avrà una capienza di 105 mila spettatori, sarà rivestito di 30 mila metri quadri di pannelli solari e sarà dotato di un sistema per raccogliere l’acqua piovana.

La strada da seguire, insomma, è quella della sostenibilità economica. I lavori, ipoteticamente, dovrebbero terminare nel 2025. I costi, i quali ammontano a circa 1,5 miliardi di euro, saranno coperti dai futuri introiti garantiti dall’Espai Barça, stimati intorno ai 200 milioni annui. Per un Camp Nou alle prese con problemi elettrici e strutturali ce n’è un altro pronto a trasformare il futuro blaugrana.

3-La vecchia guardia. Gerard Piqué, Sergi Roberto, Sergio Busquets e Jordi Alba. Al momento, sicuramente i quattro giocatori più rappresentativi del Barcellona, i quattro uomini che meglio incarnano lo spirito culé e catalano del club. Figure fondamentali in campo, guide nei rispettivi ruoli, fari che illuminano la via, imprescindibili nello spogliatoio. Nel periodo più complicato della storia recente della squadra, ognuno di loro ha deciso di aiutare i colori per cui vivono, tagliandosi parte dei rispettivi stipendi per permettere alle casse societarie di sostenere le spese per gli acquisti estivi. Il Barcellona deve ripartire da loro, le fondamenta della struttura.

4-La nuova, vecchia presidenza. L’era Bartomeu, indubbiamente, è stata la più buia degli ultimi anni. Il Barça è affondato, sportivamente, psicologicamente ed economicamente. Scelte di mercato errate, acquisti scellerati, giocatori pagati in maniera spropositata. Stipendi non pagati, risultati scarseggianti, soprattutto in Europa. L’umiliazione subita per mano della Juventus, l’ecatombe nella sfida contro il Bayern Monaco, le rimonte di Roma e Liverpool, sintomi di una crisi mentale e strutturale irreparabile.

Il ritorno di Joan Laporta, il presidente che ha reso nuovamente grande il Barcellona, prendendolo sotto le sue ali nel 2006 e accompagnandolo sul tetto del mondo, ha il compito di riportare ordine, serenità e stabilità, operando con oculatezza, tentando di rivitalizzare il sentimento e la filosofia che ha permeato il club blaugrana negli ultimi 30 anni. Riuscirà nell’impresa?

5-La cantera. Il vivaio del Barcellona è, ormai da anni, una fucina di talenti senza eguali. I più grandi calciatori della sua secolare storia sono nati, cresciuti e sbocciati tra le fila delle giovanili. Xavi, Iniesta, Puyol, Victor Valdés, Pep Guardiola, Fabregas, Busquets, Jordi Alba, Pedro e, ovviamente, Lionel Messi. La Masia è sinonimo di qualità, una fonte di ricchezza per il club della Catalogna, ieri come oggi. Il Barça può credere nella rinascita grazie ai nuovi volti del suo calcio.

Nelle ultime due stagioni hanno iniziato a trovare spazio diversi giovani calciatori, i futuri campioni azulgrana. Riqui Puig, Oscar Mingueza, Eric Garcìa, Ansu fati e, per ultimo, Gavi, un classe 2004 che ha giocato da titolare la semifinale e la finale di Nations League con la Spagna. Tuttavia, tanti sono anche i ragazzi che non sono cresciuti nel vivaio blaugrana, ma che stanno scalando le gerarchie del Barcellona, come Pedri, Araujo e Dest. L’orizzonte sembra essere illuminato da un sole raggiante.

6-Il mercato. Dopo tante stagioni in cui la dirigenza ha sbagliato in termini di ingaggi, il nuovo corso di Laporta proverà a portare stabilità e competenza. Il fascino della città è intatto, un meraviglioso scenario per qualsiasi calciatore europeo e mondiale. Inoltre, la prospettiva del nuovo stadio e l’insieme di talenti che calcano il prato del Camp Nou, unito all’imminente approdo in panchina di una bandiera culé, aiuteranno la presidenza ad attirare nuovamente giocatori di alto livello da affiancare ai prodotti del vivaio. Si è parlato tanto di Lautaro Martinez e Haaland, chi arriverà?

7-Ansu Fati. Il nuovo numero 10 del Barcellona merita una menzione a parte. Se c’è un uomo, una figura da cui il Barça deve ripartire, puntando a tornare grande, è Ansu Fati, l’erede di Messi, un ragazzo del 2002 che si è assunto l’onore e l’onere di indossare la maglia più ambita del Futbol. Il talento nato in Guinea Bissau compie 19 anni oggi, 31 ottobre, eppure è già detentore di diversi record. È il più giovane marcatore della storia delle furie rosse, a soli 17 anni e 311 giorni, del Barcellona, a 16 anni e 304 giorni, e della Champions League, a 17 anni e 40 giorni. Un talento sopraffino, rapido e veloce, fenomenale nell’arte del dribbling e dotato di una tecnica di primo livello. I 400 milioni di clausola rescissoria sono un monito: Ansu Fati è il futuro.

8-Xavi. L’esonero di Ronald Koeman ha portato con sé numerosi voci sul suo possibile sostituto. Velatamente, ma non troppo, il nome che sta circolando da giorni è quello di Xavi Hernandez, promesso sposo della panchina blaugrana. Predestinato al ruolo di allenatore del Barcellona sin dal suo ritiro, il passo successivo e definitivo sembra vicino, benché Laporta abbia evitato l’argomento, affermando che la lista di papabili successori è più ampia. Al momento è stato scelto Sergi Barjuan, ex bandiera culé. Ad ogni modo, la scelta più ovvia ricade sull’ex centrocampista, anche per lo stile di gioco mostrato in Qatar, perfettamente aderente alla filosofia del Barcellona. Il pallone si muove continuamente in una fitta rete di passaggi continui. Pressing, movimenti costanti, un tiki taka erede di Guardiola che lo renderebbe perfetto per il suo nuovo ruolo.

9-Un nuovo ciclo. Negli ultimi anni sono state diverse le grandi squadre che hanno dovuto affrontare momenti bui. Milan e Inter in Italia, Manchester United e Liverpool (prima dell’avvento di Klopp) in Inghilterra. Oggi, dopo un lungo percorso, la situazione sta cambiando. Il Barcellona non vince in Europa dal 2015, un’eternità per gli standard a cui era abituata. La crisi sembra infinita, ma inevitabilmente il fondo è già stato toccato. La strada è tortuosa, ma in fondo alla via si intravede l’arcobaleno della rinascita.

10-La storia. Mes que un club non è un motto casuale, un mantra scolpito sulle tribune del Camp Nou per incoraggiare chi scende in campo e chi segue da casa e dagli spalti. Il Barcellona è veramente più di un club, è una famiglia, una bandiera, il simbolo di un popolo fiero e orgoglioso, il custode di valori secolari, culturali e tradizionali. Il Barcellona è la grandezza fatta squadra di calcio, esattamente come il suo rivale eterno, il Real Madrid. L’eternità compete tutti i grandi club del calcio europeo e mondiale. Ogni tempesta è passeggera. Il futuro è brillante.

Fonte immagine in evidenza: licenze creative commons

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