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10 buoni motivi per cui il Milan deve credere nello scudetto

10 buoni motivi per cui il Milan deve credere nello scudetto

1- La classifica. Carta canta. Al momento la classifica dice che il Milan ha 25 punti, momentaneamente al primo posto, davanti al Napoli di Spalletti, fino ad ora infallibile, ma atteso dalla trasferta di Roma. I diavoli hanno già affrontato tre big: Juventus, Lazio e Atalanta. Hanno pareggiato a Torino, vinto contro i biancocelesti e a Bergamo contro la Dea. Una stagione fa i ragazzi di Pioli erano in cima, dominavano incontrastati un campionato che non sembrava avere altri padroni. Poi, complici inesperienza e infortuni, il Milan è calato. Ora, con un anno in più, i punti a suo favore sono aumentati e trovarsi nuovamente al vertice del calcio italiano non può essere solo un caso.

2- Stefano Pioli. Atterrato a San Siro per tappare il buco lasciato dalla fallimentare ed estemporanea gestione Giampaolo, capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, l’allenatore emiliano ha completamente stravolto il volto della metà rossonera della città di Milano. Dal nulla al tutto, o quasi. Mediocrità, malinconia per il passato e mancanza di coscienza dei colori indossati si sono evoluti e trasformati in disciplina, orgoglio e ritrovato appeal. Il potere della saggezza e del silenzio, il duro lavoro che si accompagna alla cura per una creatura plasmata da zero.

Pioli ha ridato un’anima a un club che pareva averla smarrita negli anni, mostrando un’immagine di sé stessa sbiadita e sgualcita. È riuscito a prendere per mano un gruppo di giocatori giovani, conducendolo verso lidi inesplorati. Pressing a tutto campo, attacco degli spazi, sfruttamento della velocità e dell’estro di terzini e ali. Sono solo alcuni dei dettami di una squadra che gioca a memoria, mantenendo un ritmo alto, proibitivo per gli altri, durante tutta la partita. Mai una parola fuori posto, sempre elegante e pronto a difendere i suoi calciatori. L’ex giocatore di Juventus e Fiorentina ha creato una famiglia in cui ognuno è pronto a sacrificarsi per il bene collettivo, accantonando individualità ed egoismo.

3- Lo stadio. Durante la pandemia, con il calcio in piena emergenza e senza pubblico, erano in tanti a chiedersi se l’improvviso e inaspettato exploit del Milan non dovesse dipendere in buona misura dalla mancanza di pressione scaturente dagli spalti pieni. L’equazione era piuttosto semplice: senza il famigerato brusio di San Siro, sempre esigente, il Diavolo rendeva di più. Il timore che la magia potesse svanire una volta varcati nuovamente i tornelli del Giuseppe Meazza era tangibile, lampante.

Tuttavia, a due mesi di distanza dal ritorno negli stadi, gli scettici sono stati smentiti. Il Milan ha bisogno del sostegno dei propri tifosi, necessita di quel rapporto viscerale fatto di passione e sentimento. L’amore verso la squadra è concreto, un filo impercettibile che lega i rossoneri al popolo adorante. In casa e in trasferta la vicinanza al gruppo è imprescindibile, l’arma in più della corazzata di Pioli.

4- Il gruppo. Alla fine di Milan-Hellas Verona Samu Castillejo scoppia a piangere. Il suo è un pianto liberatorio, catartico. In estate sembrava destinato a partire. Il ritorno in Spagna era imminente. Dopo tre stagioni a Milano, tra alti e bassi, l’ex giocatore di Malaga e Villareal è finito ai margini delle gerarchie dell’allenatore. L’esplosione di Leao, la concretezza di Rebic, l’avvento di Brahim Diaz e la duttilità di Saelemaekers hanno relegato l’attaccante spagnolo in panchina. Poi, il mercato è finito e Samu è rimasto a Milanello. Consapevole delle scelte tecniche di Pioli, Castillejo non ha mai protestato, accettando di buon grado la sua nuova posizione.

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Sabato scorso ha avuto la sua occasione, riuscendo a sfruttarla pienamente, entrando in campo e ribaltando le sorti del match. A fine gara i compagni, smossi dalle sue lacrime, lo hanno circondato e sommerso di abbracci e sorrisi. La vera forza del Milan, infatti, è proprio il gruppo. Ragazzi che si divertono insieme, amici oltre che colleghi. Giroud, in Italia da pochi mesi, ritiene i suoi compagni di fratelli, da raggiungere negli spogliatoi per festeggiare insieme. Ibra è un fratello maggiore e un papà, una guida da seguire. Sui social sono molteplici le manifestazioni di stima e affetto tra i calciatori di Pioli. Il Milan gioca divertendosi e facendo divertire, compattandosi nei momenti più critici e complessi, come ieri sera a Bologna.

5- La società. Sembra trascorsa un’eternità dall’addio di Berlusconi e Galliani, eppure è passato solamente un lustro. L’immediato successivo è stato un susseguirsi di proprietà e dirigenze che non sono state in grado di gestire e valorizzare un ambiente come quello rossonero. Acquisti sbagliati, allenatori cambiati a ripetizione, fino alla clamorosa firma di Antonio Donnarumma alla modica cifra di 1 milione di euro per tenersi stretto Gigio sotto la gestione della coppia Fassone-Mirabelli.

L’avvento di Maldini ha dato nuova linfa al diavolo. Nel giugno 2019 diventa direttore tecnico e la storia recente del Milan cambia, prendendo una svolta positiva. Paolo viene affiancato da Fréderic Massara e da Ivan Gazidis, il nuovo amministratore delegato. Finalmente, le spese iniziano a essere oculate, le scelte azzeccate e accurate. A San Siro arrivano Theo Hernandez, Brahim Diaz, Bennacer, Tonali, Saelemaekers, Tomori e uomini d’esperienza come Kjaer, Giroud e Ibrahimovic. Il futuro è giovane.

Nell’organico dirigenziale entrano anche Franco Baresi e Daniele Massaro, Dida diventa preparatore dei portieri. Il Milan è tornato nelle mani di chi è consapevole del significato dei colori indossati. La maglia viene prima di tutto, anche a costo di non ricavare nulla da un’eventuale partenza, come dimostrano i casi di Donnarumma e Calhanoglu. Dopo tanti anni, la spina dorsale della società è più salda che mai.

6I ricambi. A differenza delle stagioni passate, il Milan può contare su una rosa allungata e composta da innesti perfettamente inseriti nell’ambito di una grande formazione titolare. Oggi, la squadra di Pioli pullula di scelte. Probabilmente, sono diverse le squadre che annoverano in panchina nomi più altisonanti e pregiati, tuttavia il diavolo è completo in ogni reparto. I continui infortuni che tormentano i sonni dell’allenatore parmense, al momento non hanno rappresentato un ostacolo. Chiunque sia stato chiamato in causa ha risposto presente, Krunic e Castillejo su tutti. Tatarusanu sta sostituendo degnamente Maignan, Kalulu è un ottimo ripiego, Ballo-Touré non sta sfigurando nel ruolo di Theo Hernandez. Insomma, il Milan è ricco di risorse.

7La Champions. Il ritorno in Champions League del Milan, finora, è stato da incubo. Tre partite, zero punti e tanta rabbia. I ragazzi di Pioli hanno dominato in casa contro l’Atlético, perdendo al 96′ per un rigore discutibile. In casa del Liverpool i rossoneri hanno chiuso il primo tempo in vantaggio, salvo poi soccombere nella ripresa sotto i colpi di un avversario oggettivamente superiore. L’ultima sconfitta accorsa in Portogallo, la partita più brutta disputata dal Milan in questo avvio di stagione, anche in questo caso con una rete dubbia, ha reso quasi impossibile il passaggio agli ottavi di finale.

Nulla vieta di crederci, ma essere realisti è cosa giusta e saggia. Come detto da Ibrahimovic al termine dell’incontro contro il Porto, le sconfitte in Europa possono essere un insegnamento prezioso per i tanti giovani della rosa, un monito per continuare a crescere e migliorare. Inoltre, volendo fare una provocazione, un eventuale eliminazione da ogni competizione in campo europeo permetterebbe al Milan di concentrarsi solo sul campionato. Potrebbe rappresentare un vantaggio?

8Il ritorno degli infortunati. Anche quest’anno la squadra rossonera sta facendo i conti con una Dea Bendata bizzosa e dispettosa. Gli infortuni sono tanti, troppi, la sfortuna anche. Tra problemi muscolari, lesioni e tamponi positivi al Covid, il Milan ha già perso tante pedine fondamentali dopo nemmeno due mesi di stagione. Eppure, nonostante tutto, Pioli è sempre riuscito a cavarsela, tirando fuori dal cilindro i giusti conigli per portare a casa punti preziosi. I rietri di Rebic, Kessié, Brahim Diaz, Theo Hernandez e Maignan, anche se con molte probabilità solo nel 2022, possono fare sorridere i tifosi. Il gruppo sta reagendo ai problemi in modo egregio, con compattezza e coesione. Con la formazione titolare al completo e con la giusta condizione fisica il Milan può fare davvero paura.

9Il nuovo che avanza. Un anno fa Brahim Diaz e Sandro Tonali erano due riserve. Giocavano poco, non riuscivano a trovare continuità e, conseguentemente, senza incidere nel gioco. Maldini, tuttavia, ha sempre creduto nelle loro potenzialità, rinnovando il prestito dello spagnolo e riscattando il calciatore ex Brescia nello scetticismo generale. Oggi, Tonali e Diaz sono fondamentali per il gioco rossonero. Il primo ha avuto una crescita esponenziale. È un centrocampista completo, dotato di forza fisica, resistenza, corsa, tecnica e tiro, un mix di fattori qualitativi che lo rendono un futuro top player. Il secondo è uno dei pochi uomini in grado di creare superiorità numerica saltando l’uomo, un folletto dal talento indiscutibile, tecnicamente ineccepibile.

Ovviamente, è necessario sottolineare l’evoluzione che sta caratterizzando il percorso di crescita di Calabria, capitano e sempre più centrale nel progetto, e Leao, finalmente continuo e concreto. Kalulu è un’ottima riserva, Tomori è un muro invalicabile, Daniel Maldini avrà tempo di esprimersi al meglio. Il nuovo che avanza a Milanello è di prima scelta.

10La storia. Il Milan non vince da troppo tempo. Il digiuno di trofei, escludendo la Supercoppa Italiana del 2016, dura da anni immemori. L’ultimo trionfo in Italia risale al 2011, in Europa al 2007. L’addio dell’ultima, grande generazione di campioni che hanno calcato il prato di San Siro ha portato con sé una crisi senza fine. Un decennio dopo, la storia di una delle più grandi squadre al mondo, è pronta a chiudere i capitoli bui, aprendone altri nuovi e ricchi di pagine felici. La tradizione del diavolo è ammantata di vittorie, imprese e successi storici. Il 2022 è l’anno giusto per interrompere la maledizione e permettere al tempo di riprendere il suo corso?

 

Immagine in evidenza: Licenze Googlr Creative Commons

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