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10 buoni motivi per cui l’Atalanta può vincere lo scudetto

10 buoni motivi per cui l’Atalanta può vincere lo scudetto

1- Coronamento di un percorso. L’Atalanta è in mano a Giampiero Gasperini dal 2016. Da allora, il tecnico di Grugliasco è stato in grado di cambiare radicalmente il volto della società bergamasca. Raccolta dal 13esimo posto, in una sola stagione l’ha portata fino al 4° posto, valido per la qualificazione in Europa League. L’anno successivo, ancora un campionato sorprendente concluso con l’approdo nella seconda competizione più importante del vecchio continente. Poi, il capolavoro assoluto, la presa di coscienza della grandezza e dello status di grande raggiunto dalla dea. Per tre stagioni consecutive Gasperini guida l’Atalanta fino alla Champions League, finendo sempre al terzo posto. Nel mezzo, due finali di Coppa Italia, perse entrambe, vittorie prestigiose contro Everton, Liverpool, Valencia e Ajax, pareggi storici ottenuti contro le due di Manchester. L’unico tassello mancante è quello della vittoria di un trofeo. Il 2021-2022 può essere l’anno giusto per ottenere l’immortalità.

2- La rosa migliore dell’era Gasp. Da quando siede sulla panchina orobica, Gasperini ha a disposizione la rosa più completa. Il mercato estivo ha portato a Bergamo un portiere di primo livello, messosi in mostra a Udine e seguito da diverse big italiane e non solo. Musso garantisce sicurezza e prodezze tra i pali, aumentando l’efficacia di una difesa non sempre perfetta in passato. In generale, quello che colpisce, è la profondità della squadra, in ogni reparto. La retroguardia è stata rinforzata con l’innesto di Demiral, le fasce con il ritorno di Zappacosta, aggiuntosi a Gosens, Hateboer, Pezzella e Maehle.

A centrocampo è arrivato l’olandese Koopmeiners, rendendo il reparto uno dei migliori d’Italia, con Freuler e De Roon in mediana, il talento di Malinovskyi sulla trequarti e la duttilità di Pessina e Pasalic, incredibilmente prolifico. In attacco c’è l’imbarazzo della scelta. Da Zapata a Ilicic, passando per Muriel, Piccoli e Miranchuk.

3- Maturità. Il nucleo centrale del gruppo, la spina dorsale della squadra della famiglia Percassi, è la stessa da diverse stagioni. I calciatori sono cresciuti insieme, si sono migliorati a vicenda e hanno imparato a conoscersi, raggiungendo un livello di maturità assoluto sotto la guida del loro maestro. Hanno affrontato difficoltà, digerito delusioni amare, condiviso momenti di estasi e gioia pura, come una famiglia, tra alti e bassi. I nuovi innesti si sono inseriti alla perfezione, dimostrando spirito di sacrificio e la giusta personalità, consapevoli di poter fare la storia.

4- Meno pressione. Indubbiamente, l’Atalanta non è obbligata a vincere. A differenza delle altre pretendenti al titolo, la dea non ha la pressione di dovere a ogni costo alzare il trofeo dello scudetto. Chiaramente, coronare il percorso con una vittoria sarebbe la ciliegina sulla torta e un modo per zittire parte della critica che ritiene la macchina perfetta di Gasperini incompiuta. L’Inter è chiamata a bissare il successo dell’anno scorso per dare continuità e costruire un ciclo vincente. Milan e Napoli hanno il disperato bisogno di tornare a guardare tutti dall’alto in basso in Italia, una sensazione che manca rispettivamente da 11 e 32 anni. Tre squadre che sono state costruite per un unico obiettivo: lo scudetto. L’Atalanta, dal canto suo, gioca per vincere e provare ad arrivare il più lontano possibile, senza darsi obiettivi fissi. Sorprendere, ancora, è la parola d’ordine.

5- Maggiore esperienza. Le grandi serate di Champions hanno insegnato alla dea quanto complicato sia vincere e competere ad altissimi livelli. Il club orobico si è fatto le ossa nell’Europa dei grandi, imparando a soffrire e lottare, gestendo le partite e giocando più di testa che di cuore. La matrice offensiva è rimasta, quello che è cambiato è la maggiore solidità difensiva. La squadra del Gasp continua a segnare a ripetizione, come ha sempre fatto, riuscendo, però, a coniugare una fase di copertura più consapevole.

6- Non perde da due mesi. L’Atalanta non subisce una sconfitta dal 3 ottobre, giorno della caduta casalinga contro il Milan per 2-3. Da allora, i nerazzurri non hanno più perso, ottenendo 7 vittorie e 2 pareggi in 9 partite, tra cui le vittorie a domicilio in casa di Juve e Napoli. Dopo un inizio di campionato più ostico del previsto, con appena un punto ottenuto nelle prime tre giornate, condite dalle sconfitte casalinghe contro Torino e Fiorentina, gli uomini di Gasperini si sono rimessi in carreggiata e ora non sembrano volersi fermare.

7- Ammazza big. La sconfitta contro il Milan, finora, è l’unica caduta contro una diretta contendente al titolo. Contro l’Inter ha portato a casa un pareggio prezioso, ha sconfitto la Juventus in trasferta dopo 32 anni e, ieri sera, trionfato al Maradona di Napoli con una prestazione strepitosa, l’ennesima dimostrazione della qualità e della forza della squadra bergamasca. Nel girone di ritorno, giocherà gli scontri diretti tra le mura amiche del Gewiss Stadium, eccezion fatta per il match di San Siro contro il diavolo. L’Atalanta è pronta a prendersi quello che le spetta.

8- Talento. Una parola chiave per descrivere il club di Percassi. Per quanto il lavoro svolto dall’allenatore piemontese abbia avuto un peso specifico notevole, è evidente che gran parte del merito vada a chi ha saputo costruire la squadra, scoprendo giovani fenomeni e puntando su calciatori che sembravano aver già dato il meglio di sé, spegnendosi troppo presto, come Muriel e Ilicic. Zapata è esploso definitivamente, mostrando il potenziale che ha sempre fatto intravedere a sprazzi nel corso delle sue esperienze passate.

L’addio del Papu Gomez è stato assorbito splendidamente da Ruslan Malinovskyi, pedina fondamentale nello scacchiere del Gasp. Pasalic è stata una scommessa vinta in modo inaspettato. Ora, nonostante non sia un titolare fisso, è uno dei centrocampisti più prolifici del campionato, un incursore con il vizio della tripletta. Gosens è un esterno di caratura europea, titolare agli europei con la Germania, Hateboer, prima dei problemi fisici, uno splendido interprete del ruolo. Se c’è una cosa che non manca alla dea, è il talento.

9-Ambiente. Lo status di non grande e una piazza relativamente piccola e meno esigente di tante altre, rendono l’Atalanta una bolla protetta, in cui tutto ha minore risonanza e in cui la pressione non è alta come altrove. La tranquillità e la serenità sono componenti fondamentali per lavorare in modo egregio e senza distrazioni esterne.

10- Il lieto fine. Difficile parlare ancora di favola, quando favola non è più. Fino a qualche anno fa poteva essere normale, ora non più. L’Atalanta è ormai nel novero dei top club italiani, grazie al lavoro svolto da una società con idee chiare e competenze. Dal lavoro con i giovani, alla scoperta di talenti, passando per gli investimenti dedicati alle strutture, come stadio e centro sportivo. Il Leicester di Ranieri è arrivato dal nulla, atterrato improvvisamente sul pianeta calcio. La dea di Gasperini è tra noi da diverso tempo e il campionato se ne è reso conto. Il tempo di vincere è arrivato.

 

Fonte immagine in evidenza: Licenze Creative Commons

 

 

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