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10 buoni motivi per cui Maradona è il più grande di sempre

10 buoni motivi per cui Maradona è il più grande di sempre

1- Talento. “Ci sono pittori che trasformano il sole in una macchia gialla, ma ci sono altri che con l’aiuto della loro arte e della loro intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.” Questa frase di Pablo Picasso è esemplificativa di cosa voglia dire la parola talento. Maradona, nel corso della sua parabola ascendente verso l’olimpo del calcio, è riuscito a cucirla sulla propria pelle, diventandone l’emblema. Diego con la palla tra i piedi era capace di qualsiasi cosa, anche delle più impensabili e inimmaginabili per gli altri comuni mortali.

2- Carisma. Se c’è una cosa che non è mai mancata al Pibe de Oro, quella è indubbiamente il carisma. Capitano, fratello maggiore, maestro. Maradona è stato un faro per ogni suo compagno, una guida spirituale, un’ancora a cui aggrapparsi quando la barca sembrava dover affondare, un leader supremo di cui fidarsi e a cui affidarsi, un “Che” Guevara del fútbol.

3- Napoli. Diego Armando Maradona ha messo sulla mappa del calcio mondiale il Napoli e Napoli, facendo accendere i riflettori su una realtà spesso snobbata in patria e sportivamente sconosciuta all’estero. Ha plasmato un club a sua immagine e somiglianza, donandogli l’eternità e la grandezza e portandola nel novero dei top team italiani. Ha vinto due Scudetti, gli unici della storia del Napoli, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Coppa Uefa, nell’incredibile cavalcata europea conclusa con la vittoria nella doppia finale contro lo Stoccarda nel 1989.

4- Fantasia. “Capacità della mente di inventare situazioni e figure che non si danno nella realtà.” Leggendo il significato della parola fantasia, è automatico associarla alla figura di Diego. Nel corso della sua carriera la sua mente e i suoi occhi hanno visto spazi dove spazi non c’erano, immaginato percorsi impraticabili, creato occasioni da rete inesistenti per tutti, tranne per lui. Dribbling, punizioni da posizioni proibitive, reti da centrocampo, pallonetti, tiri contro le leggi della fisica. L’elenco, abbastanza lungo, potrebbe continuare fino allo sfinimento. Maradona ha inventato un nuovo tipo di calcio, fino ad allora inesistente, quello dell’immaginazione.

5- Uomo del popolo. Prima di Maradona Napoli non godeva di buona fama. L’avvento del Diez per eccellenza ha sovvertito il destino della città, portandone alto il nome, in Italia e nel mondo. Diego si è fatto portavoce di chi voce non aveva, regalando a un popolo intero la gloria e l’orgoglio di essere napoletani. Ha lottato, sudato, combattuto in prima linea affinché la sua gente potesse urlare il proprio nome. Maradona si è fuso con Napoli, divenendone simbolo, divinità, scudo e primo cittadino.

6- Fisico normale. Un altro aspetto di cui bisogna assolutamente tenere conto nella valutazione del campione, è quello riguardante un fisico da normodotato. Maradona non è mai stato sostenuto da un corpo da macchina o da una struttura perfetta. I suoi 70 kg, distribuiti su 165 centimetri di altezza, rendono l’idea di quanto la sua forza risiedesse nel talento, puro e cristallino. Un talento non solo tecnico, ma anche mentale. La bravura di Diego è stata resa possibile anche grazie alle sua capacità di prevedere, capire prima degli altri, vedere cose invisibili al resto degli essere umani in campo con lui.

7- Icona. Non esiste giocatore più iconico di Maradona. Dalla povertà assoluta, alla ricchezza e alla fama mondiale. Da Villa Florito, uno dei quartieri più malfamati e pericolosi di Buenos Aires, alla grandezza eterna. La parabola del Pibe de Oro potrebbe essere riassunta brevemente così, rendendo chiara l’idea del perché della sua iconicità. Sono tante le immagini e le storie che immortalano l’epica del suo percorso. Dalla famosa intervista rilasciata quando era bambino in cui dichiarava di volere giocare il mondiale e vincerlo, alla famosa amichevole disputata nel fango di un campo di Acerra per aiutare a raccogliere fondi per l’operazione di un bambino del paese, passando per il leggendario riscaldamento prima della semifinale contro il Bayern Monaco in Coppa Uefa nel 1989.

Il volto di Maradona è ovunque. Maglie, graffiti, murales, gadget di ogni tipo. Esistono canzoni a lui dedicate, film e serie tv che raccontano la sua storia, documentari in cui vengono narrate le sue gesta. Diego, ancora oggi, è il calciatore più influente di sempre.

8- Genio. Quando si parla de fenomeni, spesso si arriva a dare la definizione di genio e sregolatezza. Maradona è stato entrambe le cose, l’angelo e il diavolo, la luce e il buio. Senza, però, addentrarsi in questioni di più ampio respiro che nulla hanno a che fare con il gioco, Maradona è stato l’artista per eccellenza. Quanti gol da lui siglati sono oggi considerati tra i più belli della storia del calcio? Potrebbe essere stilata una lista infinita di magie da fare strabuzzare gli occhi anche al meno appassionato di pallone. La punizione da dentro l’area contro la Juventus, la rete all’Inghilterra a Messico ’86, i capolavori da posizioni impossibili contro Verona e Lazio.

9- Il mondiale e l’Argentina. Nonostante Diego sia andato via presto dalla terra madre, è come se non l’avesse mai abbandonata. Il legame con la sua Argentina è viscerale, una passione ricambiata da entrambe le parti e resa eterna dalla Coppa del Mondo vinta, praticamente da solo, nel 1986. Il momento in cui Diego conosce l’immortalità è all’inizio di quell’estate di 35 anni fa. La Selecciòn è mediocre, inferiore a quella del 1982 e, soprattutto, a quella trionfale del 1978, anche se ci sarebbe da aprire una discussione infinita sulla legittimità di quel mondiale disputato tra le mura amiche. Tuttavia, Maradona vuole realizzare quel sogno che custodisce da tanto, troppo tempo, e si prende il mondo, buttando a terra come birilli ogni avversario che trova lungo il suo cammino. La vittoria in finale contro la Germania Ovest è l’apoteosi di un mese di meraviglia e incredulità.

10- I gol più celebri di sempre. Sono due, entrambi realizzati nel 1986, entrambi in Messico, entrambi al mondiale, entrambi contro l’Inghilterra. Il primo è espressione del suo lato oscuro, quello demoniaco, ma al contempo geniale. La Mano de Dios è, possibilmente, il momento più famoso della storia del calcio. Un mix di furbizia e derisione, una rivincita sui “nemici” inglesi. Il secondo, è la corrida memorable, la celebrazione della divinità, l’ascensione del salvatore. Inutile raccontare, superfluo descrivere. Pisa la pelota Maradona, arranca por la derecha el genio del fùtbol mundial… Inizia così il racconto più incredibile che la mente dell’amante del calcio possa ricordare.

 

Fonte immagine in evidenza: Licenze Creative Commons

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