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10 curiosità sugli stadi italiani

Calcio e dintorni

10 curiosità sugli stadi italiani

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Gli stadi, il problema del calcio italiano: uno dei tanti, verrebbe da dire. I soldi: il problema di tutto, sarebbe da sancire. Le società hanno poca ricchezza, non possono permettersi di privatizzare un impianto così da poterlo ristrutturare ed incassare i proventi del botteghino. Un circolo virtuoso che innesca ma allo stesso tempo viene innescato da quello che è la situazione attuale di questo sport in Italia.

Superando la ragion pratica, oltre alla parte economica, ogni singolo impianto nasconde curiosità, storie e aneddoti che se in alcuni casi tramandano rispetto, in altri possono destare clamore. Sono gli stadi italiani, un misto di architettura e radicalismo ideologico, dove non bisognerebbe mai soffermarsi all’apparenza. Ma lo stadio di Genova si chiama “Marassi” o “Luigi Ferraris”? Quello di Milano è “San Siro” o “Giuseppe Meazza”? Ma come mai i seggiolini dello stadio dell’Udinese sono tutti colorati?

GIUSEPPE MEAZZA-SAN SIRO

Partiamo dal più grande, il più illustre, il più blasonato impianto sportivo d’Italia: lo stadio “Giuseppe Meazza” di Milano, che ospita le partite casalinghe di Inter e Milan. Sfatiamo subito, per certi versi, un tabù: fino al 1980 l’impianto ha portato il nome di “San Siro”, ovvero del quartiere in cui è stato costruito, per poi essere successivamente intitolato a Giuseppe Meazza, storico campione delle due squadre milanesi.

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Il fascino di San Siro

Considerato l’elemento più riconoscibile, dopo il duomo, della città di Milano, questo stadio ha una capienza di 80.018 posti a sedere, che lo rendono il più grande d’Italia. Per autorevolezza e notorietà è soprannominato “La Scala del Calcio”, un motivo d’orgoglio per la nazione ma soprattutto per la città stessa, che nel corso degli anni ha visto 4 finali di Champions League disputarsi in questo impianto – 1965, 1970, 2001 e 2016 -.

Il futuro di questo impianto è incerto. Considerata l’importanza economica di uno stadio di proprietà, Inter e Milan stanno studiando da tempo le prossime mosse: chi dei due club abbandonerebbe il “Giuseppe Meazza” per mettersi in proprio? E il club che rimarrebbe, che ristrutturazioni porterebbe a questo stadio? Attualmente le due società si dividono l’affitto dell’impianto – un canone di 8 milioni di euro l’anno – con l’impresa M-I Stadium Srl che ne cura gli interessi.

ALLIANZ STADIUM

Il primo impianto di proprietà di una squadra di calcio in Italia. E’ stata sicuramente questa la peculiarità che ha reso l’Allianz Stadium, stadio casalingo della Juventus, una struttura degna di nota nell’impiantistica sportiva. Ma non solo: dietro ad una grande squadra, oltre che ad esserci una grande difesa, ci dev’essere una grande società, che allo stesso tempo deve erigersi e poter contare su solide basi, quale uno stadio di proprietà.

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I risultati sportivi dell’ultimo periodo – 7 scudetti di fila, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe italiane e 2 finali di Champions disputate – non sono frutto della fortuna. No, i successi bianconeri arrivano da lontano. Il 18 giugno 2002, un accordo con la municipalità torinese consegnava alla società bianconera il diritto di superficie sull’area del Delle Alpi per i successivi 99 anni al prezzo di 25 milioni di euro. Il patto, oltre alla futura costruzione di un nuovo impianto – che nella scorsa estate è passato da “Juventus Stadium” a “Allianz Stadium”, frutto dell’accordo di partnership per l’acquisizione dei “naming right” – prefigurava la trasformazione della Continassa in una cittadella juventina, con l’ulteriore edificazione di museo, centro medico, centro d’allenamento, sede sociale e vari spazi commerciali. Proprio di recente è nato anche il J Hotel, un albergo a 4 stelle di proprietà del club bianconero. Esempio di concretezza e serietà, a partire fuori dal rettangolo di gioco.

LUIGI FERRARIS-MARASSI

Città che vai, stadio che trovi. A Genova scorge l’impianto sportivo italiano più antico ancora in uso, ovvero il “Luigi Ferraris”, inaugurato nel lontano 1911. Come per il “Giuseppe Meazza”, è doveroso sfatare un mito anche per questo stadio. Inesattamente definito da sempre “Marassi” – dal quartiere in cui è nato -, questo impianto deve il vero nome al capitano del Genoa Luigi Ferraris, calciatore e centrocampista dei rossoblù prima di cadere per la propria patria, come volontario, nella Prima guerra mondiale. Ciò che trasmette rispetto e riguardo di questo impianto è l’attaccamento dei tifosi alla propria storia, come quasi fosse una venerazione, un’esaltazione: “prima di essere tifosi, che sia del Genoa o della Sampdoria, si è genovesi”. Pertinente a questo canovaccio, con le dovute proporzioni, si può spiegare così l’attaccamento di Genova, sponda rossoblù, al capitano Luigi Ferraris, la cui medaglia al valore militare si trova sotterrata sotto la gradinata Nord.

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Purtroppo i tempi sono quelli che sono. La crisi economica che ha colpito l’Italia – è giusto parlare al passato? – è ricaduta anche nel mondo del calcio, poi amplificata dall’impiantistica sportiva. Attualmente gestito, sotto affitto, da entrambe le società, questo stadio negli ultimi anni ha fatto discutere molto dal punto di vista del drenaggio del campo, con gli appassionati di questo sport costretti molte volte a vedersi cancellata la partita casalinga di una delle due squadre per l’allagamento del terreno di gioco dovuto ad un’incessante pioggia. Inaccettabile per un club, figuriamoci chi milita nel massimo campionato italiano…

RENATO DALL’ARA

La particolarità dello stadio Dall’Ara – intitolato alla memoria del presidente del Bologna Renato Dall’Ara, deceduto tre giorni prima dello storico Scudetto del 1964 – è la sua storia, che tramanda stima e attenzione. Nato come Littoriale – ovvero dedicato a manifestazioni sportive destinate ai giovani universitari tra il 1932 ed il 1940 – e voluto dal Partito Nazionale Fascista, questo impianto fu il primo vero stadio ad essere costruito in Italia, che all’epoca viveva di impianti formati da semplici impalcature.

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Quello che lo diversifica e lo caratterizza è l’esistenza della Torre di Maratona, che fa parte dell’impianto e che presenta, dall’alto dei suoi 42 metri, lo spirito di competizione e resistenza dell’atleta, così come allo stesso tempo presenzia, nella parte più alta, una statua rappresentante la Vittoria alata. Se al giorno d’oggi la grazia estetica, per alcuni, è venuta a mancare, la concretezza e la praticità hanno preso il sopravvento, grazie all’ottimo drenaggio del campo e alla qualità del manto erboso, che lo rendono, secondo diversi calciatori, il miglior campo su cui giocare.

OLIMPICO GRANDE TORINO

Vicino alla parola storia non ci può non essere scritta la parola Torino, tant’è che non trovarla nei sinonimi del primo termine sembra apparire strano. Il Torino Club tramanda storia e rispetto, figuriamoci il suo impianto, che ha assistito metaforicamente a tutte le grandi imprese che ora si trovano nei libri di storia.

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Insieme all’Allianz Stadium, Torino è l’unica città italiana ad avere 2 stadi di calcio differenti per le 2 squadre cittadine.

La storia del suo impianto è molto lunga e profonda, per certi versi forse sazievole. Ma vale la pena citare un record, se così si può definire, che appartiene a questo impianto: in neanche 100 anni – inaugurato nel 1933 – questo stadio ha cambiato ben 5 nomi. Dal primo “Benito Mussolini”, in onore di chi era a capo del regime, passando per “Stadio Comunale”, poi “Vittorio Pozzo” nel 1986 – dedicato al grandissimo allenatore della nazionale italiana -, semplicemente “Olimpico” nel 2006 in virtù dei giochi, e, dal 2016, “Olimpico Grande Torino”, per rendere omaggio alla squadra vittima della tragedia a Superga.

ARTEMIO FRANCHI

Così come al “Dall’Ara” di Bologna, anche all’ “Artemio Franchi” di Firenze è presente la torre di Maratona, che rappresenta sempre lo spirito di competizione e resistenza dell’atleta. La curiosità principale di questo stadio è la sua forma: una sottigliezza, forse non accuratamente percettibile all’occhio umano se non con una visuale dall’alto. L’impianto, come si può notare dalla foto, ha la forma di una ”D”, poiché voluta fortemente dalle regole imposte dalle autorità fasciste per omaggiare il duce.

Risultati immagini per artemio franchi dall alto forma dConsiderato a livello estetico non uno stadio da top di gamma, nonostante il restauro per i mondiali di Italia ’90 – con l’eliminazione della pista d’atletica -, la società viola nel 2017 ha presentato il progetto del nuovo stadio, di un’altra categoria rispetto all’impianto attuale: stiamo parlando di 40.000 posti a sedere, nuove tecnologie per ogni evenienza, con una cittadella a fare da contorno con tanto di zona commerciale, che impegni e soddisfi appieno le aspettative domenicali dei tifosi della Fiorentina.

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Come dovrebbe diventare il nuovo stadio della Fiorentina. Non verrebbe modernizzato l’attuale impianto ma costruita proprio una nuova struttura, da tutt’altra parte.

STADIO FRIULI-DACIA ARENA

La casa dell’Udinese, ristrutturata più volte, presenta anch’essa un dilemma che NumeroDiez vuole subito rendere noto, che riguarda l’appellativo dell’impianto: da fine 2016, la concessionaria sponsor dei bianconeri, che tra l’altro ha aiutato economicamente il club ad ammodernare lo stadio, ha imposto al club stesso il nome di “Dacia Arena” per l’impianto; l’amministrazione comunale di Udine, a partire dal sindaco, però, non identifica lo stadio con quell’epiteto ma con la denominazione “Stadio Friuli”, rendendolo un fiore all’occhiello della città.

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L’ultimo rinnovo dell’impianto, datato 2013, ha concesso all’Udinese, per 99 anni, le deroghe per diventare il secondo impianto di proprietà di una squadra calcistica in Italia, dopo l’Allianz Stadium di Torino. All’interno dello stadio quello che salta agli occhi, a primo impatto, è la colorazione dei seggiolini: 25.000 posti a sedere ognuno di un colore diverso rispetto all’altro, così da risolvere, almeno a livello ottico e televisivo, il problema dei posti vuoti.

MAPEI STADIUM-CITTA’ DEL TRICOLORE

A Reggio Emilia sorge un gioiellino, utilizzato anche dall’Atalanta per le partite europee. Stiamo parlando del “Mapei Stadium”, originariamente casa del Sassuolo dal 2013, data dell’acquisizione dello stadio dall’azienda che produce materiali chimici per l’edilizia – fino ad allora l’impianto era chiamato “Città del tricolore” -. Proprio grazie a questa operazione, capitanata e portata in porto dal Patron del Sassuolo Giorgio Squinzi – che si è assicurato vincendo, per circa 4 milioni di euro, il bando per rendere privato l’impianto-, il “Mapei Stadium” è diventato il terzo stadio di proprietà, dopo quello di Juventus e Udinese, di una squadra italiana di calcio.

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Nel tempo questa struttura ha subito varie modifiche, facendo oscillare la capienza dai 7.000 mila posti fino agli attuali 23.717. Una correzione in particolare l’ha subita proprio la struttura fisica dello stadio che, con un centro commerciale nei dintorni intento ad ampliarsi, ha costretto lo stadio a ridimensionarsi tagliando fuori le curve. Difatti, l’impianto è formato da quattro blocchi distinti e slegati l’uno con l’altro, che rappresentano rispettivamente le due tribune e le due curve, dei tifosi di casa e degli ospiti.

STADIO OLIMPICO DI ROMA

Cosi come la “Scala del Calcio” di Milano, anche lo stadio “Olimpico” di Roma ha il suo blasone, la sua storia. inaugurato nel 1932 con il nome di “Stadio dei Cipressi”, questo impianto ha ospitato ben 4 finali di Champions League – 1977, 1984, 1996 e 2009 -.

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Una curiosità. L’Olimpico è uno dei 5 stadi europei ad aver dato ricetto a una finale del Campionato del Mondo FIFA: 1974 Olympiastadion di Monaco di Baviera, 1982 Santiago Bernabeu di Madrid, 1990 Stadio Olimpico di Roma, 1998 Stade de France di Saint Denis e 2006 Olympiastadion di Berlino.

Nato e costruito presso il Foro Italico, questo stadio sembra ormai destinato a fare spazio ad altri impianti che in un futuro prossimo potrebbero rubare la scena e l’occhio a Roma. Perché nonostante i 72.698 posti a sedere, l’attuale “Olimpico” difetta un po’ a livello estetico per la presenza della pista d’atletica, che allontana le tribune – ma soprattutto le curve – al campo di gioco. Attualmente le due società capitoline si dividono l’affitto dell’impianto, ma entrambe hanno in mente un progetto per uno stadio di proprietà. Tra i due club sembra più avanti la Roma, che dopo diversi problemi burocratici sorti nell’ultimo periodo ha ottenuto il si per poter realizzare il nuovo impianto: verrà costruito a Tor di Valle e avrà una capienza di 50.000 persone all’incirca.

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Come dovrebbe essere, almeno nelle intenzioni, il nuovo stadio della Roma

Dalla sponda biancoceleste, invece, sotto questo punto di vista giunge pessimismo. Il progetto del presidente della Lazio Lotito, che ha più volte esposto il progetto a esperti in materia, non ha ancora ricevuto deroghe per iniziare i lavori. Lo “Stadio delle Aquile”, quindi, rimarrà un impianto sportivo soltanto sulla carta.

SAN PAOLO

In questo focus impiantistico si scende sempre più a sud dell’Italia. È la volta di Napoli e del suo “San Paolo”, ultimamente sulla bocca di tutti per la lite tra il presidente del club, Aurelio De Laurentiis, e il sindaco della città, Luigi de Magistris, riguardo alle condizioni dello stadio.

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Inizialmente nominato “Stadio del Sole”, questo impianto detiene il record di maggior numero di spettatori: il 20 aprile 1968, in occasione di Italia-Bulgaria, quarti di finale degli europei del 1968, 90.000 spettatori paganti assistettero alla vittoria azzurra per 2-0. Si tratta del record italiano, non ancora battuto.

Dalle stelle alle stalle verrebbe da dire, con tutto il rispetto, vista la situazione del “San Paolo” tutt’oggi. De Laurentiis, in queste ultime settimane, ha espresso il proprio pensiero riguardo lo stadio del Napoli: “Fa schifo”. Il presidente, schietto e sincero, ha fatto emergere le problematiche dell’impianto e dell’incompetenza, secondo lui, del comune nell’attuare le giuste mosse per modernizzare lo stadio: da una strigliata della Uefa nel cambiare i seggiolini per poter permettere al club di disputare le partite casalinghe nella competizione europea fino al dibattito sindaco-presidente che, nella già citata incertezza sui piani di lavoro, non ha permesso alla società partenopea di attuare la campagna abbonamenti per la stagione 2018/19. Un vero peccato per un club che, adesso, si sente messo alle corde dal comune:

Confermo che il Napoli dovrà pagare l’affitto del campo partita per partita, come si fa quado si va a giocare a calcetto con gli amici.

Sono queste le parole di Ciro Borriello, assessore allo Sport del Comune di Napoli, a cui non è piaciuta la dialettica di Aurelio De Laurentiis nella questione stadio.

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Calcio e dintorni

Curva Nord dell’Inter coinvolta nell’ultimo album di Kanye West

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Inter Curva Nord

La Curva Nord, tifo organizzato dell’Inter, è presente nell’ultimo album rilasciato da Kanye West, noto rapper statunitense, insieme a Ty Dolla $ign. In particolare la “voce” della curva della Beneamata compare all’interno della dodicesima traccia, intitolata “Carnival” dell’album “Vultures 1″, uscito il 9 febbraio.

Come si può osservare nei crediti di “Carnival” su Genius, sito web dedicato alla musica di tutto il mondo, la Curva Nord è citata sotto la voce “choir vocals”. Infatti i tifosi dell’Inter hanno registrato dei veri e propri cori per questa canzone di Kanye West. Il particolare interessante è che per registrare questa “melodia”, la quale accompagna la voce dei cantanti per tutta la canzone, i due rapper hanno invitato degli esponenti della Curva Nord in studio con loro. Inoltre hanno registrato insieme ai tifosi nerazzurri anche un videoclip.

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Calcio e dintorni

adidas presenta l’UCL Pro Ball London, il pallone della fase ad eliminazione diretta della Champions League 2023/24

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La Champions League si appresta ad entrare nel vivo con l’inizio della fase ad eliminazione diretta. A tal proposito, adidas ha svelato il pallone da gioco ufficiale che verrà utilizzato durante questa importantissima fase della competizione. Si tratta dell’UCL Pro Ball London, che farà il proprio debutto a partire dalle gare di andata degli ottavi di finale e verrà poi utilizzato fino alla finalissima di Wembley del prossimo 1º giugno.

Il pallone celebra l’anfitrione della finale, la città di Londra, con una grafica vibrante che raffigura due leoni ruggenti che combattono tra le stelle. Il leone è il simbolo della ricca storia e cultura dell’Inghilterra e della sua capitale, ma rappresenta anche il coraggio e la forza dei calciatori oltre che la maestosità del trofeo più ambito del panorama calcistico europeo.

Oltre al nuovo design grafico, il pallone è dotato di una serie di tecnologie adidas a elevate prestazioni, studiate per fornire ai calciatori una precisione millimetrica. Infatti, l’innovativa texture della superficie PRISMA offre ai migliori talenti del calcio europeo una tenuta di palla ancora più precisa. Il rivestimento esterno, invece, garantisce un grip sicuro e il controllo completo, mentre la decorazione termosigillata è sinonimo di prestazioni d’eccellenza.

Proseguendo la partnership con Common Goal, adidas devolverà l’1% delle vendite nette globali di palloni da calcio a iniziative di cambiamento sociale duraturo in comunità svantaggiate, contribuendo con questo sport a creare un futuro migliore e più inclusivo.

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Ibrahimovic a sorpresa a Sanremo, Amadeus lo pungola: “Sei in prima fila, ma non primo in classifica”

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ibrahimovic sanremo

IBRAHIMOVIC SANREMO – Durante la prima serata della 74esima edizione del Festival di Sanremo si attendeva un ospite a sorpresa, che poi si è rivelato essere Zlatan Ibrahimovic, già all’Ariston durante il Festival del 2021.

IBRAHIMOVIC A SANREMO: LO SCAMBIO DI BATTUTE CON AMADEUS

L’ormai ex attaccante svedese, che da metà dicembre ricopre un ruolo nella dirigenza del Milan come “Senior Advisor della proprietà RedBird“, è sbucato direttamente dalla platea e distribuendo “santini” con la sua foto al pubblico presente. Poi è salito sul palco e ha iniziato un divertente siparietto con il conduttore dell’evento, Amadeus: “Che ci fai qui? Quanti anni hai?“, la domanda di Ibra. “61“, la risposta del conduttore del Festival. “Io 42 e ho smesso, perché ho ascoltato il mio corpo… Sono venuto qui per proteggerti, ti ricordi i casini che hai combinato l’anno scorso?“, le replica dello stesso Ibrahimovic.

Il dialogo tra i due continua, con Ibrahimovic che chiede se può andare a occupare il palco d’onore: “Ci si è seduto solo Mattarella“, sottolinea Amadeus. “E quanti gol ha fatto?“, la battuta pronta di Ibra. Poi, a conclusione, la frecciata di Amadeus (noto tifoso dell’Inter, ndr): “Ti ho riservato un posto in prima fila anche se non sei primo in classifica…“, a cui sono seguite le risate del pubblico presente all’interno del teatro.

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Calcio e dintorni

Messi non schierato in amichevole: interviene il governo di Hong Kong

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Inter Miami

L’Inter Miami è volato a Hong Kong per disputare un’amichevole, vinta poi 4-1, contro una selezione di All Stars del massimo campionato locale. Ovviamente tantissimo l’afflusso di pubblico, con 38 mila spettatori accorsi allo stadio per vedere da vicino la stella più attesa: Lionel Messi. Dopo il comprensibile entusiasmo iniziale, dopo aver capito che nè la PulceLuis Suarez sarebbero scesi in campo, hanno iniziato una piccola contestazione.

Il caso però, come riportato da Tuttomercatoweb, si è esteso fino alla politica. Il governo di Hong Kong è infatti intervenuto sulla questione, minacciando di ritirare l’1.9 milioni di euro di finanziamenti pubblici destinati all’evento. Di seguito le parole di Kevin Yeung, ministro della cultura, dello sport e del turismo di Hong Kong.

ACCORDO – “Una delle condizioni principali del nostro accordo di finanziamento con Tatler Asia era che Messi partecipasse alla partita per almeno 45 minuti, salvo problemi di forma fisica e sicurezza. Ieri, prima dell’inizio della partita, l’organizzatore Tatler Asia ha ribadito che Messi avrebbe giocato nel secondo tempo”.

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