Connect with us

Football

Cagliari, 52 anni fa la favola-scudetto: il capolavoro di Riva e Scopigno

Pubblicato

:

12 aprile 1970. Una data scolpita negli annali del calcio italiano, destinata a entrare nella memoria di una realtà, fino ad allora, disconnessa dal clima sportivo respirato ogni domenica in Italia. È il giorno in cui, una squadra outsider guidata da un giocatore sovrumano, conquistò tra lo stupore generale il titolo di Campione d’Italia. Si tratta del Cagliari, prima società del Meridione a vincere lo Scudetto. In Sardegna il trionfo rossoblù coincide con il definitivo ingresso della città all’interno del panorama italiano, non solo calcistico. Scrisse Gianni Brera:

“Lo Scudetto del Cagliari rappresentò il vero ingresso della Sardegna in Italia. Fu l’evento che sancì l’inserimento definitivo della Sardegna nella storia del costume italiano. La Sardegna aveva bisogno di una grande affermazione e l’ha avuta con il calcio, battendo gli squadroni di Milano e Torino, tradizionalmente capitali del football italiano. Lo Scudetto ha permesso alla Sardegna di liberarsi da antichi complessi di inferiorità ed è stato un’impresa positiva, un evento gioioso”. 

Ebbene sì, il successo del Cagliari ha riempito di orgoglio il popolo sardo, composto perlopiù da umili lavoratori e dai tradizionali pastori. Durante le ultime giornate di campionato, il sogno e la passione di un’intera regione ha fatto la differenza, spingendo la squadra alla vittoria finale. Per la Sardegna è una svolta, quasi una rivincita contro chi considerava il Cagliari sfavorito rispetto alle squadre del Nord Italia.

I DUE PUNTI CARDINE: L’ALLENATORE E L’ATTACCANTE

La favola del Cagliari è stata possibile grazie al duro lavoro di tutta la squadra, in grado di alimentare di giornata in giornata il sogno rossoblù. Ma i due uomini che hanno maggiormente inciso sulla vittoria del titolo sono l’allenatore e l’attaccante di riferimento: Manlio Scopigno e Gigi Riva, trascinatore vero dei sardi e uomo simbolo, destinato a diventare un’icona per la città di Cagliari. Soprannominato Il Filosofo, Scopigno fa la differenza, innanzitutto, con le scelte di inizio stagione. Gli arrivi di Sergio Gori e Angelo Domenghini rafforzano notevolmente la squadra. Fin dalle prime giornate, la presenza in campo dei nuovi arrivati permette al Cagliari di prendere il volo. Dopo le prime dieci partite, i rossoblù sono ormai i candidati numero uno per la conquista dello scudetto.

Il giocatore chiave è Luigi Riva, soprannominato Rombo di Tuono da Gianni Brera. L’attaccante lombardo inizia il suo viaggio a Cagliari tra la perplessità generale. Molti pensano che Riva possa avere difficoltà ad ambientarsi in Sardegna. Ma il bomber mette a tacere in fretta queste voci: realizza reti in ogni modo possibile, e dal suo sinistro partono tiri di una forza inaudita e, appunto, roboanti. Al termine della stagione, Riva segna 27 gol in 35 presenze (in tutte le competizioni), diventando il beniamino del pubblico dell’Amsicora. Ma il goleador di Leggiuno entra nei cuori dei tifosi cagliaritani dopo un evento specifico: Riva non ne vuole proprio sapere di lasciare la Sardegna, nonostante l’insistenza della Juventus si faccia più intensa di giorno in giorno. Al definitivo “no” dell’attaccante, il popolo sardo vive la scelta di cuore di Riva come una dichiarazione di amore, incoronandolo come leader assoluto ed eroe dell’intera isola.

LA SCARAMANZIA E LA VOGLIA DI CREDERCI

Il percorso compiuto dal Cagliari verso la conquista del primo (nonché unico) titolo della sua storia, è senz’altro in parte il frutto del lavoro svolto dalla dirigenza rossoblù, sull’orlo del fallimento solo tre anni prima. Nel 1967, infatti, la società fu salvata in extremis dall’intervento provvidenziale del Presidente Corrias, appoggiato dal vice patron Arrica. La volontà di credere nel progetto-Cagliari ha fatto la differenza tre anni dopo. Non possiamo sapere dove avrebbe giocato Riva, ma sicuramente adesso non potremmo leggere queste righe.

Un altro aspetto particolare che ha caratterizzato lo Scudetto del Cagliari è la scaramanzia del suo tecnico, che ha influito su alcune scelte puramente formali. Per citarne uno, l’utilizzo della maglia bianca come casacca principale per la stagione sportiva 1969/70. In seguito alla vittoria per 2-1 ai danni del Vicenza (match giocato in divisa bianca), Scopigno prese la decisione di renderla prima maglia del Cagliari. La casacca rossoblù, invece, divenne la seconda scelta per le gare e riservata a (poche) partite disputate in trasferta.

Continue Reading
Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Calcio Internazionale

Teófilo Cubillas, la storia del Diez che ha incantato una nazione

Pubblicato

:

Il 10 è il numero che per antonomasia viene associato ai più grandi fuoriclasse sudamericani, sinonimo di tecnica, qualità ed eleganza. Tutte caratteristiche che possono, e devono, essere associate a un nome che sempre più viene scordato all’interno del grande libro della storia del calcio, ovvero Teófilo Cubillas. El Nene (Il bambino), così soprannominato dal compagno d’attacco Perico Leon per i lineamenti puerili e il fisico esile, nacque l’8 marzo 1949 a Chincha Alta, una città a circa 200 km da Lima, la capitale del Perù, nazionale per il quale viene ricordato come il miglior giocatore di sempre.

Gli inizi e la prima avventura dell’Alianza Lima

Il giovane Teófilo inizia a giocare con il pallone per le strade di Puente Piedra, la classe sublime, la visione unica e il tiro letale non possono essere trascurati, tantoché, a 14 anni, l’Alianza Lima, club di cui diventerà una bandiera, lo nota e lo chiama nelle proprie giovanili. Solo 2 anni più tardi gioca la sua prima partita in prima squadra e, in breve tempo, riesce a far breccia all’interno dei cuori dei tifosi e convincere l’allenatore. Cubillas militerà nelle fila dell’Alianza Lima dal 1966 al 1972, apparendo sul tabellino dei marcatori più di 200 volte. L’8 marzo 1949 era nata una stella in Perù e 20 anni più tardi il mondo intero se ne sarebbe accorto, grazie all’intuizione del CT della nazionale, Waldir Pereira, meglio noto come Didì, che nel 1968, in occasione di una partita di qualificazione ai mondiali di Messico 1970, lo convocò per la prima volta

 Le qualifiche per Messico ‘70

Fino a prima del 1970, l’unica volta che la nazionale biancorossa vi prese parte fu la prima edizione del 1930 in Uruguay, quando però non esistevano le qualificazioni. Al Sud America spettavano solo 3 posti, che venivano assegnati alle vincitrici dei 3 gironi, uno composto da 4 squadre e i rimanenti due da 3. Se nel girone B, quello di Brasile, Paraguay, Colombia e Venezuela, e nel girone C, con Uruguay, Cile ed Ecuador, la Seleção e La Celeste rispettarono i pronostici senza mai rischiare, nel girone A, quello di Argentina, Perù e Bolivia le sorprese non mancheranno. Giunti al 31 agosto 1969, rimaneva solo una partita da giocare, l’esito avrebbe deciso chi l’Estate seguente sarebbe volato in Messico con l’ambizione di portare la Coppa Rimet nel proprio paese. La classifica, fino a quella mattina recitava Perù e Bolivia a 4, invece, ferma a 2, l’Argentina, che, però, con una vittoria contro Cubillas e i suoi si sarebbe qualificata. Quel giorno, come anche affermato dagli stessi giocatori, le menti dei nazionali peruviani volgevano i pensieri verso ogni direzione, dalla tragedia del terremoto di Yungay, accaduto esattamente 4 mesi prima, alle centinaia di connazionali giunti fino alla Bombonera, anche a costo di vendere la casa, lasciare il lavoro e altri sacrifici compiuti per i propri beniamini, passando per quello sfortunato autogol di Chumpitaz che portò al trionfo della Bolivia. Quella sera, si verificò l’impensabile. Nel giro di 15 minuti ci saranno 4 gol, al 70’ Ramirez insacca, ma dopo dieci minuti, con un rigore trasformato da Albrecht, gli argentini agguantano il pareggio. Neanche il tempo di pensare che Ramirez vola verso la porta Cejas e insacca nuovamente il pallone, che vale il momentaneo vantaggio peruviano. All’85’, a rimettere in dubbio l’esito ci pensa Rendo, anche se ciò si rivelerà utile, in quanto il Perù riuscirà a difendere il pareggio per i minuti restanti. Il campo ha parlato: Los Incas giocheranno i mondiali messicani del ‘70

La consacrazione del Diez

Alle porte della competizione, non si nutrono grandi aspettative per il Perù, capitato nel girone D con Germania Ovest, Marocco e Bulgaria. Proprio contro quest’ultima si aprirà il mondiale della nazionale del CT Didì. L’inizio potrebbe non sembrare dei migliori, infatti dopo 50 minuti Dermendzhiev e Bonev portano in vantaggio gli europei, ma il carattere non manca ai peruviani che non vogliono assolutamente tornare in patria subito, tanto che, dopo 6 minuti dal raddoppio bulgaro, si torna allo stato di parità, 2-2. Il Perù continua a creare e ben presto raccoglie i frutti di ciò. Ѐ il minuto 73 quando la classe sublime di Teófilo Cubillas si palesa davanti agli occhi di tutto il mondo, eludendo la marcatura di due difensori, libera il tiro. Il pallone si insacca sul fondo della rete, è 3 a 2. Si tratta della prima storica vittoria del Perù ai mondiali. Il Diez peruviano, però, è solo all’inizio, infatti nella seguente partita incanterà ancora di più. In seguito, Nene annichilisce il Marocco, partecipando attivamente a tutte e tre le reti della propria nazionale, segnando una doppietta e sfornando un assist per Challe, portando la nazione ai quarti. Nell’ultima partita del girone, nulla può il trequartista dell’Alianza Lima, che, davanti alla potenza tedesca guidata dal suo bomber Gerd Müller, si limita a segnare il gol della bandiera. L’avversario ai quarti è probabilmente una delle migliori squadre che la storia del calcio abbia mai visto, la nazionale brasiliana, composta da stelle del calibro di Pelè, Rivellino, Tostão, Jairzinho, Carlos Alberto e molti altri. Nonostante l’impegno e il buon gioco proposto, come da previsione, il Brasile è uno schiacciasassi, che si impone per 4 a 2, ma, ancora questa volta, la firma di Cubillas non manca sul tabellino dei marcatori. Cubillas poté tornare in patria col sorriso, in quanto gli fu riconosciuto il premio di miglior giovane del torneo. La stella di Cubillas iniziava a splendere più luminosa che mai.

 L’Europa e la Copa America del 1975

Nel 1972, Cubillas vinse il premio di miglior giocatore del Sud America, terminando avanti rispetto a calciatori del calibro di Pelè e Perfumo. Questo, insieme alle ottime prestazioni in patria e il ricordo, ancora fresco, del Mondiale del 1970, gli valse la chiamata in Europa. Il club che riesce a mettere le mani su Cubillas prima di tutti è il Basilea, col quale, a causa del clima e del campionato, non scattò mai il feeling giusto, tantoché, dopo diverso tempo, in un’intervista dichiarò: “Quante volte rimasto solo, la sera, mi è venuta voglia di scappar via. Era un ambiente impossibile, per me: gente estranea per la quale è assurdo occuparsi dei problemi degli altri. Poi il freddo, terribile. Mi è passata non solo la voglia di giocare, ma anche quella di ridere”. L’avventura nel vecchio continento, però, non termina qua, nel 1974 il Porto lo acquista e riesce a far vedere nuovamente tutte le sue qualità, venendo eletto “miglior straniero” dopo la prima stagione in Portogallo. Il Diez della Blanquirroja continuerà a fare le fortune dei lusitani, anche se non vincerà nulla a livello europeo, e della propria nazionale, con la quale nel 1975 si laureerà campione dell’America latina. Esatto, avete letto bene, dopo il primo successo del 1939, 36 anni più tardi il Perù torna ad alzare al cielo la coppa continentale. Infatti, dopo aver agevolmente passato il proprio girone, gli Incas sconfiggono la Colombia nello spareggio, grazie alla rete del compagno di reparto di Cubillas, Hugo Sotil.

Il ritorno in Perù e Argentina 1978

El Nene decide di far coincidere l’anno del rientro in patria con quello dei mondiali del 1978, torneo al quale c’è l’obbligo di qualificarsi e di fare bene, soprattutto a fronte dell’eliminazione negli spareggi precedenti di 4 anni prima. In questa occasione, Cubillas stupirà nuovamente tutti e, insieme al portiere Quiroga, contribuirà in gran parte a portare il Perù alla seconda fase del torneo. Infatti, nelle prime tre partite del torneo, mette a segno 5 gol e un assist. Sicuramente da incorniciare la prestazione con la Scozia, divenuto celebre per la punizione insaccata al 77′. Il portiere scozzese Alan Rough così commentò il meraviglioso piazzato: “Secondo me, il pallone è venuto da qualche altra parte, non è partito dal piede di Cubillas”. Le speranze dei peruviani si infrangono nel secondo girone, quello che li pone contro ad Argentina, Brasile e Polonia, che si dimostrano essere di un livello parecchio superiore. Nonstate ciò, Cubillas termina la competizione secondo nella classifica cannonieri, dietro al solo Kempes, vincitore del mondiale e autore di 6 reti.

L’ultimo palcoscenico importante

Dopo il ’78, Cubillas militerà nel campionato degli Stati Uniti, pur sempre tenendosi pronto, con un solo obiettivo: giocare i mondiali di Spagna 1982. L’età e il fatto che sia lontano dalle luci della ribalta, non gli impediscono di partecipare anche in quell’occasione, diventando l’unico giocatore peruviano a prendere parte a 3 mondiali. A differenza delle altre volte, però, il Nene non riesce a incidere come soleva e il Perù abbandonerà subito la competizione, pareggiando con Camerun Italia e venendo schiacciati per 5 a 1 dalla Polonia. Non certamente l’epilogo dei sogni, ma a lui va bene anche così. Così Cubillas, in un’intervista a El Mundo Deportivo, ha espresso senza rimorsi il suo percorso di vita: “Se dovessi rinascere, sceglierei il Perù come Paese, il calcio come professione e l’Alianza Lima come squadra”

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Nel nuovo libro su CR7 verranno svelati dettagli sulla difficile situazione al Man United

Pubblicato

:

Ronaldo

La frustrazione di Cristiano Ronaldo in quel di Manchester è palpabile. Tra campo, compagni e strutture di allenamento, il portoghese è rimasto deluso nel vedere che dal 2009, anno in cui ha abbandonato i Red Devils per trasferirsi al Real Madrid per 90 milioni. 

LE PROBLEMATICHE

Secondo quanto riportato dal The Sun, infatti, Ronaldo avrebbe criticato la mancanza di qualità del centro sportivo a Carrington. Per quanto riguarda i compagni, la mancanza di impegno avrebbe fatto storcere il naso all’ex Juventus. Riguardo il campo, con Ten Hag il rapporto non è mai sbocciato. A testimoniarlo il fatto che, nelle 8 presenze in Premier, Cr7 abbia giocato per 90′ interi solo una partita, contro il Brentford.

LA NOTIZIA

La curiosa notizia, arriva sempre dalla fonte, che annuncia l’uscita del libro “Messi vs Ronaldo: One Rivalry, Two GOATs, and the Era That Remade the World’s Game” di Jonathan Clegg e Joshua Robinson. Verrà svelato ogni dettaglio della situazione al Manchester United attraverso vari retroscena e aneddoti. Il libro uscirà il prossimo mese ma un primo “leak” è quello della situazione con Ragnick, definito da Ronaldoun disastro” ad un dirigente in un evento FIFA.

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Jorginho, dal rinnovo col Chelsea alle voci sul Barcellona: i dettagli

Pubblicato

:

Chelsea, Jorginho svela un retroscena sulla trattativa che ha portato Koulibaly al Napoli

Jorginho e il Chelsea al lavoro per prolungare il contratto. Secondo quanto riportato da Nicolò Schira, la priorità del regista classe ’91 è quella di proseguire la propria avventura in maglia Blues. Tuttavia, il contratto in scadenza nel 2023 ha attirato le sirene del Barcellona, che ha mostrato interesse per il centrocampista italiano.

I blaugrana non hanno perso tempo, anche perché l’incontro con l’agente di Jorginho sarebbe già avvenuto. Si è parlato di un contratto fino al 2025 per l’ex Napoli nel caso in cui dovesse liberarsi a parametro zero a fine stagione dal Chelsea. In questa stagione, tra Premier League e Champions League, Jorginho ha totalizzato 12 presenze mettendo a referto due marcature.

Partito dall’Hellas Verona nel 2010, passa al Napoli nel 2014 per 9,5 milioni. Il salto in Premier, invece, risale al 2018, anno in cui il Chelsea sborsa 57 milioni per portarlo a Londra sponda blues.

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Pronostico Arsenal-Tottenham, statistiche e consigli

Pubblicato

:

Pronostico Arsenal-Tottenham

PRONOSTICO ARSENAL-TOTTENHAM – Uno dei tanti derby di Londra è proprio Arsenal-Tottenham, il North London Derby. Sarà la prima partita di Premier League odierna, ore 13,30. Sono tra le migliori squadre del campionato inglese al momento. I Gunners sono primi in classifica a 18 punti, con una solo sconfitta, contro il Manchester United. Gli Spurs invece sono secondi a pari punti col Manchester City. Non ne hanno ancora persa una, ma ne hanno pareggiate due. La cura Conte si sta facendo sentire anche a in Premier league, e quest’estate ha potuto fare la preparazione come piace a lui. Kane e Son l’hanno accusata molto, ma ora sono i migliori marcatori della squadra.

STATISTICHE ARSENAL-TOTTENHAM

A proposito di Kane e Son, sono rispettivamente a 6 e 3 gol segnati. Il bomber inglese è il capocannoniere della Premier League, ma attenzione a Gabriel Jesus che si è subito ambientato bene all’Arsenal. Il brasiliano ha già segnato 4 reti, servendo anche 3 assist. Un altro brasiliano dei Gunners è Gabriel Martinelli, partito subito alla grande, dimostrando che quest’anno merita un posto da titolare senza troppi dubbi, infatti è già a quota 3 gol. Stessa cifra anche per il norvegese Odegaard, riscattato quest’estate per 40 milioni di euro dall’Arsenal.

Arsenal e Tottenham segnano molto, infatti rappresentano il terzo e il secondo miglior attacco della Premier League, rispettivamente con 17 e 18 reti. Davanti a loro solo il Manchester City che invece è a quota 23 gol. Bene però anche la difesa, infatti entrambe hanno subito solo 7 reti, ovvero esattamente 1 gol di media a partita.

PRONOSTICO ARSENAL-TOTTENHAM

La favorita è proprio l’Arsenal, che avrà l’Emirates Stadium dalla sua. L’1 infatti è 1 a 2.05 mentre il 2 addirittura a 3.40. Considerando i grandi attacchi, è interessante il GOAL a quota 1.57. Più difficile invece pronunciarsi su chi può vincere, ma al momento i Gunners sono tra le migliori squadre delle Premier League, soprattutto in casa. Non male quindi l’1x+Over 1.5 a 1.55.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

I nostri approfondimenti

Giovani per il futuro

Esclusive

Fantacalcio

Serie A

Trending

Scarica L'App

Copyright © 2022 | Testata giornalistica n.63 registrata presso il Tribunale di Milano il 7 Febbraio 2017 | numero-diez.com | Applicazione e testata gestita da Número Diez SRL 12106070969