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Pensiero del Diez

L’Argentina nel caos riparte da Sampaoli

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Di Maria

Dopo 3 finali perse e un attuale 5° posto nel girone sudamericano per la qualificazione al  Mondiale russo del prossimo anno, analizziamo l’esonero di Bauza, il recente passato con le cause che hanno portato a questa situazione, e proviamo ad immaginare la nuova Seleccion dell’ hombrecito Sampaoli, ad oggi il candidato n°1 per il ruolo di Ct.

L’ESONERO DI BAUZA

Edgaurdo Bauza dopo 8 partite (3 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte) ha cessato di essere l’allenatore dell’Argentina. Dalla sua ha l’alibi di essere stato il Ct che ha avuto Messi a disposizione per minor tempo, un fattore non da poco se contiamo che con el diez in campo ha conquistato 15 punti su 18 disponibili. Oltre al fattore Messi e a quello dell’ altura di La Paz, risulta difficile difendere il tecnico ex San Paolo. Le colpe che si possono imputare al Ct sono tante, dalla completa assenza di gioco, alle convocazioni, alle numerose dichiarazioni utopistiche o molto lontane dalla realtà dei fatti. La nomea di essere un “catenacciaro” se la porta dietro sin dai tempi della LDU de Quito nel 2008, e quindi era preventivabile che scegliesse questo tipo di approccio anche con la nazionale, nonostante avesse in mano una squadra piena zeppa di talento.

A questo vanno sommate alcune uscite del tipo: “mi vedo già mentre scendo le scale dell’aereo con Leo e la Coppa in mano, dopo aver vinto la finale con un 5-4-1”. Oppure le numerose dichiarazioni sull’imminente convocazione di Icardi, sempre poi sconfessate dall’assenza del nome del capitano dell’ Inter nella lista dei 23. Tutte queste affermazioni lo hanno portato ad essere sempre meno amato dal popolo. In ambito di convocazioni, quella di Lavezzi è la più emblematica, giocatore fermo da più di 6 mesi in un campionato di basso livello preferito a giocatori del campionato locale o che militano in Europa come Perotti o Lanzini. Ma anche le scelte di portare Pratto, Mas, Caruzzo o Demichelis lasciano più di qualche perplessità.

IL CAOS DELL’AFA

Era il 30 Luglio 2014 quando all’età di 85 anni muore il capo della Federcalcio argentina Julio Grondona, detto el Padrino, un uomo che ha governato il futbol albiceleste per 35 anni consecutivi, lasciando un’impronta difficile da sostituire, un’immagine controversa ma allo stesso tempo imponente.

Dal 2014 ad oggi si sono susseguiti 3 presidenti diversi: Segura, Perez (nominato dalla FIFA presidente della Commissione stabilizzatrice) e da qualche settimana Claudio Tapia, e in questi 3 anni ne sono successe di tutti i colori. Campionato rivoluzionato a 30 squadre e nel giro di un anno riportato a 20, scioperi dei calciatori e degli arbitri, caos dei diritti tv. Una selezione olimpica che ha rischiato di dover rinunciare alla partecipazione a causa delle difficoltà nel formare una rosa di 18 giocatori (iniziando una preparazione con 8 giocatori soltanto a 2 settimane dall’inizio dei Giochi). Lotte interne tra i presidenti dei club, in cui ognuno fa gli interessi della propria squadra e poi guarda a quelli della nazionale. Sono solo alcuni dei problemi logistici in cui è stata coinvolta la Afa negli ultimi tempi. La mancanza di organizzazione della federazione si ripercuote inevitabilmente anche sull’andamento della nazionale.

IL PESO DI  3 FINALI PERSE

Dopo 3 finali perse di cui 2 ai rigori ed una nel secondo tempo supplementare, molti calciatori fanno fatica ad indossare la celeste y blanca (Di Maria è dovuto andare addirittura da uno psicologo per cercare di superare questo shock). Stanno perdendo molta popolarità anche nei cuori della gente addirittura  giocatori del calibro di Aguero, Biglia, Lavezzi, Zabaleta, Mascherano, Higuain (autore di 3 errori non da lui nelle 3 finali) che nei propri club sono considerati elementi importantissimi, ma quando poi devono difendere i colori del proprio Paese si trasformano, diventando giocatori normalissimi.

SAMPAOLI E IL FUTURO

Con l’esonero del Patón Bauza, il nuovo presidente dell’Afa si è guardato intorno e dopo i crolli delle candidature dei vari Simeone, Bielsa, Pochettino, la scelta del profilo adatto come nuovo CT è ricaduta sull’attuale tecnico del Siviglia. Sampaoli è un allenatore che si è contraddistinto nelle sue varie esperienze tra club (U de Chile e Siviglia) e con la nazionale cilena, per aver espresso un gioco offensivo e piacevole – tutto il contrario della filosofia di Bauza – ma soprattutto per aver alzato trofei come la Copa America e la Copa Sudamericana. Ci si aspetta da lui oltre ad un cambiamento dal punto di vista tattico, anche qualcosa in ambito di rinnovamento della rosa (come fatto da Tite con il Brasile), visto che i giocatori ci sono, dato che l’Argentina è uno dei bacini d’utenza in ambito calcistico, tra i più importanti al mondo. Tra i portieri probabilmente entrerà stabilmente nel giro Geronimo Rulli (24) della Real Sociedad, che viene da una serie di stagioni molto positive tanto da aver attirato l’attenzione di club importanti come City ed Inter. In difesa dovrebbero essere confermati Mercado, OtamendiMusacchio mentre i vari Zabaleta, Roncaglia, Mas potrebbero lasciare spazio a Mammana (autore di una prima stagione europea al Lione in cui ha trovato molto spazio), Garay, Ansaldi o Vangioni  (poco spazio nel Milan ma molto apprezzato dal Ct) e per ultimo Nicolas Tagliafico, terzino sinistro in forza all’Independiente che a suon di prestazioni di alto livello spera in una chiamata dopo i duri infortuni capitati a Rojo e a Ramiro Funes Mori. A centrocampo potrebbero tornare in auge i nomi del Flaco Pastore, Kranevitter e Paredes oltre al baby fenomeno classe ’97 Ascacibar, mediano in forza all‘Estduiantes de La Plata, cercato già da Atletico Madrid e Roma.

Sulla trequarti ai nomi di Messi, Di Maria e Dybala si aggiungeranno  quelli probabilmente di Centurion (attualmente in forza al Boca Juniors e lontano parente di quello intravisto al Genoa), Angel e Joaquin Correa o magari del Mudo Vazquez.  In attacco il nome di Icardi è sicuramente quello più richiesto dai tifosi, che quasi sicuramente verranno accontentati e ne farà le spese uno tra il Kun e Pratto. Per di più sembra che nello  staff faranno parte anche ex giocatori come i fratelli Milito ed el payaso Aimar. Dunque le premesse per far bene ci sono tutte, toccherà a Sampaoli sfruttare le 2 amichevoli di Giugno per iniziare a dare un’impronta di gioco, sperimentare i nuovi e trovare un’alternativa a la pulga, sperando in una riduzione della squalifica da parte della FIFA.

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Calcio Internazionale

Pronostico Francia-Polonia, statistiche e consigli per la partita

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Francia

 

PRONOSTICO FRANCIA-POLONIA – Oggi pomeriggio alle ore 16 cominceranno gli ottavi di finale dei mondiali 2022. La prima partita sarà Olanda-Stati Uniti, mentre alle 20 ci sarà Argentina-Australia. Uno dei due scontri tutto europeo è Francia-Polonia, che si affronteranno domenica pomeriggio, sempre alle ore 16. I transalpini riusciranno a superare agevolmente l’ostacolo Lewandowski?

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE?

La Francia ha perso l’ultima partita dei gironi contro la Tunisia, in una partita dall’esito abbastanza inutile. Infatti la Francia era già certa del primo posto e Didier Deschamps ne ha approfittato per far rifiatare praticamente tutti i titolari. Lo stesso è successo ieri sera al Brasile e Portogallo, che hanno perso contro il Camerun e la Corea. Quindi queste sconfitte non vengono considerate come dei passi falsi clamorosi come lo sono state invece quelle di Argentina, Germania e Spagna. Convincente invece la vittoria per 4-1 contro l’Australia, dove ha brillato Adrien Rabiot. Contro la Danimarca invece la Francia deve ringraziare Kylian Mbappé, autore di una doppietta che ha deciso il match.

Anche la Polonia viene da una sconfitta, partorita contro l’Argentina per 2-0. La squadra di Lewandowski ha comunque passato il turno in virtù della differenza reti, superiore di solo un gol rispetto al Messico. Poteva però finire diversamente, infatti prima del gol di Al-Dawsari Messico e Polonia erano in perfetta parità, sia per differenza reti che gol fatti. Inoltre la loro sfida era finita in pareggio. Quindi l’unico metro di giudizio disponibile rimasto era la somma dei cartellini gialli, che vedeva sorridere ai polacchi. Czeslaw Michiewicz è stato bravo a dare la giusta indicazione ai suoi di non farsi ammonire in alcun modo negli ultimi 20 minuti contro l’Argentina. Alla fine però il gol al ’95 dell’Arabia Saudita ha negato questo metro di giudizio relativo al fair play e così la Polonia è passata come seconda del girone grazie ai suoi quattro punti e a una differenza reti di solo una lunghezza superiore al Messico.

PRONOSTICO FRANCIA-POLONIA

L’attacco della Francia è il terzo migliore dei mondiali, 6 reti, proprio come il Portogallo, mentre i gol subiti sono 3, poiché ne hanno subito uno in ogni partita dei gironi. Probabile quindi che la Francia faccia valere la sua superiorità tecnica e riesca quindi a vincere il match, ma difficilmente Lloris riuscirà a portare a casa il primo clean sheet dei mondiali contro una squadra dove gioca uno dei migliori centravanti dell’ultimo decennio, Robert Lewandowski. La Polonia però non è solo lui, infatti gli altri due eroi di questa nazionale sono il “napoletano” Piotr Zielinski, autore del primo gol contro l’Arabia Saudita, e soprattutto il portiere juventino Wojciech Szczesny, che è riuscito a parare ben 2 rigori in 3 partite. Il problema della Polonia sarà riuscire a servire il loro miglior capocannoniere, cosa che non è successa contro l’Argentina. Il segno consigliato è quindi l’1, quotato non molto. Se si vuole alzare la quota si può combinarlo con un OVER 1,5. Ma attenzione non esagerate, perché questa partita non è detto finisca in goleada.

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I Nostri Approfondimenti

L’editoriale di Elio Arienti – In casa Juventus sono volati gli stracci

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Juventus

Che dire, era nell’aria già da tempo, ora è diventata certezza.

A cosa mi riferisco? Alla notizia che i vertici della Juventus sono stati, per loro precipua decisione, azzerati. Il Consiglio di Amministrazione straordinario, convocato in tutta fretta ieri (lunedì 28 novembre) ha preso coscienza dell’attuale complicata situazione e ha all’unanimità deciso di fare le valigie e andarsene con in testa il presidente Andrea Agnelli e al seguito l’intera sua “corte dei miracoli”. Una decisione inevitabile – e irrevocabile – giunta però con troppo colpevole ritardo stante ciò che già da tempo si presumeva sarebbe accaduto.

Insomma, parliamoci chiaro, in casa Juventus, sono volati gli stracci! Finalmente, dirà qualcuno, si sono spalancate porte e finestre e da quelle parti, d’ora in avanti, si potrà respirare un’aria più pura e salubre anche in considerazione del fatto che il prossimo 18 gennaio 2023 si terrà il conclave per decidere chi siederà sullo scranno più alto – oltreché per decidere i suoi più stretti collaboratori – del nuovo board bianconero.

Al momento il prosieguo della società bianconera e delle sue attività è stato affidato – e garantito – nelle mani di Maurizio Scanavino in qualità di Direttore Generale mentre è stato chiesto all’altro Maurizio, Arrivabene (anch’egli dimissionario) di mantenere provvisoriamente il suo posto per le questioni correnti.

Una situazione paradossale, pari a quella del 2006? Può darsi anche se per prendere qualsiasi decisione in merito, servirà ancora tempo. Nel frattempo della questione se ne sta già interessando la Procura torinese con una inchiesta, e relativo fascicolo, aperta nelle scorse settimane alla quale s’è accodata, negli ultimi giorni anche la Consob che ha chiesto di vedere i registri e i conti della società di corso Galileo Ferraris.

Ma non è questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma ben prima sono iniziati gli screzi tra proprietà e dirigenza. Tra John Elkann e il fastidioso “cuginetto” sempre più petulante e invasivo, costantemente alla ricerca di quattrini.

Oggi, dunque, si è arrivati alla resa dei conti. È finita l’era Agnelli? Probabilmente sì, ma quali saranno le inevitabili conseguenze? Il giudizio, ovviamente, ai posteri!

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Calcio Internazionale

Sofyan Amrabat è il perno del Marocco

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Fiorentina

Alla vigilia dell’inizio di Qatar 2022 uno dei gironi più attesi era senza dubbio il gruppo F, quello di Belgio, Croazia, Canada e Marocco. Ci si sarebbe aspettato uno scontro per il primato tra i Diavoli rossi e i vice campioni del mondo, scontro fra due dei centrocampi più tecnici ai Mondiali. Ci si sarebbe aspettati il Canada di Alphonso Davies come terzo incomodo per un posto agli ottavi di finale. Invece, la nazionale che più di tutti sta sorprendendo è il Marocco, che ha già un piede e mezzo agli ottavi. I maghrebini hanno certo una rosa di qualità, ma gran parte dei loro meriti vanno a un giocatore che ha dominato in queste prime due partite. Sofyan Amrabat.

I NUMERI DI AMRABAT CONTRO CROAZIA E BELGIO

“Amrabat gioca finché non muore”

Forse vi ricordate di queste parole. Sono quelle di Ivan Juric che, ai tempi dell’Hellas Verona, ha ribadito, a modo suo, la centralità di Amrabat nel suo gioco. Diventato centrale anche alla Fiorentina con Vincenzo Italiano, adesso Amrabat lo è anche per la sua nazionale. Il sorteggio del Mondiale gli ha posto contro Croazia e Belgio. Vale a dire, giocare contro i vari Brozovic, Kovacic, Modric, De Bruyne e Witsel. Giocatori di non poca qualità, insomma.

Il Marocco ha però dimostrato di essere una grande squadra ed è uscita imbattuta (e a reti inviolate) contro entrambi i colossi europei. Sulla copertina, insieme ai big Ziyech e Hakimi, va per però giustamente inserito anche Sofyan Amrabat. L’uomo in più dei Leoni dell’Atlante.

E Ambrabat è davvero l’uomo in più del Marocco, tanto che in campo sembra sdoppiarsi. Nei primi 180 minuti del Mondiale è dappertutto sul terreno di gioco. Pressa chiunque si trovi nelle vicinanze, annulla qualunque attacco avversario e distribuisce palloni su palloni al reparto avanzato.

La sua importanza ci viene mostrata anche da alcuni numeri. Il centrocampista della Fiorentina è quello con più palloni toccati nella sua nazionale, 53 in media a partita. Con una percentuale di successo dell’87,2%, superiore anche a quella di Brozovic. È vero, rispetto al centrocampista dell’Inter e a Witsel (le sue controparti di Croazia e Belgio) tocca molti meno palloni, ma è anche vero che il Marocco tiene molto meno il possesso della sfera (34% di media a partita). Dunque, è la qualità dei suoi tocchi che fa la differenza.

Nel gioco di Regragui, mirato alla verticalizzazione immediata, è lui, infatti, che si occupa del primo possesso dei maghrebini. Abbassandosi fra i centrali di difesa e avviando la manovra della squadra, smista palloni con precisione. Soprattutto sulle fasce presidiate da Hakimi e Ziyech da una parte e da Mazraoui e Boufal dall’altra. Il gioco del Marocco si basa tutto su questo e, per ora, la tattica sta funzionando soprattutto grazie al suo numero 4.

IL DISTRUTTORE DELLE MANOVRE AVVERSARIE

Il suo contributo è però vitale in fase difensiva. Il suo pressing ha costretto Modric e De Bruyne a giocare delle partite anonime. Ha vinto il 75% dei contrasti che lo hanno visto coinvolto. Spesso è lui, inoltre, che marca il centravanti avversario, anche in area di rigore, giocando come centrale aggiunto.

Una statistica però pone Sofyan Amrabat al primo posto tra i centrocampisti di tutto il Mondiale qatariota e ci fa ben capire la sua importanza in fase difensiva.

L’ex Hellas Verona è infatti al primo posto per palloni intercettati in tutta la Coppa del Mondo, ben 18 in totale. Una media dunque di ben 9 a partita finora. Una vera e propria diga, dunque, sulla quale si stanno infrangendo anche i migliori giocatori del mondo.

Persino la sua ammonizione, che può sembrare un macchia nelle sue finora ottime statistiche, è stata vitale per la squadra. Essendo arrivata per contrastare Luka Modric, al 78esimo del match contro la Croazia. In un’azione di contropiede in campo aperto, Amrabat ha preferito saggiamente stendere il trequartista del Real Madrid.

ANCHE ALL’ESTERO SI STANNO INTERESSANDO A LUI

Le prestazioni di Sofyan Amrabat lo pongono quindi fra i migliori giocatori del Mondiale in queste prime due partite. Forse il migliore degli “italiani” presenti alla kermesse. Le sue prestazioni non stanno però passando inosservate. Non c’è da stupirsi, almeno non per il  ct Regragui, che ha recentemente affermato:

“È un giocatore chiave per i miei progetti. Mi aspetto che si trasferisca in un top club europeo dopo il M0ndiale”.

La Serie A può dunque perdere uno dei suoi giocatori in rampa di lancio, con la Fiorentina che ha però un’opzione per il rinnovo fino al 2025. Su di lui però sta facendo più di un pensierino anche il Tottenham di Antonio Conte, che potrebbe dargli la possibilità di giocare in Champions League, desiderio espresso anche dallo stesso Amrabat.

Se è vero che speriamo che il marocchino non si muova dal nostro campionato, sarebbe altresì interessante vedere in che modo distruggerà le manovre offensive delle migliori squadre del continente, proprio come sta facendo al Mondiale.

 

 

 

 

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Argentina, Messi e l’eredità di Diego

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Mondiale

A seguito dei match del secondo turno di Qatar 2022 ci sono i primi verdetti. Nel corso di questo primo scorcio di weekend i tifosi argentini sono rimasti impalati davanti allo schermo a tifare la propria favorita.

MESSI E MARADONA

Messi contro il Messico: sembra uno scioglilingua, ma non è che l’hombre del partido nell’incontro più importante di questa competizione. Il giocatore, nel postpartita della gara contro l’Arabia Saudita, aveva invocato l’aiuto alla tifoseria:

“La nostra gente deve avere fiducia in noi: questo è un gruppo molto unito che, già contro il Messico, saprà ritrovarsi”.

Il capitano ha a cuore la maglia albiceleste di milioni di argentini, tra cui Gerardo Martino, ex commissario tecnico della Seleccion, e attuale mister degli aztechi. Il Tata, alla guida del Paraguay centra i quarti di finale del Mondiale di Sudafrica 2010 e la finale di Copa America del 2011.

Nel 2014 assume l’incarico di allenatore del Barcellona. A fine stagione, rimasto a secco di trofei nella sua esperienza in blaugrana, rassegna le sue dimissioni.

La pulga lo vuole come commissario tecnico dell’Argentina. Una scelta che si rivelerà fatale: In Copa America del 2015 e 2016 perde la finale ai calci di rigore contro il Cile.

Alla vigilia del match di sabato sera, il mister del Messico rivela:

“Mettetevi al mio posto, voi come vi comportereste? L’Argentina è la mia patria, ma io sono il ct del Messico e farò il possibile per vincere questa partita”.

A due anni dalla dolorosa scomparsa del Diez, il suo erede è costretto a fare i conti con la storia. Lionel Messi è un fenomeno generazionale, ma “Maradona era un’altra cosa”. Un dualismo che alimenta le polemiche e inasprisce l’odio verso il giocatore più forte di questa epoca.

In molti sostengono che la pulga non abbia la stoffa del leader. Le finali perse, il rigore sbagliato contro il Cile e l’episodio del vomito nella gara contro il Paraguay. Tuttavia, Messi si è preso la sua rivincita.

Si disputa tra i padroni di casa della nazionale verdeoro del Brasile e la Seleccion, la finale di Copa America 2021. Nello spogliatoio, prima della sfida conclusiva, avvolto dagli abbracci dei suoi compagni di squadra, intona le seguenti parole:

“Questa coppa doveva essere giocata in Argentina e Dio l’ha portata qui, in modo che la solleviamo nel Maracana. Per renderla più bella per tutti, quindi usciamo fiduciosi e sereni che la porteremo a casa”.

L’albiceleste vince 1-0 grazie alla rete di Angel Di Maria e Messi, eletto migliore giocatore del torneo e capocannoniere della competizione, alza al cielo dello Stadio Maracanã di Rio de Janeiro il primo trofeo della sua carriera con la nazionale.

ARGENTINA-MESSICO

Veniamo alla cronaca della partita: Argentina-Messico è molto più della seconda gara del gruppo C. La pulga lo deve a se stesso, alla sua gente e a Diego in persona. Chissà che da lassù non stia esultando in maniera scomposta, come solo lui sa fare, alle prodezze del suo beniamino.

Nessuna squadra prevale sull’altra e l’incontro è inchiodato sull’0-0. Serve la giocata del fuoriclasse. Il giocatore con la dieci sulle spalle fa partire una rasoiata a fil di palo e porta avanti l’Argentina. Il migliore mancino del mondo. Messi eguaglia Maradona: sono otto reti nel Mondiale e dodicesimo gol nelle ultime sei con la Seleccion.

All’ottantasettesimo Enzo Fernandez fa partire un destro a giro, che chiude il match sul 2-0. Sono sempre più convinto che Messi sia dentro a un racconto scritto per tesserne le lodi. Un romanzo di formazione in cui il protagonista passa da essere un sedicente fuoriclasse a un campione senza eguali.

Nel postgara il giocatore, eletto uomo partita, dichiara:

Non so perché si siano dette tante cose. L’altro giorno si parlava di caviglia, io non avevo niente. Non mi sono mai allenato da solo, abbiamo lavorato come dovevamo lavorare e siamo siamo arrivati ​​qui. Ora non possiamo commettere errori, perchè sapevamo che la risposta del pubblico sarebbe stata quella di oggi. Abbiamo lavorato molto insieme e siamo tutti uniti, non possiamo arrenderci ora!

La prossima gara è decisiva. Lewandowski è affamato e, dopo essersi sbloccato con la nazionale, vuole assicurarsi il primo posto nel girone, Tuttavia, alla Polonia basta un pareggio per essere sicura del passaggio del turno.  Per l’Argentina vincere è l’unica cosa che conta. Il calcio è come una favola, ha sempre un lieto fine.

 

 

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