Connect with us

Basket

Botte, grinta, tattica e triple: semifinali dei Playoffs

Pubblicato

:

Siamo praticamente a metà dell’opera, risultati sorprendenti al primo turno non ne abbiamo avuti (a parte forse Clippers-Utah per una pura e semplice questione di ranking, non certo di gioco espresso in questi mesi) ed alcune serie (GSW-Utah e Cleveland-Toronto su tutte) sembrano avviarsi alla conclusione più banale e pronosticata.

Resta giusto da stabilire se Golden State concederà il “gentleman sweep” (il 4-1) o taglierà di netto il percorso verso le Conference Finals. Le altre due “semis” sono invece molto più aperte, con quattro squadre che stanno dando spettacolo, botte dal sapore anni 90′ e movimenti tattici a là Sergej Kasparov.

Popovich contro D’Antoni come il diavolo e l’acquasanta

Ecco, proprio il maestro degli scacchi russo è la perfetta chiave che ci apre la porta all’ennesima dimostrazione di quanto Gregg Popovich sappia leggere le partite, individuare le criticità dei sistemi di gioco avversari, scegliere le caratteristiche migliori (non i giocatori migliori, le caratteristiche migliori) del roster a sua disposizione per battere sul ferro caldo.

Per prima cosa, è necessario analizzare quello che è successo a Gara 1, i tre fattori che hanno destabilizzato gli Spurs ed hanno costretto coach Pop ad intervenire pesantemente: la facilità dei Rockets nell’avere sempre almeno due scorer in campo insieme ad un’altra buona mano da fuori l’arco, il ritmo infernale imposto da Harden e compagni e la difficoltà dei lunghi neroargento a difendere fuori dal loro pitturato. La prima cosa che salta all’occhio viene dal box score: sei giocatori in doppia cifra, tre sopra i venti punti ed un numero di Free Throws Attempted insolitamente basso per una squadra che ha in James Harden un maestro nel trasformare situazioni complesse in viaggi dalla lunetta (sfruttando anche qualche zona grigia del regolamento sulla quale la Lega probabilmente interverrà entro la prossima Regular Season). Non meno importante è stata l’eccellente serata dai 7.25 con un ottimo 44% di squadra, risultato del 22-50 finale (che ha settato un record di franchigia “al contrario” per San Antonio in materia di triple prese e segnate contro di loro ai Playoffs) così come il Pace (un’approssimazione dei possessi di squadra ogni 48 minuti) tenuto dalle due squadre che sfiora i 103.

https://www.youtube.com/watch?v=YPEonoO_I5g

É evidente che gli Spurs hanno provato a battere i Rockets sul loro stesso campo, puntando però su una serata storta al tiro ed il dominio dei lunghi su Capela e Anderson nella metà campo offensiva. Entrambi i piani sono però falliti miseramente e la difesa imbastita da D’Antoni (Ariza e Beverley a ruotare principalmente su Leonard e Mills per tagliare i rifornimenti ad Aldridge e Gasol con Harden su Ginobili) ha dato i suoi frutti, lasciando i lunghi Spurs con 11 conclusioni in 3, le stesse del solo Simmons. Dall’altra parte, Capela è stato un fattore inaspettato facendo praticamente “reparto da solo” chiudendo con 20 punti, 13 rimbalzi ed un mare di piccole giocate che hanno garantito ai Rockets di ripulire e trasformare in utile molte azioni morte.

Il gameplan di gara 2 è stato una naturale evoluzione di queste considerazioni: ad una maggior presenza a rimbalzo (soprattutto di Pau Gasol) gli Spurs hanno concesso molte meno conclusioni dall’arco, invitando Harden e Beverley ad entrare in area piuttosto che piazzare i piedi dalla distanza. La vera chiave di volta della tattica di Popovich è stata la gestione del flusso della partita: gli Spurs hanno comandato i ritmi come ai vecchi tempi, accelerando quando Houston si esponeva a facili fastbreak e facendo scorrere il cronometro dei 24 quando una conclusione facile non era possibile. Questa ricerca della “calma” ha portato innumerevoli vantaggi soprattutto ai giocatori più in difficoltà nella prima partita: Danny Green e LaMarcus Aldridge. Spolverando un po’ il suo vecchio playbook, Popovich ha trovato le risposte che cercava per ribaltare il matchup che Capela aveva portato sull’atletismo facendo semplicemente leva sulle straordinarie doti di Aldridge dal post basso.

Addirittura la semplice presenza di LMA che stazionava sul post ha creato apprensione nella difesa di Houston tanto da raddoppiarlo pur senza ricevere il pallone, creando spazio per un extra pass di Leonard per tre punti facili di Parker. Anche Kawhi e Tony (perso per tutta la stagione in gara 3 per un infortunio al tendine della coscia destra) hanno messo in mostra il loro meglio, soprattutto il francese tanto da sembrare ringiovanito di 10 anni. Al momento la serie è sul 2-2, ristabilendo così il fattore campo perso alla prima partita. Sarà interessante vedere come due coach navigati manderanno avanti questa serie e se l’ex playmaker di Milano sarà in grado di battere il suo collega sulla sua scacchiera.

Boston-Washington: il Far East

Dall’altra parte della costa, due squadre che hanno fatto a schiaffi per tutta la Regular Season continuano a fare a schiaffi per i Playoffs. La serie tra Boston e Washington continua sulla falsariga delle partite già viste durante l’anno, con le squadre in casa uscite sempre vittoriose. Probabilmente queste semis sono ancora più in equilibrio di quella citata di sopra, due squadre che fanno del backcourt il loro punto di forza, due point guard a trainare a livello realizzativo ed un supporting cast quantomai differente.

Scott Brooks è emigrato ormai in pianta stabile ad Est dopo l’esperienza ad OKC dove sta affrontando un basket diverso da quello dell’Ovest, con sistemi molto ostici dal punto di vista difensivo e meno quando si tratta di avere il pallone in mano (esclusa ovviamente Cleveland, le altre squadre non hanno la teorica potenza di fuoco di Clippers, Blazers o persino Timberwolves e Pelicans se solo lo volessero). Avere una point guard come John Wall è un ottimo punto di partenza essendo prima di tutto la “cosa” più vicina a Westbrook in quel ruolo a livello di fisicità e talento, Beal è un ottimo secondo violino al netto degli infortuni e della sua cronica mancanza di continuità (che ad onor del vero quest’anno non si è mai palesata in maniera evidente come negli scorsi anni), Gortat è forse il miglior bloccante della Lega, Porter è diventato un’ottima ala dall’essere un oggetto più o meno misterioso. In più, il talento offensivo di Morris, Bogdanovic e Jennings rende gli Wizards una squadra difficile da marcare, con molte possibilità di trovare accoppiamenti positivi in fase di attacco.

L’ex playmaker dei Rockets ha dato un gioco molto riconoscibile alla squadra capitolina, basato sulla capacità di John Wall di creare una tripla minaccia palla in mano e la capacità di Gortat nelle situazioni di pick’n’roll, con Beal, Porter e Morris pronti a ricevere qualsiasi idea passi per la testa di Wall. Questo quintetto è il più utilizzato, equilibrato sia in attacco che in difesa, con almeno 3 giocatori in grado di andare forte a rimbalzo senza poi sacrificare il ventaglio di possibilità offensive che il numero 2 offre nella metà campo avversaria. Proprio questa flessibilità alla base della costruzione di questo starting five sta diventando un problema per i Celtics di Stevens: con Thomas in campo, i Celtics dovrebbero schierare almeno due tra Bradley, Smart e Crowder per non subire troppo in situazione di difesa 1 vs 1. Dirottare però Crowder su Wall lascerebbe Beal contro Thomas, Porter e Morris contro Olynyk e uno tra Bradley e Smart creando troppi mismatch per essere gestiti solo con aiuti e scivolamenti ma togliendo Isaiah, i Celtics perdono molta della loro verve offensiva ed il solo uomo che può creare superiorità numerica in attacco. La soluzione migliore è quella adottata da coach Stevens: Smart e Bradley a ruotare su Wall, Beal con Thomas, Crowder su uno tra Porter e Morris con l’altro lasciato a Olynyk o chi per lui e Horford con Gortat. Non è sicuramente una situazione ideale per Boston.

www.hardwoodhoudini.com

Il vero problema di Washington appare quando lo starting five esce: la panchina non è assolutamente in grado di produrre quello che i titolari riescono a fare perdendo spesso il vantaggio contro le seconde linee avversarie, sicuramente molto più fornite. Questo problema è la diretta causa dell’immobilismo di Brooks di fronte alle scelte di Stevens: in tutta la serie, ha forzato con insistenza sullo stesso modello di gioco conquistando sì due vittorie, ma anche due sconfitte altrettanto pesanti nelle primissime partite della serie. Nel frattempo, in campo, la “garra” è sempre a livelli da Playoffs vecchio stampo: contatti duri e anche qualche capannello stile partita di hockey hanno messo poco tempo a venire fuori (Olynyk e Oubre, sto parlando di voi) dando fede alla rivalità sportiva dimostrata per tutto l’anno. Una serie con i fuochi d’artificio dunque, Gara 5 a Boston sarà fondamentale per l’esito di questa serie, con la squadra che ne uscirà vincente avere poi due importantissimi matchpoint.

https://www.youtube.com/watch?v=N5UUz-i96vU

Vedremo chi uscirà vincente da questo duello rusticano ed andrà a staccare il pass per giocarsela contro i Cavaliers per le Finals ma nel frattempo vale veramente fare le nottate a guardare forse la serie più bella, per incipit, atmosfera e grinta, di tutti i Playoffs.

Continue Reading
Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Basket

Palacio dal calcio al basket, la nuova vita del ‘Trenza’

Pubblicato

:

Cambia lo sport ma non l’entusiasmo per Rodrigo Palacio, l’argentino comincia la sua nuova avventura nel mondo del basket. Ritiratosi dal calcio giocato dopo la parentesi al Brescia nello scorso anno in Serie B, il Trenza si è subito cimentato in una nuova avventura all’età di 40 anni.

Palacio è sceso in campo nella partita di basket del Garegnano Milano, in occasione di un torneo amichevole. La società cestistica milanese milita attualmente nel campionato di Serie D. L’argentino ex Inter e Genoa ha giocato contro il Basket Trezzano, mettendo a referto 4 punti.

Dopo aver segnato 101 gol in Serie A in carriera e aver fatto cantare i tifosi con la palla tra i piedi, per Palacio adesso è giunto il momento di rimettersi in gioco con la palla tra le mani.

Continua a leggere

Basket

DAZN si allarga: arrivano la Serie C e la Serie A di Basket

Pubblicato

:

Peluso

Come riportato sui propri canali social, Dazn allarga i propri orizzonti inglobando ElevenSports. Arriveranno la Serie C e la Serie A di Basket.

NOVITÀ SU DAZN

Dazn assorbe e ingloba ElevenSports all’interno della propria piattaforma. Pare che fosse tutto confermato dallo scorso 25 agosto.

Continua a leggere

Altri Sport

Eurobasket 2022, cosa è mancato all’Italia?

Pubblicato

:

Eurobasket 2022

Mercoledì si è interrotto il sogno azzurro. Per l’Italia l’Eurobasket 2022 è terminato contro la Francia ai quarti di finale, in una maniera a dir poco rocambolesca. A poco più di 2 minuti dalla fine della partita, Fontecchio aveva regalato il +7 azzurro con una tripla impossibile. Da lì in poi l’Italia non si è più mossa. A 14 secondi dalla fine e + 2 Italia, sempre Fontecchio è protagonista, stavolta in negativo, sbagliando entrambi i tiri liberi a disposizione. Heurtel realizza un veloce canestro da 2 punti e pareggia i conti, quindi overtime. Una volta ai supplementari però, l’inerzia era tutta dai francesi, che infatti hanno portato a casa la vittoria. Senz’altro ci sono state cose positive dell’Italia in questo Eurobasket, ma cosa è mancato alla nazionale di Pozzecco in questa folle partita contro la Francia?

I PUNTI DI FORZA DELL’ITALIA

Come ogni cosa, bisogna analizzare i pro e i contro. Si parte quindi prima dalle cose positive, perché comunque ce ne sono state parecchie nel corso dell’Eurobasket 2022. La cosa migliore è stata la forza e l’unione di questo gruppo, memore della bella esperienza affrontata l’anno scorso alle Olimpiadi, conquistate contro la difficile Serbia. La vittoria contro gli stessi serbi si è ripetuta anche nel corso degli europei, nonostante stavolta ci fosse anche il due volte MVP NBA Nikola Jokic.

Chi ha funzionato alla grande è stato Fontecchio, leader indiscusso di questa nazionale. L’infortunio di Gallinari lo ha spinto ancora di più a caricarsi l’Italia sulle spalle. Ha avuto però ottimi guerrieri al suo fianco, soprattutto Nik Melli e Marco Spissu. Il playmaker sardo si è conquistato in questo Eurobasket 2022 il posto da titolare un po’ a sorpresa, ma contro la Serbia è stato fenomenale con la serie di triple realizzate. Ottimo anche Melli, che pur non essendo un centro puro, è riuscito a tenere a bada gente come Jokic, ma ha anche fatto sudare qualche camicia pure a Rudy Gobert.

I PUNTI DI DEBOLEZZA DELL’ITALIA

La cosa particolare di questa nazionale, è che alcuni punti di forza sono allo stesso tempo punti di debolezza. Per esempio Pozzecco ha sicuramente unito ancora di più un gruppo già affiatato, grazie al suo atteggiamento esuberante. A volte però un allenatore deve avere anche del self-control, ma il Poz è davvero troppo emotivo.

C’è poi lo stesso Melli. Per carità, per come ha giocato in l’ Eurobasket 2022, non gli si può dir nulla contro. Sorge però sempre il solito problema della mancanza di un vero centro per gli azzurri. Purtroppo è una mancanza che ci si porta dietro da anni. Tessitori e Biligha non sono all’altezza di certi palcoscenici, e non possono reggere più di qualche minuto in campo contro squadre come la Francia.

Un punto di debolezza purtroppo è stato Fontecchio nell’ultima partita. L’eroe della nazionale è stato lui, ma chissà dove sarebbe ora l’Italia in questo Eurobasket 2022 se avesse realizzato anche solo uno dei due tiri liberi. Probabilmente in finale, dopo aver visto come la Polonia in semifinale è stata spazzata via malamente dai Blues. Nessuno potrà mai dirlo. Questa situazione ricorda per certi versi Baggio al mondiale di USA 1994. Il divin codino fu il migliore dell’Italia, e grazie a lui gli azzurri arrivarono in finale. Quel rigore sbagliato però fu decisivo, proprio come lo sono stati i liberi sbagliati da Fontecchio.

Continua a leggere

Altri Sport

Italbasket, che impresa! Battuta la Serbia di Jokic

Pubblicato

:

L’Italbasket vola ai quarti di finale degli europei di pallacanestro. Gli azzurri, dopo aver vinto contro la Serbia di Jokic, se la dovranno vedere con la Francia di Gobert e compagni. La squadra allenata da Gianmarco Pozzecco si è resa protagonista di una vera e propria impresa. Di fatti, prima del match, nessuno avrebbe mai lontanamente pensato che il quintetto italiano avrebbe potuto battere una delle favorite alla vittoria finale.

Gli azzurri hanno chiuso i primi due quarti in svantaggio di soli sei punti: 51-45. Ma dal terzo quarto in poi, la storia è cambiata. I ragazzi di Pozzecco; espulso per proteste, sono riusciti grazie alle straordinarie prestazioni di Spissu (mvp del match), Melli, Fontecchio e Polonara a guadagnarsi uno storico quarto di finale. Ai serbi non basta l’immensa prestazione di Luka Jovic, autore di una doppia doppia. Adesso, agli azzurri, non rimane che continuare a sognare.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

I nostri approfondimenti

Giovani per il futuro

Esclusive

Fantacalcio

Serie A

Trending

Scarica L'App

Copyright © 2022 | Testata giornalistica n.63 registrata presso il Tribunale di Milano il 7 Febbraio 2017 | numero-diez.com | Applicazione e testata gestita da Número Diez SRL 12106070969