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Auguri Pastore, El Diez Flaco

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Il 20 giugno di 28 anni fa nasceva nella Cordoba argentina El Flaco, Javier Pastore.
Uno di quei Diez atipici, tanto rari quanto belli da vedere muoversi sul campo.

El Flaco significa infatti “il magro” e, nonostante il calcio moderno lo richieda come requisito quasi imprescindibile, non ha mai cambiato radicalmente la sua corporatura alta e snella. Alto quasi un metro e novanta (187 cm), leve lunghe e strette, è fisiologicamente l’antitesi del Numero Dieci.
Come esempi (anche troppo scontati) si prendano Maradona e/o Messi: il baricentro è basso, bassissimo, le falcata più rapida che lunga. Pastore “compensa” questa differenza fisica con una tecnica individuale inimmaginabile, paragonabile ai grandi e ai grandissimi del calcio.

Non a caso su portali come Wikipedia viene accostato a nomi quali Zidane, Kaka e Riquelme per l’eleganza di tocco, la visione di gioco e la capacità nel dribbling: nomi il cui solo paragone, anzi il cui solo richiamo, ti pone a un livello di gioco ideologico ben diverso dalla grande maggioranza dei calciatori “normali”.
E non a caso, ancora, ha fatto innamorare i suoi primi osservatori sin da bambino. Fu bocciato solo in un provino, troppo precoce, con il Villareal, anche se ammise tempo dopo di non avercela messa tutta in quanto troppo assorto nel cercare di rubare uno scatto a Roman Riquelme, suo idolo e Numero Diez per antonomasia.
Non a caso, infine, dopo essere stato scovato nei migliori momenti intuitivi di Zamparini e dopo aver fatto innamorare Palermo con le sue giocate, i suoi assist e i suoi gol – soprattutto, la sua tripletta nel derby col Catania – fu comprato nel 2011 dal Paris Saint-Germain come prima scelta tra le numerosissime star del football che poi sarebbero arrivate, per avviare il progetto ben progetto eufemisticamente ben finanziato della proprietà araba che ha portato la società parigina dall’anonimato in Ligue 1 ai vertici d’Europa.

Un’operazione da 43 milioni di euro (anche se si parla solo di 6 anni fa, erano moltissimi “per l’epoca”) che consacrò l’allora 27 rosanero come il più fenomenale della generazione ’89, davanti a nomi quali Balotelli e Pato.
Effettivamente la sua prima stagione francese sembra la sua terra promessa: arriva secondo dietro il Montpellier in un pazzo campionato nel quale riveste il perno del Psg costruito attorno a lui.
Il Psg non è ancora sul tetto di Francia ma lui è sul tetto di Parigi.

La dirigenza è impaziente e già dall’estate successiva alza il tiro, comprando un certo Zlatan che monopolizza la squadra, la città, il campionato.
Attorno a lui un’ondata di fenomeni che vanno e vengono: El Flaco si adatta, si allontana dalla porta e dalla trequarti accettando anche il ruolo di mezzala, una posizione di campo inutilmente rischiosa per le sue giocate, per il suo estro elegantemente imprevedibile.
Diventa, più che una bandiera, una sorta di pioniere del Psg: adotta la 10 nell’anno in cui gioca di meno e talvolta indossa anche la fascia di capitano ma sarebbe ruffianeria pura dire che il  Psg di Emeri è costruito intorno a lui.

Forse quel che è mancato a Pastore finora (ha pur sempre 28 anni) è stata la capacità di rendersi incisivo in altri momenti, con la costanza dei campioni.
Basta un suo tunnel per dare l’dea che può fare più o meno quel che vuole ma non ha mai registrato numeri da capogiro.

Uno stop, un tiro sul palo, una partita nel nulla: Pastore rimane impresso come un ricordo bello ma effimero, non come una storia lunga e meravigliosa da raccontare.

Un fenomeno ma non un campione. Anzi, un campione sì ma non una leggenda, dipende quanto buoni si vuole essere.
Ma forse è anche meglio così: nessuno può dire quanto il calcio di oggi abbia bisogno di uno “spezza schemi” come lui: uno che dove lo metti tenta la giocata, che tenta di divertirsi (e divertire) prima ancora che di vincere, che preferisce un assist impossibile a un gol a porta vuota.

Sono i Numeri Diez che presto o tardi scompariranno, soppressi da un tatticismo che lascerà sempre meno spazio all’improvvisazione, all’istinto, all’intuito.
Allora racconteremo e ricorderemo di fenomeni che non hanno distrutto i record, non hanno vinto tutto e magari a volte han giocato proprio male. Ma che ci hanno fatto guardare 90 minuti di partite soporifere sperando in un loro momento di genio.
Proprio come Riquelme.
Proprio come Il Flaco.

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Le formazioni ufficiali di Brasile-Croazia: la decisione su Alex Sandro

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Brasile e Croazia daranno il via al primo match dei quarti di finale. Il Brasile viene da una grandissima prestazione contro la Corea del Sud, dove i verdeoro hanno realizzato ben 4 gol mettendo in mostra talento, qualità e tecnica sopraffina. La Croazia ha invece battuto il Giappone ai rigori e darà tutto pur di arrivare nelle prime quattro del Mondiale, non a caso nell’ultima edizione in Russia è arrivata a giocarsi la finale poi persa contro la Francia.

Il ct della Croazia conferma gli undici scesi in campo contro il Giappone, tranne il terzino sinistro Sosa che prende il posto di Barisic. Nel tridente di attacco presente Mario Pasalic.

Tite recupera Alex Sandro, tuttavia il terzino della Juventus partirà dalla panchina. In difesa il tecnico brasiliano schiera Militao, Marquinhos e Thiago Silva con a sinistra Danilo, mentre in linea mediana gli intoccabili Casemiro e Paquetà. Infine presenti in attacco i fantastici quattro ovvero Raphinha, Neymar e Vinicius dietro l’unica punta Richarlison, il quale ha già realizzato 3 gol in questo Mondiale.

Ecco le formazioni ufficiali:

 

CROAZIA (4-3-3):  Livakovic: Juranovic, Lovren, Gvardiol, B. Sosa; Modric, Brozovic, Kovacic; Pasalic, Kramaric, Perisic. Allenatore Dalic

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Militao, Thiago Silva, Marquinhos, Danilo; Casemiro, Paquetá; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Allenatore Tite

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Medel giura fedeltà al Bologna: “Mi trovo bene, voglio continuare qui”

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bologna

Il cileno Gary Medel ha parlato a BFC week della sua esperienza in rossoblù e delle possibilità di restare ancora un anno.

Il classe ’97, alla sua 17esima stagione da professionista, vorrebbe continuare ancora a giocare ad alti livelli e, in particolare, vestendo ancora la maglia rossoblù del Bologna.

L’ex Inter, in Emilia dall’estate del 2019, ha spiegato il suo rapporto col mister e con l’ambiente: Con Motta ho un rapporto ottimo, mi alleno al 100% e lui apprezza chi dà tutto. In generalo l’ambiente è bellissimo e lavoriamo bene”.

Sul futuro: Il mio contratto scade a giugno ma vorrei continuare qua. La mia famiglia è felice, io sto giocando, la città è molto bella ma dipende tutto dal Bologna“.

Dal canto suo, secondo le ultime voci, la squadra di Thiago Motta starebbe pensando di prolungare il contratto di un altro anno.

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Marocco, Regragui: “Stanchi ma nessun alibi, daremo il massimo per il popolo marocchino”

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Marocco

L’allenatore marocchino Walid Regragui ha parlato in conferenza stampa pre Marocco-Portogallo per un posto in semifinale.

La sorpresa del Mondiale al momento è certamente il Marocco. Nessuno avrebbe scommesso sulla formazione di Walid Regragui e la loro vittoria sulla Spagna di Luis Enrique. Il sogno dei nordafricani continua e adesso di fronte a loro vi è il Portogallo, autore di una prestazione autorevole contro la Svizzera, battuta con un sonoro 6-1.

Il ct ha spiegato che la sua squadra ha sofferto gli oltre 120′ contro gli iberici ma non cerca alibi: “I ragazzi sono stanchi e ci sono degli infortunati, ma non ci lamenteremo. C’è bisogno di tutti se si vuole andare lontano. Non importa chi giocherà, daremo il massimo e non troveremo scuse”.

Il 47enne ha manifestato la propria felicità per ciò che questo risultato sta portando in madrepatria: Le persone si stanno identificando con noi e stiamo unendo il popolo marocchino. Questo è più importante dei soldi e dei titoli, ma siamo qui per vincere le partite e andare il più lontano possibile in questo torneo”.

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Southgate: “Attaccheremo dal 1′, sappiamo di avere le qualità per vincere”

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Inghilterra

Gareth Southgate, ct dell’Inghilterra, ha parlato alla vigilia del match Inghilterra-Francia, valevole per i quarti di Qatar 2022.

Il commissario tecnico dell’Inghilterra sta dimostrando le sue capacità mantenendo la nazionale dei Tre Leoni sempre al top nelle competizioni che contano. Dopo la finale di Euro2020, persa con l’Italia ai rigori, è il turno dei quarti di finale di Qatar 2022 contro la Francia di Deschamps.

Parlando a ITV, l’allenatore ex Middlesbrough ha annunciato che la sua squadra sarà combattiva: Non ha senso scendere in campo in partite come queste e coprirsi. Crediamo di poter causare problemi con il nostro gioco e lo faremo”.

Poi ha parlato dell’esperienza accumulata ormai dai suoi giocatori: “Abbiamo avuto tante di quelle notti importanti e sappiamo che in questa fase le partite sono equilibrate ma sappiamo anche di avere le qualità per vincere“.

L’unico dubbio di formazione è Raheem Sterling per la partita di domani e lo stesso Southgate ha spiegato le possibilità di vederlo domani negli 11: Lo valuteremo, ha perso molto allenamento dovendo tornare in Inghilterra per stare accanto alla famiglia. Non credo sia pronto per domani ma vedremo“.

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