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Cerci: è tutto qui?

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Pochi giorni fa Alessio Cerci ha rescisso il suo contratto con l’Atletico Madrid. L’ultima riga di una storia che ha un po’ di un romanzo di formazione e un po’ di drammatico. Una carriera di alti e bassi. Di luci e di ombre. Di crescita e maturità ma anche di sconfitta. Di passaggi da una squadra ad un’altra in cui il filo è sempre lo stesso: il rischio di essere dimenticato prima ancora che qualcuno si ricordi di lui.

Ora, a 29 anni compiuti, Cerci ha forse l’ultima occasione della sua vita per farci ricredere tutti.

Dopo i due anni a Firenze, nella stagione 2010-11, Cerci arriva a Torino per 2,5 milioni. Qui vive il momento massimo della sua carriera fino ad ora. È un giocatore che non ha nulla a che vedere con quello che abbiamo conosciuto in viola. È diventato capace di incidere sulle partite e di essere decisivo.

Una stagione sotto la guida di mister Ventura, che un anno prima ha riportato il Torino in Serie A e che non poteva chiedere niente di meglio di un’ala destra che conosceva e che si era dimostrata capace di interpretare il suo 4-2-4. I numeri infatti mostrano una maggiore capacità di trovare il gol (5 reti in più dell’anno precedente) ma soprattutto un aumento nel numero di tiri totali realizzati. La differenza ora è evidente, in particolare nel girone di andata, con 9 gol e 7 assist nelle prime 19 partite del campionato.

All’ultima giornata di campionato il Torino è ospite in casa della Fiorentina. Serve solo vincere per un sesto posto che tradotto significherebbe un ritorno nelle competizioni europee dopo vent’anni di assenza. Il clima è quasi surreale e sul 2-2 Cerci è l’unico ad essere fischiato. Cerci si avvicina al dischetto per calciare il rigore del 3-2. Sistema la palla. Lì c’è la determinazione di un ragazzo che si vuole risollevare dopo una stagione negativa, e lo vuole fare proprio contro la Fiorentina, che è quel passato. Quello da dimenticare.

Il destino però a volte sa essere davvero crudele. Cerci sbaglia. Il nastro si riavvolge e il tempo si ferma.

Sembra essere tornato indietro, proprio a quei giorni, in quello stadio. Si dispera e piange. Sente addosso il peso e la delusione della squadra, ma soprattutto la sua.

Al di là di questo episodio però Torino ha rappresentato un lampo di luce nel buio. Una speranza. Dopo la miglior stagione della sua carriera, Cerci viene venduto dal Torino all’Atlético Madrid per 15 milioni di euro. Per molti la cifra è eccessiva. Anche Inter e Milan avevano manifestato un chiaro interesse per il giocatore, ma i club milanesi non era disposti a rilanciare l’offerta.

La nuova vita di Cerci non ha nulla di entusiasmante. Anzi. Gioca pochissimo, solo qualche spezzone di partita. È chiaro a tutti, a Cerci compreso, che Simeone non lo ritiene importante per la rosa della squadra. E poi Simeone non è certo un allenatore indulgente, Madrid non è certo una piazza tranquilla e, soprattutto Alessio ha 27 anni ma non è ancora un calciatore maturo.

L’avventura finisce con il prestito al Milan, che già era interessato a lui, e con la consapevolezza per l’Atletico di aver sbagliato un acquisto.

Ecco che Cerci rientra così in quella sfortunata categoria di giocatori che hanno fallito in una squadra e sono tornati alla base (o sono passati in una terza squadra) solamente in prestito, rimanendo quindi di proprietà della società che ha sbagliato l’acquisto, la quale avrà il compito, nelle prossime sessioni di mercato, di trovare la soluzione giusta per non rimetterci troppo. A Milano, nel suo modo di giocare e di stare in campo, si legge la delusione e la decomposizione delle sue ambizioni. Lo vedi, è svogliato, nervoso, litiga con i tifosi continuamente. Sembra essere costantemente fuori luogo. Quasi imbarazzato.

Passa un solo anno e anche l’avventura con il Milan finisce. Male. Ancora una volta se ne va tra fischi dei tifosi e le due dichiarazioni piene di risentimento. Nel 2016 passa al Genoa, con la speranza che davvero possa diventare la svolta della sua vita. Perché veniva da una stagione in cui doveva dimostrare tutto a tutti. E invece niente è andato come doveva. Neanche questa volta. Segna solo quattro gol e le sue prestazioni sono sempre altalenanti. Non eccelle mai. Cerci è un calciatore normale, nella media. Niente di più.

A causa poi del fallimento delle visite mediche a Bologna, in chiusura di mercato, rimane all’Atletico. Il calvario ora è finito. Cerci ha deciso di rescindere il contratto e chiudere così quella che è stata probabilmente la peggior parentesi della sua carriera calcistica.

MEGLIO TARDI CHE MAI

A volte un calciatore fallisce perché non ha la giusta fiducia in se stesso e nelle proprie capacità. In Cerci invece sembra esserci una storia diversa. Quasi opposta. C’è la sensazione che le ambizioni siano state in tutti questi anni un po’ troppo alte. Ha provato a raggiungere livelli che forse non erano adatti a lui, trovandosi poi schiacciato dal peso e dalla frustrazione di non poterci arrivare. Forse dovrebbe semplicemente considerare il fatto di essere un calciatore nella media. O in alternativa prendere in considerazione squadre più piccole e realtà più “protette”. In Italia ad esempio. Qui ha già dimostrato di poter essere un calciatore importante.

Ora dipenderà solo da lui. Dalla sua voglia di riscatto e dalla convinzione che c’è sempre un momento per tornare ad essere quello che si era.

Per dimostrare che non è ancora tutto finito. Che nella vita ci si può anche rialzare e poi riaprire le braccia. Magari sotto a una curva.

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Calciomercato

Spezia, la pista Lasagna sembra solo una suggestione

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Lasagna

Lo Spezia è alla ricerca di attaccanti e potrebbe affondare il colpo già nella prossima sessione di mercato di gennaio 2023. Secondo Calcio Spezia, il club ligure ha mostrato interesse per Kevin Lasagna. Tuttavia, non è mai stato un vero e proprio interesse concreto da parte degli aquilotti. Ecco perchè quella che legherebbe Lasagna allo Spezia sembra solo una suggestione senza fondamento.

Lasagna sembra essere quasi un pesce fuor d’acqua con la maglia degli scaligeri, con cui non è mai riuscito ad essere davvero decisivo. In totale ha accumulato 62 presenze in gialloblù, con 6 gol e 5 assist. Sull’ex Udinese sembrerebbero forti anche le voci relative a Cremonese, Monza e perfino Lazio, alla ricerca di un centravanti puro come vice-Immobile.

 

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Olanda-Argentina 6-5 d.c.r. , le pagelle: Messi infinito, Gakpo non incide

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Olanda-Argentina

Olanda-Argentina è storia. Al termine di una partita pazza è l’albiceleste ad ottenere il pass per le semifinali della Coppa del Mondo dopo la lotteria dei rigori. Prestazione monstre da parte di Messi, autore di un assist meraviglioso per Molina al 35′ e di un rigore realizzato al 73′. Illude gli Orange uno straripante Weghorst, autore di una doppietta con le realizzazioni all’83’ ed al 100′.

Grande delusione per i ragazzi allenati da Van Gaal, in grado di effettuare una rimonta sensazionale. L’Argentina ottiene dunque la qualificazione alle semifinali della competizione, dove martedì prossimo affronterà la Croazia. Cruyff e Maradona hanno potuto assistere dall’alto un grandissimo spettacolo, spot per lo sport più bello del mondo. Di seguito le pagelle del match.

LE PAGELLE DELL’OLANDA

Noppert 5.5: si prende troppi rischi giocando il pallone con i piedi da dietro, incolpevole sui gol subito.

Timber 5.5: poco lucido nelle scelte, difficoltà evidenti nel giocare il pallone nella fase di manovra.

Van Dijk 6.5: leader indiscusso, non cambia il giudizio positivo nonostante il rigore sbagliato.

Aké 6.5: il migliore della retroguardia difensiva, una sicurezza nei contrasti aerei.

Dumfries 6: prestazione senza infamia e senza lode.

De Jong 6: muove bene il pallone, tradito dai pochi movimenti senza palla dei suoi compagni di squadra.

De Roon 5: 45′ nell’ombra del centrocampo argentino. Troppo poco per una partita di questa portata. (Dal 46′ Koopmeiners 6.5: geniale intuizione sulla rete del 2-2, geniale).

Blind 5: troppo lento nel fare la diagonale alle spalle di Aké in occasione del gol di Molina. Errore da matita rossa. (Dal 64′ De Jong 6: molto efficace nel gioco aereo, gestisce palloni importanti).

Depay 6: cerca di inventare qualcosa senza grandi risultati, rimane il migliore dell’attacco orange. (Dal 78′ Weghorst 7.5: leggendaria doppietta che entrerà nella storia, grande soddisfazione personale).

Bergwijn 5: nullo. Non prova mai l’1vs1 non creando mai problemi alla retroguardia albiceleste. (Dal 46′ Berghuis 6.5: ottimo ingresso in campo, fornisce qualità e visione di gioco. Sfiora il gol del 2-2).

Gakpo 5.5: non riesce ad incidere nella partita più importante. Il suo rimane un Mondiale super positivo. (Dal 113′ Lang sv).

LE PAGELLE DELL’ARGENTINA

E. Martinez 7.5: l’eroe della serata, para due rigori alla lotteria.

Romero 6.5: cattivo agonisticamente e grandi anticipi sugli attaccanti olandesi (Dal 78′ Pezzella 5.5: distratto).

Otamendi 5.5: prestazione da leader macchiata dalla punizione concessa a pochi istanti dal termine dell’incontro dove si è sviluppata la rete del 2-2.

L. Martinez 6: paga la scelta di Scaloni di lanciarlo dal 1′. Perfetto in fase d’impostazione, difesa a 3 promossa. Si perde Weghorst al centro dell’area. (Dal 106′ Montiel sv). (Dal 111′ Di Maria sv).

Molina 7: attacca uno spazio dove solo Messi è in grado di far arrivare il pallone. Lucido nell’insaccare il pallone di fronte a Noppert, si perde Weghorst sul 2-2).

De Paul 6.5: poco appariscente ma essenziale. Lavoro senza palla da top del ruolo, giocatore insostituibile per Scaloni. (Dal 66′ Paredes 5: nervoso e impreciso, prestazione da dimenticare).

E. Fernandez 6.5: performance meno appariscente rispetto alla media ma comunque sufficiente, non sbaglia una scelta. Sfiora il gol al 120′.

Mac Allister 6: sempre posizionato nella zona corretta del campo. Una spina nel fianco con i suoi movimenti tra centrocampo e difesa.

Acuna 6.5: rimedia un’ammonizione sciocca che gli costerà l’assenza nella semifinale. Rimane la sua prestazione migliore in questa competizione. (Dal 78′ Tagliafico 6: buone incursioni sulla fascia sinistra).

Messi 8: vede cose in campo che nessun essere umano è in grado di vedere, dipinge un’opera d’arte da esporre al Louvre con l’assist a Molina. Finisce pure a referto nel tabellino come marcatore con la realizzazione del calcio di rigore: Messi è il volto di una nazione intera.

Alvarez 5: insufficiente. Si sacrifica tanto senza risultare mai incisivo. (Dall’82’ Lautaro Martinez 6: qualche spunto interessante, entra con la voglia giusta. Suo il rigore decisivo).

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Flash News

Emiliano Martinez para due rigori: in semifinale ci va l’Argentina!

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Argentina

Ai calci di rigore, l’Argentina conquista la semifinale contro la Croazia battendo l’Olanda 6-5. L’Albiceleste, in vantaggio di due reti grazie a Molina e Messi, si era fatta raggiungere nel finale dei tempi regolamentari dagli Oranje, a segno due volte con Weghorst, che ha mandato la gara ai supplementari.

Nulla è cambiato nella mezz’ora di extra-time e per decidere la seconda semifinalista di Qatar 2022 sono serviti i tiri dagli undici metri. Emiliano Martinez ha neutralizzato i primi due tentativi olandesi di van Dijk e Berghuis, Enzo Fernandez ha spaventato i tifosi della Seleccion sbagliando il penultimo rigore, ma Lautaro Martinez non ha fallito.

Martedì 13 dicembre sarà Croazia-Argentina per decidere la prima finalista che si giocherà la Coppa del Mondo.

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Flash News

Turris, Leonetti avvisa la Viterbese: “Faremo una grande partita”

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Turris

Domenica la Turris è attesa dalla trasferta sul campo della Viterbese in occasione della 17ª giornata di Serie C – Girone C. Gli uomini di Di Michele si stanno preparando in vista di questa sfida cruciale, dove i Corallini sono chiamati a cercare di ottenere la vittoria.

Oggi si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della sfida tra le due squadre, ma non ha presenziato Di Michele per cause sconosciute. Al suo posto ha risposto alle domande dei giornalisti l’attaccante della Turris, Vito Leonetti.

LA CONFERENZA STAMPA DI LEONETTI PRE VITERBESE-TURRIS

L’attaccante dei Corallini h sostituito mister Di Michele in conferenza stampa quest’oggi. Queste le parole di Leonetti in conferenza stampa:

Che Turris dobbiamo aspettarci a Viterbo? Cosa ha lasciato la partita contro l’Avellino?

“Contro l’Avellino ci è mancato l’approccio giusto. Il gran gol di Tito ci ha fatto cedere mentalmente. Contro la Viterbese faremo una grande partita, sappiamo tutti la nostra posizione in classifica e dobbiamo far di tutto per portare a casa la vittoria”.

Il tridente offensivo è stato il punto di forza della scorsa stagione, ma nonostante il rafforzamento con l’arrivo di Maniero sembra esserci una regressione. Come si spiegano i tanti errori sotto porta e i tanti gol su palla inattiva?

“Penso che in questo momento ci sta mancando qualcosa davanti, ma penso sia solo un momento no”.

Cosa manca a questa Turris? Equilibrio, serenità o qualità?

“Manca un po’ di serenità vedendo la classifica. Dobbiamo risalire in classifica per ritrovare la giusta serenità”.

Nonostante tre allenatori differenti le difficoltà sono persistenti. C’è stata una presa di coscienza dello spogliatoio oltre il cambio della guida tecnica?

“Nello spogliatoio siamo sempre uniti sotto ogni punto di vista, anche su ogni cambio allenatore. Ci diamo tanta forza tra noi, ma in questo momento non ci sta dicendo bene. Speriamo di superare questo momento a partire già da domenica”.

Sei in scadenza di contratto, la Turris ha avanzato una proposta di rinnovo?

“Ad oggi sono un calciatore della Turris a tutti gli effetti, e penso di concludere la stagione qui. Del rinnovo ne parleremo più avanti perché ora sono concentrato sul campionato e a provare ad uscire da questa brutta situazione di classifica”.

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