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Calcio e dintorni

2004, l’anno in cui le favole divennero realtà

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Il 2004 per ogni appassionato di calcio verrà sempre ricordato come un anno folle dal punto di vista dei risultati. Sorprese ovunque, ad ogni latitudine del pianeta il nostro magnifico sport ha regalato momenti di grande stupore. Spesso dimenticata perché priva di imposizioni da parte delle più grandi squadre di sempre, celebriamo questa stagione unica e probabilmente irripetibile. Soprattutto in periodi come questo è importante ricordare come il calcio sia il gioco che più di tutti può realizzare anche i sogni più improbabili. Questa annata magica ne è il magnifico esempio, in cui i grandi colossi lasciarono spazio a realtà più piccole capaci di imporsi e vivere momenti di estasi indimenticabili. Vediamo, quindi, le cinque imprese di maggior spessore in questa “pazza” stagione:

L’ARSENAL DEGLI INVICIBILI

L’Arsenal che vince un campionato non è una così grande sorpresa ma rimarrà nella storia la modalità del suo trionfo. Nel torneo più entusiasmante e dispendioso al mondo i Gunners sono riusciti a rimanere imbattuti per tutte e 38 le partite. Non era mai successo se non per il Preston più di un secolo prima e protagonista in un calcio completamente diverso. Questa squadra collezionò 90 punti con 26 vittorie e 12 pareggi consegnando alla leggenda diversi giocatori e la loro guida Arsène Wenger. Fu la stagione di Thierry Henry che segnò 30 gol supportato dalla qualità di giocatori come Pirès, Ljungberg e Bergkamp tra gli altri. È stato l’anno della consacrazione di Jens Lehmann che con Sol Campbell e Kolo Touré formò un muro quasi invalicabile per gli attacchi avversari. Ancora oggi quella rosa è ricordata come protetta da un’aura che la rende intoccabile, inarrivabile… invincibile.

Fonte: profilo Instagram @victorythroughharmonyarsenal

IL MIRACOLO DEL VALENCIA

Vedendo cosa sta diventando oggi il Valencia mette i brividi pensare a quella stagione idilliaca. Liga e Coppa UEFA in bacheca due anni dopo un’altra Liga che sembrava un caso isolato. E, invece, quel Valencia di Rafa Benítez pragmatico nei primi metri e altamente spettacolare dalla trequarti in poi, rimane l’ultima squadra ad aver spodestato le tre big di Spagna. Quest’annata verrà ricordata come il punto più alto del ciclo migliore mai visto dalle parti del Mestalla. Superate nuovamente squadre come il Real dei Galacticos e come dimenticare la finale di Göteborg col Marsiglia decisa dai due uomini prolifici: Vicente Rodríguez e El Murcielago Mista. Il mix perfetto tra esperienza e talento creato da Benítez: la difesa con istituzioni come Cañizares in porta, Ayala e Carboni ad aiutare elementi in rampa di lancio come Marchena; il centrocampo con la coppia vincente formata da Albelda e Baraja con davanti il talento cristallino del Payaso Pablo Aimar. Momenti nostalgici per i tifosi bianconeri che si augurano di tornare al più presto ai fasti di un tempo, ora tanto lontani.

L’ONCE CALDAS SI IMPONE IN SUDAMERICA

Anche dall’altra parte del mondo in Sudamerica, dove la mistica, la storia e la passione la fanno da padrone, il calcio ha regalato una grandissima sorpresa. L’Once Caldas, squadra colombiana non tra le più blasonate, vince la Copa Libertadores tra lo stupore generale eliminando vere e proprie istituzioni del Sudamerica. Solo un campionato di Apertura vinto l’anno prima e due recenti partecipazioni in Libertadores terminate malamente ai gironi. Questo il background con cui si presentarono i Blanco Blanco a questa competizione. Già aver passato i gironi e gli ottavi sembrava un’impresa ma poi il sogno cominciò a materializzarsi. Gli uomini di Luís Fernando Montoya eliminarono prima il Santos di Robinho, Diego e Elano, poi in semifinale il San Paolo di Rogerio Ceni e del capocannoniere della competizione Luís Fabiano. La ciliegina sulla torta è stata la vittoria ai rigori nella doppia finale con il Boca Juniors. Il gol di Viáfara e le parate di Henao rimarranno per sempre la pagina di storia più magica e unica del calcio sudamericano.

2004 Once Caldas

fonte immagine: pesstatsdatabase.com

IL PORTO DI JOSÉ MOURINHO

Nella Champions League più inusuale di sempre, dove le favorite cadevano una dopo l’altra sotto i colpi di club storicamente inferiori, si impose il Porto nell’olimpo dei grandi. Il rigore tattico e l’assetto portato da Mourinho ai Dragoes fu decisivo per creare il ciclo più vincente nella loro storia. Il momento più alto è appunto la finale di Gelsenkirchen contro il Monaco di Deschamps. Così dopo aver eliminato squadre come Manchester United e Lione ecco la dimostrazione più splendente. 3-0 ai francesi e coppa portata a casa con l’affermazione di giovani fantasisti come Deco e Maniche a centrocampo, Carvalho e Ferreira in difesa, ma anche i bomber Derlei e Benni McCarthy davanti. Una prova di forza e continuità incredibile del Porto che dopo la Coppa UEFA dell’anno precedente sfiora il Triplete portando il calcio portoghese ad un livello di considerazione mai raggiunto nella sua storia.

LA GRECIA AD EURO 2004

Non poteva mancare di certo il trionfo speciale della formazione ellenica all’Europeo portoghese del 2004. Una competizione piena di stelle e di formazioni blasonate pronte a spodestare la Francia campione in carica. Proprio il fatto di aver battuto quest’ultima nei quarti è stato il segnale definitivo per la Grecia, che cominciò a fiutare la possibilità del colpo grosso. Un colpo di testa di Angelos Charisteas significa semifinali dove viene battuta la Repubblica Ceca di Nedved con dei rarissimi esempi di silver goal. In finale la storia si ripete ed è un altro stacco imperioso di Charisteas su angolo di Basinas a far esplodere Atene e ammutolire l’Estadio da Luz. Sì perché in finale ad essere battuto è stato il Portogallo, favoritissimo padrone di casa, con giocatori come Figo, Cristiano Ronaldo, Rui Costa e i pilastri del Porto di Mourinho. Una squadra normalissima che per una notte è entrata tra i più grandi di sempre: il miracolo del Ct Rehhagel, il 33enne Theodoros Zagorakis dell’AEK Atene nominato miglior giocatore. Ogni pronostico, ogni aspettativa è ribaltata: la Grecia è campione d’Europa.

2004 Grecia

fonte immagine: it.uefa.com

Il 2004 non sarà mai il ricordo più nitido per un tifoso medio ma deve essere raccontato per spiegare e tramandare i valori più elementari del calcio. È un gioco aperto, accessibile a tutti e dove ognuno ha la possibilità di creare il proprio cammino. Niente è già scritto o prevedibile. La storia nel calcio si scrive in 90 minuti dove ogni tanto il solito copione può essere stravolto e trasformato in una bellissima favola piena di gol, avventure e sorprese.

(fonte immagine in evidenza: gianlucadimarzio.com)

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Calcio e dintorni

Gelbison, la promessa di De Sanzo: “Daremo il massimo per salvarci”

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Juve Stabia

In una recente intervista rilasciata a SalernoSport24, Fabio De Sanzo ha parlato della sua nuova avventura in Serie C, alla guida della Gelbison. Il tecnico di Castrovillari, dopo l’esperienza alla Paganese, è ritornato ad essere protagonista nella terza serie professionistica italiana. Contro ogni aspettativa di inizio stagione, l’ex Acireale ha condotto la formazione di Vallo della Lucania in zona play-off. L’allenatore calabrese, però, vola basso: l’imperativo è la salvezza dei rossoblù.

L’intervista a Fabio De Sanzo

  • Cosa ha detto sin dal primo giorno al gruppo per portarli ad ottenere quattro successi di fila?

«C’era già una buona base di partenza anche perché mister Esposito ha lavorato bene. Ho trovato una squadra organizzata, una squadra importante. Ho inculcato un po’ di coraggio, di forza. Tra il suo metodo e il mio vi sono delle differenze però, ripeto, la base importante l’ha creata già lui, altrimenti sarebbe stato difficile lavorare così».

  • Quali sono le differenze di metodo?

«Lui predilige il possesso palla, la manovra, mentre io preferisco la verticalizzazione e l’aggressione alla palla».

  • Chi la sta impressionando della sua rosa?

«È un continuo conoscersi, anche perché sono passati due mesi dal mio arrivo e tanti giocatori non li conoscevo bene, se non Gilli e Cargnelutti su tutti. Però ci sono altre situazioni importanti. Ci auguriamo la crescita di giocatori come SaneKyeremateng e Graziani. Il reparto difensivo è quello che mi ha impressionato di più».

  • Una battuta d’arresto che può starci contro un avversario ostico come il Catanzaro. Da dove deve ripartire la Gelbison?

«Dalla convinzione dei primi 60’, dove abbiamo cercato di giocare non dico alla pari, ma all’altezza del Catanzaro. Secondo me, i primi 60’ sono stati giocati bene, con intensità, voglia, coraggio, però poi, alla lunga, la qualità sia di squadra che dei singoli del Catanzaro è prevalsa. È pur vero che stiamo parlando di una squadra costruita per vincere questa categoria ormai da anni. Il divario era molto ampio, ma onestamente sono orgoglioso dei miei ragazzi per come si sono comportati».

  • In cosa può migliorare la squadra?

«C’è sempre da migliorare. In convinzione soprattutto, nelle qualità che ognuno di noi ha e che deve sempre dimostrare, nell’orgoglio, nella caparbietà di credere in quello che stiamo facendo. Perché, in tutta onestà, in queste otto-nove partite con me in panchina, forse solo col Monterosi abbiamo toppato la prestazione. Dobbiamo migliorare nell’autoconvinzione, essere bravi e avere tanta umiltà».

  • Quando è stato scelto dal presidente, qual è stata la sua prima impressione? Cosa vi siete detti?

«Mi ha fatto tanto piacere, perché vuol dire che la scorsa stagione ha premiato la Gelbison ma anche l’Acireale, squadra che ha lottato per salire in C sotto la mia gestione. Approdare in terza serie con una diretta concorrente dell’anno precedente fa solo piacere. Vuol dire che il lavoro è stato apprezzato. Col presidente ci siamo detti che dobbiamo lottare per arrivare alla salvezza con le unghie e con i denti».

  • Qual è l’obiettivo stagionale?

«L’obiettivo è uno: arrivare salvi all’ultimo minuto dell’ultima partita di campionato».

  • Si sente di promettere qualcosa ai tifosi?

«Le aspettative, alla partenza, davano la Gelbison tra le vittime predestinate alla retrocessione. La mia promessa è quella di mettercela tutta per salvarci».

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Inter, Antonio Pintus premiato per la stagione dello Scudetto

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Corsa scudetto, Milan-Napoli-Inter

Antonio Pintus, preparatore atletico del Real Madrid, è stato premiato oggi a Coverciano con il Cronometro D’Oro. Il premio si riferisce al lavoro svolto durante la stagione 2020/21, annata in cui era parte dello staff tecnico di Conte all’Inter, conclusasi con la vittoria dello Scudetto. Dopo aver ricevuto il premio, Pintus ha preso la parola per un discorso di ringraziamento. Ecco cosa ha detto:

Ringrazio lo staff tecnico dell’Inter per la stagione a cui fa riferimento questo Cronometro d’Oro. Tutti i miei ex collaboratori, il mister e soprattutto ricordo lo staff medico. Per riuscire ad avere risultati eccellenti, bisogna che ci sia un’assoluta integrazione tra gli staff. Ci deve essere onestà intellettuale, cosa che ho trovato all’Inter e non a caso sono stati raggiunti certi risultati. Mia moglie mi dà un equilibrio, sia nei momenti di euforia che di sconforto”.

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L’esito degli esami per Mazzocchi: c’è distorsione

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Durante il ritiro della Nazionale, Pasquale Mazzocchi, terzino della Salernitana, ha dovuto abbandonare anzitempo l’allenamento per un problema al ginocchio destro.
Rientrato a Salerno, Mazzocchi si è subito sottoposto agli esami di rito, che hanno evidenziato una distorsione con interessamento del legamento.

Lo stop, indicativamente, sarà dalle 3 alle 6 settimane, una tegola decisamente pesante per Nicola e la sua Salernitana, per i quali Mazzocchi rappresenta un pilastro fondamentale.

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Calcio e dintorni

La Russa si espone su San Siro e presenta il suo piano per il “doppio stadio”

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San Siro

Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, è tornato a parlare sul progetto del nuovo stadio di Milano, che dovrebbe vedere la demolizione di San Siro.

La Russa si è dichiarato totalmente contrario a tale demolizione, infatti pare che stia discutendo con il Sindaco Sala per cercare una soluzione che scongiuri ciò.

Ecco le parole, riportate da Daniele Mari su Twitter:

Al sindaco Sala, il piano economico che mi sono permesso di sottoporre prevede un risparmio di 500 milioni, il costo della demolizione, che si somma al risparmio di danni ambientali enormi”.

“Anzi c’è un vantaggio a mantenere come è esattamente lo stadio di San Siro e costruire accanto, come avviene in tante città europee e sudamericane, un altro stadio“.

“Il progetto dei due stadi è conveniente, assolutamente necessario e utile. Quando all’estero si parla di Milano le cose che si conoscono sono tre: il Duomo, la Scala e lo stadio San Siro. Continuo a ripetere che vi è compatibilità assoluta”.

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