Funzionalità. Se la frenesia del calcio contemporaneo, nel suo moto caotico, necessita di qualcosa, questa è, appunto, funzionalità. Fra promesse mancate e un’infinita serie di talenti inesplosi questa diventa una parola squisita e di straordinario valore, in particolare quando trova negli interpreti della materia la sua dimensione ideale. Specie se, accanto a questo termine, è possibile accostarvi poi anche la dimensione della concretezza; un tandem, quello fra le due parole, che insieme contribuisce allo spettacolo del calcio nella sua vera essenza.

In soli 5 incontri fra Serie A e Champions League Stefano Sensi si è già preso l’Inter, risultando uno dei colpi più azzeccati della faraonica campagna acquisti estiva dell’Inter. Fonte: profilo instagram @stefanosensi12

Premesso questo concetto si può dunque spiegare come Stefano Sensi e il suo gioco siano un tandem, appunto, funzionale e concreto. Nel primo caso in quanto il centrocampista nerazzurro si è già integrato alla perfezione nelle idee tecnico tattiche di Antonio Conte; nel secondo caso, poi, dal momento che il suo apporto è stato più che mai (finora) decisivo alla causa dell’Inter, con 12 punti sui 12 disponibili raccolti in campionato. Per una Beneamata che può sognare davvero in grande.

PRAGMATISMO TATTICO

La funzionalità calcistica di Stefano Sensi è evincibile anzitutto dal pragmatismo tecnico e tattico che è in grado di offrire alla causa nerazzurra. Una qualità, questa, figlia della volontà di fare la differenza sempre e comunque, a prescindere dalla posizione e dai compiti svolti sul rettangolo di gioco.

Si consideri la dimensione tattica. Quello del centrocampista ex Sassuolo è uno stile di gioco che offre al tecnico salentino la possibilità di sfruttarlo in più posizioni, a seconda del momento dell’incontro e della necessità dei diversi momenti della partita. Un notevole vantaggio, tra l’altro, sia per la sua prestazione che per per quella degli altri, dando così ai compagni la possibilità di interscambiarsi e di farli rendere nella loro dimensione di gioco ideale.

In stagione finora Sensi ha giocato 5 volte su 5 partite giocate dall’Inter, venendo sostituito in 2 occasioni. Ha giocato in tutto per 435 minuti complessivi fra campionato e coppa. Fonte: profilo instagram @stefanosensi12

Entrando più nello specifico, Sensi fa del tuttocampismo la sua qualità fondamentale, essendo in grado di coprire, come detto, più posizioni. In primis quella di mezzala, la sua dimensione ideale di partenza: in questo ruolo ha la possibilità di esprimere al meglio il suo bagaglio tecnico. Partecipazione continua al fraseggio e alla costruzione della manovra, velocità sia nell’esecuzione dei fondamentali che nell’inserimento fra le linee con e senza palla, passando quindi alla regia in tandem col mediano in posizione più arretrata. In questa posizione, insomma, alterna alla perfezione i ruoli di palleggiatore e di incursore fra le linee, rappresentando al tempo stesso perno e finalizzatore della manovra.

Perno e finalizzatore della manovra. Questo concetto lo si può riscontrare nel fraseggio fra lui (evidenziato in azzurro) e Lukaku (evidenziato in rosso) dal limite dell’area, in occasione di Cagliari-Inter. L’azione si concluderà con un calcio di punizione conquistato dal centrocampista nerazzurro.

Il secondo ruolo è quello di regista arretrato davanti alla difesa. Questa posizione in particolare è data dall’interscambio reso possibile da Marcelo Brozovic. I due intervallano le proprie posizioni fra un ruolo più in cabina di regia e quello di mezzala di movimento alla perfezione, senza dare così riferimenti fissi agli avversari. In questa dimensione di gioco la qualità messa più in luce è naturalmente la visione di gioco. I dati, per quanto spesso rappresentino fredde statistiche, risultano comunque eloquenti in questo caso. Il centrocampista nerazzurro ha infatti completato positivamente l’88% di passaggi tentati finora: 198 su 225 in 4 partite di campionato. Realizzando, tra l’altro, il 66.7% di lanci lunghi provati finora, in linea coi continui cambi di gioco voluti da Antonio Conte.

Le doti di regista di Sensi (evidenziato in azzurro) tagliano di fatto, col suo filtrante fra le linee, il centrocampo del Cagliari, lanciando in campo aperto Politano (evidenziato in viola) e Lukaku (evidenziato in rosso) in appoggio laterale. A sostegno delle sue doti di regista, poi, c’è il dato inerente alla percentuale di passaggi in campo. Ha realizzato il 97% di passaggi positivamente nella propria metà campo, il 75.6% in quella avversaria.

Si consideri poi la terza posizione, quella del trequartista. Il gioiello ex neroverde, prima di spostarsi davanti alla difesa come playmaker e mezzala, con Di Francesco addirittura ha spostato la sua fantasia nelle zone avanzate del campo, dal centro alla trequarti. Una soluzione che permette al gioco dell’Inter due soluzioni. Questa posizione più avanzata garantisce anzitutto una doppia regia alla manovra nerazzurra: una più arretrata con Brozovic nel primo possesso, quindi una più in avanti verso l’ultimo, decisivo passaggio. La seconda, poi, va a valorizzare le sue doti di inserimento fra le linee, in tandem con la coppia d’attacco.

In posizione di trequartista può agire sia da incursore fra le linee che di regista avanzato. In figura Sensi (evidenziato in azzurro) ha a disposizione molteplici soluzioni. Dall’appoggio agli esterni Candreva e Asamoah (evidenziati in rosso) al filtrante in area a premiare il movimento delle punte Lukaku e Lautaro Martinez (evidenziati in viola). Oppure attendere l’inserimento della mezzala Vecino (evidenziato in giallo) a creare densità in area di rigore.

Il mix di alternative garantite da Sensi, insomma, è davvero magistrale, Ma l’apporto fornito alla causa nerazzurra non è finito qui.

UN GIOIELLO CONCRETO

Finora si è dibattuto della dimensione della funzionalità in tandem col pragmatismo multitasking del centrocampista azzurro. Ma la caratura del cerchio, quando si parla di Stefano Sensi, si può completare soltanto tenendo conto anche della sua concretezza. Perchè l’ex Sassuolo non fa delle superficialità e delle giocate fini a se stesse le proprie caratteristiche.

Il suo gioco è pulito, semplice e, appunto, concreto nel suo scorrere. Ricerca sempre e comunque la soluzione più congeniale, mai quella complessa ed eccessivamente articolata. Il 3-5-2 di Antonio Conte, del resto, prevede per le mezzali di movimento un fraseggio continuo e un ampio ventaglio di soluzioni, sia dal centro che dalle corsie laterali. Nella serie di compiti che i centrocampisti sono chiamati ad assolvere non c’è spazio per leziosità fini a se stesse.

In occasione di Inter-Slavia Praga. Sensi (evidenziato in azzurro) dal limite dell’area serve il movimento in area di rigore di 3 uomini. Gagliardini (evidenziato in verde) rimane arretrato per un’eventuale ribattuta, mentre Lukaku (evidenziato in rosso) e Skriniar (evidenziato in viola) si muovono per ricevere il filtrante.

Delle sue doti di palleggio e della sua capacità di movimento fra le linee si è già parlato. Si consideri adesso la sua abilità palla al piede, dove mette rapidità, senso della posizione e visione a 360 gradi. Ha percorso finora 10.607 chilometri nei suoi 4 incontri di Serie A. Il suo movimento con la palla permette quindi quello degli attaccanti in area di rigore insieme alla spinta laterale degli esterni, che forniscono più soluzioni alla manovra. Oltre, naturalmente, alla possibilità di intraprendere la soluzione personale a seconda della situazione.

Solo la sfortuna nel colpire in pieno la traversa ha negato la gioia del gol a Stefano Sensi contro lo Slavia Praga.

Ma la dimensione più spettacolarizzante del calcio rimane, in fin dei conti, quella del gol. Un aspetto nel quale, in questo inizio di stagione, Stefano Sensi si è fatto trovare più che mai pronto. Dagli estremi che hanno portato al gol degli altri alle sue realizzazioni decisive, il centrocampista nerazzurro c’è sempre stato finora.

Dalla conclusione dal limite dell’area contro il Lecce (figura sopra) al colpo di testa vincente contro l’Udinese (figura sotto). Sono 2 le reti realizzate finora in campionato in 4 partite.

IL DOVERE DI SOGNARE IN GRANDE

I diversi aspetti analizzati fin qui conducono all’ultimo fattore ma non meno importante, quello psicologico. La voglia che Stefano Sensi mette in campo è grande e contagiosa per un organico che vola sulle ali dell’entusiasmo. Spesso si dice che a calcio vince chi ci mette maggiore voglia, e finora il centrocampista nerazzurro ha risposto presente all’appello della grinta. Un fattore contagiante, sia per i suoi compagni che per i tifosi nerazzurri.

Fonte: profilo instagram @stefanosensi12

Le premesse viste fin qui sanno di volontà di sognare e di diventare grandi, riportando l’Inter dove la storia la pone di diritto. In una dimensione fatta di vittorie figlie di grandi campioni, con l’ex Sassuolo che vuole più che mai farne parte. Sta a lui, da adesso in avanti, continuare se non migliorare quanto di straordinario mostrato fin qui: una concreta funzionalità a disposizione di Antonio Conte e della Beneamata, per la gioia di un popolo nerazzurro che stravede per lui.

(Fonte immagine di copertina: profilo instagram @stefanosensi12)