Quando abbiamo deciso di scrivere su Emiliano Rigoni il tepore rassicurante della sua qualità ci ha fatto reagire positivamente alle ricerche fatte per raccontarlo adeguatamente. In viaggio dall’Argentina fino alla Russia, il suo talento cristallino non si è ancora consacrato del tutto giungendo come scommessa nel nostro campionato, luogo privilegiato dei sogni del classe ’93 e origine di provenienza della sua famiglia.

TREDICI CHILOMETRI

Sapete qual’è la strada alberata più lunga d’America? No? Beh, si trova nel dipartimento nord di Colon, esattamente al limitare di Colonia Caroya, originariamente chiamata Caroyaya o Caroyapa, nel nord dell’Argentina. L’Avenida San Martin è composta da tredici chilometri di platani centenari che dalla fine dell XIX secolo hanno costituito il limite estremo di una città costruita dai gesuiti agli inizi del XVII secolo e divenuta patria di friulani emigrati dal lontano 1854, quando il presidente argentino Nicolas Avellaneda concesse agli italiani emigrati in quella zona dell’Argentina di costruirci un insediamento permanente. Oggi, a vent’anni di distanza dalla decisione dell’Unesco di far diventare la Fattoria patrimonio dell’umanità, Caroya è una delle città più in crescita del distretto di Colon, con un incremento demografico del 7% annuo e una popolazione di circa 20 mila abitanti. Ma cosa centra tutto questo con Rigoni? Il nostro diez è non solo nato e cresciuto qui, sotto le direttive del nonno che lo iniziò al pallone, ma ha anche maturato tra questi platani l’amore incondizionato per la Serie A, suo campionato di riferimento e richiamo inesausto per il suo talento. Una saudade al contrario se possiamo permetterci di scomodare questo termine portoghese, un fortissimo desiderio di ritorno dove tutto, più di cento anni prima, pare essere iniziato.

FAMIGLIA

“Sono molto contento di essere qui. É venuta con me tutta la mia famiglia e questo non può che farmi stare bene. Il bambino? Non gioca ancora a calcio, ha solo dieci mesi, ma prometto di trasmettergli tutto il nostro amore per il futbol.” 

Emiliano Rigoni, intervista nello Store dell’Atalanta, 5 ottobre 2018

Fonte immagine IG @EmiRigoni

Un anno fa furono queste le parole di Rigoni giunto all’Atalanta dopo una stagione di alto livello in Russia con la maglia dello Zenit. Nelle primissime parole consegnate alla giornalista del club bergamasco, Emiliano sottolinea l’importanza della sua famiglia: la moglie Luciana e i due bambini, presenti con lui dopo il trasferimento dal Belgrano all’Independiente, e poi dall’Argentina alla Russia, dove nei due anni di Zenit ha raccolto nove goal e nove assist nei 49 incontri disputati. Numeri incoraggianti per un jolly offensivo capace di svariare su tutta la trequarti, rapporti fondamentali per chi tiene così tanto ai legami affettivi.

Fonte immagine IG @EmiRigoni

Ma cosa successe con l’Atalanta di Gasperini? Un giocatore simile, dal potenziale tecnico sconfinato e dalle qualità offensive ben delineate avrebbe dovuto fare la fortuna di un tecnico come Gasperini che avrebbe potuto utilizzarlo indifferentemente all’interno del tridente della sua Atalanta sfruttandone le qualità e puntando su quella doppietta alla Roma del 27 agosto dello scorso anno. Invece l’avventura bergamasca si chiuse senza soluzione di continuità, ricacciando il ragazzo tra i ghiacci di Russia perché non congeniale al tecnico dei nerazzurri, e forse perché non ancora pronto a prendersi l’agognata serie A.

Allo Zenit rientra con la famiglia e con quel mancino che ha fatto innamorare chi lo ha visto giocare in Europa League dove, con sei goal e due assist in dieci presenze, fece la fortuna dello Zenit nella stagione precedente al passaggio in nerazzurro. Un sinistro vellutato, testa alta nella conduzione e una visione di gioco tipica dei giocatori che vengono da oltreoceano, Emiliano diventa l’oggetto del mistero del fallimento atlantino, coperto e oscurato dalla splendida qualificazione in Champions League conquistata al termine della stagione.

Fonte immagine IG @EmiRigoni

PALLA DI CUOIO

Non ancora pronto, effettivamente fumoso, incapace di gestire le pressioni continue di un campionato come quello di Serie A: queste le varie opinioni quando l’Atalanta decide di chiudere il pacchetto proveniente da Colonia Caroya rispedendolo al mittente russo con tanti ringraziamenti e nessuna intenzione di ripensarci. Sembra la fine dell’avventura italiana di Rigoni così come la fine, a venticinque anni, delle ambizioni di imporsi all’interno del campionato italiano come una realtà importante galleggiante tra l’attacco e il centrocampo. Rigoni torna così allo Zenit, mette a segno altri tre goal in ventitré presenze e ritrova la sua confort zone tra i ghiacci della Russia centrale.

Fonte immagine IG @EmiRigoni

Tutto finito? In realtà non ancora.
Facciamo un paio di passi indietro e torniamo a Caroya. Ricordate che anticamente si chiamava Caroyaya o Caroyapa? Letteralmente faccia o palla di cuoio. Cosa c’è di meglio che un paese intitolato al cuoio e all’oggetto del desiderio per costruire, pezza su pezza, un calciatore cosmopolita capace di incantare l’Europa in una stagione al di la di ogni attesa in Europa League e sognante un’affermazione definitiva nel campionato che fu dei suoi nonni?

TATUAGGI E SAMPDORIA

“Dei tatuaggi che ho il più importante è questo sull’avambraccio, quello dedicato a mio nonno. É lui che mi ha iniziato al calcio, ed è a lui che devo tutto. Fin da piccolo ho sempre sognato di fare il calciatore, oggi voglio far si che la mia qualità serva a diventare importante nel campionato di Serie A. Cerco di portare ottimismo in questa nuova avventura, sono felice di giocare nuovamente in Italia e farò del mio meglio.” 

Emiliano Rigoni, intervista al canale tematico della Sampdoria, 2 settembre 2019

Ottimismo. Questa la parola che Rigoni ha ripetuto più volte dopo l’arrivo a sorpresa sotto la lanterna di Genova sponda blucerchiata. Con Di Francesco in panchina – tecnico della Roma nel giorno di quella fatidica doppietta – Rigoni conta di recuperare presto dall’infortunio e di riuscire ad imporsi in un campionato che sta tornando ai livelli di quando da bambino seguiva le gesta dei campioni della Serie A in televisione. Nella Sampdoria potrà essere quel jolly offensivo adibito a accendere la luce in una squadra scolastica e in totale difficoltà dopo l’addio di Giampaolo. Gli schemi dell’attuale tecnico del Milan non combaciano perfettamente con la visione calcistica di Di Francesco e ad oggi, a poche ore dal match contro l’Inter, la Samp veleggia all’ultimo posto in classifica con soli tre punti conquistati in cinque partite. Un bottino non in linea con quanto visto la scorsa stagione che prevede un netto cambio di rotta.

Fonte immagine IG @EmiRigoni

Chi meglio del numero dieci argentino proveniente da realtà europee come lo Zenit per riscattare una prima parte di stagione deludente? Sampdoria e Rigoni cercano la resurrezione, la consacrazione a realtà effettive del nostro campionato e non a meteore durate una stagione o forse meno, che con la propria luce hanno illuminato il cielo della Serie A vedendo poi spegnersi la coda alle loro spalle. Merita una nuova chance il ragazzo venuto da Caroya, trasferitosi in Russia e non compreso tra le montagne bergamasche. Merita una chance per dimostrare che le sue qualità non sono quelle di una meteora viaggiante per l’Europa ma proprie di una stella che brilla di luce propria. Le premesse ci sono tutte, ora starà a lui mantenerle.

Fonte immagine copertina: profilo IG @RigoniEmiliano