Come sarà il Milan di Pioli? É quello che si chiedono migliaia di tifosi del Milan inferociti. Dopo la rivoluzione tattica ed ideologica che Giampaolo ha provato ad innestare negli animi dei rossoneri fallendo miseramente, quale sarà il futuro del campionato milanista non iniziato sotto i migliori auspici? 

GIAMPAOLOUT 

Se con Giampaolo le questioni tecnico – tattiche sono state al centro di un’estate forse bugiarda, con Pioli le cose partono con un’impostazione diversa: l’ex Sampdoria arrivava al Milan con la nomea di maestro di calcio, preso da Boban e Maldini per restituire alla squadra quel bel gioco necessario affinché il Milan tornasse il Milan nel più breve tempo possibile. Le incomprensioni, molteplici e di varia natura, hanno però frenato l’innestarsi delle idee del tecnico che è finito per scontrarsi con giocatori come Paquetà e fallendo nel consacrare Piatek come uno dei centravanti più letali del nostro campionato. Per questo, e per l’infinita confusione venutasi a creare in quel di Milanello tra comunicazione errata e scelte non del tutto convincenti, Giampaolo ha fatto le valige salutando la ciurma e raccogliendo le sue cose dai locali del centro di allenamento rossonero prima di andare verso la sua prossima meta. Ora tocca a Pioli, e il suo compito è tutto da capire. 

“Contrario all’uso della parola fallimento, anche se è difficile ammorbidire i toni. Giampaolo ha fatto qualcosa di stupefacente per la quantità di confusione che si è creata e per le tante, troppe scelte particolari che si sono create. La disfatta di Giampaolo è stata comunicativa e subito dopo tecnica: in questi mesi sono rimasto sorpreso perché rimango convinto che Giampaolo abbia idee di calcio di livello, e sono convinto che, seguendo queste sue caratteristiche, avrebbe potuto fare bene col Milan e con questa rosa. Il problema è che quasi mai ha seguito ciò che si aspettava che facesse. Non ha sviluppato un progetto tecnico in linea con il suo passato e il problema più grosso è che si è sempre contradetto nel suo sviluppo gestionale. Ci sono stati diversi passaggi in cui non solo non ha fatto chiarezza tra interno ed esterno alla squadra, ma ha anche cambiato in corsa facendo qualcosa di diverso rispetto a quanto annunciato: in estate Giampaolo incensa Suso come principale artefice del futuro rossonero, quando- già dopo l’amichevole con il Manchester – si sapeva che la figura di Suso sarebbe stato un punto di domanda nello scacchiere del tecnico. Altro momento impattante è stata la conferenza stampa post sconfitta di Udine dove ha dichiarato di aver sbagliato tutto e di essere pronto a fare un profondo cambio di rotta: era la prima di campionato, e questa virata repentina è suonata un po’ come particolare. 

Prendiamo poi la gestione degli attaccanti: alla seconda giornata Piatek in panchina e André Silva titolare. Due giorni dopo il portoghese va via e Piatek torna titolare. Leao, neo acquisto del mercato, parte da ala sinistra – non nel suo ruolo principale – funziona abbastanza bene dimostrando di essere imprescindibile ma torna nuovamente in panchina. Diciamo che la guida della squadra è stata persa da parte di Giampaolo nonostante le grandi possibilità con cui era partito”.

Stefano Borghi sull’esperienza di Giampaolo come tecnico del Milan 

IL COMPITO DI PIOLI

Il normalizzatore potremmo chiamarlo, colui che fa tornare tutto al suo stato originale, senza inventare montagne russe o astratti concetti calcistici di ipotetico alto lignaggio. Pioli è stato chiamato per gestire una situazione disastrosa, per restituire certezze a una squadra persa nella selva oscura delle proprie insicurezze, per portare la condizione atletica ad un livello sufficiente per sostenere una stagione da vivere ad altissima intensità. Il Milan ha già perso quattro partite, tre le ha vinte ma la classifica parla di un deprimente tredicesimo posto che non lascia scampo all’obbiettivo primario del nuovo tecnico: migliorare quel posizionamento non consono al blasone e alle ambizioni rossonere per poi ripartire alla volta di obbiettivi più alti.

“Pioli arriva per cercare di far funzionare questa squadra, per rivitalizzare un potenziale che oggi è dilapidato dalla gestione di un inizio di stagione complicato. Sento ripetere che la rosa del Milan non sia di valore e non migliorata dal mercato estivo: credo che in condizioni anche particolari, il mercato del Milan sia stato – nonostante non faraonico – un mercato che ha migliorato la rosa a disposizione dell’allenatore. Bennacer, Rebic, Leao, Krunic, Duarte, Hernandez: sono arrivati giocatori che hanno allungato la rosa e l’hanno migliorata qualitativamente con un saldo negativo di 60 milioni (niente spesi folli) e con la possibilità di mettere le mani su giocatori di immensa prospettiva come Leao”.

Stefano Borghi sull’arrivo di Pioli in rossonero e sul mercato del Milan.

DA COSA RIPARTIRE 

Da cosa ripartire dunque? Sicuramente dai nuovi che hanno faticato ad imporsi con Giampaolo. Per diretto volere della società e per valorizzare quanto fatto in estate giocatori come Bennacer, Leao ed Hernandez si prenderanno il posto da titolari in una squadra che dovrà ritrovare l’abitudine alla vittoria. C’era riuscito Gattuso in tempi non sospetti a restituire normalità ad una squadra che, facendo cose normali, si è avvicinata alla Champions più di quanto fatto inventando un calcio incompatibile con la rosa a disposizione. Dunque normalità e consapevolezza dei propri limiti in una Serie A che non aspetta chi resta legato al passato e al sogno di imporsi giocando un calcio spumeggiante senza risorse tecniche all’altezza: ci vorrà praticità e concretezza per affrontare un anno che per il Milan inizierà tra due domeniche.

Fonte immagine: profilo IG @ACMilan

Il modulo sarà con tutta probabilità il 4-3-3, Paquetà ritroverà un posto da titolare e Piatek cercherà di tornare ai suoi livelli. Di Suso impossibile non parlare: bersaglio dei tifosi ma alfiere di ogni allenatore fino a questo momento sedutosi sulla panchina rossonera, a destra non ha alternative – a meno di adattare uno tra Rebic e Bonaventura – e di conseguenza sarà ancora lui il titolare. Si può prescindere dallo spagnolo? Forse no, ma anche lui dovrà dare dimostrazione di essere maturato e pronto a prendere per mano la squadra. 

“Pioli arriverà con l’idea di impiantare il 4-3-3 il sistema di gioco più immediato per questo tipo di rosa ed evidentemente quello in mente alla società se all’ultimo giorno di mercato prendi Rebic. La rosa è migliorata, l’obbiettivo europeo, compreso il quarto posto, è raggiungibile vista la mancanza di costanza da parte dei competitors, e il problema è che Giampaolo non ha dato in mano ai nuovi la squadra concedendo ad ognuno di loro pochissimi minuti. Pioli dovrà normalizzare la rosa: ci sono possibilità di poter fare bene sulla traccia del 4-3-3 e mi immagino la presenza più coinvolta di Paquetà che è stato debrasilianizzato da parte di Giampaolo. Il ragazzo in questo ruolo misto da mezz’ala sinistra che viene sotto punta facendo ruotare il sistema rossonero potrà fare bene e sale di livello rispetto a Calhanoglu. Partirà un grande ballottaggio tra Bonaventura e Rebic, Suso resterà titolare a destra nonostante il pubblico non lo gradisca più da tempo.

Pioli avrà da risolvere varie situazioni: resta aperto il discorso tra Piatek e Rafael Leao, possibile mollare Piatek? Difficilissimo, dunque bisognerà recuperare l’ex centravanti del Genoa e trovare un sistema o per farli convivere o per alternali in maniera proficua. Altro ballottaggio tra Biglia e Bennacer: penso che Biglia sia importante, ma Bennacer è il volto nuovo del Milan ed è già maturo per prendersi delle responsabilità. Rimane un problema forte al Milan: il terzino destro. Calabria ha preso due rossi in cinque partite, troppi. L’alternativa è Conti, che all’Atalanta aveva dimostrato di essere qualcosa di potenzialmente incredibile ma è incappato in due infortuni che lo hanno parzialmente frenato. Si potrebbe vedere lo spostamento di un difensore centrale con la trasformazione alla difesa a tre? Non è dato saperlo in questo momento, quel che è certo è che Pioli avrà una funzione normalizzante in questo Milan.”

Stefano Borghi sul modulo del Milan.

IL FUTURO 

Non sappiamo dunque come sarà il futuro del Milan dopo questa decisione. Ciò che è sicuro è che il primo obiettivo di Pioli sarà di normalizzare e togliere confusione a una squadra in crisi di identità non come traghettatore, ma da allenatore con velleità di costruire un futuro. 

Fonte immagine di copertina: profilo IG @Inter