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Basket

Robert Horry: il “signore degli anelli”

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“All he can do is win”.
Tutto ciò che sa fare è vincere, 7 anelli in 16 anni, mai da titolare, sempre da protagonista.
Ladies and Gentlemen, Robert “Big Shot Rob” Horry. Mai All Star, mai selezionato in qualche quintetto (escluso l’anno da rookie), mai premi individuali eppure dai tempi dei Celtics di Russell nessuno ha mai vinto quanto e come lui.

Un primario di chirurgia, uno di quelli che passano sottotraccia e diventano famosi per 15 minuti quando salvano la vita a qualcuno.
Robert Horry ha salvato il paziente Houston Rockets di Olajuwoniana memoria, il paziente LA Lakers di “Shaq e Kobe” (perchè lui e Fisher vengono sempre dimenticati per qualche strana amnesia collettiva), il paziente San Antonio Spurs e sempre all’ultimo secondo, quando se tutto va bene gli altri possono giusto pregare che un fulmine buchi il pallone perchè quando la partita arriva all’ultimo giro di lancette Horry non sbaglia, men che meno ai Playoff, punto.
Ecco, quando gente come Hakeem, Tim, Tony, Manu, Shaq, Derek, Kobe, rileggetelo bene, Kobe, vi lasciano i clutch shots vuol dire che minimo avete i nervi d’acciaio, il sangue gelato e cinque polpastrelli belli morbidi quanto affilati come sciabole. Il ragazzo si fa notare all’Università di casa sua dove gioca insieme a Latrell Sprewell però insomma, mica lo considerano troppo.
Houston ha la 11 pick e porta in Texas il piccolo Bob prima del più quotato Harold Miner ma anni luce dietro a Spree, Laettner, Mourning e Mister O’Neal. O’Neal comincia a capire che quello sconosciuto qualche grana e forse anche di più si diverte a crearla: Tomjanovich è appena arrivato a Houston e la squadra deve ancora trovare l’assetto giusto mentre dall’altra parte i Magic si attaccano alla coppia Shaq-Anderson.
16 marzo 1993, i Magic arrivano a Houston e rischiano di mettere in freezer la partita già all’halftime ma i Rockets cominciano un comeback che avrà il suo momento culmine a circa 3 secondi dalla fine quando Robert si trova una sfera arancio in mano fuori dai fatidici 7.25, millisecondo di riflessione, catch and shoot (anche perchè non è che puoi fare tanto altro con quel lasso di tempo).
94-93, il biglietto da visita del chirurgo Big Shot è servito a Shaq, con tanto di firma d’autore.
Quando Michael decide che i Barons di Birmingham hanno bisogno di un battitore come lui (era proprio necessario, Michael?) i Rockets presero il posto dei tori e macinarono qualsiasi cosa gli si parò davanti, compresi i Magic di Penny e Shaq con un 4-0 secco dove Robert chiude il 3-0 a Orlando alla sua maniera, parabola da 3 a meno di 15 secondi dalla fine per il 106-103 dei razzi.

Ah, visto che la fortuna aiuta gli audaci spesso e volentieri, Rob neanche avrebbe dovuto arrivarci in finale con Hakeem e soci perchè venne inserito nella trade che doveva portare Sean Elliot a Houston e il nostro a Detroit.
Fermi tutti, Elliot mostra i primi sintomi della malattia al rene che lo porterà ad essere il primo giocatore a tornare in campo dopo un trapianto, ancora prima dell’indimenticabile Alonzo Mourning.
Non se ne fa nulla, tutta la trade fa caput e ognuno rimane dove sta.
Stavolta il destino ha ridato a Horry ciò che gli aveva detratto prima, dopo il divorzio dei genitori e la partenza del padre, sergente dell’Army e veterano del Vietnam, che riuscirà a incontrare frequentemente solo anni dopo.

Nel frattempo il destino ha scritto anche una significativa parte di un ragazzetto figlio di papà di 15 anni che gioca a Lower Merion e sfracella record su record, quello che qualche anno più tardi gli passerà addirittura la palla con la canotta giallo-viola perchè lui è l’unico ad avere l’onore di manovrare quel pallone bollente insieme al suddetto fenomeno.
Il destino interviene un’altra volta per vie traverse, come Poseidone per Ulisse, quando Horry si trova a Phoenix e tira un asciugamano a Danny Ainge, allora coach, durante una partita.
Pacchetto regalo per i Lakers solo andata e ricevuta di ritorno sottoforma di Cedric Ceballos.
Indovinate chi trova ad aspettarlo? Il bimbo di prima (ancora con una vaporosa pettinatura afro e l’8 sulle spalle) e l’omone che contro di lui ancora non ha vinto niente e quel biglietto da visita l’ha rivisto troppe volte, almeno da avversario.

È arrivato il momento che Shaq veda i clutch di Horry dalla parte giusta della barricata e le occasioni non mancheranno di certo al ragazzo dell’Alabama per far vedere come la scelta del Draft sia solo un numeretto e niente di più. Sesto uomo in Regular Season, dietro a Horace Grant prima e Samaki Walker poi, titolare fisso ai Playoff dove all’occorrenza si trasforma in tutto: rimbalzista, difensore, assistman, contropiedista, tiratore e stoppatore con la solita determinazione da figlio di un sergente e calma da maestro Zen come “quello seduto in panca”. All-arounder come nessun altro e role player perfetto per tutto. Altri tre titoli e siamo a 5, uno sotto l’impero di Michael Jordan. Gli anni passano e scaduto il contratto con i purple and gold, Robert entra in orbita San Antonio dove lo attendono le cure di Gregg Popovich che certo non perde l’occasione di prendere gratis il giocatore più vincente dell’NBA moderna e altri 2 anelli da mettere in bagno (dice di tenerli lì…). L’ago della bilancia di un decennio di NBA, il martelletto del giudice che chiude la sentenza e condanna all’oblio della sconfitta, meglio ancora se all’ultimo secondo, è stato lui, un ago che rintocca in totale silenzio e ferisce come una spada, poche cifre ma di quelle che contano seriamente. Tutto ciò che sa fare è vincere e se gli avete dato il tiro della vittoria beh, correte ad abbracciare gli altri, tanto sapete già come va a finire.

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Basket

Palacio dal calcio al basket, la nuova vita del ‘Trenza’

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Cambia lo sport ma non l’entusiasmo per Rodrigo Palacio, l’argentino comincia la sua nuova avventura nel mondo del basket. Ritiratosi dal calcio giocato dopo la parentesi al Brescia nello scorso anno in Serie B, il Trenza si è subito cimentato in una nuova avventura all’età di 40 anni.

Palacio è sceso in campo nella partita di basket del Garegnano Milano, in occasione di un torneo amichevole. La società cestistica milanese milita attualmente nel campionato di Serie D. L’argentino ex Inter e Genoa ha giocato contro il Basket Trezzano, mettendo a referto 4 punti.

Dopo aver segnato 101 gol in Serie A in carriera e aver fatto cantare i tifosi con la palla tra i piedi, per Palacio adesso è giunto il momento di rimettersi in gioco con la palla tra le mani.

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Basket

DAZN si allarga: arrivano la Serie C e la Serie A di Basket

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Peluso

Come riportato sui propri canali social, Dazn allarga i propri orizzonti inglobando ElevenSports. Arriveranno la Serie C e la Serie A di Basket.

NOVITÀ SU DAZN

Dazn assorbe e ingloba ElevenSports all’interno della propria piattaforma. Pare che fosse tutto confermato dallo scorso 25 agosto.

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Eurobasket 2022, cosa è mancato all’Italia?

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Eurobasket 2022

Mercoledì si è interrotto il sogno azzurro. Per l’Italia l’Eurobasket 2022 è terminato contro la Francia ai quarti di finale, in una maniera a dir poco rocambolesca. A poco più di 2 minuti dalla fine della partita, Fontecchio aveva regalato il +7 azzurro con una tripla impossibile. Da lì in poi l’Italia non si è più mossa. A 14 secondi dalla fine e + 2 Italia, sempre Fontecchio è protagonista, stavolta in negativo, sbagliando entrambi i tiri liberi a disposizione. Heurtel realizza un veloce canestro da 2 punti e pareggia i conti, quindi overtime. Una volta ai supplementari però, l’inerzia era tutta dai francesi, che infatti hanno portato a casa la vittoria. Senz’altro ci sono state cose positive dell’Italia in questo Eurobasket, ma cosa è mancato alla nazionale di Pozzecco in questa folle partita contro la Francia?

I PUNTI DI FORZA DELL’ITALIA

Come ogni cosa, bisogna analizzare i pro e i contro. Si parte quindi prima dalle cose positive, perché comunque ce ne sono state parecchie nel corso dell’Eurobasket 2022. La cosa migliore è stata la forza e l’unione di questo gruppo, memore della bella esperienza affrontata l’anno scorso alle Olimpiadi, conquistate contro la difficile Serbia. La vittoria contro gli stessi serbi si è ripetuta anche nel corso degli europei, nonostante stavolta ci fosse anche il due volte MVP NBA Nikola Jokic.

Chi ha funzionato alla grande è stato Fontecchio, leader indiscusso di questa nazionale. L’infortunio di Gallinari lo ha spinto ancora di più a caricarsi l’Italia sulle spalle. Ha avuto però ottimi guerrieri al suo fianco, soprattutto Nik Melli e Marco Spissu. Il playmaker sardo si è conquistato in questo Eurobasket 2022 il posto da titolare un po’ a sorpresa, ma contro la Serbia è stato fenomenale con la serie di triple realizzate. Ottimo anche Melli, che pur non essendo un centro puro, è riuscito a tenere a bada gente come Jokic, ma ha anche fatto sudare qualche camicia pure a Rudy Gobert.

I PUNTI DI DEBOLEZZA DELL’ITALIA

La cosa particolare di questa nazionale, è che alcuni punti di forza sono allo stesso tempo punti di debolezza. Per esempio Pozzecco ha sicuramente unito ancora di più un gruppo già affiatato, grazie al suo atteggiamento esuberante. A volte però un allenatore deve avere anche del self-control, ma il Poz è davvero troppo emotivo.

C’è poi lo stesso Melli. Per carità, per come ha giocato in l’ Eurobasket 2022, non gli si può dir nulla contro. Sorge però sempre il solito problema della mancanza di un vero centro per gli azzurri. Purtroppo è una mancanza che ci si porta dietro da anni. Tessitori e Biligha non sono all’altezza di certi palcoscenici, e non possono reggere più di qualche minuto in campo contro squadre come la Francia.

Un punto di debolezza purtroppo è stato Fontecchio nell’ultima partita. L’eroe della nazionale è stato lui, ma chissà dove sarebbe ora l’Italia in questo Eurobasket 2022 se avesse realizzato anche solo uno dei due tiri liberi. Probabilmente in finale, dopo aver visto come la Polonia in semifinale è stata spazzata via malamente dai Blues. Nessuno potrà mai dirlo. Questa situazione ricorda per certi versi Baggio al mondiale di USA 1994. Il divin codino fu il migliore dell’Italia, e grazie a lui gli azzurri arrivarono in finale. Quel rigore sbagliato però fu decisivo, proprio come lo sono stati i liberi sbagliati da Fontecchio.

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Altri Sport

Italbasket, che impresa! Battuta la Serbia di Jokic

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L’Italbasket vola ai quarti di finale degli europei di pallacanestro. Gli azzurri, dopo aver vinto contro la Serbia di Jokic, se la dovranno vedere con la Francia di Gobert e compagni. La squadra allenata da Gianmarco Pozzecco si è resa protagonista di una vera e propria impresa. Di fatti, prima del match, nessuno avrebbe mai lontanamente pensato che il quintetto italiano avrebbe potuto battere una delle favorite alla vittoria finale.

Gli azzurri hanno chiuso i primi due quarti in svantaggio di soli sei punti: 51-45. Ma dal terzo quarto in poi, la storia è cambiata. I ragazzi di Pozzecco; espulso per proteste, sono riusciti grazie alle straordinarie prestazioni di Spissu (mvp del match), Melli, Fontecchio e Polonara a guadagnarsi uno storico quarto di finale. Ai serbi non basta l’immensa prestazione di Luka Jovic, autore di una doppia doppia. Adesso, agli azzurri, non rimane che continuare a sognare.

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