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I 43 minuti di Mandragora

I 43 minuti di Mandragora

“Crotone è l’ideale per il mio rilancio.
Spero sia la stagione della mia consacrazione perché sono stato un anno lontano dal campo sia a causa dell’infortunio sia perchè alla Juve c’erano grandi campioni, troppa concorrenza”

Crotone per Rolando Mandragora è una sfida. Vent’anni, la voglia di crescere e la sensazione, almeno per gli altri, che nel calcio dei grandi ci giochi da una vita. Perché ha esordito in Serie A nell’ottobre del 2014, sotto la guida di Gasperini, e di quel Genoa-Juventus tutti ricordano lui e il come sia riuscito a neutralizzare Paul Pogba.

Crotone è una sfida e non vede l’ora di vincerla. Piede ma anche intelligenza. Perché nel calcio, avere solo una delle due cose, è del tutto inutile. Mandragora fino a qui è stato capace di mettere in mostra un repertorio di soluzioni e una sensibilità fuori dal comune. Soprattutto per uno così giovane.

PASSATO, PRESENTE, FUTURO

E pensare che da ragazzino veniva sempre scartato dai provini fatti con diverse squadre di serie A a causa del suo fisico troppo gracile. A puntare su di lui però ci sarà il Genoa. Qui Mandragora si guadagna l’attenzione del tecnico degli allievi, Fabio Liverani. Lo aiuta a crescere, a maturare e lo fa giocare sia come mediano sia come mezzala.

Dal Genoa passa poi al Pescara (con diritto di riscatto), nella stagione 2015-16. Viene schierato come regista nel 4-3-1-2 e cresce molto, migliorando anche fisicamente. È molto giovane ma fa vedere a tutti di non essere solo piedi. Oltre a quello mostra una grande intelligenza tattica. 

Nell’estate del 2016 entra a far parte della rosa della Juventus. È un predestinato. Perché è molto giovane ma è già tra i grandi. Ad agosto però il destino lo mette fuori a causa di una frattura al quinto metatarso, al quale deve essere operato. Sono quattro i mesi lontano dal campo. Finalmente, il 23 aprile 2017, esce Marchisio ed entra lui. La Juve vince 4-0 contro il Genoa allo Juventus Stadium. Esordio con la maglia bianconera nella stessa partita che per lui, tre anni prima, aveva significato tanto.

Destino.

FINO A QUI, TUTTO BENE

Questa estate Mandragora è sbarcato in Calabria, in prestito dalla Juventus.

La serie A e l’occasione della vita per scrivere la propria storia da protagonista. Una sfida personale ma anche il momento perfetto. Così perfetto da non poterlo sprecare per nessuna ragione al mondo. Anche perché in gioco c’è praticamente tutto: riconfermare la salvezza per il Crotone, la possibilità di giocare e farsi vedere ma soprattutto c’è un ritorno a casa, a Torino, da guadagnarsi. La Juventus è arrivata prima degli altri e ora ha massima stima e fiducia nei suoi confronti e rientra a pieno nei programmi futuri. Il presente bianconero è perfetto, soprattutto dopo la vittoria per 4-0 nel derby con il Torino. Per pensare al futuro quindi ci sarà tempo, certo è che si può già star tranquilli.

Meritarsi un ritorno a casa. Per farlo dovrà come prima cosa ripagare la fiducia del Crotone. Che è tanta.

Mi seguivano da un po’ di anni e oggi sono orgoglioso di essere a Crotone per dare una mano alla squadra: hanno creduto in me più di tutti e qui c’è una grande piazza, una società sana e la possibilità di valorizzare i giovani. Ho tutto da dimostrare e spero di farlo sul campo”.

Ha già cominciato, ieri. 5 match su 6 da titolare e primo gol da professionista. Crotone 2 Benevento 0. Ed era già una vittoria salvezza.Tre punti per la squadra di Nicola e 4 totali in classifica. Dopo 43′ del primo tempo Mandragora segna il suo primo gol in serie A. Poi, al 58′, Rohden chiude la partita.

IMPARARE DAI PROPRI ERRORI

4 punti in classifica: un pareggio con il Verona e la prima vittoria, ieri, contro il Benevento.

La salvezza miracolosa dell’anno scorso ha lasciato insegnamenti per il futuro. Questa estate il club ha fatto il possibile per evitare di dover ripetere l’impresa anche in questa stagione. Se lo scorso anno la squadra non aveva idea di cosa significasse giocare in Serie A, ora sembra più consapevole di cosa significhi affrontare ogni domenica squadre forti e abituate a stare lì. Rimangono comunque i problemi di una società poco preparata, soprattutto a causa delle risorse finanziarie. Il livello della rosa, almeno sulla carta, non si è alzato molto. Sono arrivati tutti giocatori a basso costo, tra scarti di squadre medie e giocatori di categorie inferiori. La rosa è comunque stata completata in ogni zona di campo, in modo da avere almeno due giocatori per ruolo. Tra prestiti e acquisti a parametro zero, sono arrivati a Crotone nove giocatori, alcuni più esperti, altri che devo dimostrare ancora tutto a tutti.

Tra gli acquisti, tre in particolare: Ante Budimir, tornato al Crotone dopo un anno alla Sampdoria, Aristóteles Romero, 21 anni, venezuelano prelevato dai Mineros (l’acquisto più costoso dell’intero mercato del Crotone), e poi Rolando Mandragora. Serviva qualcuno in grado di far funzionare tutta la struttura, un centrocampista abile e capace di limitare i danni nel reparto difensivo.

Mandragora è uno dei migliori ragazzi italiani, in quel ruolo, sotto i 21 anni, e le responsabilità che il sistema di Nicola gli richiede, unito alla possibilità di giocare con continuità dopo un lungo infortunio, potrebbero essere davvero la combinazione perfetta per la sua consacrazione.

Che è già cominciata.

43 minuti, un gol e la certezza che è solo l’inizio.

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