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Cagliari-Inter: la doppia sfida

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Satriano

Questa sera a Cagliari arriva l’Inter di Luciano Spalletti. Entrambe le squadre hanno vinto nell’ultima giornata di campionato, il Cagliari in casa dell’Udinese e l’Inter a San Siro contro l’Atalanta.

Il Cagliari è fermo a 15 punti mentre l’Inter ne ha più della metà, 33. I padroni di casa però hanno vinto tre delle ultime sette partite giocate contro i neroazzurri, con due sconfitte e due pareggi.

OBIETTIVI completamente DIVERSI

Gli obiettivi delle due squadre sono evidentemente lontani tra loro ma per entrambe molto forti. L’Inter è a meno due dal Napoli, in cima alla classifica, ma due punti sono recuperabilissimi.

Quando è in campo la squadra di Spalletti non dà sempre spettacolo ma è organizzata (proprio come il suo allenatore), è solida e ha una sua identità. Se fossimo nel Napoli ci preoccuperemmo seriamente di questa Inter.

Solito 4-2-3-1 con davanti Handanovic tra i pali e davanti a lui Miranda e Skriniar, sulle fasce d’Ambrosio e Santon in ballottaggio con Nagatomo. In mediana Vecino e Gagliardini; poi Candreva, Borja e Perisic dietro alla certezza, Mauro Icardi.

Il Cagliari ha dimostrato di saper essere una squadra solida, capace di limitare al minimo gli errori di alzare e abbassare il ritmo quando serve. Lopez ha creato una squadra equilibrata ma aggressiva al massimo. Una contraddizione? Per il momento sembra di no. Per quanto riguarda la formazione titolare si va verso la conferma degli undici che hanno portato a casa i tre punti contro l’Udinese. Un 3-5-2 che ormai è diventato il punto di riferimento con Romagna, Andreolli e Ceppitelli favoriti su tutti. Sicuro del suo posto è Rafael, mentre a centrocampo ancora Faragò e Padoin sulle fasce, Cigarini in regia e Barella e Ionita a completare il reparto. Davanti a tutti i soliti Joa Pedro e Pavoletti.

BARELLA vs GAGLIARDINI

La partita di questa sera è anche l’occasione per vedere in campo, uno davanti all’altro, Roberto Gagliardini e Nicolò Barella. Due tra i migliori giovani centrocampisti della Serie A. La sfida nella sfida.

SESTO SENSO

Una delle caratteristiche che accomuna i grandi calciatori è quella di avere il controllo di tutto ciò che succede in campo, di tutto ciò che va oltre alla propria sfera individuale. La capacità di prevedere e poi influenzare i movimenti degli avversari, dei compagni e del pallone. Una specie di sesto senso (probabilmente innato) che permette di non pensare troppo alle singole scelte, ma di agire e basta. Significa sapere già cosa bisogna fare, di conseguenza concentrarsi solo sul come. Nicolò Barella sembra essere proprio uno di questi giocatori.

È capace di percepire al meglio le distanze in campo e i movimenti, di sentire la porta senza neanche il bisogno di guardarla continuamente. Una specie di consapevolezza interiore. Gli occhi di Nicolò Barella rimangono costantemente fissi sul pallone, indipendentemente da ciò che gli accade attorno e dalla sua complicatezza.

Queste capacità di previsione, questo rapporto occhi-mente, fanno di lui uno dei migliori in Serie A, soprattutto vista la giovane età. A tutto questo si va a sommare la sua determinatezza e la sua capacità di essere sempre al massimo nonostante le difficoltà del Cagliari. Barella è l’uomo in più, sempre presente e sempre titolare.

E INTELLIGENZA

Barella contro Gagliardini. Uno le cui qualità (le migliori) sono quelle meno visibili: le letture e i tempi delle sue giocate, l’aggressività verticale con cui rende efficace la semplicità del proprio gioco. Nelle passate stagioni ma anche in questa all’Inter, Gagliardi si è dimostrato un giocatore intelligente, pur non potendo essere considerato quell’architetto attorno al quale ruota la progettazione del gioco. Ciò nonostante il centrocampista neroazzurro è molto bravo a scegliere sempre la giusta soluzione, anche quando a causa delle situazioni è chiamato a decidere in tempi molto stretti. È rapido e diretto e sa sempre esaltarsi nel momento in cui la squadra gli permette di giocare alle sue condizioni migliori. E poi la sua visione di gioco è ottimista: cerca sempre di far morire sul nascere i tempi e gli spazi degli avversari, provando ad essere sempre tempestivo e visualizzando lo spazio da servire in profondità.

L’intensità e la verticalità di Gagliardini sono abbastanza singolari e nonostante abbia incontrato qualche difficoltà nel ritrovare l’entusiasmo della scorsa stagione, riesce sempre a dimostrare quelle che sono le sue caratteristiche migliori, marcate e rare.

OLTRE OGNI ASPETTATIVA

Ancora lui. Sempre lui.

Se l’estate ha portato profondi cambiamenti all’Inter (soprattutto con l’arrivo di Luciano Spalletti), quello che non sembra essere cambiato di una virgola è Mauro Icardi. O meglio, non è calato di una virgola, anzi, quest’anno è andato oltre ad ogni aspettativa. Tredici presenze in questa stagione in Serie A e tredici gol segnati. Un rendimento costante e una crescita esponenziale, tutto vissuto al massimo. Determinato, risoluto ma soprattutto insostituibile ormai da anni, dal 2013, quando è arrivato all’Inter. Carisma, cinismo e sangue freddo, come nell’ultima partita contro l’Atalanta, quando in 9’ Icardi ha risolto una partita che sembrava complicatissima per sé e per l’Inter, che stava subendo l’orgoglio atalantino. Icardi è la voglia di non fermarsi mai, è la consapevolezza di chi si è diventati.

Da quando indossa la maglia neroazzurra, Icardi ha sempre segnato nelle tre gare di campionato giocate in trasferta contro il Cagliari e segnando anche tre reti.

Oltre ad ogni aspettativa.

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Il fallimento del Qatar al Mondiale ai raggi X

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Qatar

“Il successo consiste nel passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”. Diceva così Winston Churchill, primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Non sarà un testo motivazionale, anche perché il tema centrale sarà proprio l’antitesi di ciò che diceva il leader inglese: l’insuccesso, quello del Qatar.

Con “Qatar” non si intende la regione che affaccia sul Golfo Persico e nemmeno l’intera competizione. L’unico vero fallimento è quello della Nazionale, diventata la prima squadra ospitante a perdere l’esordio e anche la prima a essere eliminata dal Mondiale dopo soli due turni.

LA COSTRUZIONE DEI SOGNI

Pensando al cammino della Nazionale mediorientale, bisognerebbe cancellare la parte sul successo nella frase di Churchill. Prima del Mondiale, però, avremmo pensato cose ben diverse se ci fossimo informati bene sul Qatar. Gli Al-Annabi partivano con grandi aspettative, in quanto campioni dell’ultima Coppa d’Asia.

Il loro percorso, lì, era stato perfetto: erano riusciti a imporsi sull’Arabia Saudita (0-2), la Corea del Sud ai quarti (0-1) e il Giappone in finale (1-3). Il primo titolo della loro storia sembrava dare la spinta necessaria per affrontare al meglio questo Mondiale. Le tre Nazionali appena citate, però, sono riuscite ad affrontare questa competizione molto meglio del Qatar che le aveva sconfitte.

La vittoria in Coppa d’Asia aveva effettivamente dato un bel boost di adrenalina e le prestigiose amichevoli di preparazione ne erano la prova (Brasile, Portogallo, Serbia e addirittura Lazio e Fiorentina). Le prime avvisaglie del fallimento erano già arrivate, ma “il dado è tratto” come avrebbe detto qualcuno.

I successi, che in questa parte della storia sono ancora presenti, partivano da ben più lontano. Nel 2004, infatti, si decise di investire sul calcio tramite la creazione dell’Aspire Academy, un’accademia nata per volere della famiglia reale Al Thani con l’obiettivo di reclutare giovani talenti.

A partire dal 2007 ebbe inizio anche il progetto Football Dreams”, che ha il compito di scovare i migliori talenti anche dall’estero. Questi verranno poi naturalizzati tramite l’utilizzo di una regola FIFA, secondo cui sono eleggibili calciatori che per cinque anni consecutivi hanno giocato nel paese interessato dopo il compimento dei 18 anni e che non hanno mai preso parte a partite ufficiali con la nazionale d’origine.

Dopo un lungo processo di selezione, i ragazzi più talentuosi vengono trasferiti nelle varie società europee appartenenti alla famiglia reale del Qatar.

IL CROLLO MONDIALE

Il vero tasto dolente, la caduta rovinosa dopo la (troppo) rapida ascesa. Se vinci l’Europeo ma non ti qualifichi al Mondiale, è ben noto che le critiche non mancheranno. Se vinci la Coppa d’Asia ma esci dopo due giornate alla Coppa del Mondo, essendo anche la nazione ospitante, allora verrà ritenuto un fallimento.

Le difficoltà iniziano presto, al 5′ dell’esordio con l’Ecuador. Nonostante la difesa a 5 e l’atteggiamento conservativo, i sudamericani erano riusciti a passare in vantaggio: gol poi annullato per fuorigioco di Enner Valencia. Non è bastato questo episodio per dare la scossa, probabilmente l’emozione era troppo forte. La doppietta di Valencia ha chiuso il match sullo 0-2.

La solfa non è cambiata nelle gare successive contro Senegal e Olanda, perse rispettivamente 1-3 e 0-2. L’unica piccola soddisfazione è rappresentata dal gol realizzato da Mohammed Muntari, che aveva quasi rimesso in piedi la partita contro i campioni della Coppa d’Africa.

I record negativi e gli insuccessi sono troppi, però, perché la piccola fiaccola rappresentata dal gol possa rappresentare la luce che porta avanti un paese. Il Qatar, infatti, oltre a quanto detto prima, è diventata anche la prima Nazionale ospitante a chiudere il girone del Mondiale con meno di 4 punti. Record che, adesso, non potrà più essere superato.

È DA CONSIDERARE UN FALLIMENTO TOTALE?

Senza dubbio, perché il Qatar resterà per molto tempo nell’immaginario comune come la peggior Nazionale ospitante di sempre. La preparazione, le aspettative, i grandiosi progetti sono stati spazzati via insieme agli undici che sono scesi in campo nelle tre gare di questo Mondiale. Oltre alla qualità tecnica è mancato anche lo spirito giusto per affrontare una competizione di questo tipo.

Anche Xavi, che in Qatar ci ha vissuto e lavorato come giocatore e allenatore dell’Al-Sadd, si era espresso in modo positivo riguardo la squadra di casa:

Il Qatar non è solo la nazione ospitante, può davvero diventare la mina vagante del torneo. Il progetto del Mondiale ha portato miglioramenti non solo nelle strutture, ma anche in campo. Oggi il Qatar ha una nazionale in grado di competere sulla scena più prestigiosa del calcio mondiale, una nazionale in grado di dire la sua al Mondiale“.

A dimostrazione che era stato fatto tutto il possibile e, dunque, a dimostrazione del fallimento.

Era la prima partecipazione nella loro storia, questo è da tenere in considerazione, ma la fiamma che contraddistingue le grandi squadre non è mai stata presente. E allora, dopo aver analizzato la parte sul successo e quella sul fallimento, non resta che guardare l’ultima parola della frase di Churchill: l’entusiasmo.

I dubbi riguardanti questo Mondiale c’erano e ci sono ancora, ma ciò che sembrava non mancare, almeno al paese ospitante, era proprio la componente emotiva. Quando si è spenta questa, allora, restando coerenti con quanto detto da Churchill, si sono spente anche tutte le possibilità di arrivare al successo. Ancora una volta, i soldi non hanno fatto la felicità.

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Svizzera, Yakin si gode la qualificazione: “È stato molto emozionante”

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Svizzera

Dopo la vittoria nella partita decisiva contro la Serbia, che ha qualificato la sua Svizzera agli ottavi di finale dei Mondiali in Qatar, il commissario tecnico elvetico Murat Yakin ha esternato i suoi sentimenti alla stampa:

È stato molto emozionante. Nei primi minuti siamo stati protagonisti in campo, con un forcing molto organizzato, poi però ci siamo fatti sorprendere e siamo andati addirittura in svantaggio. La squadra però ha reagito e dopo il match ho sentito dentro di me un enorme senso di soddisfazione per quanto fatto dai ragazzi: mi sono seduto nello spogliatoio, mi sono goduto il momento e ho lasciato soli i giocatori“.

Ora gli elvetici, martedì sera, affronteranno il Portogallo di Cristiano Ronaldo per sognare i quarti di finale.

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Flash News

Il ct della Serbia Stojkovic sul suo futuro: “Certo che resto”

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Serbia

Nel post-partita della gara contro la Svizzera, il commissario tecnico della Nazionale della Serbia, Dragan Stojkovic, è intervenuto ai microfoni di Sportal.rs:

“Prima di tutto vorrei congratularmi con la Svizzera per la vittoria, che direi è meritata. Noi non siamo ovviamente soddisfatti del nostro cammino, ma dobbiamo considerare tutti i problemi che abbiamo avuto da quando siamo arrivati ​​qui, tenendo conto della preparazione fisica e dei vari infortuni rimediati dai nostri giocatori chiave. I ragazzi però hanno lottato, hanno dato il massimo, anche se non basta per questo livello”.

In seguito, il selezionatore ha tenuto a sottolineare che proseguirà l’impegno con la Nazionale delle Aquile bianche:

“Certo che resto. A marzo inizieremo le qualificazioni per Euro 2024 e abbiamo una grande voglia di battagliare: sarò molto soddisfatto se i miei giocatori saranno sani e al top della forma in quel momento”. 

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Flash News

Juve, approvato un nuovo progetto di bilancio: la perdita è di 239 milioni

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Chi è Gianluca Ferrero, il prossimo presidente della Juventus

Si aggiungono ulteriori dati che delineano la complicata situazione finanziaria della Juventus: come riportato nel comunicato pubblicato sui canali ufficiali del club, il dimissionario Consiglio d’Amministrazione della società bianconera ha approvato un nuovo progetto di bilancio d’esercizio e un nuovo bilancio consolidato al 30 giugno scorso, in cui emerge una perdita di 239,3 milioni di euro (226,8 al 30 giugno 2021).

Il bilancio d’esercizio sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea degli Azionisti del 27 dicembre.

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