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Lisandro Lopez: un bomber da dietro

“Sono contento, speravo che questo sogno si realizzasse. E si è realizzato: l’Inter è uno dei migliori club al mondo”

Inizia col botto l’avventura di Lisandro Lopez a Milano, col giocatore che di tanto in tanto nell’intervista di presentazione lancia frecciatine d’amore ai tifosi dell’Inter, nominando anche qualche mostro sacro.

ROSA CORTA

“Il mio punto di riferimento è Samuel, che è stato importante anche all’Inter: aveva grande grinta e spirito di sacrificio”.

La tocca piano, ma Luciano Spalletti spera.

Dopo un girone d’andata passato a litigare con i giornalisti sul quarto centrale che mancava, finalmente lo avrà.

Sebbene l’Inter non avesse bisogno di una rosa poi così lunga, viste anche le poche competizioni alla quale prenderà parte (da adesso affronterà ufficialmente solo la Serie A), alle spalle di Skriniar e Miranda si aveva urgente bisogno di un giocatore che potesse essere più di una semplice riserva e che riuscisse ufficialmente a far tirare il fiato ai due titolarissimi.

Ranocchia, unico panchinaro e utilizzato di rado, di tanto in tanto non ha deluso, ma i nerazzurri erano alla disperata ricerca di un giocatore che potesse adattarsi ben presto agli schemi del tecnico di Certaldo e l’hanno trovato in Lisandro Lopez.

DUTTILITÀ

“Posso giocare sia a quattro che a tre”

Mette subito in gioco argomenti importanti Lisandro Lopez nel primo squarcio di presentazione alla Pinetina, perché non è venuto qua per guardare gli altri a giocare: certamente sarà pronto a giocare centrale di una difesa a quattro quando uno fra Skriniar e Miranda avrà bisogno di fiato, ma contrariamente è pronto ad affiancarli in una difesa a tre.

Il 3-4-2-1 è un modulo che Luciano Spalletti a Roma utilizzò più volte nella scorsa stagione: comprese le qualità di Emerson Palmieri come terzino di spinta, spesso i capitolini scesero in campo con un pacchetto difensivo composto da Manolas, Fazio e Rudiger. Quest’ultimo si comportava da “finto terzino“, andando quindi a schierarsi da centrale di difesa, ma allargandosi a destra ogni qualvolta il brasiliano retrocedesse nelle posizioni.

Ugualmente Luciano Spalletti potrebbe decidere di fare, con la spinta che contraddistingue Cancelo, potrebbe renderlo il Palmieri nerazzurro, trasformando a partita in corso il suo 3-4-2-1 in un 4-2-3-1 in fase di ripiegamento affinché esso riesca a mettere in confusione gli avversari. Unico neo quello di trovare a Milano un giocatore che sappia fare divinamente il ruolo di finto terzino dalla parte opposta, ruolo che in questo momento nessuno dei tre centrali può ricoprire.

NON SI PASSA

Non si può dire che non sia stato accolto nel migliore dei modi da Luciano Spalletti, che in conferenza stampa non si tira indietro dal distribuire lodi e confermare la credibilità del progetto-Inter:

“Questa è la conferma che abbiamo direttori bravi e che son pronti, perché poi noi bisogna agire con determinate componenti, e son convinto che la loro bravura anticipa poi altri concorrenti in queste componenti”.

Spalletti non ha voglia alcuna di scendere dalla sedia che lo conferma “ministro della difesa”. Esattamente: ministro della difesa. Citazione di Sarri, che dopo il pareggio per 0-0 con i  nerazzurri, si confessò contento del punto ottenuto contro una delle difese più solide della Serie A.

Lo scorso anno per i nerazzurri fu il solito susseguirsi di allenatori con Pioli che chiuse quanto iniziato dal buon De Boer. L’Internazionale subì la bellezza di quarantanove gol.

Dato mostruoso quello che indica che solo otto fra le reti prese sono arrivate da fuori area: dall’interno dell’area di rigore Handanovic ha subito 41 reti in 38 partite. Roba da matti.

Quest’anno le cose sono totalmente cambiate: sebbene l’Inter continui a concedere ancora troppo in area di rigore (80% delle reti subite), Spalletti ha erto una difesa capace di non subire oltre le quindici marcature.

Facendo un calcolo matematico, la squadra di Milano sta tenendo una media pari a 28,5 gol subiti a fine stagione; solo uno in più, circa, della Juve dello scorso anno.

IL CALCIO NEL SANGUE

“Il momento il più divertente, quando tutti correvamo dietro il pallone, e non importava se si vinceva o si perdeva”

È così che parla della sua infanzia Lisandro Lopez, nato in Argentina, nella terra degli interisti; di quegli interisti che ne hanno fatto la storia, da Samuel a capitan Zanetti, passando per Veron, Milito e Cambiasso. Non dimenticando poi i vari Crespo, Cruz e Burdisso.

Suo padre era calciatore amatoriale, mentre manteneva la baracca lavorando da cameriere, ed è lui a trasmettere ai figli Lopez la passione del calcio.

Lisandro non giocava, però, da difensore centrale.

Anzi: era un centravanti di razza, bomber d’area. A sedici anni avviene la trasformazione e il suo lancio ufficiale nel mondo del calcio.

È all’Arsenal di Sarandi che esplode, mettendo in cassaforte un campionato argentino storico: di quell’Arsenal solo lui si è affermato ad alti livelli.

Altro giocatore che si consacrerà è Dario Benedetto, ancora alla ricerca, comunque, della sua vera identità calcistica.

RIALZARE LA TESTA

Non c’è da vergognarsene se anche voi quattro o cinque anni fa avete guardato a lui come possibile futuro Sergio Ramos o Puyol. Come pilastro della difesa argentina e fisso nella XI dei migliori al mondo.

Ceduto al Benfica per quattro milioni di euro, i portoghesi gli attaccarono un etichetta con su scritto “trentacinque”: erano i milioni di clausola rescissoria.

Era il 2014 e qualora qualcuno avesse pagato quella cifra, il giocatore sarebbe finito nella lista dei difensori centrali più costosi, dietro a mostri sacri quali Rio Ferdinand, Thiago Silva e Thuram.

Ma non solo: sarebbe stato il difensore centrale argentino più pagato della storia; fino a quel momento lo era Walter Samuel, quando si trasferì dalla Roma al Real Madrid per 25 milioni. 

Per Lisandro Lopez, però, tutto sfumò: non bastò tanta voglia di mettersi in mostra e le qualità che il giocatore possedeva.

Al Benfica finisce presto ai margini della squadra.

CERCASI PORTA

Se lo scorso anno la squadra interista fu una delle compagini a prendere più gol da calcio piazzato, quest’anno la tendenza si è invertita: molto spesso la squadra del tecnico toscano ha sbloccato gare da calcio da fermo.

Sarà per questo una risorsa importantissima Lisandro Lopez: in tre stagioni in Argentina segnò 17 reti. Basti pensare che in Serie A Mattia Destro ne ha fatti 23 negli ultimi tre anni di Bologna.

Parliamo di un difensore con un fiuto del gol eccellente: ne è una prova l’incontro fra Getafe e Barcellona;

Fra le maggiori qualità in area di rigore avversaria quella di riuscire ad infilarsi alle spalle dei rivali, facendosi trovare molto spesso libero e capace di colpire a botta sicura: parliamo di un difensore che ha siglato 30 gol in carriera, giocando 19,500 minuti.

Dato pazzesco: ha la media di una rete ogni sette partite. Pensare che un centrale prolifico come Sergio Ramos ha una media gol inferiore, pari a una marcatura ogni otto incontri.

Importante inoltre lo stacco imponente che spesso gli concede di arrivare al gol.

Salta più in alto rispetto al bacino dell’avversario battendo a rete, a portiere incolpevole.

La sua fisicità (1.88) gli consente un vantaggio aereo, alimentato da una qualità straordinariamente eccezionale: non è un colpitore violento. Inquadra la sfera e disegna la traiettoria.

Divenne celebre in tutto il mondo per il gol in rovesciata nell’incontro fra Indipendiente e Racing che gli consentì nel 2012 di entrare di diritto nella classifica dei gol più belli del mondo dell’anno, piazzandosi decimo nel Puskas Award.

DIFETTI “FAZIOSI”

Perché se segna così tanto è presto finito fuori dai radar del mister dei portoghesi? Perché Lisandro Lopez è un giocatore che presenta le caratteristiche del centrale giallorosso Fazio: imperioso e fisico, spesso va in netta difficoltà sia se affrontato in campo aperto in contropiede, sia nell’uno contro uno in velocità.

Fra le sue migliori caratteristiche la rapidità non è presente.

A Roma, però, Fazio si è integrato più che bene, confermandosi anche quest’anno – dopo la scorsa annata – ancora come uno dei migliori difensori del nostro campionato. Ed è da qui che riparte Lisandro, con quel “Voglio la Champions” che lascia ben sperare tutti i tifosi nerazzurri.

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