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Roma

La scorsa estate il compito di cambiare tutto è stato affidato a Monchi, il nuovo direttore sportivo della Roma. Quando era arrivato, a fine aprile, aveva espresso il suo desiderio di proseguire con Luciano Spalletti in panchina. Ma i problemi comunicativi e in particolare la gestione dell’ambiente da parte dell’allenatore toscano, avevano reso quasi impossibile il prolungamento del contratto. Così dopo dell’addio di Spalletti, la Roma si è ritrovata a dover scegliere un nuovo allenatore e alla fine Eusebio Di Francesco ha avuto la meglio.

LA CRESCITA DELLA ROMA TARGATA “DI FRANCESCO”

Quando il nuovo tecnico è arrivato a Roma c’erano alcuni dubbi sul cambio di panchina e la squadra sembrava ormai destinata ad archiviare tutti gli obiettivi iniziali. Era quindi difficile prevedere un inizio e una stagione così positivi, anche ripensando al primo impatto di Di Francesco con la Serie A. Tutt’altro che facile. Invece il tecnico ha impiegato meno tempo del previsto a disegnare la sua squadra e ad affinare i meccanismi del suo gioco. Principi semplici: difendere in spazi piccoli per attaccare in spazi grandi, un fraseggio breve e una ricerca ossessiva della verticalizzazione, perché “due passaggi orizzontali sono già troppi”.

La Roma di Di Francesco è chiaramente diversa rispetto a quella della stagione precedente. Con Spalletti i giallorossi hanno giocato la maggior parte delle partite con il 4-2-3-1, trasformandolo poi in un 3-4-1-2 per poter sfruttare al massimo le accelerazioni di Salah, i gol di Dzeko e Radja Nainggolan nella trequarti avversaria. Con Di Francesco la Roma è cambiata, dovendo anche fare i conti con la partenza di giocatori determinanti, come Salah o Rudiger. Si è trasformata in una squadra più offensiva, con un 4-3-3 e una linea difensiva spostata in avanti. Anche il ruolo di Nainggolan è cambiato. O meglio, è tornato ad essere quello di una volta. In attacco poi Di Francesco ha puntato tutto su due veri esterni, capaci di partecipare attivamente alla fase difensiva.

MENTALITÀ

Un cambiamento promosso da tutta la squadra e assimilato in poco tempo, “mi piace il modo in cui stiamo giocando – ha dichiarato Daniele De Rossi – il mister ha cambiato il modo di aggredire l’avversario, siamo sempre propositivi anche contro squadre con cui in altre stagioni avremmo aspettato: questo è il passo importante che abbiamo fatto”. Un cambio di panchina che però non ha introdotto solo un nuovo modulo e un nuovo ruolo per alcuni giocatori. Quello che è cambiato è soprattutto la mentalità che il tecnico ha trasmesso alla sua squadra e il modo di comunicare, non solo con i giocatori, ma anche con tutto l’ambiente. Stampa compresa.

Anche nelle sconfitte ci ha fatto capire quale sia la giusta strada. Il messaggio che ci ha dato è chiaro, ma è presto per fare proclami che qui a Roma verranno sicuramente fatti, così come ci avevano dato degli scemi dopo il pari contro l’Atletico Madrid.

Di Francesco non è Spalletti. Nessuna dichiarazione ad effetto. Nessun eccesso o parole fuori posto. L’allenatore si è preso la Roma e lo ha fatto in silenzio, con la normalità che lo ha sempre contraddistinto ma anche con personalità e la consapevolezza che il lavoro ripaga sempre. Poche parole e dimostrazioni continue.

NUMERI A CONFRONTO

I numeri sono (più o meno tutti) dalla sua parte. Ad esempio nella stagione 2016-2017 la Roma aveva raccolto 22 punti in campionato nelle prime dieci giornate. Quest’anno di punti ne ha fatti 24, con due sconfitte e otto vittorie. Nonostante l’avvio di stagione sia favorevole a Di Francesco, con Spalletti la squadra ha lottato fino all’ultimo per vincere lo scudetto e ha concluso il campionato al secondo posto, a soli quattro punti dalla Juventus.

Quest’anno invece l’obiettivo iniziale è sfumato, il primo posto è ormai lontano e alla Roma non resta che giocarsi un posto con Lazio e Inter, per guadagnare un accesso alla prossima Champions League. In questo senso quanto fatto da Spalletti sembrerebbe essere più importante e proficuo, in termini di obiettivi e di risultati, rispetto all’attuale situazione della Roma. Inoltre il tecnico toscano aveva lasciato la panchina  con una pesante eredità in termini di punti: 87, record di sempre nella società giallorossa.

Questa Roma però, nonostante il primo posto sia ormai irraggiungibile, ha dimostrato di essere una squadra capace di assimilare i principi di gioco del nuovo allenatore, di giocare un calcio bello e di poter vincere contro squadre attrezzate come il Napoli. Campionato a parte, i riconoscimenti nei confronti di Di Francesco vanno ricercati nel cammino della Roma in Europa, in particolare in quanto fatto la scorsa settimana. La settimana santa. In uno Stadio Olimpico stracolmo come non si vedeva da tempo, la Roma ha scritto una delle pagine più belle della sua storia, sicuramente la più bella della sua storia europea. Ribaltando la propria narrazione, la squadra di Di Francesco ha completato una rimonta con il Barcellona che all’indomani della partita d’andata sembrava quasi impossibile. Mica male per un squadra che lo scorso anno (con Spalletti) era uscita ai playoff ad agosto col Porto e che anche negli anni precedenti, in Europa, ha mostrato grandi limiti in termini di personalità e mentalità.

1 A 1

Prendendo in considerazione tutti questi numeri e quanto fatto dai due allenatori, possiamo considerare il confronto piuttosto equilibrato. Palla al centro. Aspettiamo la fine della stagione per le conclusioni. Spalletti e Di Francesco, indipendentemente da come andrà a finire, hanno saputo portare buoni risultati alla Roma, con un unico dettaglio: non è stato vinto niente, da nessuno dei due. Ma Di Francesco è in vantaggio, perché è ancora in corsa per la Champions. Difficile immaginare che la Roma alzerà la coppa, ma non impossibile. Per eventuali conferme, chiedere al Barcellona.

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Europa League

Reijnders sul Milan: “Grande tradizione di olandesi, obiettivo Europa League”

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De Ketelaere

Tijani Reijnders è una delle note del Milan che quest’anno non è mai stata stonata. Stakanovista del centrocampo rossonero, tanto che Pioli a lui non rinuncia praticamente mai. Metronomo dell’AZ Alkmaar, gli scout del Milan ci hanno visto lungo quest’estate andandolo a pescare dal campionato olandese, quando tutti pensavano solo a rimpiangere la partenza di Sandro Tonali. Invece a Milanello è arrivato un centrocampista box to box, formato Premier League per intenderci, con anche il vizio del gol, visto che sono già due all’attivo conditi da tre assist. E sappiamo benissimo che la tradizione di tulipani” nel Diavolo è ben presente e rosea. Lo ha voluto rimarcare persino lo stesso Reijnders, che ha rilasciato alcune dichiarazioni a Uefa.com prima della gara.

LE PAROLE DI REIJNDERS

FAMIGLIA – “Anche mio padre è stato un calciatore professionista, nei Paesi Bassi, in Finlandia e negli States. Ho ricordi vaghi delle sue partite, ma ricordo bene che ho iniziato a giocare molto presto in giardino e che nel giro di poco tempo sono passato al calcio vero e proprio”.

OLANDESI DEL MILAN – “Quando arrivi per la prima volta a Milanello, o a Casa Milan, capisci subito l’importanza che hanno avuto Gullit, Rijkaard, van Basten. Per un olandese essere qui e giocare in questo grande club è qualcosa di straordinario”.

OBIETTIVO EL – “Ci sono tante buone squadre in corsa, ma noi siamo il Milan e dobbiamo avere un solo obiettivo, vincere l’Europa League. Abbiamo qualità e sicuramente possiamo andare lontano. Vogliamo vincere l’Europa League e faremo di tutto per riuscirci”.

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Europa League

Pioli prima di Rennes-Milan: “Loro forzeranno da subito”

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Pioli

Il tecnico del Milan, Stefano Pioli, è intervenuto ai microfoni di SkySport prima della gara di ritorno di Europa League contro il Rennes. L’allenatore rossonero ha voluto parlare di che gara si aspetta e di come approcceranno i francesi alla gara, dato che si trovano in svantaggio per 3-0 a causa della grande vittoria del Milan in quel di San Siro nella sfida d’andata.

MILAN, PIOLI: “IL RENNES FORZERÀ FIN DA SUBITO”

Di seguito le parole di Pioli ai microfoni di SkySport prima di Rennes-Milan:

RIPARTIRE CON ATTENZIONE – “Si riparte con grande attenzione, con grande volontà di superare questo turno e ci aspettiamo un avversario energico soprattutto all’inizio, ma noi siamo pronti”.

RENNES – “Abbiamo giocato una settimana fa, il Rennes abitualmente prende certe posizioni ma oggi cambierà atteggiamento perché dovrà forzare le cose, per rimontare. Dipenderà anche da come entreremo noi in campo”.

CRESCITA BENNACER – “Sta raggiungendo una buona condizione, chiaramente la Coppa d’Africa gli ha tolto un po’ di condizione ma sta bene, è un centrocampista importante per noi”.

I NUMERI DI BENNACER AL MILAN

Ismael Bennacer da quando indossa la maglia del Milan (dal 2019 ad oggi) ha registrato in totale 118 presenze condite da cinque reti. Il centrocampista rossonero con la Nazionale Algerina (dal 2016 ad oggi) ha fatto parte a 48 sfide siglando due gol. Nella sua carriera ha indossato anche le divise di Arles-Avignon (2015-2016), Arsenal (dal 2015 al 2017), Tours (2017) ed Empoli (dal 2017 al 2019).

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L’Inter lavora in vista del Lecce: Carlos Augusto verso il posto da titolare

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Carlos Augusto calciatore di Inter e Brasile - Serie A, Champions League

Si avvicina il weekend e di conseguenza si avvicina il prossimo turno del campionato di Serie A: una delle partite più importanti della ventiseiesima giornata è quella tra l’Inter di Simone Inzaghi e il Lecce di Roberto D’Aversa, gara che si giocherà al Via del Mare. Vi potrebbero essere novità tra l’undici titolare dell’allenatore piacentino, dato che i nerazzurri devono gestire bene le forze tra il campionato e la Champions League.

LECCE-INTER, LE POSSIBILI SCELTE DI INZAGHI: CARLOS AUGUSTO DAL 1’?

Secondo quanto riportato da SkySport, Simone Inzaghi potrebbe decidere di optare per un turnover contenuto in occasione della partita contro il Lecce: il tutto con lo scopo anche di riservare alcune energie per il ritorno di Champions League contro l’Atletico Madrid al Civitas Metropolitano. A questo proposito, Carlos Augusto potrebbe partire al 1’ minuto al Via del Mare al posto di Dimarco. Non è solo questa la novità: infatti ci potrebbe essere un po’ di turnover anche a centrocampo, con Frattesi ed Asllani che potrebbero sostituire Calhanoglu ed uno tra Barella e Mkhitaryan, con l’italiano favorito sull’armeno per un posto da titolare.

PROBABILE FORMAZIONE INTER (3-5-2): Sommer; Pavard, De Vrij, Bastoni; Dumfries, Frattesi, Asllani, Barella, Carlos Augusto; Lautaro Martinez, Arnautovic. Allenatore: Simone Inzaghi.

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Lippi su Juve e Nazionale: “Mancano i campioni, comprendo la scelta di Mancini”

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Marcello Lippi De Rossi

LIPPI SU JUVE E NAZIONALE – Al cinema Eden di Roma è stato oggi presentato il docufilm autobiografico sulla vita e le gesta calcistiche di Marcello Lippi, ex condottiero della Nazionale e della Juventus tra le altre. Il tecnico originario di Viareggio è uno che di trofei e rose vincenti se ne intende alla grande, ma il coronamento della carriera rimane senza ombra di dubbio il Mondiale conquistato nel 2006. Titolo che lo ha definitivamente consacrato nell’Olimpo degli allenatori più vincenti di sempre, anche considerando il fatto che l’Italia era appena stata travolta dallo scandalo Calciopoli e non era assolutamente tra le favorite alla vittoria finale. I quesiti postigli vertevano proprio sull’attuale Vecchia Signora, ma anche su Nazionale e su due suoi vecchi pupilli, ovvero Francesco Totti e Alessandro Del Piero.

LE PAROLE DI LIPPI

JUVENTUS – “Cosa serve a questa Juve per raggiungere il livello della mia? Innanzitutto i grandi calciatori, come c’erano in quegli anni. La Juve non vince da alcuni anni, perciò siamo vicini a ricominciare: il calcio è fatto di cicli, non vince da tempo e quindi tornerà presto a farlo“.

ALLEGRI – “Dare un consiglio ad Allegri? Non do consigli, non parlo di colleghi e non giudico le scelte che fa il club, posso dire che gli auguro il meglio“.

CONTE – “I tifosi non devono odiarlo perché è andato all’Inter, Antonio ha il cuore bianconero“.

DEL PIERO E TOTTI – “Non capisco perché bisogna per forza fare un paragone tra due calciatori. Attorno a entrambi ho costruito squadre che hanno regalato soddisfazioni, che senso ha dire chi è più forte? Per esempio Messi e Zidane sono di due epoche diverse, l’argentino ha sicuramente segnato la sua vincendo tanti palloni d’oro. Discorso uguale per Zidane, con cui alla Juve ho vinto tanto. Fortunatamente non ha vinto il Mondiale, perché così l’abbiamo vinto noi“.

SPALLETTI E NAZIONALE – Oggi non ci sono i campioni che potevo convocare io, ma nonostante ciò sono convinto sia possibile costruire un grande futuro: Luciano Spalletti è un eccellente commissario tecnico“.

MANCINI – “Io ero sodisfatto di quanto vinto con i club italiani, e così decisi di accettare un’offerta economica mai vista prima, arrivata dalla Cina. Per questo motivo, quando mi si chiede di commentare l’addio all’Italia di Mancini per andare in Arabia Saudita, non posso dire nulla“.

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