Lo conosciamo per le sue appassionanti e sfrenate telecronache su TopCalcio24, ma è anche fondatore di Juventibus.com e scrittore del romanzo Uno Zero – Vita e tempo di un talento. Stiamo ovviamente parlando di Luca Momblano, che abbiamo avuto l’onore di intervistare e con cui ci siamo divertiti in una piacevolissima chiacchierata.

Tanti i temi toccati, con il grande fulcro a tinte bianconere, ma non solo. Dalla nascita della passione per la Juventus al naufragio della SuperLega, passando per la delusione della Vecchia Signora per un’annata inferiore alle aspettative e, infine, uno sguardo alla lotta Champions.

LA PASSIONE PER LA JUVENTUS

Luca, partiamo con una domanda facile: come nasce la tua passione per la Juventus? È ereditaria o si è sviluppata con il tempo?

Sicuramente è stata ereditaria: il mio è un cognome geograficamente tracciabile nella valle di Villar Perosa, quindi è facile capire tutto. A proposito di Villar Perosa, speriamo si possa tornare a giocare la classica amichevole che, per la prima volta dopo tantissimo tempo, l’estate scorsa non si è disputata. Quella è una partita che ha un senso solo se c’è il pubblico, è del pubblico e per il pubblico: senza questa componente non ha senso farla.

TIFOSI E SUPERLEGA

La mancanza dei tifosi ci ha consegnato un calcio sicuramente diverso e più povero. Credi sia possibile, in futuro, che i tifosi diventino una componente sempre più marginale? La famigerata Superlega avrebbe potuto essere una soluzione?

Ci sono milioni di persone che guardano partite videogiocate, quindi non vedo perché non potrebbero esserci persone che, in futuro, guarderanno partite giocate come se fossero un videogioco. Anche il Presidente Agnelli lo ha già fatto intendere, sottolineando come il calcio debba stare attento ai cambiamenti sociali. Resta un bene ad alto gradimento, ma la sua vita o morte industriale dipenderà tutto da come sarà servito. L’idea della Superlega era di rendere più vendibile il calcio, perché questo dovrà rispondere alle richieste della gente. Una delle risposte era il concetto della Superlega. Bisogna capire che la stragrande maggioranza delle realtà calcistiche sono geolocalizzate, e oggi il pubblico chiede sempre meno queste sfide tra campanili. Prima o poi si troverà una via di mezzo, ma non bisognerà farlo troppo tardi.

UNA STAGIONE SEMPLICEMENTE “NORMALE”

Facciamo ora un salto in avanti, con un deciso sguardo al presente: qual è stato il problema principale di questa Juventus? Le responsabilità sono più dei singoli o da condividere tra tutti?

Si è chiusa l’idea di un ciclo senza fine: questa è stata un’annata normale, perché quando vinci è sempre speciale e quando lo fai a ripetizione è eccezionale. In base alle aspettative iniziali è una stagione storta, ma comunque la Juventus ha vinto la Supercoppa ed è in finale di Coppa Italia. Certo, se hai innestato Ronaldo e hai fatto degli sforzi per arrivare a conquistare la Champions League, le eliminazioni con Ajax, Lione e Porto non erano pronosticabili. Le responsabilità maggiori sono da distribuire su una grande torta, in cui rientrano una serie di fattori. Ad esempio, la dirigenza era troppo snella e probabilmente le sono state attribuite responsabilità eccessive per le sue reali capacità di percorso.

SCUDETTO E ZONA CHAMPIONS: COME VA A FINIRE?

Riprendendo la metafora delle responsabilità distribuibili sulle fette di torta, per lo scudetto dell’Inter si può attribuire una fetta un po’ più grande ad Antonio Conte? Con i neroazzurri in testa alla classifica rimangono soltanto tre posti per agguantare un piazzamento Champions: chi se lo aggiudica?

Senz’altro la fetta di merito un po’ più grande per lo scudetto dell’Inter va a Conte, anche se è chiaro che se le rivali faticano ad arrivare a 70 punti lo Scudetto diventa più facile da raggiungere. C’è stato un momento in cui il gruppo era completamente sfaldato a causa dell’incertezza societaria, ma da qui l’Inter è stata brava a compattarsi e a disputare un girone di ritorno incredibile a livello di punti. Per la zona Champions è impossibile fare pronostici. Tutte le squadre hanno delle criticità e ognuna ha un buon motivo per stare fuori: nessuno può permettersi di perdere nemmeno una partita. In una situazione simile, il calendario conta relativamente: non sarà lui a dirci chi va in Champions e chi no. La qualificazione dipenderà da altri fattori, come la testa e la compattezza dell’ambiente.

Ringraziamo ancora una volta Luca Momblano per la sua disponibilità.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Twitter Momblano