Connect with us

Generico

A volte ritornano

Pubblicato

:

Certi amori non finiscono,  fanno dei giri immensi e poi ritornano.

È la frase di una bellissima canzone di Venditti, nonché cronaca di molti rapporti sentimentali. E per quanto si possa essere poco romantici, anche nel calcio c’è del sentimento: amori e innamoramenti, addii e ritorni fanno parte del mondo di questo sport. Alcuni calciatori per esempio sono particolarmente esperti di giri immensi: il record, detenuto dall’attaccante uruguaiano Sebastian Abreu, è di 26 maglie in carriera, ma basta pensare a Bobo Vieri, Marco Borriello o Alessandro Diamanti, nomi casalinghi che detengono un numero abbastanza elevato di spostamenti in varie squadre. All’altro estremo tuttavia, c’è chi ama restare nella stessa squadra onorando dal primo all’ultimo giorno la maglia di casa – Totti docet – oppure chi dedica gran parte della sua carriera ai soliti colori, senza entrare in trasferimenti clamorosi.

Esiste poi una zona grigia, un via intermedia e traversa, dove stanno i calciatori che dopo alcune esperienze in altre società, tornano a giocare per un club che per loro e per i risultati è stato particolarmente importante. Ecco alcuni esempi di grandi ritorni.

BUFFON ALLA JUVENTUS

A qualche giorno dall’anniversario del suo esordio in Serie A (19 novembre 1995), Gianluigi Buffon sta (ri)vestendo la maglia bianconera, quella che tiene incollata al petto dal 2001 quando passò alla Juventus dal Parma, sua prima squadra. La carriera nella squadra piemontese contiene però un asterisco, o meglio una parentesi, che si chiama Paris Saint Germain.

L’addio allo Juventus Stadium di fine stagione 2017-18 aveva illuso tutti, forse anche lui stesso, di salutare veramente e per sempre (almeno in campo) Torino. Il passaggio al club francese sembrava la classica esperienza all’estero che una volta nella vita va fatta. Finito “l’Erasmus” però, Gigi è tornato in bianconero e non come dirigente, ma come portiere e uomo spogliatoio per finire la carriera del calcio giocato nel club in cui è cresciuto di più, con cui ha conquistato parecchi record e che, senza mezzi termini, ama di più.

Certamente il grande ritorno dell’ex numero 1 juventino non ha comportato prestazioni di gioco di uguale livello: dal 2001 al 2018 infatti Gigi ha scritto un pezzo di storia della Juventus e del calcio italiano, e tra alti e bassi, serie B compresa, è rimasto fedele ai colori zebrati. Nel tempo ha infatti instaurato un rapporto di fiducia e stima con il club senza dubbio reciproco.
La tua maglia dice chi sei. La società, i compagni, i tifosi e i partner ringraziano Gigi Buffon per essere ancora e sempre il loro numero uno” è la dedica del club torinese al portiere nel novembre 2006, quando Buffon rimase una pedina fondamentale della squadra nonostante la retrocessione per lo scandalo Calciopoli. E il numero uno è continuato ad esserlo, anche adesso con la maglia numero 77. Nonostante infatti la parentesi in Ligue 1, Buffon è una bandiera della Juventus, e il suo grande ritorno, a prescindere dalla ricerca di nuovi record o di un sogno nel cassetto di nome Champions League, è uno dei più significativi della storia del calcio italiano.

Fonte: profilo Instagram Buffon

KAKÁ AL MILAN 

Il fantasista brasiliano ha incantato il mondo con le sue giocate e al Milan ha vissuto alcuni degli anni più vincenti del club rossonero. Con due Champions e un Pallone d’Oro in bacheca, Ricardo Kaká è stato uno dei giocatori che ha dato di più alla squadra milanese, con la quale ha sviluppato dal 2003 al 2009 un rapporto forte e rispettoso. Dieci anni fa il suo addio è stato uno dei più dolorosi per i tifosi del Milan e il passaggio al Real Madrid è stata una svolta difficile anche per lui.

Nei Blancos ha trovato meno spazio da titolare, ma ha comunque partecipato ai successi della squadra spagnola. A remargli contro tuttavia, sono stati innanzi tutto i problemi fisici, come la pubalgia e un intervento al ginocchio. Complessivamente al club spagnolo Kaká ha disputato comunque 120 partite, segnando 29 gol, fino a quando arrivò Adriano Galliani, AD del Milan, a corteggiarlo per riportarlo a casa. Fu così che il trequartista brasiliano tornò a Milano nella stagione 2013-14, scegliendo la maglia numero 22, in onore alla cifra che portava sulla schiena anni prima, simbolo del riconoscimento e del profondo affetto per la squadra rossonera. Anche in questo caso gli infortuni gli hanno condizionato fortemente le prestazioni, e dopo un anno Kaká ha rescisso il contratto con il Milan, per passare all’Orlando City e andare in prestito – a proposito di amori che ritornano – al San Paolo, suo primo club.

Il tocco di palla da fuoriclasse, la capacità di progredire velocemente con la palla al piede, il tiro potente e preciso, che lo hanno reso fondamentale negli scontri più decisivi, vanno a braccetto con la sua attitudine da “antidivo“, che forse lo ha reso più umano di altri giocatori stellari. Il popolo milanista quindi lo amerà sempre e anche in questo caso il suo ritorno è stato a livello umano un grande esempio di attaccamento alla maglia.

HENRY ALL’ARSENAL

Un esempio di come l’espressione “si meriterebbe una statua” è divenuta realtà.

Fra il 1999 e il 2007 il calciatore francese è stato talento indiscusso dell’Arsenal. Ne è diventato capocannoniere con 228 gol, ha vinto due Premier League e tre FA Cup, oltre ad aver instaurato un rapporto caloroso con l’ambiente. Il periodo in Inghilterra è stato inoltre significativo per la sua carriera, dato che lo ha portato a esplodere e far diventare uno dei giocatori più forti di sempre.

Fa acquistato all’età di 22 anni sul volere di Arsene Wenger, che con grande convinzione lo volle nel club e che con lungimiranza aveva intuito il potenziale in lui. L’allenatore infatti lo conosceva fin dai tempi del Monaco, dove il giovane francese si era formato giocando come ala. Prima di giungere in Premier comunque, giocò una stagione alla Juventus, dove Luciano Moggi lo scelse per sostituire Del Piero: qui segnò 3 gol in 16 presenze, in una stagione in cui non ebbe l’occasione di brillare. La vera svolta quindi è arrivata proprio con il passaggio ai Gunners, dove ha trovato il suo posto ideale come attaccante puro e dove è diventato simbolo della squadra, che per altro gli ha dedicato una statua, che si erge nei pressi dell’Emirates Stadium.

Nel 2007 è stato acquistato dal Barcellona, dove è rimasto per tre anni, per poi passare alla  Major League Soccer nel New York Red Bulls. Durante l’esperienza americana però, Henry ha giocato in prestito per qualche mese con la vecchia squadra, per mantenere la forma fisica in vista della stagione MLS: nel suo secondo debutto riuscì a segnare contro i Leeds, e lo stadio esplose di fronte al suo monumento. In totale in quel periodo Henry andò a segno due volte in 7 presenze.

CRUIJFF ALL’AJAX

Scavando nella storia un po’ più lontana del calcio, ci si imbatte in uno dei più giocatori più forti di sempre: Johan Cruijff, protagonista di un grande come back nella sua carriera.

Il Profeta del gol, o come lo chiamava Gianni Brera il Pelé bianco, è stato uno dei calciatori più importanti dell’Ajax, che lo ha cullato fin dalle giovanili e dove ha esordito in prima squadra nel 1964. Da lì nove anni strepitosi con i Lancieri, con cui ha vinto sei campionati, coppe nazionali, tre Coppe Campioni, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale, più due Palloni d’Oro. Ad Amsterdam è diventato un simbolo di un’intera generazione, un esempio per chi l’ha succeduto e l’emblema perfetto dell’interpretazione del “calcio totale“, un sistema di gioco in cui un calciatore che si sposta dalla sua posizione viene sostituito prontamente da un altro, in modo da mantenere una disposizione compatta della squadra. Cruijff era un maestro del pallone con un’ottima visione di gioco, il tiro potente, l’andamento elegante e una velocità sopra la media, e negli anni all’Ajax è stato al massimo della sua carriera toccando livelli all’epoca difficilmente eguagliabili.

Nel 1973 passò dopo una lunga trattativa al Barcellona, e cinque anni dopo si ritirò dal calcio giocato, per poi tornare poco dopo in campo. Passando per altri club, anche oltreoceano, finì per firmare di nuovo con l’Ajax nel 1981, dove affiancò un giovane Marco van Basten e arrivò nel totale delle sue esperienze con i Lancieri a 275 partite di campionato e 205 gol. La sua carriera da giocatore finì nel Feyenoord dove vinse il suo nono campionato olandese. L’amore per la maglia di Amsterdam però, non finì con il calcio giocato, perché passò anche dalla panchina dell’Ajax come allenatore e nella dirigenza del club.

 

 

Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram ufficiale di Ricardo Kaka. 

Continue Reading
Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Generico

Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

Pubblicato

:

Inter

Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

Continua a leggere

Flash News

Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

Pubblicato

:

Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

Continua a leggere

Flash News

Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

Pubblicato

:

Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

Continua a leggere

Generico

Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

Pubblicato

:

Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

I nostri approfondimenti

Giovani per il futuro

Esclusive

Fantacalcio

Serie A

Trending

Scarica L'App

Copyright © 2022 | Testata giornalistica n.63 registrata presso il Tribunale di Milano il 7 Febbraio 2017 | numero-diez.com | Applicazione e testata gestita da Número Diez SRL 12106070969