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Ab-normal football

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Scritta sui muri, stampata sulle maglie souvenirs e annunciata dallo speaker delle stazioni, nella metropolitana britannica regna la frase “Mind the gap”. Letteralmente “Badate al divario”. Lo sottolineano, gli inglesi, ad ogni fermata dell’Underground per non precipitare tra la banchina e la fermata del treno.

Ma noi, italiani, nella profonda e cavernosa crepa del divario ci siamo piombati già da tempo. E mentre gli inglesi costruiscono il muro del successo, mattone dopo mattone, noi italici rimaniamo fermi, immobili, abbandonati nell’oblio della rinuncia. Non stiamo meditando la prossima mossa ma stiamo evitando il darci da fare. E così il gap può solo che aumentare…

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FONTE DI GUADAGNO

“Are we going to get a coffee at the Emirate Stadium?”

(“Andiamo a prenderci un caffè all’Emirates Stadium?”)

È mercoledì. L’Arsenal ha giocato, come da consuetudine, nel weekend. La partita successiva è la domenica dopo. A questo giro nessun turno infrasettimanale, nessuna partita di Coppa di Lega da disputare. Eppure la gente popola lo stesso lo stadio dei Gunners.

Hey, I’m talking to you. Do you prefer a coffee break or do we have lunch at the stadium?”

(“Ehi, sto parlando con te. Preferisci una pausa caffè o facciamo pranzo allo stadio?”)

Non più un caffè al bar. Addirittura un pasto in un ristorante. Il tutto incastonato nell’Emirates Stadium, aperto anche quando non ci sono partite in programma.
Si provi ora a immaginare la reazione di un italiano a questa multietnica conversazione, in un misto di emozioni a metà tra lo stupore della notizia e la poca fiducia nell’interlocutore inglese:
«È veramente possibile fare tutto ciò quando non disputa alcun match?».
Yes. It’s possible.
Si chiama sfruttamento delle risorse, l’ennesima tesi a favore del calcio inglese che dimostra la sua evoluzione comprovando, allo stesso tempo, la regressione del resto del mondo.

DIVARIO

Dicono che la Juventus in Premier League potrebbe dominare e vincere senza problemi come da anni manifesta in Italia. Probabile, i giocatori li ha e le squadre in Inghilterra potrebbero concederle più spazi in ripartenza. Difficile, i ritmi che i club sostengono da queste parti sono di alti – e altri – livelli. L’opinione pubblica, a riguardo, resta divisa. È normale quando si parla di ipotesi.

Ciò che lascia trapelare il discorso rimane l’utilizzo della Juventus come metro di giudizio per valutare la competitività e il livello del campionato nostrano. Ma restano teorie astratte. Si parla di tesi. Aria fritta. Parole al vento. Siamo abituati a questo, in Italia: guardare in casa degli altri e cercare di capire il loro e il nostro valore. Non per raggiungerlo o superarlo, ci mancherebbe. Soltanto per vedere a che “piano abitiamo”, lodandoci di quello che siamo senza sudare per arrivare a ciò che potremmo – più che dovremmo – essere

Mentalità. Forma Mentis. Una locuzione latina che a livello di idioma non ha niente a che fare con i britannici. L’italiano rimane una lingua neolatina, l’inglese una lingua germanica. Eppure la mentalità – giusta – ce l’hanno loro, gli inglesi. È un po’ come il made in Italy che spopola ovunque tranne che a casa propria, in Italia.

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Gli inglesi dal latino hanno preso la forma mentis, la mentalità. Noi italiani le declinazioni, non nei verbi ma nelle azioni: rimandiamo ogni iniziativa (sempre che vengano prese) annunciando solenni trasformazioni che vengono poi trasformate dal tempo in barzellette che non procurano risate, se non dai britannici nei nostri confronti

Le differenze tra l’Italia pallonara e il football inglese sono abissali. Spaventose. Umilianti. Il confronto va però esteso: non tra Premier League e Serie A, ma tra lo stato inglese e quello italiano. Non si parla soltanto di calcio giocato, ma di tutto ciò che circonda lo sport in generale.

ROSE AND FLOWERS VS SPINE E PIANTE SPOGLIE

Ciò che nel nostro paese è studio, il calcio, da loro è svago, divertimento. Gli inglesi vivono per il football nel momento della partita. Quando è l’arbitro a dare il triplice fischio, che sancisce la fine del match, il loro agonismo sportivo termina. E non perché non siano passionali, gli inglesi. Tutt’altro: sono razionali. Riconoscono il calcio come uno sport e lo considerano come tale.

In Inghilterra non esistono quotidiani sportivi cartacei di rilievo come la Gazzetta dello Sport, Tuttosport o il Corriere dello Sport possono essere in Italia. Oltremanica ogni rimarchevole giornale (Times, Guardian, Sun, Daily Mail…) ritaglia le ultime 10 facciate del proprio quotidiano allo sport, in generale il calcio

La testa comanda tutto. Soprattutto i piedi in un mondo come quello del calcio. In Premier League l’inventiva del singolo ha il predominio perché il gesto tecnico viene sempre premiato. In Italia, invece, vige la paura del giudizio – e quindi di sbagliare. E qui entra nei discorsi il pubblico, il tifo. Ciò che colpisce dei tifosi inglesi è la compostezza. L’intento – e il divenire – dei supporter britannici rimane quello di sostenere la propria squadra. Difficilmente di tifare contro. Se presente, il fischio o ululato che sia – perché non è tutto rose e fiori in Inghilterra – riecheggia nell’architettonico impianto sportivo per un istante. Il tempo di un battito di ciglia. E poi “poof”, scompare. C’è da tifare i propri colori. C’è da essere persone civili.

La gente entra allo stadio tardi. Tardissimo. Quando pensi che lo stadio sia vuoto nonostante la partita di cartello, eccolo che si riempie a pochi minuti dal fischio d’inizio. Come se il calcio rimanesse soltanto un passatempo per i tifosi. Mentalità inglese, appunto

IT’S NORMAL?

De Vrij regala la casacca dell’Inter ad un tifoso nerazzurro: il gesto viene ripreso dalle telecamere e finisce, all’indomani, sotto la visione di milioni di persone. Un calciatore del Watford durante il riscaldamento stringe ripetutamente la mano al bambino a bordocampo: nessun giornale ne parla, nessuna televisione condivide il gesto. Ciò che preoccupa del calcio inglese è proprio questo: l’ordinario, l’abituale, l’aver reso normale l’eccezionalità.

Il giocatore che si mette allo stesso livello del tifoso (e, badate bene, non viceversa). È ciò che succede in Inghilterra: il professionista che accetta di essere considerato “uno dei tanti”. Una condivisione di fama e di ideali che rende i calciatori, ancor prima che la Premier League, umanamente un passo avanti

Ventitré aprile 2019. Craven Cottage. Watford-Southampton, match valido per la Premier League. Passano in vantaggio gli ospiti dopo 7.69 secondi. Il Watford è in svantaggio, deve pareggiare. Il suo capitano, Troy Deeney, è però in tribuna poiché infortunato. Ma rimane uomo-spogliatoio. Decide così di scendere dagli spalti per andare a sostenere i compagni dalle panchine – dal lato opposto dello stadio. Come lo fa? Passando dalla Curva. Come viene accolto? Con qualche dolce stretta di mano con i tifosi, senza alcun accanimento da parte loro.

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In questa ottica sono chirurgiche le immagini degli impianti sportivi britannici. La distanza tra il campo e le tribune, oltre alle panchine incastonate a ridosso dei tifosi, rimarcano la tesi qui sopraelencata e il distacco del calcio inglese – e dei suoi impianti – rispetto ad altre nazioni

EVOLUZIONE

A questi livelli gli inglesi non ci sono arrivati per caso, ma soltanto attraverso un lungo percorso. Serviva sconfiggere e abbattere la piaga degli hooligans? Lo stato inglese è intervenuto con rigide leggi. Era utile ristrutturare gli stadi? Lo stato ha imposto e obbligato le società ad investire 350 milioni per migliorare il proprio impianto sportivo.

Responsabilizzare le società di calcio affidando a loro la sorveglianza all’interno degli impianti; Assumere steward privati; Impedire ai club di avere rapporti con i propri tifosi; ma, soprattutto, affrontare a viso aperto i problemi. Gli inglesi, con lungimiranza, hanno iniziato questo percorso molti anni fa, dimostrando metaforicamente di possedere visione di gioco. Noi al massimo avvaloriamo giochi di visione. Soltanto l’ora legale sembra portare l’Italia davanti all’Inghilterra.

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Nel 1991 viene attuato il Football Offences Act: è così permesso alla polizia di arrestare e far processare per direttissima i tifosi, anche soltanto in casi di violenza verbale, linguaggio osceno o per cori di stampo razzista

“Meglio un inno a Mussolini e fingere di non sentire qualche buu che uno scontro aperto con gli ultrà. Ma se così è, se cioè è impossibile far rispettare le regole contro il razzismo negli stadi perché non in grado di gestire i possibili problemi di ordine pubblico, allora siamo di fronte a una questione seria. Si lascia ogni volta in mano agli ultrà la decisione di dove arrivare: se fermarsi ai buu, se lanciare banane, se insultare Anna Frank o aggredire i tifosi avversari. A forza di scegliere il male minore, episodio dopo episodio, scivoleremo nel male maggiore: accettare violenza e razzismo come parte del gioco” (Gazzetta dello Sport, 25.04.2019)

Siamo alla resa dei conti, un Ali-Foreman a Kinshasa. Attuare leggi, crescere mentalmente, colmare il gap. Tradotto: fare. O aspettare, attendere che le acque si calmino e continuare con i proclami soltanto a parole. Parafrasando: dire.

“Fill the gap, don’t mind”. Italia, è giunto il momento di colmare il divario, non soltanto di guardarlo.

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Calcio Internazionale

L’Italia scopre Buchanan: tre italiane si fanno sotto

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Una delle nazionali che maggiormente si è guadagnata la simpatia e gli apprezzamenti di tifosi e addetti ai lavori nel corso di Qatar 2022 è stata senza dubbio quella del Canada; nonostante gli zero punti conquistati dai nordamericani nel girone possano far pensare il contrario, Davies e soci hanno infatti messo in mostra un calcio audace e propositivo, peccando probabilmente di ingenuità contro squadre ben più esperte ed attrezzate come Croazia Belgio, che al Mondiale precedente avevano addirittura raggiunto il podio finale.

Tuttavia, come di consueto, la rassegna iridata è stata un’ottima occasione per diversi talenti in rampa di lancio di mettersi in mostra; tra di essi spicca il nome di Tajon Buchanan, ala classe ’99 attualmente in forza al Club Brugge, che in Qatar ha impressionato per la sua facilità nel saltare l’uomo e per la sensibilità del suo piede destro. Tali doti non sono sfuggite solo alla dirigenza del Napoli, al cui interessamento si era già accennato nei giorni scorsi, ma neanche a quelle di Milan e Juventus, che secondo alcune indiscrezioni provenienti dal Belgio avrebbero deciso di iniziare a monitorare il 23enne canadese.

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Flash News

Il Barcellona è pronto a farsi avanti per Martinelli dell’Arsenal

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Il Barcellona sta preparando il colpo di gennaio per assicurare a Xavi un nuovo innesto in zona offensiva.

Il nome è quello di Gabriel Martinelli, attualmente in forza all’Arsenal. Il giovane talento brasiliano sta partecipando al mondiale in Qatar con la nazionale verdeoro e si sta mostrando una valida alternativa la davanti nonostante gli svariati fuoriclasse che ha il Brasile in attacco.

Per il classe 2001 questo è l’anno dell’esplosione definitiva, al momento in Premier League ha già collezionato 5 gol e 2 assist in 14 partite, ovvero la sua squadra parte 1-0 una partita su due.

Potrebbe quindi essere il profilo giusto per il Barcellona attualmente primo in classifica e con un’Europa League da vincere a tutti i costi.

 

 

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Flash News

Inzaghi esalta il Frosinone: “Per batterlo servirà la miglior Reggina”

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Brescia Lopez

Scontro ad alta quota in Serie B, dove si affrontano Reggina e Frosinone. Nella conferenza della vigilia Filippo Inzaghi, tecnico dei calabresi, ha presentato così la sfida contro la capolista:

“A inizio ho sempre detto che Genoa, Cagliari e Parma hanno squadre superiori rispetto alle altre, ma non scopriamo il Frosinone. Noi siamo un po’ il Frosinone dello scorso anno. Hanno azzerato, hanno lottato e così si ritrovano ai vertici”.

Entrando nei particolari del match:

” A loro piace comandare la partita, esattamente come noi, credo che sarà una bella partita. Non mi preoccupo degli avversari, penso alla grande occasione che abbiamo davanti al nostro pubblico. Per vincere servirà la miglior Reggina“.

Ha poi parlato anche del possibile 11 titolare:

” Ci attendono due gare ravvicinate, 4-5 giocatori tra domani e il fine settimana li cambierò, ma ho ancora questa notte per pensarci. Menez? Ha lavorato bene e si merita quello che ha. Ho un gruppo fantastico, mi si spezza il cuore a lasciare qualcuno fuori“. Infine un’ultima battuta anche sulla classifica: “Si sta chiudendo il girone di andata e, nonostante qualche battuta d’arresto non mi sono mai scoraggiato. Servono solo stimoli ulteriori per mantenere la classifica che, se abbiamo, è perché ce la siamo meritata”.

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Salernitana, Iervolino a sorpresa: “Saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato”

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Salernitana

Ospite della trasmissione Si gonfia la rete su Radio CRC, è intervenuto il presidente della Salernitana Danilo Iervolino. Il patron dei campani, tra le varie domande, riportate da SalernoSport24, ha espresso il proprio parere sul cammino della squadra e sul campionato di Serie A.

Sulla Salernitana

“Non vorrei essere troppo mieloso, ma penso che il nostro campionato sia straordinario, ricordo che quando ero piccolo vi era un grande dislivello mentre oggi anche le squadre meno facoltose si scontrano a viso aperto con le prime della classe. Dobbiamo continuare su questa strada, cercando di ottenere punti anche con le big”.

Sul campionato

“Penso che non si debba perdere la concentrazione e l’impegno, e al riguardo la sosta sicuramente non avrà tale effetto. Le squadre che hanno fatto bene continueranno a fare bene. Noi saremmo contenti come Salernitana, di avviare il progetto della città della Sport a Salerno. L’obiettivo è quello di creare una vera e propria cittadella dello sport salernitano. Non ci cambierebbe l’entusiasmo, arrivare decimi o dodicesimi, ci importa fare bel gioco e saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato“.

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