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Che fine hanno fatto?

Abel Hernández, la Joya che non brilla più

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Se in questa storia non ci fosse lo zampino di Giuseppe Garibaldi, probabilmente Abel Hernández non avrebbe mai avuto la sua chance in Italia. La mano dell’Eroe dei due mondi ha scritto anche parte del destino del talentuoso calciatore uruguagio. E il motivo di tutto ciò sta proprio nel soprannome di Garibaldi: Eroe dei due mondi, per l’appunto. Questo epiteto gli è stato affibbiato per le guerre condotte tra Brasile e Uruguay nel periodo che va dal 1836 al 1848. La grande ondata di italiani giunta in Sudamerica, trova in particolar modo nell’Uruguay una terra da colonizzare, tanto da costituire in quegli anni il 50% della popolazione totale.

Per cui anche Peñarol, celebre quartiere di Montevideo oltre che squadra più titolata del Paese, deriva dal Belpaese. Precisamente dalla parola piemontese Pinareul, ovvero Pinerolo, ancora oggi comune italiano con oltre 35000 abitanti. E in questo quadro storico si inserisce la storia di Abel Hernández, che trova un solido ponte culturale tra la cultura uruguagia e quella italiana. Tra Peñarol e Palermo. È nella calda Sicilia che la Joya – il gioiello, come viene chiamato in patria – cerca di sgrezzarsi per arrivare all’apice.

Fonte immagine: profilo Instagram Hernandez.

LA JOYA A PALERMO

Il soprannome Joya porta a pensare immediatamente a Paulo Dybala, talentuoso fantasista della Juventus con un passato al Palermo. Le storie di Dybala ed Hernández si incrociano per due anni proprio nel capoluogo siciliano, ma l’epiteto dell’uruguagio è ben più longevo di quello dell’argentino. Fu difatti il secondo allenatore ai tempi del Central Español Club, nel 2006 quando aveva appena 16 anni, ad attribuirglielo per via delle sue qualità scintillanti. Ed è nel Central che la sua carriera inizia a decollare. Due anni giocati su ottimi livelli, tanto da esser aggregato in prima squadra nonostante l’età adolescenziale fino ad arrivare nella città del suo destino, Peñarol. Il club con più trofei del Paese decide di tesserarlo perché intravede in lui tutti i presupposti per un nuovo craque del calcio uruguagio.

È il 2008 quando viene tesserato dal Peñarol ed è sempre nel 2008 che tenta un provino nel Genoa tramite il procuratore italiano Vincenzo d’Ippolito, che lo porta in terra ligure. Al termine del periodo di prova il grifone è soddisfatto, se non fosse per due aspetti che risultano poi fatali per l’esito della trattativa: il primo è che è extracomunitario e il Genoa non poteva permettersi di utilizzare quello slot per lui; il secondo è la fragilità fisica.

Così il suo breve sogno italiano evapora, costringendolo a tornare in patria, ancora una volta al Peñarol. Passa qualche mese, giusto il tempo di giocare 8 partite e segnare 3 gol, che viene acquistato dal Palermo per 3,8 milioni di euro. Inizia così la sua esperienza a tinte rosanero.

Fonte immagine: profilo Instagram Hernandez.

PALERMO CROCE, PALERMO DELIZIA

Inizialmente Palermo è sinonimo di delizia. Nella seconda metà del 2009 si divide tra Primavera e prima squadra, accumulando 125 minuti tra i professionisti e refertando un assist. Con la squadra Primavera il suo apporto è tangibile, tanto che nella finale di categoria, lo scudetto giovanile passa proprio dai suoi piedi: segna il gol decisivo contro il Siena e si lancia verso un futuro luminoso, facendo conoscere a tutta Italia la Cumbia, tipico ballo popolare colombiano che a ogni gol segnato sfoggia.

La Cumbia.

Nella stagione 2009/2010 sembra porre definitivamente le basi per un divenire assicurato. Gioca una sola partita in Primavera, segnando e poi continua il resto della stagione agli ordini di Delio Rossi, in prima squadra. Gioca 8 partite da titolare, con 856 minuti complessivi, siglando 7 reti e 2 assist. Quell’anno il Palermo vola e arriva in quinta posizione in classifica, equivalente a un posto in Europa League. La chiamata della nazionale maggiore dell’Uruguay è un degno riconoscimento delle sue qualità: il gol all’esordio contro l’Angola è solo un’ulteriore testimonianza della sua forza. Ma poi inizia una lenta discesa nell’oblio della mediocrità. La causa non è di natura caratteriale né tecnica, bensì fisica. Come previsto dagli addetti ai lavori del Genoa, che lo avevano scartato per via della fragilità fisica, inizia a soffrire gli infortuni.

Anche la stagione seguente però inizia come meglio non poteva. 3 gol e 1 assist nelle due partite ai preliminari di Europa League contro il Maribor, poi il vuoto cosmico. Nessuna rete fino a novembre prima di un infortunio muscolare che lo tiene fuori per 4 mesi. Anche quell’anno il Palermo fa bene, tanto da arrivare in finale di Coppa Italia, poi persa contro l’Inter, ma Abel non è un protagonista. In compenso, realizza un gol di questo calibro che ricorda quanto estro scorra nelle sue vene.

Lo splendido gol di Hernandez contro il Milan in coppa Italia.

Non è un protagonista neppure la stagione dopo, nonostante il gol alla prima di campionato proprio con l’Inter. Ancora un infortunio, altri 3 mesi fuori e annata conclusa con soli 6 gol all’attivo e con un Palermo in lento decadimento, che chiude in 16a posizione.

Ma il 2013 è l’anno più triste. I rosanero dopo una stagione maledetta retrocedono assieme a Novara e Cesena, con Hernández che guarda quasi sempre dalla tribuna i propri compagni. La causa di tale assenza è una partita in nazionale, nella quale il crociato salta e lui tra operazione e riabilitazione resta fuori da ottobre ad aprile. Un trauma. Nel frattempo in campo inizia ad affacciarsi un’altra Joya, che però viene dall’Argentina e di cognome fa Dybala.

La Joya e la Joya. Hernandez e Dybala immortalati in una foto assieme al Palermo. Grande intesa in campo, ottimo rapporto fuori.  Fonte immagine: profilo Instagram Hernandez.

Gli ingredienti per far terminare l’avventura palermitana di Hernández con quella scottante retrocessione ci sono tutti, ma poi in estate la sua cessione non si concretizza e il suo destino giunge a un inaspettato turning point. In Serie B il Palermo domina e lui è il trascinatore della squadra. 14 reti e qualità che vanno ben oltre il livello medio del campionato cadetto.

L’avventura con l’Hull City. Fonte immagine: profilo Instagram Hernandez.

GIRAMONDO

È per questo che bussa alla porta di Zamparini l’Hull City, squadra di Premier League alla costante ricerca della salvezza. La cifra spesa per accaparrarsi Hernández è alta, 12 milioni, che rappresentano la spesa più alta della storia del club. Le tigers puntano forte su di lui, ma la sua avventura è ancora una volta inibita dai guai fisici. Vive 4 stagioni in Inghilterra sulle montagne russe. L’Hull City retrocede, poi viene promosso, retrocede ancora e poi grazie anche ai gol della Joya torna di nuovo in Premier League. Per la verità le reti non sono neppure così tante, appena 8, solo che a causa della rottura del tendine d’achille le partite giocate si limitano a 10, perciò il bottino è ricco in proporzione. Alla fine in 110 partite mette la palla in rete 39 volte, ma il contratto scade e né l’Hull City né lui hanno intenzione di rinnovarlo: in estate, a parametro zero, si accasa al Cska Mosca.

Una delle 3 esultanze esibite con la maglia del Cska. Fonte immagine: profilo Instagram Hernandez.

In 5 anni passa dall’accogliente caldo di Palermo al martoriante freddo moscovita, che non lo rigenera, anzi lo congela. Con il club russo gioca solo 1 anno. Che poi gioca è una parola forte, perché Hernández riesce ad accumulare appena 15 partite, colorate con 3 gol. Nemmeno il tempo di adattarsi alla Russia che a fine stagione le due parti si accordano per una rescissione del contratto consensuale, che lo porta a un ritorno al passato.

Fonte immagine: profilo Instagram Hernandez.

Quest’estate ha deciso di tornare al caldo, solo che ha scelto di farlo molto lontano dalla sua Palermo. Sceglie l’Al Ahli, squadra degli Emirati Arabi che lo accoglie incensandolo ed accogliendolo con gioia.
Oggi Hernández gioca lì. In un mondo che non gli sarebbe dovuto appartenere ma che ora lo ingloba.
E tra un gol e una risata, l’uruguagio sorseggia amaro ripensando a ciò che sarebbe potuto essere, ma che non è stato e mai sarà.

A 29 anni la Joya ha già smesso di brillare.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Abel Hernandez

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Calcio e dintorni

Torino, l’ex portiere è nella bufera: l’accaduto e le conseguenze!

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Cairo

Vi ricordate di Lyn Gomis? Colui che si è fatto conoscere in Serie A per via del suo passato al Torino, sale alla ribalta della cronaca sportiva per un gesto davvero poco nobile.

Attualmente rientrante nella rosa del Genola, formazione appartenente alla seconda categoria piemontese, l’estremo difensore senegalese si è reso protagonista di un episodio riprovevole; nel corso della partita di campionato contro il Langa Calcio, disputata domenica, questi ha aggredito l’arbitro del match sia fisicamente, prendendolo per il collo, sia verbalmente, attraverso offese, esclamate sia in campo che negli spogliatoi. Questa condotta violenta gli è costata una lunghissima squalifica, che scadrà soltanto il 13 ottobre 2023. Di seguito, riportiamo il testo del comunicato, redatto dal Giudice Sportivo:

Nello specifico, dopo la convalida della rete del 3 a 3, il portiere del Genola, Sig. Gomis Lys, raggiungeva di corsa l’arbitro che si dirigeva a centro campo e lo afferrava per il collo, provocandogli dolore, oltre ad insultarlo ripetutamente. Intervenivano in difesa del direttore di gara alcuni giocatori di ambo le compagini. Al termine della partita mentre l’arbitro raggiungeva gli spogliatoi scortato dai Dirigenti della squadra ospite nonché da giocatori di entrambe le Società, dopo aver subito ulteriore aggressione fisica da un altro tesserato del Genola, il Sig. Gomis continuava a insultarlo e minacciarlo, con una tale veemenza da indurlo a richiedere l’intervento di una volante dei Carabinieri, ai quali veniva esposto l’accaduto

Dal canto proprio, il portiere non ci sta a subire questo contraccolpo, che, di fatto, potrebbe costringerlo a chiudere ingloriosamente la sua carriera, dati i suoi 32 anni d’età. Le parole, espresse a La Stampa, dichiarano un pronto ricorso, di concerto con la società. E la motivazione è semplice: in sedici anni di carriera, non si è mai reso protagonista di episodi come quello per cui è stato accusato e squalificato:

I fatti non sono andati così. Con la società faremo presto ricorso. Non sono un violento. In 16 anni di carriera professionistica, non ho mai avuto e creato problemi

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Calcio e dintorni

Un Chelsea mondiale: dove sono finiti i Blues del 2012?

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Ziyech

Oggi pomeriggio alle 17.30 il Chelsea affronta il Palmeiras nella finale della Coppa del Mondo per Club. Per la squadra londinese, vincitrice dell’ultima edizione di Champions League, è la seconda occasione nei suoi 117 anni di storia per sollevare il trofeo istituito nel 2000 dalla FIFA.

L’ultima partita giocata dai Blues in questo torneo risale al 2012. Gli allora Campioni d’Europa guidati da Rafa Benitez, subentrato all’esonerato Roberto Di Matteo, si arresero in finale contro il Corinthians a Yokohama. Il gol di Paolo Guerrero al 69° regalò ai Brasiliani la vittoria.
Oggi, dieci anni dopo quella deludente sconfitta, dove sono i giocatori di quel Chelsea?

Petr Čech nella sala dei bottoni

Nonostante la sconfitta in Coppa del Mondo, il leggendario portiere ceco aiutò il Chelsea a vincere l’Europa League quella stagione.
Dopo  aver lasciato i Blues, Petr Čech chiuse la sua carriera all’Arsenal prima di tornare al Chelsea come membro dello staff tecnico di Frank Lampard.
Lampard durò un anno e mezzo sulla panchina della squadra londinese ma l’ex portiere rimane una figura molto importante al fianco della mano destra di Roman Abramovich, Marina Granovskaia.

Non solo calcio per Čech, dato che nell’ottobre 2019 ha giocato come portiere per i Guildford Phoenix, squadra di hockey su ghiaccio della quarta divisione del campionato hockeistico inglese.

Chelsea-Liverpool solo andata

Nonostante la sconfitta contro il Corinthians, per Frank Lampard la stagione 2012-2013 si concluse con un record positivo. Con il gol alla penultima giornata di campionato contro l’Aston Villa, Lampard diventò il miglior marcatore nella storia dei Blues.

L’ultima tappa prima del ritiro dello storico capitano inglese sarà al New York City FC prima di andare ad allenare il Derby County.
Dopo la brutta esperienza sulla panchina del Chelsea, Lampard è da qualche settimana l’allenatore dell’ Everton.

Last dance in Derby

Altro ex del Chelsea ora nello staff tecnico dell’ Everton è Ashley Cole. L’esterno inglese lascia il Chelsea nel 2014 per affrontare quella che si rivelerà essere una deludente esperienza con la maglia della Roma. Nel 2016 Cole vola in America e gioca con i Los Angeles Galaxy.
Prima di ritirarsi, il vecchio amico Lampard gli chiede una mano al Derby County e Ashley Cole si mette a disposizione per l’ultima danza della sua carriera da calciatore professionista.

Metà Niño, metà torero

Arrivato a Londra con tante aspettative, Fernando Torres non fu in grado di replicare le incredibili giocate con la maglia del Liverpool.
Nonostante questo El Niño contribuì con un gol alla vittoria nella finale di Europa League contro il Benfica prima di lasciare il Chelsea nell’estate del 2014 per andare al Milan.

Prima del ritiro Torres ha giocato per qualche stagione nell’Atletico Madrid, la sua squadra del cuore, e ora allena il Juvenil A, l’Under-19 dei Colchoneros.

Hazard o Marin?

Non tutti i calciatori di quel Chelsea hanno appeso gli scarpini al chiodo.
Dopo aver segnato 110 gol in 353 partite con il Chelsea, Eden Hazard si trasferirà al Real Madrid. I vari infortuni hanno però reso l’avventura spagnola del belga un vero e proprio incubo fino a questo momento.

Altro giocatore ancora in attività, seppur lontano dai radar del calcio europeo, è Oscar.
Il brasiliano si presentò sul palcoscenico della Champions League con due gol contro la Juventus nel 2012.
Oscar diventa un perno del centrocampo di Mourinho ma l’arrivo di Conte nel 2016 lo mette ai margini del progetto e lo porta a trasferirsi in Cina allo Shangai Port con il quale ha giocato quasi 150 partite e vinto un campionato cinese.

Meteora di quel Chelsea fu Marko Marin. Arrivato dal Werder Brema con l’etichetta di “Messi Tedesco”, Marin deluse in Inghilterra e girò il Vecchio Continente in lungo e in largo come prestito.
Dopo un esperienza in Arabia Saudita, Marin gioca adesso a Budapest con il Ferencvaros.

Una colonna basca al Chelsea

Non tutti i calciatori di allora hanno lasciato il Chelsea. Chi è rimasto è Cesar Azpilicueta, che nel frattempo è diventato una colonna dei Blues giocando da jolly nella retroguardia.
Con la maglia del Chelsea Azpilicueta ha vinto di tutto e negli ultimi tre anni è stato il capitano della squadra della quale è diventato una colonna portante.

Adesso, con il contratto in scadenza questa estate, Cesar è in cerca della sua prossima avventura.

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Calcio Internazionale

Il presidente del Lille rivela: “Un big può tornare da noi!”

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Hazard può tornare al Lille

L’avventura con la camiseta blanca di Eden Hazard stenta a decollare. Il classe 1991 è stato il colpo ad effetto dell’estate 2019 del Real Madrid, che intendeva far dimenticare la cessione di Ronaldo, avvenuta 12 mesi prima. Ma, di fatto, l’unica cosa in cui il belga ha sostituito il portoghese è il nome soprastante la maglia numero 7.

Complici gli infortuni, una forma fisica non sempre ottimale e l’esplosione dei due millenials brasiliani, Vinicius Jr e Rodrygo, Hazard è sempre più ai margini del progetto galáctico. Questi fattori lo hanno iscritto nella lista dei possibili partenti dalla Casa Blanca già a gennaio. La cifra richiesta è pari a 40 milioni; tuttavia, si può aprire anche al prestito.

In quest’ultimo senso, la suggestione dell’ultima ora porterebbe Hazard di nuovo dove tutto è incominciato. Al Lille del presidente Olivier Letang.

È AS a dare forma a tale ipotesi. Ipotesi suggestiva, il cui impulso deriva dall’intervista del presidente del club francese all’Equipe du Soir:

Un ritorno di Hazard al Lille? Non è impossibile vederlo qui”, ha affermato Letang. “Può sembrare impossibile, ma non lo è. Ovviamente Hazard è un giocatore incredibile, con grandi qualità. In questo momento, è un giocatore del Real Madrid, ma in futuro le cose potrebbero cambiare“.

Affinché il trasferimento vada in porto, è necessario che i blancos abbassino le richieste. I 40 milioni di euro rappresentano una pretesa economica troppo elevata per le casse del club francese, pronto a perseguire anche la strada del prestito. A patto che Florentino Pérez sia disposto ad accettare di accollarsi grande parte di un lauto stipendio, di cui vorrebbe liberarsi.

Immagine in evidenza presa da Wikimedia Commons con diritti Google Creative Commons

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Calcio Internazionale

Bayern Monaco, un ex portiere fa successo all’estero

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Bayern Monaco

Tutto inizia con la maglia del Bayern Monaco. Lukas Raeder, portiere tedesco classe 1993, viene aggregato alla squadra della Baviera a soli 19 anni. Per lui si prospetta un futuro da campione in Germania. Sulle orme di tanti altri illustri predecessori.

Tuttavia, la carriera di Raeder come portiere del Bayern Monaco, in realtà, non spicca mai. Un po’ per demeriti suoi. Un po’ perchè, nel 2012, quando Lukas Raeder approda ai bavaresi, in porta c’è già Manuel Neuer. Due anni alle spalle dell’attuale portiere del Bayern Monaco sono stati duri da sostenere, per un giovanissimo prospetto che vuole dimostrare il suo valore. E così, nell’estate del 2014, Raeder va via a parametro zero dal Bayern Monaco e dalla Germania. Destinazione Portogallo.

Il Vitória Setúbal è la sua seconda squadra, ma anche con i portoghesi il minutaggio scarseggia. Totalizza solo 27 gare in tre stagioni. Per cui il percorso di Raeder è costretto a proseguire in Inghilterra con la maglia del Bradford City, prima di fare rientro in patria, nelle serie minori: ad attenderlo si presentano in ordine di tempo il Rot-Wein Essen e il Lubecca.

Ora il suo presente si chiama Lokomotiv Plovdiv, squadra appartenente al massimo campionato bulgaro. A 27 anni, Raeder ha ancora voglia di mettersi in mostra e di sognare le competizioni europee. Il terzo posto in campionato, infatti, garantisce la possibilità di arrivare in Conference League. Tuttavia, al di là delle soddisfazioni che può regalare il rettangolo verde, è al di fuori del campo che Raeder ottiene il successo maggiore.

Unico calciatore tedesco in Bulgaria e con la fama di calciatore che ha annusato grandi palcoscenici, il tedesco è diventato una vera e propria star. Come, del resto, lo dimostra questa dichiarazione.

Come portiere tedesco, sono molto concentrato sulla Bulgaria. I portieri tedeschi hanno una reputazione particolarmente buona qui ed è per questo che ricevo molta attenzione. Mi parlano spesso in tedesco gli avversari o anche i tassisti. Il Bayern è totalmente presente qui e spesso me lo chiedono. Abbiamo uno o due tifosi del Bayern nella squadra e anche nella dirigenza.Tutti qui conoscono ‘Mia san mia“.

Immagine in evidenza presa da pixabay con diritti Google Creative Commons

 

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