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Aggiornamento Roma: Dybala oggi di nuovo in gruppo!

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Dybala

Mancano ormai poco più di 48 ore al big match Inter-Roma, partita di cartello dell’ottava giornata di campionato di Serie A che si disputerà Sabato a San Siro alle ore 18:00.

Buone notizie per la Roma: nella giornata di oggi Paulo Dybala si allenerà a Trigoria. Le condizioni del fuoriclasse argentino, però, non lasciano per nulla tranquilli Mourinho ed il suo staff tecnico.

Nelle prossime ore dunque sapremo come starà Dybala; probabilmente quest’oggi effettuerà solo una seduta defaticante. L’ipotesi più concreta rimane comunque la convocazione del trequartista classe 1993 con però partenza dalla panchina e non dall’inizio.

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ESCLUSIVA – Umberto Zapelloni tra Milan e F1: “Leao come Rivera, preoccupato per il GP di Monza”

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Leao

Umberto Zapelloni è oggi una delle migliori firme sportive in Italia. Con un’esperienza pluridecennale sul campo e sulla pista, ha parlato, in esclusiva per Numero Diez, della sua passione per il Milan e di Formula 1, lo sport più rappresentativo nella sua carriera giornalistica.

In un’intervista disse di essersi innamorato del Milan grazie a Rivera. C’è oggi un calciatore rossonero di cui i ragazzi possano innamorarsi per iniziare a tifare Milan?

I milanisti sono sempre stati abituati bene. Giocatori come Maldini e Kakà, oltre a Rivera, facevano innamorare per il loro atteggiamento dentro e fuori dal campo. Oggi è diverso ed è più difficile. Sicuramente c’è Calabria, che ha iniziato al Milan e darebbe tutto per la maglia. Anche Tonali è un vero tifoso rossonero, ma è più facile innamorarsi di un Leao che si prende la copertina, o di un De Ketelaere che è molto in crescita. Ormai è comunque difficile innamorarsi dei singoli giocatori più che dell’intera squadra. Non è neanche così scontato tifare un club italiano considerando quanto è appetibile il calcio estero. La verità però è che io mi sono innamorato del Milan grazie a Fabio Cudicini (portiere rossonero titolare nella finale di Coppa dei Campioni 1968-1969, NdR)”.

Lei ha scritto un libro sulla storia del Milan (Sempre Milan 1899-2019, con Carlo Pellegatti, NdR). Alla luce di questo racconto, qual è il suo Milan preferito?

Il primo Milan non si scorda mai. Certamente quello della seconda Coppa dei Campioni del 1968-1969 con Cudicini, appunto, oltre a Rivera e Prati. Poi il Milan degli olandesi con Sacchi e Capello. Ed infine quello delle tre finali di Champions League con Ancelotti, che resta il mio allenatore preferito“.

Adli, Dest, Thiaw, Vranckx: quattro acquisti che non hanno ancora avuto modo di mettersi in mostra. Su quale di questi lei punterebbe di più?

É ancora molto difficile perchè si sono visti veramente poco. Potrebbero rivelarsi dei giocatori che fanno bene nei loro campionati e poi combinano poco qui in Italia. Dest è forse il più curioso per la sua storia, ma ha una bella concorrenza. Certamente sono quattro nomi che fanno parte del credo della società e di Maldini. Basti pensare a Saelemaekers, che è arrivato da perfetto sconosciuto”. 

Cosa pensa di questo momento di transizione societaria del Milan? 

Si tratta di un passaggio societario molto misterioso, perchè chi acquista si fa prestare il 50% dei soldi da chi vende. Certamente collaborano personaggi di spicco. Alla fine Elliott ha contribuito a risanare la società e a ridare la solidità che si era persa dopo Berlusconi. La loro grandezza è stata di aver lasciato la gestione sportiva a chi di dovere, senza mai interferire. Sul passaggio societario scopriremo in seguito cosa c’è dietro. É importante e piacevole che abbiano confermato tutto il management che ha vinto lo Scudetto e che ha progettato il nuovo stadio“.

Lei è l’autore de La storia della Formula 1 in 50 ritratti. Di questa rassegna qual è il suo preferito?

Quello di Senna, che rimane il mio pilota del cuore. Anche quello di Schumacher gli si avvicina molto. Sono due personaggi molto diversi, giunti in Formula 1 in maniera opposta, che ho avuto la fortuna di conoscere“.

Il presidente Elkann dice che la Ferrari tornerà a vincere entro il 2026, lei cosa ne pensa?

Il discorso del presidente è corretto e sono d’accordo, ma è fuori dal mondo che non dica di dover provare a vincere già nel 2023. Soprattutto dopo una stagione come quella che stiamo vivendo e dopo tutto quello che la Ferrari ha dimostrato. Bisogna iniziare a responsabilizzare la scuderia, non a dare alibi“.

Lei ad inizio stagione pronosticava l’Alpha Tauri quarta, l’Aston Martin sesta e l’Alfa Romeo ultima. Dato l’andamento della stagione, quale delle tre scuderie l’ha stupita maggiormente?

L’Alpha Tauri è la delusione maggiore perchè ha fatto degli ottimi test a inizio stagione che però non sono mai stati rispettati. Era la mia sorpresa di stagione, ma come la scuderia anche i piloti sono stati sottotono. Tsunoda ci ha dimostrato di essere un pilota mediocre. Discorso simile per l’Aston Martin, che con un potenziale economico infinitamente superiore non ha comunque combinato nulla di buono. Sono rimasto sorpreso dall’Alfa Romeo soprattutto all’inizio della stagione, ora si è un po’ plafonata. Zhou ha certamente preso il posto con i soldi, ma non ha fatto cose disastrose come ci potevamo aspettare. Rimango dell’idea che Giovinazzi avrebbe fatto meglio in alcune piste. Purtroppo è molto difficile un suo ritorno nel 2023: la Ferrari non spinge abbastanza e solo la Haas potrebbe dargli un sedile“.

Vista la poca organizzazione di quest’anno, dobbiamo temere un addio di Monza dal calendario dopo il 2025?

Dobbiamo essere molto preoccupati. Stefano Domenicali lo ha detto più volte: Monza non può più aspettare a fare i lavori. I soldi sono arrivati e vanno spesi, quindi va necessariamente rinnovato tutto ciò che sta intorno al circuito. Tra Regione Lombardia e Governo devono darsi una mossa. Soprattutto data l’agguerrita concorrenza mondiale non basta più la Storia. E non bastano nemmeno le scuse via social come hanno fatto dopo il weekend di gare“.

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ESCLUSIVA, Paolo Aghemo: “Per Dybala situazione delicata, Belotti non rinnoverà. Juve-Toro vale un’intera stagione”

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Chi meglio di Paolo Aghemo per delineare la stagione di Juventus e Torino fino a questo momento? Il giornalista di Sky Sport ci ha concesso un’intervista per parlare dell’annata che stanno attraversando le due società del capoluogo piemontese, spaziando tra il calciomercato appena concluso e la delicata situazione rinnovi. L’occhio è già sul Derby della Mole, che si disputerà all’Allianz Stadium il 18 febbraio.

Impossibile non cominciare dalla sessione di mercato invernale della Juventus, che ha riacceso l’entusiasmo dei tifosi e la lotta alla Champions League. Vlahovic e Zakaria i colpi in primo piano, ma non dimentichiamo il giovane Gatti, che si aggregherà alla rosa di Allegri a giugno:

Oltre a Vlahovic, Zakaria e Gatti, la Juventus aveva in mente qualche altro colpo, rimasto poi in secondo piano e che non è stato portato a termine?

“No, veri colpi non ce ne sono stati. La Juventus aveva bisogno di un centravanti, e ha sondato diversi profili, tra cui anche Icardi. Il PSG, però, non era convinto della cessione. Allegri ad un certo punto ha persino pensato di andare avanti solo con Morata e Kean. La svolta è arrivata quando la dirigenza ha presentato al Presidente Agnelli un valido piano per arrivare a Vlahovic. La trattativa con il serbo non è stata lampo, i primi contatti risalgono a prima dell’estate”.

Riguardo Denis Zakaria, per la Juventus rappresentava un vero obiettivo, o soprattutto un’occasione, visto il costo effettivo dell’operazione?

“Anche per quanto riguarda Zakaria non è stata una trattativa lampo. La Juve già ci aveva pensato, ma altre squadre, tra cui la Roma quest’estate e il Bayern Monaco a gennaio, erano più vicine all’accordo con il giocatore. L’unica squadra, però, che prometteva di ingaggiarlo già a gennaio è stata proprio la Juventus, che quindi se l’è aggiudicato ad una cifra minima, considerando il valore tecnico del giocatore.”

Dal punto di vista tattico, invece, come vedi il 4-3-3 schierato da Allegri contro l’Hellas Verona? Con Morata in sostituzione dell’infortunato Chiesa

“Parliamo di un’idea molto suggestiva. Il Verona è una squadra offensiva, e l’esperimento ha funzionato perfettamente. L’unico rischio è che la squadra propenda troppo verso l’attacco, ma Allegri è poi bravissimo a cambiare moduli in situazioni di emergenza. Morata in questo ruolo ricorda il Mandzukic del primo ciclo. Ora è molto più sereno, ha ritrovato il suo posto in campo e quindi la voglia di spaccare la partita.”

Nonostante l’arrivo di Zakaria e le cessioni di Bentancur e Ramsey, cosa manca ancora alla Juventus per riavere un centrocampo di massimo livello?

“Molto dipende da come vuole giocare Allegri. Se schiera un centrocampo a due, per esempio un 4-2-3-1, è a posto con Locatelli e Zakaria. Se gioca a tre con un 4-3-3, allora manca qualcosa. Proprio per questo il regista sarà l’obiettivo numero uno in estate, oltre ad un difensore centrale, perchè va monitorata la situazione di De Ligt“.

Per quanto riguarda i rinnovi dei giocatori in scadenza a giugno 2022, su chi continuerà a puntare la Juventus, e chi invece non farà più parte del progetto?

“Se ne inizia a parlare settimana prossima. Con Cuadrado c’è già l’accordo ed è un giocatore indispensabile per Allegri. Per De Sciglio c’è ottimismo, lo stesso Allegri è molto soddisfatto della sua stagione e lo vuole tenere con sè. Perin dovrà prendere una decisione di vita: se continuare ad essere un secondo portiere o tornare in prima linea in un’altra squadra. Con Bernardeschi, invece, il rinnovo potrà concretizzarsi solo al ribasso.”

Occhi puntati soprattutto su Paulo Dybala, cos’è successo nell’ultimo mese e mezzo?

La situazione è delicatissima. Il contratto era già pronto a 8 milioni annui più 2 di bonus, poi c’è stato un cambiamento in corsa. La Juventus ha fatto riflessioni tecniche, soprattutto sulla continuità del giocatore. I 7 milioni di Vlahovic sono la stella polare. Secondo me si arriverà ugualmente ad un accordo, anche perchè Dybala difficilmente troverà altre proposte così valide. Qui tutti gli vogliono bene, è il numero 10 e capitano del futuro in una squadra dal progetto promettente. La società si prende un rischio, perchè Dybala potrebbe firmare a zero con un altro club, ma ha comunque dato una grande prova di forza con gli investimenti di gennaio. Se l’argentino dovesse lasciare, la Juventus andrebbe comunque a rimpiazzarlo con un calciatore del di pari livello“.

In Coppa Italia contro il Sassuolo potrebbe giocare titolare Kaio Jorge. Come lo vedi questo giovanissimo classe 2002?

“Lo vedo molto bene, la Juventus ha fatto un ottimo investimento. E’ un brasiliano atipico: sta nel suo, è tranquillo sia dentro sia fuori dal campo. Allegri fa bene a dargli questa chance. Ha bisogno di giocare“.

Domenica c’è il big match contro l’Atalanta che vale un posto in Champions. Secondo te si può riproporre il 4-3-3?

“Contro il Verona il modulo ha funzionato bene, ma con l’Atalanta può essere un rischio. Gasperini aggredisce alto con i suoi esterni, devono svolgere un lavoro perfetto Morata e Dybala come ali d’attacco. Allegri potrebbe preferire una soluzione tipo 4-4-2 con Mckennie esterno, che dia stabilità sia in difesa, sia in attacco. Naturalmente Zakaria e Locatelli giocherebbero in mezzo al campo”.

Lato Torino, ci siamo concentrati maggiormente sulla delicatissima situazione Belotti, prossimo al rientro in campo, ma con le valigie pronte per salutare i granata a giugno. Spazio anche al nodo riscatti di Brekalo, Pjaca e Praet. In chiusura, un accenno al Derby del 18 febbraio:

Come giudichi la situazione di Belotti? Quando tornerà disponibile, Juric lo schiererà anche se il rinnovo di contratto è un’utopia?

“Non schierare un Belotti al 100% della forma sarebbe come un harakiri per Juric. Il discorso cambia a parità di rendimento: in quel caso allora il croato potrebbe preferirgli Sanabria o Pellegri, che giocheranno per il Torino anche la prossima stagione. Il discorso è anche tattico: paradossalmente è più congeniale al gioco di Juric proprio Sanabria, abile nel fraseggio nello stretto”.

E poi aggiunge: Belotti sicuramente non rinnoverà. Mancano proprio i termini per un possibile accordo. L’unica possibilità, che non gli auguro, è che non convinca nessuna acquirente in questi ultimi mesi. Ma il possibile rinnovo in quel caso arriverebbe a meno della metà della cifra che ora Il Gallo guadagna. Resta il fatto che Inter, Milan e non solo si sono mosse per tempo e tenteranno un affondo in estate.”

Parlando del mercato, si è vociferato molto su Gatti e Nandez. Cos’è mancato al Torino per aggiudicarsi questi due giocatori?

“Con Gatti era tutto fatto: è mancato solo il tempismo. Vagnati credeva di essere il solo pretendente al difensore, ma ad un certo punto è arrivata la Juventus con i soldi pronti e non ha dato possibilità di reazione al Torino. Per quanto riguarda Nandez, invece, il discorso si è chiuso in fretta. Il calciatore chiedeva 2.5 milioni e la società non aveva le disponibilità economiche in quel momento. E’ comunque arrivato Ricci e con il classe 2001 il centrocampo è completo.”

Passiamo al capitolo riscatti: Brekalo, Praet e Pjaca. Su chi il Torino punterà anche la prossima stagione?

“Parliamo di tre giocatori che indubbiamente andrebbero riscattati dal punto di vista tecnico. Su Brekalo non ho dubbi e il Torino non può privarsene. Per Praet bisogna solo capire la sua tenuta fisica fino a giugno, ma credo che verrà ugualmente riscattato. Il vero punto interrogativo è Pjaca: tutto dipende dal suo ginocchio. Ad oggi ho più di qualche dubbio”.

Per concludere, tema Derby: come arriveranno le squadre all’appuntamento del 18 febbraio?

Dipende molto dal Toro con il Venezia. Io sono convinto che la Juve farà una grande prestazione a Bergamo, l’Atalanta è in crisi. Se i granata fanno partita e punti questo weekend, allora vedremo una sfida a testa alta. Ma, in caso di un risultato negativo, tutta la pressione andrà sul Derby, visto come un incontro che vale l’intera stagione. E’ l’ultima cosa che serve a Juric per preparare con serenità la partita.”

 

 

(fonte immagine in evidenza: profilo IG @paoloaghemo)

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Siviglia, in arrivo un attaccante dalla Premier

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siviglia

Il Siviglia ha individuato il tassello giusto per rinforzare il reparto offensivo. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El Desmarque, nelle ultime ore il club andaluso ha raggiunto l’accordo con Anthony Martial. L’attaccante francese, ormai fuori dai progetti tecnici del Manchester United, avrebbe deciso di ridursi lo stipendio e trasferirsi in prestito. Infatti il calciatore guadagnerebbe 5 milioni di euro nei prossimi sei mesi, un terzo dell’attuale ingaggio che percepisce dai Red Devils. La stagione del classe ’95, frenata anche da un fastidioso problema alla caviglia, è stata alquanto complicata. Ha collezionato 11 presenze, ma in un sole tre occasioni è sceso in campo dal primo minuto, ed ha messo a referto soltanto un gol contro l’Everton.

Mister Julen Lopetegui avrà a sua disposizione un attaccante di sicuro talento e voglioso di riscatto, per sopperire agli infortuni di Erik Lamela e Suso. Adatto al 4-3-3 utilizzato dal Siviglia, potrebbe essere schierato sia nel ruolo di ala sinistra, sia da centravanti. Nelle ultime settimane la Juventus sembrava aver mostrato interesse per Martial, tuttavia Maurizio Arrivabene, Chief Executive Officer dei bianconeri, aveva smentito l’arrivo del francese a causa dell’elevato ingaggio.

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Andriy Shevchenko, storia di un vincente

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La carriera del campione ucraino Andriy Shevchenko è costellata da una valanga di gol e una marea di trofei guadagnati che lo hanno consacrato come uno degli attaccanti più forti e completi degli ultimi 30 anni.

LA NASCITA DI UNA STELLA

Shevchenko nasce in un villaggio nell’Oblast di Kiev il 29 settembre 1976. Da bambino inizia a giocare a calcio a scuola per poi essere inserito in una squadra di un’associazione di quartiere. Nel 1976 non riesce a superare un provino per una squadra di Kiev ma attira l’attenzione di un osservatore della Dinamo mentre giocava un torneo scolastico e venne aggregato alle giovanili del club. Nonostante le difficoltà date dalla lontananza dal centro sportivo in cui si allenava e la volontà del padre, che voleva per lui una carriera militare, Shevchenko continua a praticare il calcio. Nella stagione 1993-1994 diventa capocannoniere della squadra delle riserve della Dinamo con ben 12 gol, mentre in quella successiva segna 16 gol in 31 partite di campionato, guidando la squadra al secondo titolo consecutivo e alla vittoria della coppa nazionale: un predestinato. Nel 1996-1997 vince nuovamente il Campionato e dal 1997 al 1999 si fa conoscere al mondo intero. In particolare, il 5 novembre 1997 Shevchenko segna una tripletta al Camp Nou nel primo tempo della partita Barcellona-Dinamo Kiev. Si consacra come il primo calciatore ucraino a segnare 3 reti in una partita di Champions League. Negli anni successivi continua a segnare molto e a vincere alcuni trofei individuali e di squadra. A livello personale vince la classifica dei cannonieri della UEFA Champions League nel 1998-1999, del Campionato nel 1998-1999 e due volte della Coppa d’Ucraina, nel 1994-1995 e 1997-1998. In totale, nella sua esperienza a Kiev, sotto la guida dell’allenatore Valeriy Lobanovskyi, l’attaccante segna 106 gol vincendo 5 Campionati consecutivi e 3 Coppe d’Ucraina. Si tratta di numeri che attirano subito l’attenzione di un club nella quale trova la sua consacrazione definitiva: il Milan.

Fonte: diritto Google Creative Commons

IL VINCENTE PERIODO ROSSONERO

Nel maggio 1999 Shevchenko viene acquistato dal Milan per 25 milioni di dollari. Nei primi anni in rossonero segna moltissimo, ma è solo nella stagione 2002-2003 che trova la luce dopo un periodo buio. Infatti, dopo essere rimasto fermo diversi mesi a causa di un infortunio al menisco, “l’usignolo di Kiev” inizia a segnare reti pesanti anche in Champions League portando la squadra in finale. Nel 2004 l’attaccante ucraino vince il Pallone d’Oro a consacrazione di un momento straordinario della sua carriera. Il suo primo periodo rossonero è quello più soddisfacente in assoluto per il centravanti di Kiev, che segna 127 reti in 208 partite vincendo così una Champions League, un Campionato di Serie A, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una Supercoppa Uefa. A livello individuale, oltre al trofeo prestigioso assegnato dalla rivista France Football, solo col Milan Shevchenko è due volte capocannoniere di Serie A e altrettante volte della Champions League.

QUI SI FA LA STORIA

Nella finale con il Milan all’Old Trafford l’attaccante ucraino entra nei libri di storia o almeno in quella che qualche anno dopo diventerà la sua autobiografia. Qui racconta diversi aneddoti, ma uno su tutti è quello che l’ha fatto gioire di più e ha emozionato il popolo rossonero:

“Ho preso il pallone, l’ho appoggiato a terra. Pesava. L’arbitro si chiamava Markus Merk, tedesco. L’ho guardato. Poi ho guardato Buffon. Poi ancora l’arbitro e di nuovo Buffon. Per quattro volte, fino a quando il direttore di gara mi ha fatto un cenno. Puoi tirare, Shevchenko. Il rumore dei tifosi aveva coperto il suo fischio, senza quel via libera a gesti chissà quanto sarebbe durata ancora la ricerca dei suoi occhi. ‘Stai calmo Andriy’. È l’ultima frase che mi sono concesso. Ho passato la lingua sul labbro inferiore. Era secco. La rincorsa. Il tiro. Buffon si è mosso verso la sua destra, ho calciato a sinistra. Gol. 3-2.

È il 28 maggio 2003. Il Milan è campione d’Europa per la sesta volta nella storia.

CHELSEA, ANCORA MILAN E RITORNO A CASA

L’attaccante approda in Inghilterra nel 2006 dove segna appena 9 gol in 47 partite prima di ritornare a Milano in prestito nel 2008, ma senza ottenere i risultati del suo primo periodo. Nella parte finale della sua carriera torna in patria alla Dinamo Kiev prima di ritirarsi nel 2012 e intraprendere un’attività politica in Ucraina e successivamente un breve percorso da commentatore in Italia per DAZN. Infine studia da allenatore diventando CT dell’Ucraina e, attualmente, guida del Genoa.

ALCUNE CURIOSITÀ

Il centravanti ha creato nel tempo dei forti legami in Italia. Pochi sanno, infatti, che la linea di abbigliamento EA7 è quella dedicata e ispirata a lui da Giorgio Armani, grande amico di Shevchenko con cui ha anche aperto due negozi a Kiev. Il legame con la città di Milano è reso ancora più forte dal rapporto speciale con Silvio Berlusconi, a cui in passato l’attaccante ha chiesto di fare da padrino per il battesimo del primogenito Jordan. Un fuoriclasse ucraino ma dal cuore italiano. Di recente infatti l’allenatore è tornato a lavorare in Italia come allenatore del Genoa. Il Grifone, sotto la sua guida, non ha fatto finora delle ottime prestazioni in Campionato ma la stagione è ancora lunga. I margini di crescita sono tanto elevati da far sperare di guadagnare dei successi importanti come quelli ottenuti da calciatore.

Fonte immagine copertina: diritto Google Creative Commons

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