Connect with us

Generico

Verso Sanremo tra calcio e musica: Agostino Di Bartolomei e De Gregori

Pubblicato

:

Ci sono momenti nella storia che segnano inevitabilmente un prima e un dopo, attimi di eternità che tracciano una linea di demarcazione netta tra ciò che è stato e ciò che sarà. Il 1968 è esattamente uno di quei momenti.

Difficile riassumere in poche parole quello che probabilmente è stato l’anno più importante della storia contemporanea. Sotto tutti punti di vista infatti, dalle grandi trasformazioni culturali ai piccoli avvenimenti “ordinari” (se così si possono definire), il ’68 ha rappresentato uno snodo cruciale. I movimenti studenteschi, il Vietnam, l’assassinio di Martin Luther King, ma anche l’apice e il crollo del percorso musicale dei Beatles, l’ascesa effimera di George Best e l’Europeo tinto di azzurro.

A proposito di Azzurri, da una radiolina (perché il calcio si seguiva così all’epoca) un ragazzino tutto capelli in quella calda estate ascolta le imprese di Riva e compagni. Si fa chiamare Ago, all’anagrafe Agostino Di Bartolomei. Non ha la minima idea di quello che gli sta per capitare: è l’anno della “Leva calcistica della classe del ’68”.

TREDICI ANNI SONO POCHI PER PROMETTERSI IL FUTURO

Tredici anni sono pochi per fare qualsiasi cosa, figuriamoci per scegliersi il futuro. Quindi quando gli osservatori del Milan vengono a bussare alla porta di casa Di Bartolomei per portarlo a Milano, ricevono un “no” secco. Agostino è piccolo, ha “le spalle strette”. E poi non è mai uscito dal quartiere di Tor Marancia, zona di case popolari, figuriamoci se può trasferirsi nella nebbia lombarda.

Sia benedetto (o maledetto) quel giorno, perché sancirà di fatto il passaggio di Diba alla Roma, con tutto ciò che ne consegue. Già perché la storia di Agostino Di Bartolomei non ruota solo intorno al pallone: c’è ben altro. C’è amore, c’è musica, c’è anche una delle pagine più tristi della storia del calcio.

 

Quando però Francesco De Gregori nel 1982 scrive “La leva calcistica del ’68“, non può minimamente immaginare quello che succederà. All’epoca la Roma e Ago vivevano il loro momento migliore, ed è in quel frangente che il cantautore romano decide di comporre il suo capolavoro.

PER SEMPRE NINO

Parte dell’album Titanic, la canzone ebbe un successo incredibile, tanto che ancora oggi rimane ben presente nella mente degli italiani. Se si parla di calcio poi, De Gregori è ricordato come l’autore di una delle massime calcistiche per eccellenza:

Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore“.

Genuino e geniale. Un po’ come tutta la composizione. Quello che molti non sanno però è che “La leva calcistica del ’68” è dedicata proprio ad Agostino Di Bartolomei (e insomma, si era capito). Il 1968 è l’anno del suo approdo alla Roma, a cui rimarrà indissolubilmente legato per una serie di motivi. Uno su tutti: lo scudetto vinto esattamente la stagione successiva, a cui poi si aggiungerà quell’impresa sfiorata in finale di Coppa dei campioni, l’unica giocata fin qui nella storia dei giallorossi.

 

Di Bartolomei però è molto di più di un semplice giocatore. Diba è stato l’eroe di un popolo, l’amore di una città, il capitano di una squadra. Dunque il genio poetico di De Gregori, espressione più alta della canzone popolare, non poteva che omaggiarlo consegnandolo ai posteri. Ricordato per sempre come Nino, l’eterno ragazzino che “corre più veloce del vento”.

TRADIMENTO E PERDONO

Ecco però che questa storia assume un aspetto quasi sacrale. Nominare Ago a Roma oggi vuol dire chiamare in causa qualcuno che in causa non dev’essere chiamato. Un rispetto incommensurabile aleggia attorno alla sua figura, carica di mistero e rimpianti.

Quella tra Di Bartolomei e i colori giallorossi è una storia d’amore degna delle migliori pagine di letteratura, un legame talmente forte da non poter neanche sopportare l’idea di essersi delusi a vicenda. Diba infatti non è mai riuscito ad accettare quella maledettissima sconfitta in finale contro il Liverpool, il 30 maggio 1984, né tantomeno l’essere stato “cacciato” dalla sua Roma (nel ’84 viene venduto al Milan, non facendo più parte nel progetto tecnico). Tradimento e perdono, dirà poi Venditti in una sua celebre canzone.

Tradimento sì, perdono forse. Ad ogni modo la carriera di Di Bartolomei procede disillusa verso il declino. Il ragazzino di Tor Marancia ormai è diventato uno di quei “giocatori tristi che non hanno vinto mai”, come cantava De Gregori. E come nel più grande dei paradossi rimarrà sempre il protagonista di una canzone che a quei giocatori guarda con un misto di pietà e malinconia.

Vallo a capire il destino. O il calcio. O tutti e due. Demiurghi della storia del giovane Ago: da ragazzino della “leva”, a leggenda, fino al triste epilogo. Perché le più belle storie d’amore non hanno mai un lieto fine. 

Continue Reading
Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

Pubblicato

:

Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

Pubblicato

:

Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

Pubblicato

:

Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

Continua a leggere

Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

Pubblicato

:

Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

I nostri approfondimenti

Giovani per il futuro

Esclusive

Fantacalcio

Serie A

Trending

Scarica L'App

Copyright © 2022 | Testata giornalistica n.63 registrata presso il Tribunale di Milano il 7 Febbraio 2017 | numero-diez.com | Applicazione e testata gestita da Número Diez SRL 12106070969